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la fotografia ci apre gli occhi


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user19058
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inviato il 03 Settembre 2015 ore 4:40    

Non posso stare zitto, non posso. Quando penso che ci dilettiamo a parlare di obiettivi e apparecchi top, quando ci vedo rincorrere fotografie estetiche e tecniche, scatti perfetti di animali o paesaggi che definiamo "mozzafiato", beh, non posso non pensare che la fotografia stessa a volte e con un pugno ci riporta bruscamente alla realtà e ci chiede di essere suoi messaggeri anche - soprattutto - così come si può miseramente vedere nel link sotto. Non è possibile aprire altri mondi mentali, quelli dei nostri scatti personali, se prima non riflettiamo un poco su ciò che la fotografia primariamente ci chiede: documentare. Per vedere, capire e agire/reagire.
Per favore, aprite il link solo se avete il cuore forte perché - come riportano sempre i media in questi casi - la visione dell'immagine potrebbe urtare la vostra suscettibilità.



www.strettoweb.com/wp-content/uploads/2015/09/14268985_small.jpg

avatarjunior
inviato il 03 Settembre 2015 ore 17:19    

Non ci sono parole che possano dire cosa si prova a vedere ciò..............vorrei però che tutti i POLITICANTI di M...da
che bazzicano per il mondo se la mettessero sulla propria scrivania e tutte le mattine ci facessero un pensierino.......
sopra.

Mauro



avatarsenior
inviato il 03 Settembre 2015 ore 17:43    

la fotografia ci apre gli occhi


Anche, ma non solo. La fotografia non è un soggetto, è uno strumento, potente, duttile, ubiquitario, pericoloso, seducente...ma sempre uno strumento. Non fa niente da sola, se non c'è un'occhio a indirizzarla e una mente a sfruttarla, è sterile.

E' un po' come dire che un'arma è buona o cattiva, non è nulla di tutto ciò, è un'arma. Se la impugna un rapinatore o un assassino, è orribile, se la impungna l'agente che vuole fermarlo, è salvifica, se la impugna tuo figlio di tre anni perchè ti è sfuggito di controllo, è un tuffo al cuore...

Non è la fotografia che indigna o commuove o fa cambiare prospettiva, è l'evento. La fotografia lo racconta, con l'impatto della comunicazione visiva, ma lo racconta. Se si ha la febbre, non bisogna questionare sul termometro...

Altrimenti si rischia di abituarsi al messaggio forte e di produrre una sorta di narcosi delle coscienze, tipo "vedo la foto con il bambino morto sulla spiaggia e mi indigno, so che ogni giorno decine, centinaia di bambini muoiono per cause inaccettabili ma non li vedo e tiro dritto".

La foto è lo strumento, l'essenza è il fatto. Essendo uno strumento, sono lecite e costruttive tutte le applicazioni possibili, che aiutino a migliorare il mondo e l'uomo: la ricerca del vero, ma anche la ricerca del bello e tante altre cose ancora.

user19058
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inviato il 03 Settembre 2015 ore 19:03    

I politici odierni hanno come fine quello di replicare se stessi e nel migliore dei casi lo fanno in sintonia con i propri amministrati, a costo di ignorare (o con grande sprezzo del)le più elementari richieste dell'etica, di ciò che è giusto. Non voglio nemmeno pensare l'esistenza di un ruolo così, a costo di passare per . Se anche l'avessero sul tavolo, quella foto, la ignorerebbero; vorrei piuttosto che una "scuola" di politico prevedesse una frequentazione attiva e prolungata delle situazioni critiche di cui abbiamo notizia ogni giorno.

Seguendo il pensiero di Andrea - che condivido pienamente - mi piacerebbe vedere utilizzata quest'arma anche da tanti di noi (ci sono anch'io, in mezzo, eh...) qui sul sito, magari approfittando dell'attuale popolarità della street. Infatti credo che un utilizzo finalizzato del mezzo fotografico potrebbe dare anche a noi più consapevolezza e più capacità di comprendere e magari di partecipare più consapevolmente alla vita in cui siamo inclusi.
Personalmente non ritengo possibile impegnarmi nella "ricerca del bello" ignorando questi fantasmi davanti agli occhi, non almeno finché sento di aver fatto qualcosa, nel mio piccolo e in qualche modo, per compensare queste atrocità. Così come non ritengo giusto ed etico perseguire la ricchezza prima che tutte le persone abbiano almeno la possibilità di vivere con un minimo di dignità.
Ma il mondo, sappiamo, non è il paradiso; e le menti non sono tutte uguali...

avatarsenior
inviato il 04 Settembre 2015 ore 0:05    

Stiamo entrando in un territorio pieno di insidie, non perchè ci si possa fare male, ma perchè come niente parte il campionato mondiale dei pipponi (hai presente quelli che facevano i commenti a "La corazzato Potemkin" nel libro di Fantozzi?
"Uuuammmm....gli occhi della madre!! Uuuammmm....la carrozzina!! Uuuammmm....il volto del soldato!!)

