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inviato il 13 Gennaio 2016 ore 20:15
L'attimo davvero irripetibile, lo scatto più che perfetto tecnicamente, il ricordo più caro, l'immagine più apprezzata, quella alla quale teniamo maggiormente, oppure quella che in assoluto di più ci rappresenta... Insomma, la fotografia più importante che potessimo mai fare. Ebbene... Quanti di noi sono alla ricerca di questo importantissimo scatto? In quanti fortunati (o forse no) ne sono già in possesso? Ogni grande artista ha l'opera che lo denota. In qualsiasi ambito, anche in quello fotografico. Ma senza perdersi negli esempi dei grandi maestri del passato e del presente, il mio pensiero e la mia riflessione sono rivolti a noi (giustamente mi ci metto anche io) di Juza. Io, personalmente, sono effettivamente alla ricerca dello scatto più importante. Questa ricerca mi è da stimolo nella mia passione, nel continuare a scattare e nel tentare di migliorarmi giorno dopo giorno, consapevole che una volta raggiunto il mio scopo, se mai riuscissi a raggiungerlo (perché non è per niente detto), non potrò mai comunque smettere di fotografare... Perché come al peggio, anche al meglio non c'è mai fine e perché, per come sono fatto io, mi piace andare oltre i limiti e fare sempre di meglio. E forse, onestamente, non guarderei mai neanche con piena e assoluta soddisfazione la mia "opera magna" se non avessi provato almeno una volta a superarmi. Che ne pensate? Anche voi siete alla ricerca del vostro Scatto con la S maiuscola? O alla fin fine non ci pensate proprio? Cosa vi spinge allora a fare sempre meglio? Ringrazio chi avrà avuto voglia di leggere e chi vorrà partecipare alla riflessione. Spero di aver fornito uno spunto abbastanza interessante. Andrea |
user28347
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inviato il 13 Gennaio 2016 ore 20:36
a volte anch'io ho pensato di esserci riuscito ma poi trovo sempre dei difetti ,insomma mi avvicino ma ancora niente ,per esempio stamane ho scattato i fenicotteri all'alba gialla ma dietro c'è il porto chissà se riesco ,vedremo ,però non bisogna cercare con l'ansia negativa perchè se non arriva devo buttare la fotocamera |
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inviato il 13 Gennaio 2016 ore 21:02
Essere critici con se stessi è quasi sempre molto positivo. Ma mai farsi prendere dall'ansia... |
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inviato il 15 Gennaio 2016 ore 22:00
Nessuno, oltre a Sapf, che abbia voglia di scrivere la propria esperienza o un suo pensiero a riguardo? Speravo di tirar su una conversazione interessante... Ma come non detto |
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inviato il 15 Gennaio 2016 ore 22:18
“ In quanti fortunati (o forse no) ne sono già in possesso? „ chiunque abbia fatto almeno uno scatto. al secondo scatto della tua vita hai due immagini, una delle due sarà il tuo migliore scatto. dopo 1.000.000 di scatti ci sarà sempre uno in testa agli altri, il miglior scatto della tua vita, che diventa il secondo miglior scatto della tua vita se ne fai uno migliore. solo per dire che non si arriva mai, e se si arriva vuol dire che si è finiti. |
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inviato il 15 Gennaio 2016 ore 23:48
Sai quante volte mi sono detto guardando certi capolavori esposti ad una mostra fotografica, su un libro o sul web: "Se scatto una foto così posso appendere la mia D700 al chiodo perché ho raggiunto la pace fotografica interiore!" Per rendermi conto subito dopo che invece continuerei a scattare per il semplice motivo che la passione mi spingerebbe sempre oltre. Hai scritto “ l' attimo davvero irripetibile, lo scatto più che perfetto tecnicamente, il ricordo più caro, l'immagine più apprezzata, quella alla quale teniamo maggiormente, oppure quella che in assoluto di più ci rappresenta „ ma puoi ben renderti conto che è difficile che in una foto siano contenuti tutti questi aspetti. Se ripenso alle mie foto, tra di esse trovo quella che ritengo tecnicamente perfetta, quella più apprezzata dal pubblico, quella che mi è più cara, quella che mi rappresenta di più....ma nessuna riunisce in sé tutte queste caratteristiche e nessuna è così "assoluta" da far sì che io non desideri scattarne un'altra. La fotografia è una sorta di continua, inconscia ed infinita ricerca...dello scatto perfetto. Buona luce Raffaele |
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inviato il 16 Gennaio 2016 ore 0:28
