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inviato il 14 Marzo 2016 ore 14:47
www.corriere.it/cronache/16_marzo_13/tassa-ponte-calatrava-vuoi-fotogr La notizia l'ho letta oggi sul corriere della sera e segue di poco quella sul comune della val d'Orcia che, similmente, ha deciso di mettere una sorta di copyright sulle immagine usate a fini commerciali. Fino a che punto è lecito, o eticamente corretto tutto questo, dal momento che ogni luogo del mondo, ogni manufatto, ogni monumento ricade sotto qualche amministrazione o giuristizione comunale, regionale, statale etc etc... Il comune di Reggio Emilia pare che voglia investire i proventi per curare la manutenzione del ponte di Calatrava ma circa il 10% dei proventi andrà al progettista che dalla realizzazione ha comunque già tratto il suo profitto dalla progettazione dell'opera ( tra l'altro non mi pare che risponda di alcuni errori di progettazione che hanno portato a costi aggiuntivi del ponte che collega piazzale Roma alla stazione di Venezia santa lucia), inoltre pensare che il ricavato possa servire a coprire le spese di gestione è assolutamente risibile dal momento che questo tipo di manutenzioni hanno costi che sono elevati rispetto a quanto presumibilmente si potrà incassare dal semplice sfruttamento dei diritti d'immagine. Magari, mi sovviene, applicando politiche di gestione della finanza pubblica oculate si potrebbero avere risparmi da utilizzare in maniera più accorta e rispettosa dei bilanci pubblici e dei cittadini che pagano le tasse, invece che introdurre nuovi e sempre più fantasiosi metodi per raccogliere denaro. Certo alcuni luoghi, monumenti e scorci sono diventati talmente popolari e riconoscibili da essere diventati iconici ma detto questo, chi ci garantisce che il tutto non prenda una deriva incontrollata? Che ne pensate? Stefano |
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inviato il 14 Marzo 2016 ore 15:36
penso che sia una schifezza,non manca molto prima che in alto adige verrà fatta pagare l'aria perché pura. parlo del singolo fotografo,non di troupe televisive o quant'altro. |
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inviato il 14 Marzo 2016 ore 17:15
La cosa strana è che ci sono luoghi che sono diventati famosi proprio grazie a fotografi e documentaristi...posto che dopo film fortunati hanno sfruttato un trend positivo. Pensavo solo al fatto se new York facesse pagare per lo skyline...resto dell'idea che ci sono luoghi che sono patrimonio comune, a maggior ragione i luoghi naturali. |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 1:01
Allora, qualsiasi pretesa di riserva deve scaturire da un diritto di dominio reale sancito dalla legge. Tanto per fare esempi, si deve pagare una licenza per pescare o cacciare, perchè c'è una legge che stabilisce che tutta la fauna ittica delle acque interne alluvionabili e la popolazione di animali selvatici sono di proprietà esclusiva del demanio, che può rilasciare permessi di prelievo a fronte del pagmento di tasse di concessione. La fauna ittica marina non è assoggettata ad alcun vincolo di proprietà, quindi in mare la pesca sportiva si può praticare senza gravami. Per pretendere il pagamento di una concessione per lo sfruttamento del paesaggio, qualcuno deve dimostrarmi che il paesaggio è assoggettato ope legis a vincoli di dominio reale. Non può svegliarsi di botto un sindaco, magari desideroso di raddrizzare i bilanci storti di un comune che ha scherzato con gli appalti, e decidere di buzzo suo che devo pagare per guardare gli alberi...altrimenti domani vado in Piazza San Pietro a Roma, faccio un quadrato per terra con il gesso e proclamo che è mio e chi ci entra paga il biglietto. E, notiamo bene, avrei lo stesso diritto di fare ciò, che ha un sindaco di impossessarsi del panorama della Val d'Orcia. Purtroppo per certa gente, il tempo dei vandali e degli ostrogoti è passato da un pezzo, adesso ci sono le leggi (anche se troppi di quei signori dimostrano troppo spesso di dimenticarlo...). Ho però il sospetto che i manufatti artistici non siano assimilabili a panorami o scenari naturali, ma possano piuttosto ricadere sotto le norme che tutelano lo sfruttamento commerciale delle opere dell'intelletto. In altre parole, con qualsiasi immagine della