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inviato il 15 Luglio 2015 ore 0:29
Ok la mia non voleva essere un'offesa se cosi' e' stata considerata , comunque chi si avvicina alla fotografia , se questa diventa passione , il minimo che ci si aspetta , e'che si guardi in po' la storia della foto , che se capita , nei mercatini o nei musei , dove sono esposti vecchi apparecchi , si informi un po' giusto per curiosita' di come funzionavano etc... per quel che riguarda come faceva il signor bonatti ad allontanarsi 200 metri in 12 secondi , questo e' affar suo bisognetebbe chiederlo a lui. E in fine non e' certo andando in giro con l'ultimo modello superaccessoriato , che uno puo considerarsi " fotografo " |
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inviato il 15 Luglio 2015 ore 9:15
Hai perfettamente ragione! Comunque per distanze di fino a poche decine di metri c'erano anche gli scatti pneumatici, ne ho uno da 6m (lo usavo per scattare ai gruccioni confocali corte) cui si potevano aggiungere varie prolunghe anche se oltre una certa lunghezza non bastava più la pompetta a mano, ma serviva una pompa più grossa in grado di far sufficiente pressione. Poi i radiocomandi, oggi siamo abituati "male" si va al negozio si compra l'accessorio, allora si costruiva , per molti sembrerà strano ma con l'aggiunta di un piccolo circuitino (1 transistor e poco più) si può comandare una delle nostre moderne reflex da chilometri di distanza mediante un normale walkie -talkie, a quei tempi si doveva aggiungere anche un elettromagnete (come già detto bastava un relè), per comandare il pulsante di scatto meccanico |
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inviato il 15 Luglio 2015 ore 9:55
Il termine B per le pose lunghe fa riferimento all'iniziale di "Bulb"-"pompetta". Si trattava di uno scatto flessibile pneumatico che poteva essere ben più lungo di quello classico a filo metallico inguainato. Poteva quindi essere utilizzato, oltre che per gli scatti a distanza, anche per autoscatti con la preziosa possibilità di scattare in un momento preciso. Io ne comprai per poche lire uno lungo 6 metri negli anni '80, e ricordo che lo usai per scattare fotografie a un giovane cuculo ingrassato da codirossi nella mia buca delle lettere: io nascosto nel bagagliaio dell'auto e fotocamera a un metro dal "nido". E' possibile trovare oggetti simili anche oggi. Tra l'altro, verificando in rete, ne ho visto uno identico al mio venduto per una trentina di euro da un noto rivenditore nei pressi di Firenze. Per le fotocamere prive di autoscatto, c'erano poi dei buffi attrezzini a orologeria che si montavano sul pulsante di scatto e lo schiacciavano a tempo. Se ne trova ancora qualcuno nei mercatini - in rete e fuori - come curiosità da collezionista. Certo, a molti fotografi di oggi manca l'emozione della foto di gruppo con corsa finale del fotografo, preoccupato di assumere un'epressione naturale mentre il "bzzzzzzzzzz" dell'autoscatto scandiva impietoso i secondi. Per quanto riguarda Bonatti, che ho avuto l'onore di conoscere personalmente, era un uomo di straordinarie capacità organizzative e inventive, e di grande orgoglio. Non mi stupisce che abbia voluto progettare da solo - magari consigliandosi con qualche amico elettrotecnico - un sistema come quello sopra citato. Del resto questo era possibile allora, per la maggiore semplicità dei sistemi meccanici e radio-elettrici. Oggi la vedrei più dura. Lo dico senza rimpianto ma con un po' di nostalgia. |
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inviato il 15 Luglio 2015 ore 13:32
Ma adesso un radio comando non è affatto difficile ne costoso. Si trovano le cineserie a pochi euro e prodotti di qualità come i Photix, se non sbaglio. |
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inviato il 15 Luglio 2015 ore 17:20
I radiocomandi, cinesi, di marca o non, si basano quasi tutti sulle stesse schedine a 433,93MHz (le solite dei sensori remoti di termometri, campanelli, rilevatori di movimento ecc.) e spesso anche l'aspetto esterno è praticamente uguale; se non si cercano prestazioni particolari va bene quello che costa meno. Poi anche lì, con pochissimo si migliorano, a cominciare dalla portata.... Ancora oggi come allora, per scattare con sicurezza da oltre 50-70m tocca ingegnarsi |
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inviato il 17 Luglio 2015 ore 11:40
Ho una Leica IIIf degli anni 50, già aveva il timer e autoscatto a molla.
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inviato il 17 Luglio 2015 ore 11:48
Per capire il presente bisogna conoscere il passato... |
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