user20639
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inviato il 13 Agosto 2015 ore 10:33
Il sociologo::: 5 NOVEMBRE 2013 | di Gian Paolo Prandstraller a) L'artista. Se l'arte di oggi è un falso (come sostiene Clair)l'artista è nient'altro che l'autore del falso. Le sue pretese demiurgiche sono aria fritta. Ciò che dichiara è falsificazione, imbonimento, t*fa. In poche parole coloro che millantano un potere demiurgico (in realtà inesistente) approfittano dell'ingenuità dei compratori per ricavare denaro da ciò che è senza pregio. b) Il critico d'arte. Nella sua accezione attuale (e secondo l'opinione di Clair) diventa un proclamatore di capolavori che non sono affatto tali, in gran parte derivati da metafore di basso livello fatte passare per riflessioni sublimi. Parole, parole, parole, che inondano un mercato ingenuo, credulone, non dotato di capacità critica, quale vediamo operare nei vernissage di mostre ridotte in più occasioni a semplici sceneggiate. c) Il gallerista. Quale trasformazione rispetto allo scopritore di nuovi talenti artistici che un tempo rendeva essenziale la figura del gallerista per la diffusione della migliore arte! Oggi il gallerista è ridotto sovente a personaggio più che altro preoccupato di far salire alle stelle la quotazione delle opere presentate, creando così una sorta di finanza dell'arte, con la quale ben poco hanno a vedere i fattori estetici. Se volete tutto l'articolo: nuvola.corriere.it/2013/11/05/artisti-galleristi-e-critici-la-crisi-de Jean Clair è uno scrittore, storico dell'arte e curatore francese. È anche conservatore generale del Patrimonio francese, saggista spesso polemico, membro dell'Accademia di Francia dal 2008. Wikipedia Leo: Sicuramente si tratta di una opinione autorevole, avvalorata da molte verità. Ma in questi discorsi commerciali e sociologici dell'arte non si affronta minimamente il senso dell'arte, sopratutto quello contemporaneo. Se molti hanno cominciato a ragionare in questa maniera devastante, la colpa è della commercializzazione dell'arte. L'opera non vale più per il suo prezioso contenuto intrinseco, ma vale in quanto investimento finanziario. L'epoca dell'artista che fa umilmente il suo mestiere è finita? Di sicuro, questo è un periodo storico in cui l'arte è in decadenza, ma la crisi riguarda l'uomo in senso totale, infatti, se l'umanità è razionalmente in pericolo di apocalisse, l'arte ne è lo specchio più vero, l'artista ne è testimone, allora documentare il marciume della nostra epoca, non può essere un'operazione estetica per soddisfare le richieste del mercato. Quando si celebra la morte dell'arte, in definitiva si dice che l'uomo è alla fine. Potrebbe essere... Siamo apparsi su questo pianeta da poco, ma non è detto che la nostra specie debba persistere in eterno, almeno dal punto di vista biologico. Vi dirò, che la mia sete d'arte, non mi ha mai portato ad interessarmi del mondo del commercio se non come artigiano e tanto meno di quello della critica, ho sempre fatto la mia strada, accontentandomi di lavorare a volte per me stesso, senza pormi il problema del gusto dei commercianti o del pubblico, per questo, penso: meglio vivere di poco, che entrare nel vortice di chi considera le opere come soddisfazione del gusto estetico, sarebbe l'antitesi della mia vita. Considero che l'arte degli artisti contemporanei, quelli contaminati dal mercato non è arte, perchè i veri cercatori dell'arte molti e nell'ombra suscitano ammirazione per il loro lavoro, anche se non è più importante creare bellezza o in minima parte.... Tutto viene pensato e presentato come messaggio, come appello, come dismisura. E' un esprimere il dolore di una umanità che ha ucciso i valori: il senso della natura, l'essenza di ogni cosa, il trascendente. Ora sta terminando se stessa? Cosa si pretende: che un vero artista possa chiudersi gli occhi e continuare con le allegorie? L'artista di oggi è un uomo che è impegnato, spero persista e con tenacia, a dimostrare l'abnorme e provocare il paradosso della dismisura di noi, adesso. Tutto questo non solo viene negato ma anche combattuto, escluso dal mercato e dalla grande critica commerciale, funzionale al sistema .........., ma è presente nel dibattito contemporaneo della cultura, nei movimenti di pensiero, della filosofia, delle scienze, delle religioni e dell'arte, come vera ricerca viva dell'uomo di oggi. Speriamo che queste gravi anomalie siano comprese al più presto, ormai quello che conta è solo la vita per le prossime generazioni. Leoconte Lo so, l'argomento è pesante, ma non si può evitare. |
