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Dettami classici o innovazione dell'immagine?


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user20639
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inviato il 01 Marzo 2015 ore 20:38    

L'ipocrisia nascosta e strisciante dei censori, è una pratica fra le più bachettone, spesso nascosta dai pudori, pratiche anacronistiche della storia, ma diventano ridicole nel Web.
Mi riferisco al finto pudore e rispetto nei confronti dell'arte della fotografia, poichè alcune persone amano stigmatizzare le immagini che non corrispondono alle loro coordinate di lettura classica. Praticamente la sperimentazione e la ricerca è vista da questi censori come una ridicolezza. Un pò come i poveri impressionisti, quando dovettero fuggire dalle mostre per non incorrere all'ira delle concezioni classiche che accusavano gli impressionisti di sporcare con le loro croste le tele.
I linguaggi del web stanno cambiando, formando delle vere spaccature, a volte sono difficili le analisi, ma i classici della fotografia non lasciano spazzi per le nuove frontiere e concezioni, barricandosi dietro le loro regole sicure e già sperimentate.
Quale è il rischio da parte dei classici, continuare ad emulare i loro idoli-maestri, scavando in ambiti già sviscerati per generazioni.
Per i fotografi che sono dediti alla ricerca: si trovano in una terra di nessuno, la sperimentazione è, osare dove nessuno ha provato prima rischiando molto, anche dei lavori ingenui.

Naturalmente, anche se provengo dalle concezioni classiche, vorrei fare un reset, ricominciando e rimettendo in discussione tutto quello che ho fatto. Penso ne varrà la pena anche se rischierò molto di più.

Altra pratica davvero odiosa, è quando i censori, con la scusa della fotografia si divertono a ridicolizzare la persona, questa pratica offensiva, è sempre rinnegata, come quelli che nascondono la mano dopo aver tirato il sasso, ma la discussione non può progredire se non c'è il coraggio di chi offende a dire le ragioni.
In questo contesto alcune persone si sentono oppresse da un tale regime e mancanza di libera espressione, così che, nel futuro, potremmo assistere ad un abbandono di massa di alcuni fra i più sensibili e forse con le idee più innovative, capaci di vera ricerca e risultati nuovi.

Sarebbe bello conoscere i vostri pareri.

avatarjunior
inviato il 01 Marzo 2015 ore 22:14    

Sei riuscito a sintetizzare un concetto in linea con il mio pensiero. Purtroppo troppo spesso l'ipocrisia e la paura di essere uniforma il pensiero verso il comune sentire e vedere. Non mi è mai piaciuto il grigio: preferisco l'alternanza tra il nero e il bianco.Cool

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2015 ore 22:33    

una delle sfide più grandi della democrazia è quella di mantenere alte le condizioni di pluralismo e meritocrazia.

Le civiltà più virtuose non sono quelle più democratiche ma quelle dove la democrazia è la conseguenza della meritocrazia. Sembra un gioco di parole ma è così secondo me.

Fin tanto che i censori sono persone con molta esperienza ma poca cultura i processi che descrivi saranno sempre gli stessi o peggio.

L'indignazione ( che condivido in linea di principio) che esprimi è già essa stessa un limite al processo di crescita virtuosa della discussione dove tutti possono intervenire.

partire in quarta spostando la discussione da un lato solo non crea le giuste condizioni secondo me.

Io nello sport ho avuto modo di fare sia l'agonista che il giudice e a distanza di tempo capisco molto meglio certe dinamiche e come il cervello si adatta alle situazioni a seconda del ruolo che abbiamo.

I principi per essere difesi devono essere messi sempre in discussione con chi (civilmente) non li condivide per essere sempre attuali.

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2015 ore 22:54    

Per quanto riguarda la parte finale del tuo discorso, ovvero la ridicolizzazione della persona, condivido in pieno e senza riserve.
Troppo spesso, in nome di un non ben precisato interesse per il "vero" in fotografia, si passa sopra l'individuo con modalità becere. E questa è pratica che io pure trovo intollerabile. Sempre.

Per la prima parte invece, pur comprendendone il senso, che trovo condivisibile in generale, fatico un pò ad abbracciarlo fino in fondo. Perchè se da una parte il rischio è quello che tu indichi (che c'è e come ricordi c'è sempre stato), dall'altra è forte quello di un relativismo che finisce per elevare ad arte qualunque forma di "famola strana", di un accostamento all'immagine che diventi parimenti acritico, in senso uguale e opposto.

