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L'urgenza del presente


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user20639
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inviato il 18 Marzo 2015 ore 1:15    

Vorrei proporre questo tema per raccogliere pareri sulle tematiche più urgenti da affrontare in fotografia. Urgenti nel presente, come domanda dell'uomo nei confronti dell'ambiente esterno, fuori dall'uomo, nonchè, interiore ad esso.
Ci sono già le categorie di fotografie che separano i temi, ma dentro a ogni categoria ci sono: specificità di ricerca, spesso comuni alle altre categorie.
Esempio: se ritenessimo che i problemi ambientali e naturalistici del pianeta sono urgenti, questa tematica potrebbe interessare più categorie fotografiche, come gli animali, il paesaggio, la foto di città o di strada, l'architettura, il ritratto, e quasi tutte le categorie, praticamente il tema è interconnesso anche all'arte e alle religioni.
Se ritenessimo che l'urgenza del presente è l'uomo stesso ad essere indagato, nelle sue molteplicità, anche in questo caso, quasi tutte le categorie fotografiche sarebbero utili per l'indagine.
Potremmo avere molte adesioni nell'indagine della foto-filosofia, le sue connessioni con il tempo, con i vari paradigmi della forma e dell'estetica, la composizione.

In sostanza, se può accendere interesse, quale è la tematica fotografica che più sentite urgente o emergenziale, che un fotografo dell'oggi ha necessità di affrontare?
O anche se è semplicemente la vostra.

Ringrazio Wildvideo, per il suggerimento alla questione.

avatarjunior
inviato il 18 Marzo 2015 ore 5:54    

Penso che qualsiasi arte debba avere come soggetto l' uomo...per poter capire tutto il resto. Come diceva S.Sontag gli " eroi della visione" hanno anche questo ruolo.la tematica che credo non sia mai emergenziale ma purtroppo insita nell' essere umano (e per questo mai raccontato abbastanza e mai affrontato a sufficienza) sia l'orrore che egli e' in grado di produrre. In sintesi secondo me i grandi fotografi hanno raccontato e raccontano le brutture che gli esseri umani sono capaci di creare , cosi come la bellezza del nostro pianeta.Oggi come oggi le due cose sono cosi pericolosamente intrecciate tra di loro da creare un mix pericoloso. Secondo me chi sa raccontare per immagini questo mix e' un grande fotografo..Non sono sicuro di essere completamente aderente al tuo topic..Se cosi non fosse spero possa contribuire ugualmente in qualche modo..ciao
Giuseppe





avatarsenior
inviato il 18 Marzo 2015 ore 8:14    

Grande Leo :-P
Non sapendo da dove cominciare, scrivo una preghiera:
Che i naturalisti trovino il calore del Sole e la forza della pioggia
che i ritrattisti trovino la musa ispiratrice
che gli streeter colgano l'attimo
che la luce abbia ragione sull'oscurità.

Consapevoli che senza oscurità non ci sarebbe nulla da illuminare.

Buon cammino ;-)

user20639
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inviato il 18 Marzo 2015 ore 9:33    

Nessuna manifestazione o mostra d'arte contemporanea è esistita in maniera continuativa, al centro di così tanti cambiamenti storici nel campo dell'arte, della politica, della tecnologia e dell'economia come la Biennale di Venezia.
La Biennale è il luogo ideale per esplorare tutti questi campi dialettici di riferimento. (un grande luogo di culture, veramente universale)
In ogni esposizione, gli artisti che provengono da 90 paesi del mondo, portano anche molto materiale fotografico in mostra, affrontano le problematiche della globalizzazione, a fronte delle specifiche realtà locali.
Nella scorsa edizione (2013), il tema prevalente girava fra gli avvenimenti legati al nostro pianeta e a tutte le problematiche ambientali prodotte dall'uomo.
Personalmente, quando si parla d'arte contemporanea in vera ricerca, è raro che un artista di qualsiasi disciplina, possa esimersi dalla realtà delle tematiche urgenti. Mai come in questo momento storico, l'uomo deve affrettarsi al rispondere alle profonde e disorientanti distorsioni, scientifiche e tecniche, economiche.
Nella scorsa edizione il 70% delle opere: erano fotografiche.
La prossima esposizione 2015:
(56. Esposizione Internazionale d'Arte dal titolo All the World's Futures, diretta da Okwui Enwezor e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. Penso si traduca: Il futuro del pianeta)

user20639
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inviato il 18 Marzo 2015 ore 10:17    

Ciao Giuseppe, sei dentro fino al collo. Grazie

Secondo me, se un individuo è appena informato su ciò che sta accadendo si sente in pericolo, ma è un pericolo che dipende solo dai nostri usi e consumi del quotidiano. L'unica maniera per cambiare rotta, è rivoluzionare il nostro stile di vita e dei consumi.
Quando i nostri presidenti di quasi tutta la terra, esortano ad aumentare i consumi e le produzioni di 2/3/4 % l'anno, non hanno capito che le risorse della terra sono limitate, mentre le popolazioni aumentano a dismisura.