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inviato il 13 Agosto 2015 ore 14:27
“ la crisi riguarda l'uomo in senso lato, infatti, se l'umanità, è razionalmente in pericolo di apocalisse, l'arte ne è lo specchio più vero „ Forse è solo la nostra civilta "occidentale" in crisi, non l'uomo in senso lato. Si chiude intorno alla sua egemonia economica, e quindi culturale, e teme tutte le domande scomode. L'opera che non pone problemi al fruitore si vende meglio, ma l'arte è altra faccenda. Alcune opere d'arte concettuale sono solo bei copmplementi d'arredo da comprare perchè stanno bene col colore delle tende o del divano . |
user20639
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inviato il 13 Agosto 2015 ore 17:07
Scusa Fableo, ho cambiato la parola: da senso lato a senso totale. Mi sembrava più adatta. Concordo pienamente con i tuoi dubbi e visoni. Con le domande scomode dovremmo convivere. Appunto, la vera arte è molto più profonda di quello che di solito ci insegnano, va molto al di là di quello che viene propagandato, come semplici problemi estetici, anche se alcuni dicono che l'estetica è sostanza, indubbiamente ci sono orizzonti degli eventi molto più importanti e ampi. Un saluto |
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inviato il 13 Agosto 2015 ore 18:04
La critica di Jean Clair a me, sinceramente, non dice nulla di nuovo. È (almeno) da quando Duchamp ha esposto il famoso orinatoio che si affrontano gli stessi temi additando la carica provocatoria dell'epifania (rivelazione) duchampiana senza ricordarne i meriti. Si dimentica poi anche che tanta m...a d'autore è stata proposta dagli artisti (Manzoni in primis) proprio per stigmatizzare gli stessi obiettivi della polemica di Clair: impostura creativa, storture del mercato dell'arte e critica al suo servizio. Manzoni vende i palloncini da lui gonfiati col fiato d'artista (andati a ruba!) per ridicolizzare il mercato e Clair se la prende con l'artista che dice esattamente quello che dice lui! Una specie di circolo vizioso.... È inoltre singolare che una tale chiusura polemica arrivi da chi di mestiere fa il critico e il curatore di mostre. Un po' come sputare sul piatto in cui si mangia. L'unica cosa che mi sorprende, alla fine, è la mancanza di indicazioni per uscire dalla sua claustrofobica visione. Tutta l'arte, dall'orinatoio in poi - è opinione che trova la critica concorde - è stata, ed è, influenzata dalle idee di Duchamp. Pensare però all'arte moderna fermandosi alle innegabili storture che questa influenza ha generato, è operazione miope e superficiale. Sorvolo sullo specifico perché non credo sia questo lo spazio adatto per elencarne le motivazioni. Colgo unicamente l'occasione per ricordare che proprio la fotografia incarna perfettamente il "ready made" (già pronto) duchampiano: tutti noi quando fotografiamo scene di vita, paesaggi etc. non facciamo altro che cogliere ciò che di "già pronto", appunto, la realtà ci offre. Oggi molti artisti "impegnati" su temi sociali operano proprio nella direzione, che tu auspichi, della denuncia e della rappresentazione di un'umanità in crisi di prospettive e di valori. Non dimentichiamo però che l'arte non dà soluzioni. Oscar Wilde diceva che tutta l'arte è perfettamente inutile. Ad di là dell'aforisma, per restare sul terreno pragmatico, le possibili soluzioni saranno compito precipuo della politica, dell'evoluzione dei costumi, della morale. Pensare all'umanità salvata dall'arte è sicuramente un'immagine suggestiva ma mai nella storia ricordo Lanzichenecchi fermati dagli artisti. L'arte può solo agire sulle coscienze, aprire le menti, indagare i grandi temi dell'uomo e sperare di contribuire ai cambiamenti. L'artista, in totale autonomia, sceglie i propri temi ed il modo per esprimerli. Considerare, come fai spesso tu Leo, "moderno" chi si occupa dei temi sociali che a te stanno a cuore e "vecchiume" tutto ciò che riguarda la sfera intimista, introspettiva, estetica, significa non considerare che non può esistere separazione, antagonismo, tra due facce della stessa medaglia distinte solo da diverse sensibilità individuali di approccio. Il mercato, e tutto quello che ci gravita attorno, altro non sono che lo specchio dei tempi. Quello che conta è che, in una dimensione temporale di ampio respiro, il sistema di attribuzione di valore all'arte ha sempre funzionato. Ciao. Franco |
