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inviato il 20 Luglio 2015 ore 14:39
Grazie della risposta Francesco, io la bistecchina non la mangio e sono tranquillo e felice. I vegetariani in Italia sono quasi l'8% della popolazione, tutti a smentire che ci voglia la bistecchina per vivere sani. Tu la mangi, hai un approccio differente, ve bene così, è un approccio diverso, io gli animali allevati nei lager non li voglio nel mio piatto però ogni volta che vedo gente al super o al ristorante che si mangiano la bistecchina non li tratto come assassini immorali. Solo questo. Mi preoccupava un po' la visione unica. Un saluto |
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inviato il 21 Luglio 2015 ore 9:37
Marco, mangiala , dammi retta. Io ho fatto il chirurgo ed una volta ho dovuto operare una paziente vegetariana stretta per un problema addominale; bene, il cieco era enormemente dilatato, una sfera gigantesca. L'unica spiegazione è che questo tratto di intestino sia un residuo ancestrale dell'organo di ruminazione dei primi ominidi; non sono mancati riscontri analoghi, meno clamorosi. Un apporto proteico di un certo tipo ci è indispensabile anche se, come dici, questo non impedisce di vivere tranquilli e felici; la bistecca di soia poi mi dicono essere una schifezza unica (la si vorrebbe come surrogato della carne). |
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inviato il 23 Luglio 2015 ore 16:13
Francesco, ti dicono male, la bistecca di soia non è affatto una schifezza, e te lo dico da carnivoro quale sono. Va detto che anche in questo caso però, c'è soia e soia, c'è quella di produzione Bio e quella invece proveniente da coltivazione intensiva (anche ogm). Quella del secondo tipo, ovviamente, comporta una serie di problematiche, a livello di salute e ambiente, tutt'altro che trascurabili. Se non sbaglio inoltre, anche per la soia è sconsigliato un consumo eccessivo, dato che alcuni suoi costituenti potrebbero creare problemi di salute. Ovviamente anche su questo argomento non è semplice informarsi, dato che ci sono ricerche che dicono tutto ed altre che affermano esattamente il contrario . |
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inviato il 25 Luglio 2015 ore 18:30
Io in Extremadura ci vado spesso, e vedo dovunque cartelli con scritto " Coto de caza", significa che il proprietario del coto affitta il suo fondo ( là senza il permesso del proprietario non si entra da nessuna parte) per praticare la caccia libera, si può sparare a tutto senza tante regole , e fino ad una decina di anni fa si organizzavano pullman di 50 cacciatori che partivano dall'Italia e da altri paesi europei e andavano in qualsiasi stagione a fare enormi carneficine, lepri , colombi , pernici , allodole , cappellacce, etc. etc. a centinaia di migliaia di soggetti uccisi , si facevano le fotografie davanti alle distese di uccelli ammazzati , poi un po' l'innalzamento dei costi , un po' la diminuzione dei cacciatori questo business è calato , contemporaneamente qualche proprietario si è accorto che c'erano altri potenziali clienti che pagavano per vedere gli animali selvatici nei loro terreni , erano i birdwatchers e i fotografi , ed hanno scoperto che la fauna dei loro terreni non spariva dopo il passaggio dei clienti , anzi rimaneva e piano piano aumentava, così in molti hanno cominciato a non accettare più gite di cacciatori per non perdere il business dei birdwatchers, le prede disponibili hanno consentito la ripresa delle popolazioni di predatori, questo anche grazie ad una attenta gestione del problema da parte del ministero competente e si cerca di ripristinare un ecosistema in equilibrio capace di mantenersi senza interventi umani , ma il problema è grande e richiede uno sforzo enorme che , senza il contributo della popolazione, non sarebbe neanche affrontabile . Detto questo io non capisco perché spesso si cerchi di imporre agli altri le proprie scelte etiche, leggo: io una foto fatta così non la farei , bene non la fare ! Io so soltanto che qui da noi ci facciamo un sacco di se..e etiche , ma non ci sono più neanche i requisiti minimi per pensare a programmi di recupero o reintroduzione, non c'è più un albero con cavità per nidificare per un qualsiasi rapace notturno, non c'è più una fessura in un muro di una vecchia casa per ospitare i pipistrelli durante il giorno, non c'è più un corso d'acqua con gli argini in terra per consentire le nidificazioni di riva , tutti i comuni organizzano la pulizia degli argini dei fossi in aprile e maggio distruggendo la maggior parte delle nidificazioni in canna , non ci sono più gli insetti in volo per nutrire le rondini e gli altri insettivori, ogni anno i nuovi nati dei pochi Barbagianni che trovano un sito per riprodursi finiscono ai margini delle autostrade colpiti dai veicoli in transito perché mancano le barriere ai lati delle autostrade. Io penso che ci siano problemi etici più importanti di cui occuparsi , occupatevi di quelli , magari senza chiaccherare tanto e facendo qualcosa di tangibile nella vita reale e non sul web. |
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inviato il 25 Luglio 2015 ore 21:05
Sui capanni si é giá discusso in varie occasioni, ogni opinione é legittima. Qui peró parliamo di specie in pericolo, specie che se non 'aiutate' non sopravviverebbero a lungo. Quindi ben vengano carnai, e aiuti di questo genere, oppure nidi artificiali, stagni artificiali per gli uccelli in migrazione e cosí via. la cosa fondamentale secondo me é che se ne occupi gente competente e non naturalisti improvvisati o enti venatori che fanno piú danni che altro. Sono stato in Estremadura ed una mattinata ho partecipato ad un capanno, per il nibbio e la gazza azzura. Sono birdwatcher da una vita ma cosí vicini non li avevo mai visti, é stata un'esperienza molto bella. Non ci vedo nulla di eticamente riprovevole, non si disturba l'animale, la gente del posto fa business, sará meglio della caccia...o no? Poi ci sono gli eccessi, sono contrario all'uso di esche vive, credo che dovrebbero essere vietate per legge. L'alimentazione alla fine ci va sempre a finire dentro, sembra che ci sia il bisogno inconscio di avere conferme delle prorpie scelte. Anche qui, fortunatamente abbiamo la possibilitá di scegliere, basta che lo facciamo con la nostra testa! |
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