Che atteggiamento tenere allora? Credo che l'indicazione di fondo, di sempre, ovvero cercare di dotarsi del maggior senso critico possibile, essere sempre cauti nel considerare le proprie personali opinioni come dati di fatto, non essere mai sufficientemente paghi nella ricerca di una più viva apertura mentale, resti la bussola più convincente.

E in ultimo, visto che il territorio non è il più adeguato alle certezze "definitive", scontrarsi, quando lo si ritiene, sulle idee. Decisi nelle proprie opinioni, ma fortemente attenti a quelle opposte.
Senza la necessità di accettarle necessariamente come giuste, ma lasciandosene in qualche misura contaminare, evitando di rimanere impermeabili.

Come dice Michelangelo, se ben intendo un suo passaggio, a prescindere dalla parte di barricata in cui ci mettiamo, il problema rischia di essere la barricata in se...

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2015 ore 23:01    

@Francesco.merenda

applausi e ammirazione, finalmente un uomo che ha nelle parole lo spessore degli anni della sua età.

sono un po alla deriva ormai nel forum e leggere delle parole intelligenti e sopra tutto pesate mi da di nuovo la forza di tornare.
Questo forum ha ancora i numeri per essere interessante ma il gioco si fa sempre più duro :)

grazie

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2015 ore 23:02    

Michelangelo.... se mi stai dando dell'anziano attento a te! MrGreen

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2015 ore 23:04    

è un complimento in questo forum quando dovrebbe essere una cosa normale tra persone adulte.

Scherzi a parte condivido in pieno l'atteggiamento ed è il modo giusto di affrontare una discussione e di crescere.

user20639
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inviato il 02 Marzo 2015 ore 8:10    

Nelle filosofie e nelle arti più evolute, perfino nel campo religioso, il dibattito è molto intenso sulla questione scientifica e tecnologica dei nostri tempi. La situazione è oggettiva e molti affermano che l'avanzamento della scienza e della tecnica dei ultimi decenni ha portato l'uomo molto più avanti della sua capacità di responsabilità, in breve, la dimensione culturale e spirituale non è progredita al passo della scienza. La scienza ha dato nuovi mezzi, ma l'uomo non è ancora in grado di comprendere e utilizzare in senso fondamentale. La questione è, possiamo aver creato un mostro che non comprendiamo a pieno e non riusciamo ad utilizzare per il bene comune?
Da qui, il bisogno di comprendere il nuovo, la necessità di possedere la responsabilità culturale e spirituale per saper gestire a fin di bene le nuove scoperte.
Mai come adesso, abbiamo necessità di capire il cammino dell'uomo. Opporsi o tergiversare con le morali del passato, ci fa solo aumentare un divario fra uomo e responsabilità dello stesso: nei confronti del futuro del pianeta.

Chiaramente, nel campo della sperimentazione e della ricerca dell'arte, ci si è, sempre scontrati con la tradizione, ma la vera fatica dell'arte, è sempre nell'avere lo sguardo verso il futuro: nella terra di nessuno, del non sondato.

Grazie che siete intervenutiSorriso

user20639
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inviato il 02 Marzo 2015 ore 10:01    

La questione si allaccia stretta a quello che sta succedendo nel nostro piccolo, ma che è, uno specchio del mondo.
Dobbiamo essere molto diffidenti nei riguardi dei capi tribù che si auto costruiscono la riserva, cominciando a creare steccati e a stigmatizzare tutto quello che non rientra nell'ambito di certe regole classiche. Nella logica di questi paradigmi: non c'è nulla di buono, anzi ci sono solo notevoli danni.
Nella storia dell'arte non è mai successo che un artista copiatore o banale potesse avere successo nel campo dell'arte, anche se spesso gli autori banali diventano molto ricchi. Usare la pratica della denigrazione, usare sistemi ironici per screditare quello che non si capisce dell'arte, è dissacrante.
L'arte deve vivere in ambienti liberi per potersi sviluppare, quando l'arte è frenata o impedita non può esserci innovazione.
L'obbiezione più frequente, è quella, che solo pochi lavori possono considerarsi arte, questo è verissimo, ma è solo in ambienti liberi e con il germe dell'innovazione che può nascere qualcosa. Perciò, nulla giustifica la denigrazione di un giovane ai primi scatti che ha la sventura di incappare con il censore che gli spiega di essere in una strada sbagliata e di ritirare le proprie fotografie. In questi ultimi giorni ho assistito, ad esecuzioni sommarie, con branchi di bacchettoni, pieni di falsi pudori, accanirsi in autori di fotografie nuove e piene di senso.
Meglio la spontaneità di un mi piace o di qualche consiglio, piuttosto che l'autore ritiri i suoi lavori o addirittura rinunci, per colpa della denigrazione. Il danno potrebbe essere enorme, nel fare il tiro al bersaglio e non c'è nulla di costruttivo, se mai, potrebbe succedere che una persona che ha un grande potenziale si auto escluda con una perdita enorme per tutti. E' certo che i veri artisti della fotografia non sono molti e non nascono come i funghi, ma non dobbiamo frenare quello che non si conosce in nome delle regole del passato.
Rammento inoltre, che la fotografia è costruita dalla persona e non dalla macchina fotografica e ogni persona è un universo con un firmamento infinito, se vogliamo capire bisogna avere rispetto per l'altro.