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inviato il 13 Agosto 2015 ore 18:04
ARTE...Una parolona!! Condivido il pensiero di Clair, anche se penso che non sia sempre così. Essere artista, colui che esprime l'arte, è frutto di tante combinazioni... Penso che sia un dono che debba essere coltivato per renderne al meglio l'espressione. La mia vita è sempre stata inondata e condizionata dalla musica...L'ho studiata, amata,odiata, e fortunatamente ne ho fatto la mia professione. Non sono né un artista, né un genio, ma dopo tanto studio e pratica penso di riconoscere nel campo musicale chi artista lo è davvero, chi davvero è, o è stato un genio, o un ottimo professionista. Penso che per le arti figurative sia lo stesso ( come per le altre forme d'arte), ma alla base ci deve essere la conoscenza frutto di studi approfonditi. Oggi siamo tutti "tuttologi "e se anche non ne abbiamo il titolo, sputiamo sentenze su tutti, pensando che esprimere il nostro gusto personale ce ne dia il diritto. Il fatto che ci piaccia qualcosa ha sicuramente il suo perché quando quel qualcosa piace universalmente, ma capire il genio o l'arte altrui è diverso dall'intuirla. È però necessario il rispetto...per cadere in piedi anche da ignoranti. L'arte brilla nelle menti sensibili e dalle menti sensibili si fa riconoscere. Arte non è essere il primo a fare qualcosa di nuovo (ovviamente dipende da cosa..),o cercare di colpire con cagate immonde. Oggi, in questo mondo di "furbetti impuri, improvvisati, ignoranti e disonesti ",l'arte non vive certo un bel momento. Noi siamo l'onestà intellettuale del nostro mondo, un mondo che cambierà quando cambieremo tutti noi (o almeno la maggior parte). Saluti. |
user20639
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inviato il 14 Agosto 2015 ore 13:21
Jeronim: grazie per aver condiviso una lunga riflessione con noi. Nemmeno io sono convinto della visione di Jean Clair, ma era d'obbligo citarlo, se vogliamo avere un panorama profondo della critica dell'arte contemporanea, tanto per ricordare, questo giudizio è molto condiviso da chi l'arte recente non la vuole studiare, tanto meno comprendere. Le ricette? Ne hanno parlato, ma solo dal punto di vista finanziario-commerciale: operatori più colti, con tanto di titoli che hanno studiato, che siano riconosciuti da un certo gruppo di accademici, eccetera. Assolutamente non servirebbe a nulla. Concordo sulla questione dell'arte già pronta, di origine concettuale, ma credo anch'io, la questione è più profonda e non è questo il luogo o il momento per spiegare. Per gli artisti di oggi, parlo di quelli che affrontano i temi vivi, non è solo una questione di denuncia, ma più ancora, un vero percorso nell' ignoto-spazio profondo, per trovare vie nuove e intuizioni su buone strade. L'arte, giustamente, per determinati regimi è considerata molto pericolosa, le rivoluzioni partono dalla cultura prima ancora delle piazze, oppure viene considerata se addomesticata, uno strumento utile per l'indottrinamento. Penso che l'arte e le culture sono più potenti dei caccia militari. L'arte è un bene comune, una lente di ingrandimento e tante altre cose, ma l'arte è maestra della morale, dell'etica e dei costumi, ricordiamolo questo. Quando l'arte produce un grande sogno, produce un nuovo stile di vita. E' l'arte che crea il mito. Qualcuno che non ricordo disse: se togliessimo la pittura e la scultura alle chiese, se togliessimo l'architettura, se svuotassimo il rito dalla teatralità, se togliessimo la letteratura e la poesia, cosa rimarrebbe della religione? Qualcosa di molto freddo e inesplicabile. Lo