Un giorno, ho chiesto sul nostro sito: come mai, forse non esiste una fotografia che parli della crisi economica, tema discusso da tutti, in tutti i luoghi. Mi chiedevo, se il tema fosse poco sentito dai fotografi juzini, oppure, fosse una difficoltà nell'espressione del mezzo fotografico.Eeeek!!!

user20639
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inviato il 18 Marzo 2015 ore 10:45    

Soft, spiegati meglio, non capisco.
La pagina che hai indicato, non si apre....PerdonaSorriso
Adesso si, vedo la pagina, ma non comprendo lo stesso....lo so, sono tardivo. Spiegami meglio. ciao

user20639
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inviato il 18 Marzo 2015 ore 13:25    

Soft: sono in accordo su tutto, anzi, apprezzo moltissimo il tuo intervento e penso che arricchisca subito il nostro contenuto.
Citando la Biennale, dovevo avvalorare il tema, non desideravo che si pensasse, che potesse essere un argomento di pochi. Condivido in tutto la tua visione.

In ogni caso, esistono molti studi sull'origine dell'arte, anche dal punto di vista antropologica, il quale cerca di ipotizzare come l'uomo abbia cominciato a creare immagini. Già dai primi graffiti nelle caverne, si ha la sensazione che l'uomo stia uscendo dal contesto del se, del clan, della tribù, e con i suoi messaggi si può dedurre che cerchi di comunicare all'esterno del suo mondo, forse anche in forma trascendentale e inoltre, cerchi di capire l'esterno, le funzioni della terra. Non è facile sintetizzare in poche parole questo concetto. Mi scuso.

Un solo problema di fondo, però, il pianeta non ha bisogno dell'uomo per potersi perpetuare nei millenni, mentre l'uomo ne è legato visceralmente.
Se noi non diamo da mangiare ai vermi, cosa mangeranno i vermi? (terra arida?)
Noi abbiamo più bisogno dei vermi, non delle macchine, questa è la vera natura delle cose.

avatarsenior
inviato il 18 Marzo 2015 ore 23:14    

Ciao Leo, anche se capisco il senso contingente, non sono d'accordo con l'affermazione
il pianeta non ha bisogno dell'uomo per potersi perpetuare nei millenni, mentre l'uomo ne è legato visceralmente
. Penso che questo tipo di visione derivi dalla tendenza dell'uomo a considerarsi un'entità a sé stante. Mentre è più logico e semplice pensare che nell'evoluzione della Terra, l'uomo sia un prodotto, una necessità stessa della Terra. In questo senso esiste una teoria elaborata da Gurdjieff, che vede l'uomo come organo di comunicazione della Terra. Cioè che l'uomo è stato "costruito" per assolvere a questa funzione. In particolar modo questa "comunicazione" avviene tramite le emozioni.
Al di là della teoria in sé, che è molto complessa e richiede anni di studio e pratica per poter essere assimilata, mi piace l'idea che l'uomo utilizza le emozioni per relazionarsi col mondo esterno e che la Terra ne sia compartecipe.
Alla luce di questa considerazione, possiamo vedere la crisi sotto un'altra ottica. Cioè nel suo significato originale di "passaggio", come la crisalide è lo stato di passaggio tra il bruco e la farfalla.
Per me la sensazione di urgenza nasce dalla tensione generata da questo passaggio in corso.
Guardando la storia a ritroso, possiamo trovare "epoche globali" in cui tutta l'umanità si è trovata in guerra , o in pieno fervore culturale. Un esempio molto forte di questa "unanimità" è rappresentato dalla spinta culturale e scientifica dei primi del '900, fino a metà del secolo. Se pensi a tutti gli scrittori, pittori, scienziati, mistici, che in quegli anni hanno rivoluzionato il modo di vedere il mondo, la cosa è sbalorditiva!
Poi è successo qualcosa... forse attraverso due guerre e l'olocausto, il fervore che spingeva l'uomo verso l'alto dello spirito e della conoscenza, si è spento e tutto quello che era stato conquistato si è trasformato in mero consumismo.

Se consideriamo il web come un specchio della società, vediamo una divisione in due: da una parte i "complottisti" e dall'altra gli indifferenti. I primi vedono complotti e inganni ovunque e i secondi si sollazzano con qualunque amena idiozia. Per me sono due facce della stessa medaglia. E la medaglia è la difficoltà di guardare in faccia la crisi e viverla per quello che è. Per me, un passaggio, doloroso, necessario e probabilmente inevitabile.