@Ooo Non per forza lo scatto più bello fatto fino ad un dato momento è il migliore in assoluto, secondo me. Seguendo l'esempio delle due foto: per forza una delle due è più bella dell'altra, ma non per forza è la foto migliore che potrei mai fare. Anche dopo un miliardo di foto il discorso è il medesimo. @Raffaele Spettoli Direi che mi accontenterei anche di una sola di quelle cose... A me ad esempio basterebbe essere massimamente soddisfatto io di me stesso dello scatto realizzato. :) Se poi, in un solo mio scatto, si racchiudesse così tanto... Beh, ancora meglio XD |
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inviato il 16 Gennaio 2016 ore 12:46
Aster, quindi la pensiamo allo stesso modo, se leggi tutto in fondo ho scritto: “ solo per dire che non si arriva mai, e se si arriva vuol dire che si è finiti. „ |
user18955
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inviato il 16 Gennaio 2016 ore 13:15
Per quello che può valere la mia esperienza professionale che non è strettamente legata alla fotografia, posso dire una cosa che potrà sembrare paradossale ma che secondo me fa parte dell'animo di un artista: un'opera, sia essa una foto, un film, un racconto, non è mai quella della vita. Ho notato che ogni opera prodotta è quella della vita, tranne essere poi sostituita dalla successiva. Ritengo che sia un processo naturale, l'artista ama ciò che fa ed essendo spesso molto severo con sè stesso è logico che almeno in una fase iniziale apprezzi o arrivi a sovrastimare ciò che ha prodotto. Ma poi, con il tempo inizia a pensare che poteva fare meglio, dare di più, e così si rimette in moto alla ricerca di qualcos'altro. Come ha detto qualcuno è una ricerca infinita. Se parliamo di opere famose, chi è che decreta che si tratta di capolavori se non il giudizio del pubblico? Per ogni artista, ogni sua opera è inizialmente l suo capolavoro che poi si trasforma in qualcosa d'altro. In questo modo può continuare a trovare stimoli e voglia di esprimersi. Just my 2 cent. |
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inviato il 16 Gennaio 2016 ore 13:35
ma infatti vedo che tutti la pensiamo più o meno allo stesso modo. Di solito si tende a considerarsi individui e si ragiona come tali. Se prendessimo in considerazione il genere umano e il suo riprodurre immagini passeremmo dalle statuette della fertilità e le pitture rupestri all'attuale maniera di riprodurre immagini. ci si esprime sul proprio tempo, sul proprio stadio. Non c'è un raggiungimento ma un work in progress. che vale sia collettivamente, sia individualmente. |
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inviato il 16 Gennaio 2016 ore 13:47
Trovo interessante la visione di Music secondo cui (se ho ben capito) bisogna guardare all'insieme e non alla singola opera. Quindi, invece di innamorarsi narcisisticamente di uno solo dei propri lavori, bisognerebbe apprezzare lo sforzo complessivo e l'insieme di tutti i nostri lavori? Poiché contribuiscono a formare un'immagine unica di noi stessi senza andare nel dettaglio e nella singola opera? La motivazione per continuare a scattare consisterebbe dunque nell'andare, scatto dopo scatto, a impreziosire la nostra "collezione"? |
user18955
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inviato il 16 Gennaio 2016 ore 19:35
Oscar Wilde disse che esistono due classi di scrittori: quelli che scrivono per denaro, fama etc. (la stragrande maggioranza), e quelli che scrivono perchè hanno qualcosa da dire (una stretta minoranza). Io credo che la motivazione vada sempre cercata in ciò che uno sente di voler dire/comunicare. Cioè, fotografa finchè senti di avere qualcosa da dire, fosse anche a te stesso. Poi è ovvio che ognuno può trovare le motivazioni più disparate... Cosa pensava ad esempio Capa quando realizzò il suo famoso scatto? A quanto sarebbe diventato famoso ingannando tutti? Oppure intese la t*fa come un male necessario per far arrivare un messaggio? L'unica cosa che possiamo dire noi è che grazie a quello è effettivamente diventato famoso. Era un abile illusionista (definizione che solitamente si affibia ai registi), oppure un pratico mestierante? Dal punto di vista della notorietà quello è stato certamente lo scatto della sua vita. Argomento che non ha una verità, credo... Ogni ricerca è personale, ognuno deve trovare in sè stesso le sue motivazioni. |
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