stesso vale per qualsiasi regime. La vera arte è libera, ma l'arte in genere è strumento della società, la vera arte è strumento dell'uomo e lo rende libero. Non sottovalutare, l'arte. Considero arte viva, l'arte che fa ricerca dei grandi temi dell'umanità attuali, ma considero arte profonda, tutta quella ricerca impegnata nei misteri dell'uomo, come le introspezioni, la coscienza, la psiche. Certo, non c'è separazione, fra le due, ma si distinguono ugualmente dal variare delle emergenze esistenziali. “ Il mercato, e tutto quello che ci gravita attorno, altro non sono che lo specchio dei tempi. „ Condivido in pieno, su questo, ma il sistema di attribuzione del valore dell'arte no, assolutamente. Condividerei se tu mi dicessi: La nostra cultura esprime questi valori e predilige queste regole, ma in altre culture come l'arte orientale o quella africana, o l'arte sud americana si nutrono di altri parametri ed aspettative, allora condividerei. Togliamoci l'arroganza, io prima di te, di pensare che esistano solo dei canoni uguali per tutti. Un saluto a te |
user20639
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inviato il 14 Agosto 2015 ore 18:28
Mosse: L'arte non è fuori di noi, ma è in noi. Il dono è l'intelligenza e quando mani, testa e cuore si mettono a lavorare insieme allora nasce l'arte, se non ha scopi effimeri. L'arte è un bene comune, un bene di tutti. Il suo sommo scopo è il bene. Dipende dai stili di vita, dalla consapevolezza e dallo spirito critico con cui ci si è formati. E' una grande opportunità di libertà. Il suo contrario, il contrario dell'arte, non è il brutto, anche se tutto potrebbe ingannare perchè lo fosse, ma è la banalità e l'indifferenza. E' il terzo elemento che crea ogni specie di disastro umano: la banalità. C'è una brava signora che ci ha insegnato cosa vuol dire la banalità, ossia: Hannah Arendt Sono costretto a una citazione, perdonatemi. "UOMINI COME IMPIEGATI E BUROCRATI Dalle ultime pagine dell'opera Vita activa, la condizione umana (1958) emerge una speranza determinata dalla vita attiva del pensiero di coloro che si dedicano all'arte. Questi, attraverso il linguaggio, colmano la frattura tra il mondo sensibile e il mondo razionale, aprendo all'uomo una via di fuga da quella passività e quel conformismo di massa che sono all'origine della banalità del male di uomini normali, impiegati e burocrati, parte di un sistema meccanicistico dove sono assenti il pensiero e la libertà di agire:"la politica ci consegna in modo ineluttabile alla società del lavoro e ci trasforma in impiegati, come se la vita individuale fosse stata sommersa dal processo vitale della specie e la sola decisione attiva ancora richiesta fosse di lasciar andare, di abbandonare la sua individualità, la fatica e la pena di vivere sentite ancora individualmente e adagiarsi in un attonito, "tranquillizzato", tipo funzionale di comportamento". (op. cit. p. 240) LA GENESI DEL MALE Ne è un esempio il quadro di Adolf Eichmann che la Arendt traccia nei resoconti del processo contro il criminale nazista svoltosi a Gerusalemme nel 1961, pubblicati dall'autrice in qualità di corrispondente del settimanale New Yorker. L'ufficiale delle SS, uno dei responsabili dell'esecuzione del piano di sterminio degli Ebrei di 18 paesi europei, appare come una persona qualunque: chiunque avrebbe potuto essere Eichmann, sarebbe bastato essere senza idee. Prima ancora che poco intelligente, egli non aveva idee e non si rendeva conto di quel che stava facendo, gli mancava la capacità di immaginare che cosa stesse facendo. La Arendt si occupa della genesi del male: per un essere umano è male l'essere un inconsapevole volontario, prestarsi quale braccio inconsapevole di qualcun altro. È un comportamento estremamente comune e banale, che il potere può organizzare e utilizzare come crede." Un abbraccio |
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inviato il 14 Agosto 2015 ore 19:08
