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Fotografare nella Laguna Veneta


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avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2016 ore 8:09    








La Laguna Veneta (io fotografo quasi esclusivamente nella Laguna Nord, sul litorale di Cavallino-Treporti e sulle rive del fiume Sile), é un grande parco naturale che ospita tantissime specie stanziali e migratorie.
Molte specie nidificano in laguna e sulla penisola di Cavallino.
Gli uccelli vivono in assoluta libertá ed hanno comportamenti naturali in tutto.
Anche se sono apparentemente abituati alla presenza dell'uomo, mantengono la loro naturale diffidenza e sono abbastanza difficili da avvicinare.
La vastità del territorio, la grande abbondanza di cibo ovunque e la morfologia difficile, permette loro di ritirarsi in zone difficilmente accessibili.
A differenza di specie assediate in oasi o parchi protetti, le distanze di sicurezza di quasi tutte le specie sono notevoli.
La Garzetta, per esempio, molto diffusa in zona, si leva in volo al minimo sospetto a 50-60 metri, la Volpoca a 100 metri, gli Aironi a 100 - 150 metri, per scomparire in zone coperte alla vista, o comunque così lontane da vanificare qualsiasi tentativo di ripresa decente.
Osservare ed individuare un soggetto in una determinata zona della laguna non permette una pianificazione fotografica per i giorni a seguire.
I soggetti si spostano su tutto il territorio, e ritornano sul posto dell'avvistamento casualmente, spesso a distanza di giorni. Fanno eccezione i Cavalieri d'Italia, il Martin pescatore, il Germano, la Garzetta, l Gheppio, le Gazze, il Picchio rosso, la Ghiandaia e molti passeriformi, che sono abbastanza legati alloro territorio, ma comunque diffidentissimi a qualsiasi avvicinamento maldestro.
Quindi che fare?
Una accurata mimetizzazione é essenziale e fondamentale.
La caccia fotografica itinerante può dare qualche risultato di fortuna, ma fotograficamente non può certamente dare risultati accettabili se non in un caso su cento.
Personalmente uso una piccola tenda mimetica mobile, esco quasi sempre prima dell'alba e mi apposto dove ho osservato l'individuo in precedenza.
Senza avere la garanzia che torni a breve tempo sullo stesso posto, macino 6-7 ore al giorno, immobile in tenda, con la speranza che torni e che si avvicini ad una distanza utile per una buona ripresa.
É così che nascono i miei scatti.

avatarsupporter
inviato il 13 Aprile 2016 ore 9:29    

... e, da quello che ho visto, da una attenta pianificazione e non poco sacrificio, risultati di tutto rispetto! Complimenti sinceri!

avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2016 ore 9:46    

Grazie mille Wolfschanz.
Penso che l'essenza della fotografia naturalistica in natura libera sia proprio questa.
La disponibilità al sacrificio, la pazienza e la tenuta alle delusioni.
Ci sono dei giorni che mi chiedo... ma chi te lo fa fare...
Poi esco lo stesso, e torno a casa appagato, anche se non ho fatto la foto che desideravo fare.

avatarsupporter
inviato il 20 Aprile 2016 ore 19:12    

ottima sistemazione in un posto per quello che posso intuire molto bello e ricco
di occasioni fotografiche che tu sfrutti molto bene
complimenti ancora Karl
francescoSorriso

