user70777
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inviato il 29 Settembre 2015 ore 2:52
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inviato il 29 Settembre 2015 ore 13:20
Perfettamente d'accordo.Dalla lastra al bitume,ai dagherrotipi,lastra piana,pellicola,ora i sensori,sono cambiati gli strumenti,ma non l'essenza.Una brutta foto fatta con un dagherrotipo,brutta come contenuto,non come qualità tecnica,è uguale ad una brutta foto fatta con pellicola,reflex digitale,ML,compatta o fotofonino.Ansel Adams ha fatto capolavori con i mezzi di allora,ma ne farebbe altrettanti oggi.Quindi,la fotocamera è solo il MEZZO per arrivare a fare delle Foto con la effe maiuscola,poi il resto tocca a chi la usa,così come chiunque puo prendere tela,pennelli e colori a darsi alla pittura,ma la PITTURA è un'altra cosa.IMHO. |
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inviato il 29 Settembre 2015 ore 16:40
OK, mi pare che il principio sotteso sia comunemente condiviso. Come tutti i processi artistici creativi, una fotografia è frutto di una sequenza di attivita che parte dal concept e, attraverso una serie di applicazioni più o meno tecniche, arriva al risultato, che è quello di trasmettere un'idea, una sensazione. Ovvio che se la catena della qualità si interrompe in uno dei passaggi intermedi il risultato perde di valore, tassativo che se si parte senza un'idea manca il contenuto stesso. Diciamo che il valore di una foto non può comunque essere superiore al valore dell'idea che esprime, mentre può essere ben superiore alla definizioone o alla messa a fuoco che realizza... Però, il fatto che gli aspetti tecnici non siano la maggior preoccupazione di un grande esponente di una certa attività non vuol dire che non li curi e non li padroneggi. Significa piuttosto che, essendo arrivato a livelli sufficienti e idonei a fae da veicolo alle sue idee, la sua crescita ulteriore si esprime sul piano dell'idea e della creatività e non su quello della tecnicalità. Discorso trito e ritrito, Picasso, Dalì, molti informali e avanguardisti paiono mostrare nei loro capolavori una tecnica quasi infantile, ma ne avevano, ne avevano... Poi c'è un alro aspetto da considerare: il limite tecnico è una parte integrante del linguaggio e contribuisce costruttivamente alla comunicazione, altrimenti non si spiegherebbe il fascino che conserva il BN opportunamente applicato. Per dire, l'inglese è lingua (aspetto tecnico per un letterato) meno sofisticata e strutturata dell'italiano o di altre lingue neolatine, ma nessuno si sogna di considerarlo elemento di inferiorità per la poesia di Shakespeare o di Derek Walcott. L'elemento di confusione in cui non ricadere è la differenza tra aspetto (limte?) tecnico ed errore tecnico. Ciò che capisco da quanto dice HCT è che il digitale o un sensore più denso o un obiettivo più risolvente non sono determinanti per il risultato artistico, non certo che una foto sovraesposta o piena di rumore o mossa o ancora mal composta vadano bene lo stesso... |
user16612
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inviato il 29 Settembre 2015 ore 17:08
A me invece le citazioni "control+C control+V" mi fanno venire il prurito intimo Che mi significano? avrebbe più senso se chi le spaccia (si scherza eh?) avesse l'ardire almeno di commentarle, di scrivere perché ci si ritrova, del perché ne è rimasto colpito... cose del genere, mica i massimi sistemi. Ma d'altro canto: “ Come può uno scoglio arginare il mare? „ “ Lo scopriremo solo vivendo „ M/B |
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inviato il 30 Settembre 2015 ore 13:28
Credo che HCB intendesse che non è cambiato ciò che rende la Fotografia diversa da tutte le altre arti e unica, si è solo evoluto il mezzo |
user70777
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inviato il 30 Settembre 2015 ore 13:51
Quando si pubblica il pensiero di qualcun altro, per mera cortesia si indica il nome di chi l'ha messo per iscritto, ma, è ovvio, che si condivide il senso di quelle parole. Quindi aggiungerei "Caro Nonograppa" (per rimanere in tema di scherzi) e a quanto già "onestamente" espresso: << Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare >>. Daniel Pennac  |
user20639
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inviato il 02 Ottobre 2015 ore 8:50
Penso, quello che ci distingue, non è il mezzo di espressione, ma è quello che stiamo cercando dentro o fuori di noi. Non mi interessa quello che ho fatto, ma quello che devo fare o che sto facendo (questione di spazio-tempo. Non c'è ne molto nella nostra esistenza). Qualsiasi mezzo, deve aiutarmi a crescere, se non succede, forse ho sbagliato il mezzo, oppure, non avrò molto da dire. Nelle parole e nelle fotografie di Henri Cartier-Bresson, vedo un uomo in ricerca per capire se stesso e il suo ambiente, il mezzo che usava era solo l'attrezzo. Se perdiamo di vista l'uomo, tecnica e attrezzo non sono nulla. A costituire una vera fotografia è una filosofia di vita, è una immagine di quello che si è compreso. La fotografia è nata come racconto della realtà, per la fantasia esistevano altri mezzi, quando la fotografia entra nell'espressività, entra in un campo quasi estraneo... Il valore della fotografia alle sue origini era quello di riuscire a identificare una certa realtà e riuscire a descriverla, scusate se è poco. La preoccupazione di Henri Cartier-Bresson era l'esistenza e la vita. “ Tutte queste scuole di fotografia non sono una cosa seria. „ “ Henri Cartier-Bresson „ |
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