Vorrei intervenire e in qualche modo "suscitare" qualche riflessione sul mondo dell'arte ma credo che valga anche in altri campi ........ Personalmente sono sempre stato attratto dall'arte fin da ragazzino , mi documentavo leggevo e leggevo......... a un certo punto della mia vita ho avuto come una sorta di risveglio dove mi sono reso conto che era perfettamente inutile leggere e farsi un'opinione attraverso le parole di uno sconosciuto per quanto questo possa essere autorevole e/o famoso ........ Ormai saranno 10 anni che non leggo più nulla che non sia strettamente tecnico , il problema secondo me è che tra critici galleristi artisti e compagnia bella si sia tramite la comunicazione e il marketing creato un mondo parallelo anacronistico e nella realtà inconsistente che ha portato e porta tutt'ora a una distorsione della realtà , sia per quanto riguarda le opere del passato sia per quanto riguarda l'operato dell'artista e delle sue opere future ........tutto è diventato un businnes e l'artista è in questo solo un'ingranaggio , quando invece dovrebbe essere l'attore principale...... E' un dramma lo so ma gli artisti stessi ne sono complici e non riesco a immaginare un ritorno ad una più sana e antica visione romantica spesso anche trascendentale dell'arte da parte degli stessi autori che sempre di più mi paiono degli artigiani che lavorano su commissione anche se non lo ammetteranno mai......... |
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inviato il 15 Agosto 2015 ore 17:26
Solo per inciso: se io critico Jean Clair il quale (parole tue!) non vuole studiare e capire l'arte contemporanea, ne consegue che non sono proprio il dinosauro che tu mi accusi spesso di essere. Io voglio cercare di capire! Ma veniamo al merito: Non sottovaluto affatto la forza dell'arte. Sono però convinto che il suo effetto sulla società civile sia più simile ad un'onda lunga che a un fulmine a ciel sereno. Le rivoluzioni hanno sempre un dna complesso in cui si mischiano ideologie, spinte economiche e desideri di cambiamento. Anche l'arte dà il suo contributo, non ho detto il contrario. Durante il risorgimento si scriveva "viva Verdi" sui muri, anche se non era proprio al musicista che si voleva inneggiare. Ma quello che spinge la gente a farsi ammazzare nelle piazze, nelle rivoluzioni "vere", sono innanzi tutto la fame e il desiderio di libertà. Parli di emergenze esistenziali che, se non ho capito male, dovrebbero indirizzare gli artisti ad occuparsi di certi temi che definisci "vivi". Vorrei allora chiederti quali sono i temi "morti". Io credo che la madre di tutte le emergenze esistenziali sia indagare sul mistero della vita e della morte. Poi viene il resto. È chiaro infine che parlando di mercato e critica dell'arte mi riferivo al mercato ed alla cultura occidentali che, piaccia o no, fino ad oggi hanno avuto il ruolo preminente nello sviluppo dell'umanità. Tutto ciò con il massimo rispetto e considerazione per le altre culture. Se però questo "sistema" ha permesso di costruire una scala di valori condivisi che ci consente di distinguere Caravaggio dai suoi epigoni, non mi sembra sia tutto da buttare. |
user20639
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inviato il 15 Agosto 2015 ore 21:28
Caro Rednaxela, Si, condivido che esista un mondo parallelo del commercio dell'arte, ma non è tutto. Esistono diversi ambienti, alcuni di questi ambienti dedicati al solo aspetto finanziario, altri per una clientela più qualificata ed esigente, più colta ed informata. Altri ambienti dell'arte che sono più votati alla ricerca e agli aspetti intellettuali, al significato dell'arte, alle esigenze della realtà; da questi ambienti: sorgono, vere e nuove proposte di stili artistici, in pratica scuole di pensiero. Ci dobbiamo preoccupare, quando il mercante riunisce il critico e l'artista per dire che ha bisogno di un prodotto che rispecchi determinate caratteristiche, chiede informazioni di mercato e di gusto al critico e insieme ordinano i prodotti mirati per un certo mercato all'artista. In questo caso siamo ben lontani da una ricerca artistica, ma molto vicini a una ricerca di mercato. Con questo, non significa che le proposte d'arte non esistano, ci sono, ma per varie miopie o non consone al mercato, non vengono prese in considerazione. Questi artisti, però, hanno altre possibilità: essere riconosciuti da privati prestigiosi o essere considerati da direttori di musei e