natura non ci sarebbero argomenti, ma un monumento, come un libro o una canzone o una qualsiasi opera dell'ingegno, si può pensare che sia proprietà intellettuale dell'autore o del legale detentore, il che legittima le pretese economiche - notiamo bene - non per la mera riproduzione dell'immagine ma solo per lo sfruttamento commerciale. Per dire, se io dovessi fare una foto del panorama di Reggio in cui sia inserito il ponte di Calatrava nessuno avebbe da pretendere perchè sarebbe presente come elemento complementare di un tutto, ma se dovessi fare il primo piano dell'opera rendendola manifestamente il soggetto dell'immagine sfruttata commecialmente... |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 8:27
Ottima disamina. Quindi secondo quello che tu dici ogni manufatto umano potrebbe essere sottoposto a simile normative, dalla capanna di paglia fino al più alto grattacielo.... |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 11:47
Qui il caso è decisamente diverso rispetto a quello delle crete, il soggetto del vincolo è facilmente individuabile, non ci sono problemi oggettivi a rispettare la regola che d'altra parte mi sembra s'inserisca nella normativa vigente a tutela delle opere d'arte, poi si ci augura che venga applicata con buonsenso, far pagare per pubblicazioni che rendono occhi spiccioli su riviste di turismo, settimanali depliant e simili sarebbe probabilmente un controsenso che finirebbe più per generare un danno in termini di mancata esposizione pubblicitaria che un utile, ma su lavori importanti ci sta. |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 13:24
“ @Taranis „ Siamo finalmente entrati nel famoso campo delle cento pertiche!! Se non sbaglio (ma potrei sbagliare) la legge tutela la proprietà intellettuale, quindi regola e disciplina lo sfruttamento commerciale delle altrui opere di ingegno. A tal fine, le due domande utili a discriminare potrebbe essere:1) "E' chiaro e incontrovertibile cosa sia stato fotografato?" 2) "dalla foto, si evince senza margine di dubbio cos'è e chi l'ha ideato?". Una foto di Parigi contiene giocoforza la tour Eiffel, fino a quando la torre è "diluita" in un'immagine d'insieme non è chiaramente e univocamente oggetto di sfruttamento commerciale. Se si fa un primo piano con la torre che occupa tre quarti dell'immagine, il senso cambia... Il capanno di paglia è e rimane generico, non è presumibile che chiunque lo veda riconosca "quel" capanno e sappia che l'ha progettato e relaizzato ... che so ... il signor Calogero Scaglione. Il ponte di Calatrava è altra cosa. Uno può non averlo mai visto, al pari di una scultura di Donatello o di una tela di Van Gogh, ma chiunque può identificarlo facilmente e senza dubbi. Ecco, questo è l'elemento che denota l'opera di ingegno e configura la conseguente proprietà intellettuale. Quindi, il capanno di paglia fa sempre e comunque parte del panorama in quanto non identificabile e immediatamente correlabile all'autore, mentre il monumento o l'opera d'arte o ingegno fa parte del panorama solo quando non diventa manifestamente il soggetto rilevante e determinante dell'immagine. |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 15:44
Quello che dice Andrea è giusto ma naturalmente si è riusciti a complicare ulteriormente le cose. I monumenti sono protetti dal diritto d'autore fino a 70 anni dalla morte dello stesso ma in caso di ristrutturazioni con modifiche o appendici scattano nuovamente i 70 anni su queste, così come potrebbero essere coperte da diritto d'autore le illuminazioni notturna, inoltre se il monumento è dichiarato bene culturale ci sono tutele specifiche, insomma come al solito le cose non sono facili, se si vogliono vendere foto di architetture che si ha il sospetto possano cadere in questa casistica meglio informarsi... |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 20:53
Caterina, Caterina... Mi fai venire in mente una battuta di Davide Luttazzi: "Dopo l'ultima riforma, potrà andare in pensione solamente chi ha capito come si fa...". Mutati mutandis... |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 20:59
Proprio così  |
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inviato il 15 Marzo 2016 ore 21:12
Mi sa di si |
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