Si può prenderla alla leggera o molto sul serio.
Con leggerezza, possiamo dire che qualsiasi cosa si cerchi, si finisce per trovare una delle molte sfaccettature del nostro modo di vivere: possiamo cercare quello che facciamo di male e dovremmo smettere, possiamo cercare quello che abbiamo e non riconosciamo, possiamo mostrare le grandi opportunità che ci sfuggono e potremmo eleggere a obiettivi, possiamo anche celebrare quello che di buono ci circonda (dai, non è proprio tutta m..., alla fin fine la vita media aumenta, la salute media migliora, la denutrizione regredisce, riusciamo a prevedere i terremoti, magari riusciamo anche a fermare il riscaldamento globale), ce n'è per tutti.
Se andiamo sul greve, apriamo il simposio sociofilosofico che dibatte della dicotomia tra chi critica il mondo alla luce dell'uomo come dovrebbe essere e chi lo valuta in base all'uomo come effettivamente è.
Piombiamo repentinamente nella disputa ormai storicizzata tra idealismo e materialismo, e ci cresce una barba che al confronto i talebani fanno la pubblicità del Gillette a sei lame...
Comunque sia, secondo me la storia insegna che partire da un'idea preconcetta non porta da nessuna parte: quelli che hanno una concezione preconfezionata dell'uomo e dei drivers che muovono la storia, sono ancora li ad aspettare che le cose vadano come dovrebbero e intanto si arrampicano sui vetri per spiegare quale congiunzione nefasta di astri o quale insondabile volontà superiore abbia deviato la storia dal suo ovvio cammino e continui ad allontanarla dall'epilogo naturale che non c'è ancora, ma domani arriva.

user19058
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inviato il 05 Settembre 2015 ore 8:01    

Ho smesso da tempo di praticare l'illusione del domani migliore per improvviso rinsavire della nostra parte oscura (che non avverrà mai in quanto legata indissolubilmente alla parte celeste - cfr. H. Hesse e tutta la sua opera) da quando ho lasciato il periodo infuocato della giovinezza - tanto tempo fa; quindi ancora una volta mi trovo in sintonia con la tua visione "greve" della nostra storia.
Ma resta comunque il fatto che una persona che vicino a noi inciampa e cade starà sicuramente meglio se aiutata a rialzarsi piuttosto che no: uno è sempre più di zero.
E vedere Aylan (e tutti gli Aylan del mondo) abbandonato dalla vita in quel modo mi fa un po' rabbrividire perché sul foglio della storia anziché uno ora vedo scritto zero, tutto qui.
Conseguentemente ritengo sarebbe utile alla nostra parte celeste, per quel nulla che può contare, che anche uno zero virgola per cento delle foto che circolano sul sito mettesse in luce questi aspetti della vita. anche solo per farci capire che non si può sempre assistere allo scorrere della storia da dietro la vetrata del soggiorno, partecipi un po' distratti e svogliati ma al riparo dalle intemperie. Forse a volte sporcarci le mani (non è necessario ripetere la storia del nazareno, bada...) ci farà sentire un pelo più vivi e veri. O ci darà la conferma che passiamo senza lasciare traccia.

user62173
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inviato il 05 Settembre 2015 ore 20:46    

Non faccio finta di rimanere stupito e traumatizzato....
perchè da tutta la mia vita sento dire che in Africa interi popoli, uomini, donne, vecchi e bambini,
regolarmente e come nulla fosse muoiono di fame.

Poi sento invece di gente che accumula montagne di denaro che non potrà mai nemmeno spendere,
vantandosi di capacità che andrebbero premiate e lo chiamano capitalismo !!!

E per tutta la mia vita mi sono sempre chiesto in che razza di mondo fossi finito.
Lo stesso mondo che permette a qualcuno di morire di fame e a qualcun altro di avere troppo di troppo.

E non mi stupisco più di nulla..................................Triste

user19058
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inviato il 06 Settembre 2015 ore 7:49    

Il denaro accumulato a dismisura serve a stabilire una graduatoria di potenza/potere. La fase dello "spendere" è superata da tempo. Certo una piccola parte degli interessi generati da queste montagne di denaro potrebbero essere destinate ad alleviare le pene dei sofferenti: troppo facile? La risposta ed il giudizio sono a mio parere ovviTriste Mi sovviene la canzone dei NewTrolls/DeAndré "Padre O'Brien"
Ho chiesto e non mi han dato un quinto del tesoro
Sprecato in una lunga guerra
Un quinto mi bastava per togliere il dolore
Dai lebbrosari della terra...


Ma per tornare ad Aylan, il fratellino e la madre, ora si può dire che non siano morti invano, hanno permesso l'accoglienza di decine di migliaia di profughi: ma era necessario questo sacrificio? C'era bisogno di questo osceno coup de theatre per fare ciò? Anche qui la risposta è tragicamente evidente.

Terzo ed ultimo pensiero. Il mio intervento iniziale era solo la materializzazione di un desiderio/speranza/sogno: che anche gli amici di Juza potessero coltivare dentro di sé una piccola parte di "apostolato" sociale che - per carità - consiste solo nel proporre ogni tanto qualche foto di reportage che mostri segni di disagio umano, uno scatto che stia a significare che abbiamo prima condiviso un po' le difficoltà del barbone che abbiamo fotografato. E non che gli abbiamo rubato la dignità con uno scatto di rapina.
Il tutto, come ho già scritto, per farci sentire più veri e ribellarci all'idea di calcare la scena senza lasciare traccia.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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