acquistati. Poi, esistono molte altre forme alternative.... Naturalmente, oggi si è formato un sistema finanziario dell'arte, una struttura molto estesa, con molti operatori al soldo, avvalendosi di formidabili mezzi, come riviste e televisioni, pubblicità, mostre, è questa la struttura che ha portato alla considerazione che la merce è più importante del suo valore intrinseco. Ma l'arte continua a vivere, nonostante questi deragliamenti, inoltre altri continenti offrono proposte molto valide ed interessanti, con sistemi ancora artigianali, ma intellettuali. C'è una nuova figura di artista che può essere interessante, è una persona che si sostiene attraverso un lavoro qualsiasi, ma così può lavorare artisticamente per se stesso senza imposizioni, sono molti. |
user20639
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inviato il 15 Agosto 2015 ore 22:20
Caro Jeronim, certo siamo in due a voler proseguire e capire......e altri. Si, molta dell'arte moderna non è considerata o è anche bistrattata, ma credo, solo per una mancanza di sforzo di comprensione, penso anche, dell'esistenza del contrario, di arte che non vale ma sia osannata (ma in questo caso i giudizi sono sempre soggettivi). Penso che dopo molti dialoghi, possiamo dire che le nostre posizioni non sono molto lontane, anche se alcune divergenze aspettano ancora chiarimenti, mentre trovo il tuo metodo divulgativo sia un pò anti pedagogico, ma non è detto che il mio sarebbe migliore. Le tue dirette accuse, le quali si rivolgono a persone inconsapevoli, spesso avrebbero bisogno di un lavoro che preceda queste fasi di rimprovero. Comunque non ho mai desiderato insegnare, al contrario ho sempre desiderato imparare. Vedo ancora, che continui a sottovalutare le proprietà e le influenze dell'arte sui comportamenti le aspirazioni e gli stili di vita degli uomini. Ne riparleremo? Questo potrebbe risolvere molte delle tue perplessità sull'inutilità del relativismo nell'arte. Mentre io, sostengo utile e indispensabile. Non ho parlato di temi morti, ma di temi VIVI o PROFONDI...non so se esistano temi morti, ma pensandoci, potrebbero essere tutti quei temi che riguardano l'effimero. Certo, il tema della vita e della morte è primario, ma non è da mettere in secondo piano anche la domanda sulla possibilità "dell'immortalità dello spirito", non so la fotografia ha provato? In fine, pensiamo che il nostro modo occidentale di concepire il progresso, sia evidente, ma non è così. Quello che consideriamo un primato intellettuale e una costruzione tecnocratica delle nostre esistenze, si sta sciogliendo come neve al sole. Il nostro castello, potrebbe essere di sabbia, mentre altre civiltà, quelle che hanno costruito sul progresso dello spirito dell'uomo, oggi stanno soccombendo nell'economia, ma forse sono più preparati ad una esistenza e concezioni più umane.....vedremo chi avrà ragione! A presto, ciao |
user20639
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inviato il 16 Agosto 2015 ore 9:41
Per me, il senso dell'arte di oggi, innanzitutto è ricerca nell' ingnoto. Cercare qualcosa dentro e fuori di noi che non si conosce, che forse non esiste, ma si ricerca per il fatto di averlo pensato. Questa intuizione nasce dalla constatazione della storia, una storia umana che fa pensare alla giovane età e dai comportamenti ancora primitivi. Da un lato, un uomo tecnologico, ma incapace di gestire le proprie responsabilità, dall'altro lato, un essere sempre alla ricerca di sostanza spirituale. Non comprendiamo quello che stiamo creando, stiamo cercando di comprendere i segreti dell'universo, ma non comprendiamo la natura del nostro pianeta. La sovrappopolazione di questo pianeta non può dare risposte al futuro, ma continuerà ad aumentare le crisi ed il senso dell'abnorme. L'arte contribuisce a trovare il senso della realtà e non può evitare lo studio del futuro in senso razionale. Oggi l'arte può essere collettiva o individuale, ci sono molte nuove strade, ma siamo solo all'inizio. Come si arriva a questo tipo di indagini? Alcuni dicono che l'uomo sia alla ricerca del trascendente, ma anche di razionalità. Queste sono le due strade maestre della ricerca, ma spesso l'arte è viaggio nell'ignoto. Quello