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Didascalia nelle fotografie


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user81257
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inviato il 24 Agosto 2016 ore 19:48    

Secondo me una foto per essere considerata interessante deve riguardare un concetto, una emozione, insomma, deve trasmettere un messaggio.
Ovviamente parlando di avifauna o paesaggistica o macro il messaggio diventa diverso, ma in tutti gli altri casi una foto con un oggetto ad esempio e senza un messaggio diventa piatta.
Il titolo introduce alla lettura della foto, fa capire la strada intrapresa dal fotografo stesso, ma a volte non basta quando il concetto è molto profondo.
A volte una didascalia aiuta.
Ma in questo caso la didascalia diventa parte della foto, imprescindibile da essa.
Come la vedete la fotografia con la didascalia inclusa?
Per didascalia intendo ad esempio una cornice intorno alla foto dove sotto viene scritta una frase o simile. Quindi intendo integrare nella foto stessa quello che molti riportano nello spazio sotto la foto.
Marco.

avatarsenior
inviato il 24 Agosto 2016 ore 21:06    

Credo che un titolo fatto bene,che non spieghi ma suggerisca sia molto più efficace di qualsiasi didascalia.
Per me il titolo è fondamentale,oltre che un notevole esercizio mentale.
Se ad una foto non si riesce a trovarne uno ,credo che la foto stessa abbia ben poco da raccontare....fatte tutte le eccezioni del caso ovviamente.

user81257
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inviato il 24 Agosto 2016 ore 21:21    

Sono d'accordo.
Nella mia ultima foto avevo addirittura scritto una "poesia" (due righe eh) per creare la chiave di lettura, ma poi mi sono reso conto di due cose:
1) Avrei dato SOLO la mia chiave di lettura
2) Avrei offuscato la foto con la didascalia, la rima e la spiegazione
Per cui, l'ho tolta, cercando di riassumere la frase scritta prima nel solo titolo.
Ha funzionato penso, ma non è sempre così, per alcuni scatti è molto difficile dare una chiave di lettura con il solo titolo.
Marco.

user35763
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inviato il 24 Agosto 2016 ore 21:40    

Se si vuole mandare un messaggio letterario ci sono mezzi piu' efficaci e diretti-e quindi letterari- per farlo.

Un immagine comunica per immagini:per segni,simbolismo,allegorie...Che in ogni caso traggono forza dalla non univocita' _non letteralita'-di cio' che viene espresso.

Traggono vitalita' e forza evocativa da una ambiguita' aperta a molteplici interpretazioni e contraddizioni.
Una didascalia svilisce un immagine in una semplificazione letteraria,"infantile" e naif, (tali contaminazioni tendono a scadere inevitabilmente in un patetismo tanto contenutistico quanto formale)oltre a dichiarare la palese sfiducia dell'autore sulla possibilita' espressiva del medium usato e sulla sua capacita' di saperlo usare appropriatamente.

Una fotografia comunica tramite linguaggio fotografico-linguaggio dell'immagine e per immagini- che ha propieta' e finalita' diverse da quello letterario.

Comunque sia tanti autori e correnti di neo avanguardia concettuale degli anni '60 e '70 riconducibili a Fluxus,o a correnti di "Poesia concreta e visiva" hanno usato tali contaminazioni di parole-immagine: Emilio Isgro',Ugo Carrega,Lamberto Pignotti,fino alla graphic novel e fotoscrittura di "Frigidarie",Tamburini,Pazienza,Scozzari...

-A tal proposito è da consultare
M.T.Talboni "La pratica visuale del linguaggio" 1977 e "Poesia concreta poesia visiva
L'archivio Denza al Mart. Opere e documenti"Feltrinelli,-

ma usando il linguaggio letterario come segno significante(surreale,non sense-straniante o con intento formale,"decorativo",o di sperimentalismo grafico a mo' di calligramma di un Apollinaire...) mai come ingenuo e didascalico significato d'appoggio e d'indirizzo.

Insomma a mio parere il rischio è che fa un poco candido "babbione" sentimentalisticamente naifSorriso

user81257
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inviato il 24 Agosto 2016 ore 21:58    

O cavolo, hai espresso il tuo concetto in modo ineccepibile, rispecchiando bene o male anche come la penso io, soprattutto in questo passaggio:

oltre a dichiarare la palese sfiducia dell'autore sulla possibilita' espressiva del medium usato e sulla sua capacita' di saperlo usare appropriatamente.


Che altro dire, nulla.

user46920
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inviato il 24 Agosto 2016 ore 22:39    

seguo

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2016 ore 8:58    

Non avendo studiato inglese (adesso me la cavo, ma anni fa ...MrGreen) non leggevo mai nemmeno i titoli delle immagini di personaggi del calibro di Weston, Adams ecc., ma devo dire che mi dicevano le stesse cose che mi dicono oggi che quei titoli riesco a leggerli (e non erano cose da poco).
Esattamente come quando guardo un quadro rinascimentale di cui non conosco o non ricordo il titolo (e talvolta nemmeno l'autoreSorry).
Solo certe forme delle arti visive "moderne" necessitano obbligatoriamente di spiegazioni scritte o verbali per coglierne le chiavi di lettura, ma questa è una cosa voluta (o almeno così dovrebbe essere)

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2016 ore 9:00    

Non sono d'accordo, ci sono lavori che vanno compresi e capiti per essere giudicati.
Taryn Simon fa un'ottima indagine sociale con contraband, ma senza le giuste spiegazioni questo lavoro non arriva, stessa cosa per il lavoro di Suzanne Opton sui soldati o di tanti altri.
Ma anche nel passato era così, se guardo lavoro american west di avedon mi chiedo: perchè? perchè tutto così neutro? solo sapendo dove è stato fatto lavoro, come e perchè posso apprezzarlo davvero

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2016 ore 10:59    

Labirint, tu però stai parlando di lavori composti da più immagini; anche un libro fotografico non è "una" foto e necessita di più tipologie di linguaggio.
Nel post iniziale, però, Marco partiva con
una foto per essere considerata interessante


La singola foto e il lavoro più complesso necessitano effettivamente di approcci differenti; senza negare che ci possa essere il caso in cui anche la singola foto può necessitare di una spiegazione, ma deve rimanere un caso particolare, se avviene sempre inizio a chiedermi se il fotografo abbia realmente la capacità di rendere un concetto o un'emozione con un'immagine

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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