Che ruolo dovrebbe giocare la fotografia in questo contesto? Sinceramente non lo so, ma ci si può ragionare.. ;-)

user20639
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inviato il 19 Marzo 2015 ore 8:26    

Wild caro, mi piacerebbe molto la speranza del tuo ragionamento, ma la storia non si basa sulle nuove spiritualità della niueig. Le speranze ci sono, esistono. La possibilità di mutare c'è, ma la continuità della specie uomo, è nelle sue stesse mani. Le questioni purtroppo sono serie e si basano su dati scientifici, misurazioni, analisi. Non si tratta di una semplice mutazione dell'evoluzione della specie, ma si tratta di trovare delle soluzioni tecniche, sopratutto morali e culturli.
Praticamente, l'uomo, è nato ieri e SE scomparirà domani: la terra di sicuro continua la sua storia. Per il pianeta potremmo essere solo un problema, è per questo che abbiamo il dovere di rivedere le nostre filosofie e gli stili di vita, se faremo in tempo.
Il ruolo della fotografia è esattamente lo stesso di tutte le arti, è quello di scavare nella natura umana e riuscire a trovare la giusta via, abbastanza intelligente, anche attraverso le emozioni, per salvarci le chiappe.
Anche Erasmo da Roterdam nel suo libro, Elogio alla follia, sperava che l'umanità sarebbe diventata più intelligente.
L'uomo avrebbe dovuto essere il custode della terra (secondo la concezione biblica), invece ne è l'indiscusso tiranno.
L'errore più eclatante è quello di sentirci artefici del futuro, avendo una visione egocentrica dell'universo, mentre dovremmo sentirci come specie: parte del tutto, l'asciando il diritto di esistenza a tutti gli esseri viventi.

avatarsenior
inviato il 19 Marzo 2015 ore 10:05    

ma la storia non si basa sulle nuove spiritualità della niueig
MrGreen Lungi da me il voler aderire a qualsivoglia filosofia niueig, per poi finire stampato su un tir, perché mi stavo gongolando in proiezioni astrali mentre guidavo la macchina... Però per me l'esito di una discussione finalizzata ad un riscontro pratico, varia al variare delle premesse e degli strumenti che si utilizzano nel dialogo.
Rileggendo altri tuoi interventi sul forum, mi sembra che quando proponi il tema della crisi, nessuno o comunque pochi, ti seguono. Non perché il tema sia poco interessante, ma perché nessuno vuole guardare in faccia una semplice realtà.
Azzardo una possibile componente causale:
Nei secoli la Chiesa Cattolica (definita anche "la chiesa del dolore") ha portato a due conseguenze. Da un lato il martirio attraverso anche al tabù del sesso, e dall'altro una sana e fervente ribellione libertina.
Lo vediamo anche qui sul forum: culi a go-go e moralisti a mitraglia...
Ciò che si è perso per strada, è che la sofferenza è una componente essenziale per la crescita dell'uomo.
Per me il punto è riuscire a capire come metterla a frutto.

Poi quello che dici sul
salvarci le chiappe
mi trova in piena sintonia..
Ciao Sorriso

user20639
avatar
inviato il 19 Marzo 2015 ore 11:03    

mi sembra che quando proponi il tema della crisi, nessuno o comunque pochi, ti seguono. Non perché il tema sia poco interessante, ma perché nessuno vuole guardare in faccia una semplice realtà.

Si, è possibile, che l'interesse e l'indifferenza siano indotti a seconda delle strumentalizzazioni. In questo caso, ogni individuo ha il suo percorso...
Mha, interesse o meno, qui stiamo parlando dell'urgenza del presente. Siamo io e te, e chi desidera...
Sicuramente, ogni individuo ha le sue urgenze specifiche.....comprendiamo, comunque, che le urgenze universali e collettive sono di portata ben superiore e in ogni caso agiscono con grandi effetti su tutti.
Sul tema della sofferenza, ancora di più, la nostra visione è abbastanza privata (ho già i miei problemi, devo prendermi anche quelli degli altri?), cioè guardiamo poco la sofferenza universale, questo però, non è mai un bene. Infatti, se dall'altra parte della terra inquinano l'aria, poi sarà anche un problema nostro. Tutto questo si sa.
La maggior parte degli individui, considerano i temi universali fuori dalla realtà della loro vita, anche se ne vedono gli effetti, ma solo marginalmente. Prima o poi i conti bisogna farli e a un certo punto dell'esistenza della persona esce fuori l'interesse, ad esempio quando si è stati toccati dal dolore. In questo caso, si comincia a cercare e a esprimersi con più curiosità nei confronti dell'ambiente circostante, uno dei mezzi è la fotografia.

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