che era l'obbiettivo finale, il bersaglio grosso di una "identificazione", si è frantumato, è esploso in particelle di verità: disperdendosi nell'universo della mancanza di certezze. Però una specie di sentiero, il quale sto percorrendo, è il rapporto con la notte e il giorno, la luce e il buio. Uno studio che è molto appassionante, una intuizione che proviene direttamente da un disegno di mia nipote che all'epoca aveva solo 5 anni. La rappresentazione della realtà di una bambina che mette nello stesso foglio bianco il giorno e la notte con varie scene simboliche a dimostrazione delle sue paure e dei suoi desideri. Questa ricerca si sta aprendo alla mia introspezione e non so quante analogie con la fisica e la realtà ne sono succedute, è anche una ricerca che tento di fare in fotografia, ma penso con scarsi risultati fino ad ora, mentre nel campo dell'immagine pittorica: la pittura dell'anima è molto più immediata, avendo più strumenti a disposizione. Forse ho finito di scrivere....., sto sempre più pensando che l'opera non viene fatta per mantenermi economicamente, ma per mantenere viva la mia vita, in questo, mi serve molto di più. |
user20639
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inviato il 04 Dicembre 2015 ore 11:18
SOLO L'ARTE può SALVARE L'EUROPA dal DEGRADO CULTURALE Fino a qualche tempo fa l'innovazione e la ricerca erano uno stile fondamentale, in tutte le comunità culturali di ricerca, la parola d'ordine era quella di inventare qualcosa di nuovo anche a rischio di fare delle brutte figure con della produzione non all'altezza, questo era il forte rischio. In tutti i campi la ricerca era sempre considerata alla base di tutto e imput di qualsiasi cosa. Naturalmente l'arte è sempre stato il motore culturale delle grandi richieste di cambiamento sociale, proprio per la capacità dell'arte di profetizzare con verità e profondità il degrado ed il marciume dei sistemi vecchi e conservatori. Il potere rivoluzionario dell'arte è cosi forte e penetrante che quando si mette in moto i regimi e le vecchie strutture tremano, esprimendo il massimo del terrore con il massimo della violenza verso gli artisti che esprimono unicamente idee. Le prime intuizioni sono sempre dell'arte, intuizioni che a poco a poco vengono realizzate dai tecnici delle varie discipline, però la partenza è sempre utopica e culturale da sembrare dei sogni di carta irrealizzabili, però cosi sono caduti gli imperi, le monarchie, le dittature e cadranno i devastanti sistemi economici basati sull'ignoranza e l'inconsapevolezza. Per questo nei ultimi anni si vuol far passare l'arte come insignificante, importante solo fra ristretti gruppi che possono usufruirne solo come merce da comprare e vendere senza significativi valori. Si vuol nascondere il vero significato dell'arte come rivoluzionante, pungiglione interiore per tenere sveglie le coscienze addormentate. Per questo nei ultimi decenni il significato dell'arte è inquinato da tutto ciò che l'arte per mezzo della sola verità vuol mettere in luce: poteri economici, poteri religiosi, poteri politici. Tutte strutture di potere che resistono ad ogni forma di innovazione e che puntano al sonno delle menti e all'indifferenza, massimo nemico dell'arte rigeneratrice di epoche sociali desiderose di nuove formule di convivenza, di nuovi ordini sociali e di nuove maniere di considerare i rapporti economici a servizio della persona. L'arte non è contro a nessun sistema o forma di convivenza, è solo contro il marciume dell'ipocrisia, dell'ingiustizia e l'intolleranza, ma soprattutto di chi vuol nascondere la verità facendola passare per scandalo e pazzia. Per se stessa l'arte è ricerca di giustizia, di perfezione e anche di spirito supremo, in definitiva ricerca di umanità in rapporto al tutto, in rapporto al resto del mondo che merita lo stesso rispetto che abbiamo per tutte le creature vitali e inanimate. Vedo l'arte come possibilità di evoluzione umana nel rispetto della vita, cosi rara, preziosa e misteriosa. (il brano è del 2007, riportato da un mio libro, non ricordo se ho tratto spunti e da dove) |
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inviato il 04 Dicembre 2015 ore 12:22