avatarsenior
inviato il 27 Aprile 2016 ore 13:58    

Ciao Karl Heinz, ti avevo appena postato una domanda ad una foto di airone cinerino, chiedendo cosa intendi per campo aperto, ma trovo qui la risposta alla mia domanda.
Condivido in tutto e per tutto.
Anch'io mi arrangio con capannini e teli autocostruiti, meglio di qualsiasi aggeggio in commercio (provati con amici, ma controproducenti per ingombro e rifessi del telo!). Mi piace la tua reticella alla feritoia, molti non capiscono che è un punto dolente quando solleviamo gli occhi dalla macchina. Uso vecchi (ormai introvabili) teli militari in cotone che assorbono la luce, non devono essere né impermeabili né riflettenti; in un caso ho adattato un telo un po' chiaro con una bollitura in un pentolone con acqua, sale come mordente e malli di noce, per ottenere un colore più scuro e naturale.
L'unica riflessione che mi sento di fare è che non tutti possono fotografare in questo modo. Occorre far capire a molti amici che bisogna essere molto guardinghi, evitare certi movimenti, saper scegliere il percorso di avvicinamento al luogo, muoversi come un indiano. E se non si va prima dell'alba come fai tu giustamente, solo per risparmiare mezz'ora di sonno, non è un particolare di minimo conto: gli uccelli sono attivissimi nelle prime ore di luci, se si arriva in quel momento uno pensa di essere ben mimetizzato, ma tutte le specie si sono allarmate, e anche se tornano restano a distanza maggiore e spesso "col collo teso". Poi, arriva da lontano una garzetta ignara che si posa a due passi e si pensa di aver fatto un buon appostamento, ma non è così.
Interessante la tua misurazione della soglia di allarme delle varie specie: in linea di massima è così, varia a seconda delle specie. Dalle mie parti c'è qualche differenza, a causa della diversa morfologia dei luoghi (zone più ristrette) e probabilmente del maggiore bracconaggio. Gli aironi (corsi d'acqua e non acquitrini) si involano da distanze molto più elevate, stessa distanza per la garzetta (che però va a posarsi poco lontano e ritornano dopo qualche ora), stesse riflessioni e misure per il secondo gruppo tranne che per i germani, poveretti, che se ti vedono anche un Km si alzano e spariscono per giorni e giorni. Forse perché quelli che arrivano in inverno (o meglio quelli che sopravvivano alla caccia invernale) poi si fermano a nidificare ma mantengono intatta la paura per i bipedi, anche se non armati.
Ciao, Lambros

avatarsenior
inviato il 27 Aprile 2016 ore 14:10    

Ciao Lambros,
condivido in pieno tutti i tuoi ragionamenti e anche le tue osservazioni.
Infatti, le esperienze in riferimento ai soggetti che popolano una certa area sono altamente peculiari. Il loro comportamento dipende da una miriade di fattori, quasi mai quantificabili ad altre zone. Qui in laguna, i comportamenti dipendono moltissimo dalla stagione, in quanto zona turistica ma anche venatoria (da novembre a gennaio). Ogni mese ha le sue regole, e solo un'attenta osservazione permette di svolgere il "lavoro" fotografico.
L'arrivo sul posto prima del sorgere del sole è essenziale. Fotografare da vicino (20 metri) un Airone cenerino è una vera impresa. E poi, qui, gli uccelli hanno la possibilità di ritirarsi in zone quasi impossibili da raggiungere.
Un caro saluto, buona luce e tanta pazienza
Karl-Heinz

avatarsenior
inviato il 27 Aprile 2016 ore 14:32    

Ciao Karl-Heinz, trovo la tua risposta dopo aver fatto un giro ed essermi deliziato sui tuoi martini.
Concordiamo sull'assoluta relatività di luoghi e tempi, e sulla necessità di osservare sempre per fare buone cose. Io purtroppo ho tempi davvero limitati, supplisco muovendomi in posti che conosco fin da piccolo, quando andavo a pescare. E anche nella pesca facevo cose strane e interessanti sempre e solo imparando dall'osservazione, mentre tutti pensavano di diventare esperti leggendo riviste di pesca e comprando attrezzature sempre più costose. E frequentando... i laghetti a pagamento! Io invece mi facevo le mosche con le piume di gallo, i cucchiaini con la stagnola, galleggianti con tappi di sughero, penne d'oca o polisterolo, o costruivo canne da pesca da vecchie canne di bambù. Oppure mi buttavo in una forra dove nemmeno si sospettava vi fosse pesce con uno spezzone di lenza in mano, e ne uscivo con qualcosa di grosso. Ora che non pesco più da anni, riesco a fare foto muovendomi allo stesso modo. E anche se non posso costruirmi un obiettivo (magari...) mi costruisco ripari e capanni su misura...
Comunque, ora che ho scoperto le tue gallerie, non le mollo più.
Ciao, Lambros

avatarsenior
inviato il 21 Febbraio 2017 ore 15:00    

Complimenti per la pazienza e costanza! direi che i risultati si vedono! ogni tua foto è magnifica!

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