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inviato il 14 Settembre 2015 ore 20:35
Tra le emozioni più belle che vivo nei miei viaggi fotografici nei luoghi che in questo mondo globalizzato ancora possono definirsi selvaggi, vi sono quelle che provo alla fine della giornata. Quando si fa buio e si torna al "campo" .... e si accende il fuoco e attorno ad esso si mangia e si parla delle esperienze della giornata per poi prepararsi per andare a dormire nella piccola tenda .... sempre abbastanza sporchi e stanchi. Nella savana o nella boscaglia, la notte è il momento in cui la natura si esalta nella sua bellezza e nella suo essere selvaggio, in cui i suoni e i versi degli animali aumentano per numero e intensità e vengono amplificati dall'oscurità che, nelle pause di quiete, amplifica in modo assordante anche lo stesso silenzio. E' il momento in cui gli animali aumentano le loro attività e si celebra l'eterno ciclo della vita, nella sfida tra prede e predatori.... ma anche nel rituale dell'accoppiamento per conservare la continuità della specie. E' il momento in cui le stelle, lontano dagli inquinamenti luminosi, risplendono di luce fantastica rivelando colori e ammassi galattici incredibili, mentre gli alberi e la natura attorno, invece, sono ombre misteriose e impenetrabili. E' il momento in cui si percepiscono movimenti e suoni a volte pericolosamente vicini, fino a sfiorare e toccare la tenda in cui ci si è da poco stesi per dormire. In quei luoghi così selvaggi e veri, è il momento in cui le paure più ancestrali e primitive presenti nel profondo dell'animo umano riemergono e fanno guardare al buio e alla notte come a qualcosa di misterioso e magico, di imperscrutabile e pericoloso. E' anche il momento, però, in cui si esalta la voglia di conoscenza e esplorazione, di sfida e confronto, soprattutto con noi stessi, obbligandoci a guardare dentro il nostro io più profondo e a misurarci con poteri e forze molto più grandi di noi e del nostro quotidiano moderno. E' un ritorno all'ancestrale e alla natura che si accompagna anche ad una visione della vita un po' narcisista, che rimanda alla figura dell'esploratore ante litteram, voglioso di conoscenza e avventura ma anche un po' esteta nella consapevolezza del privilegio di cui gode nel potersi misurare - anche per sua volontà- con il bello, il magico, la forza, il pericolo e la grandezza che solo la natura selvaggia sa offrire.... Per questo, di ogni nuova avventura che vivo sono veramente grato alla sorte e agli dei. |
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inviato il 16 Settembre 2015 ore 11:27
ciao, posso dire solo wow, sia per il tuo racconto che per le foto. ho fatto un paio di anni fa un safari in Kenya, non così "selvaggio", ma allo stesso modo meraviglioso, quindi posso solo immaginare quanto ancor di più possa essere meraviglioso un safari vissuto come l'hai fatto tu. |
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inviato il 16 Settembre 2015 ore 15:42
Ciao Gabriele e grazie per il tuo intervento... anch'io ho iniziato con safari più turistici per poi iniziare a diversificare i viaggi con una impronta più wild, al fine soprattutto, oltre che di un diverso godimento della natura, di avere più occasioni fotografiche e ormai sono parecchi i safari in cui ho potuto apprezzare questo tipo di approccio. Oltretutto qualcosa la si risparmia di sicuro e poi ne vale proprio la pena .....cmq anche i safari stile "turistico" sono apprezzabilissimi .... e più comodi Ti auguro di fare tanti altri viaggi, qualsiasi sia il tipo di approccio. Ciao! |
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