arte e quotazioni : una volte chiesi ad una persona del settore, per quale motivo alcuni quadri raggiungono quotazioni pazzesce. mi rispose che si tratta di un mercato, alcuni gruppi d'elite decidono cosa deve salire e cosa non deve. questa è l'arte e la finanza. l'arte nella storia : all'inizio (pitture rupestri), c'erano 2 elementi base per fare arte: quella di riprodurre al massimo le cose con veridicità, cioè rappresentarle più similmente possibile al reale, e quella di sottolineare il compiacimento a favore del senso del reale. è un modo ingenuo che si trova anche nei disegni dei bambini. Gli animali cacciati spesso avevano pance più grandi del reale, (animale grasso, buono da mangiare, la carne), gli uomini erano più alti dei bovini (l'uomo è + importante dell'animale cacciato). I bambini fanno lo stesso, loro sono prima di tutto una grossa testa nei loro disegni. l'arte oggi : non è cambiato nulla, da una parte si vuole restituire la rappresentazione della realtà, dall'altra si vuole sottolineare quanto c'è di rilevante. Nell'astrattismo, la seconda parte è in favore della prima ma la bilancia tra realtà e sottolineature è sempre la base dell'arte. Un parallelo lo si può fare anche nella musica, dove il ritmo rappresenta il battito cardiaco, il camminare, correre, l'atto sessuale, le altre componenti rappresentano il dialogo, le sensazioni, il racconto, ecc... anche lì ci sono casi in cui prevale la rappresentazione di un certo reale, per esempio nel funk, altri in cui le sottolineature sono prevalenti come nella psichedelia. l'argomento nell'arte : è questo forse il settore che + interessa a Leoconte. Mi pare di cogliere questa domanda " tra le infinite possibilità di scegliere l'argomento della tua arte, quale argomento scegli ?" è la domanda non è così serena come l'ho riportata io, nel senso che forse è il caso di domandarsi se non stai forse facendo bellissime coccarde nel tuo mondo sordo e cieco, mentre il mondo gira su un piano della realtà che ti vedrebbe come un ebete nella tua campana di vetro a fare coccarde. da cui il punto successivo... cosa comunicare con l'arte? : qui si entra nel valore etico dell'espressione artistica, nel collegamento tra propria espressione personale e correlazione sociale della tua espressione. Purtroppo il mezzo razionale non è così determinante a mio parere nel valore etico dell'espressione artistica. Ovvero, puoi fare l'artista impegnato, rappresentando il sociale, il mondo reale visto con i tuoi occhi, ma non necessariamente farai della gran arte. credo che le scelte siano tanto soggettive quanto imperscrutabili. La scelta dell'artista non può che rappresentare prima di tutto l'artista stesso. Se questi è una persona superficiale le sue rappresetazion saranno superficiali, e non per questo meno acclamate. Non per questo meno acclamate perchè dipende, il consenso, dagli usufruitori, che potrebbero essere superficiali anch'essi. Quindi valore artistico assoluto e successo non vanno necessariamente a braccetto. Anzi. a mio parere oggi occorre diffidare di un grande successo, potrebbe voler dire che produciamo per la massa essendo parte della massa. Ma questo potrebbe non essere un grande onore. Nonostante questo, credo che nell'uomo ci siano sempre aspetti positivi e che un'espressione artistica di valore possa essere sempre riconosciuta. Ma è importante semplificare, individuare il canale giusto che permetta di veicolare l'arte, perchè potremmo esprimere qualcosa di magnifico attraverso un'opera d'arte ma non arrivare a causa del modo non comprensibile di comunicare. come ascoltare una poesia magnifica, ma in una lingua sconosciuta. quando si riesce a: a. concentrarsi su un aspetto rilevante in senso assoluto. b. cogliere l'aspetto determinate congruo ai nostri tempi. c. riuscirlo a veicolare in modo tale da renderlo comprensibile. allora si riesce a fare qualcosa di veramente notevole, ed il livello artistico è alto. A quel punto il riconoscimento altrui non dipende solo dall'artista ma dalla piazza in cui è stato l'anciato l'urlo. e... potrebbe essere anche una piazza vuota, perchè a quell'ora c'è la partita. |
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