user15476
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inviato il 02 Marzo 2015 ore 13:46    

Credo che l'indicazione di fondo, di sempre, ovvero cercare di dotarsi del maggior senso critico possibile, essere sempre cauti nel considerare le proprie personali opinioni come dati di fatto, non essere mai sufficientemente paghi nella ricerca di una più viva apertura mentale, resti la bussola più convincente.


L'obiettività richiede di vedere non soltanto l'oggetto qual è ma anche se stessi quali si è nel senso di essere consapevoli della costellazione particolare nella quale ci si trova come osservatori relazionati all'oggetto osservato. Bisognerebbe considerare non solo la natura dell'oggetto ma anche quella del soggetto.

user46920
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inviato il 02 Marzo 2015 ore 19:20    

La questione è, possiamo aver creato un mostro che non comprendiamo a pieno e non riusciamo ad utilizzare per il bene comune?

sicuramente ... anche se in generale il fatto dell'assenza di comprensione forse non è del tutto "nostra", ma anche dei "gestori" (come dice Falena). Di certo qui in Italia il gap di comprensione di certe tecnologie è dovuto alla "gestione" degli ultimi 50 anni di ×-venduti-senza coglioni-ladri che hanno inzozzato le posizioni di governo di questo paese e mantenuto molto basso i livelli di progresso della popolazione (ed è visibile già da un po').

Il "bene comune" può esercitarsi esclusivamente nelle condizioni ideali; sicuramente se manca una "guida" che voglia intraprendere quella direzione, sarà difficile ci si arrivi Triste

Nel piccolo del Sito, il processo è identico per principio, con la differenza che qui potrebbe essere una dittatura, invece non mi sembra che Juza sia un dittatore.

Se si vuole convivere al meglio, bisogna smettere le barricate e costruire quello che serve per ognuno, con consapevolezza e pratiche adeguate. Forse servono anche i recinti, come servono le case e i luoghi di aggregazione pubblici, quindi luoghi di creatività varia, ecc.

... però:
Rammento inoltre, che la fotografia è costruita dalla persona e non dalla macchina fotografica e ogni persona è un universo con un firmamento infinito...

... non credo che chiunque usi la fotocamera abbia ispirazione a tutti i costi di produrre opere d'arte, inoltre non credo che la fotografia sia solo ed esclusivamente arte.
Anzi, credo che la fotografia sia un mezzo di documentazione che nelle sue evoluzioni abbia preso varie strade, tra cui quella dell'arte insieme a photoshop, quella del divertimento con i selfie e le cazzeggiate simili, ma anche quella del semplice hobby: molti si approccino alla fotografia solo come passatempo, senza pretese, come un altro (es: la bicicletta o la ginnastica, ecc).

user20639
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inviato il 03 Marzo 2015 ore 10:17    

Meno male, che il relativismo esiste ed è sempre esistito, addirittura è una questione scientifica. Nella fenomenologia del relativismo si studiano tutti i fenomeni, altrimenti, si dimentica che ogni individuo è unico e irripetibile, anzi, ogni essere vivente. E' proprio una caratteristica della vita e della natura universale.
Facciamo sempre i confronti fra il bello e il brutto, ma non ci rendiamo conto che sono due facce della stessa medaglia, quello che bisogna combattere dentro di noi, è l'indifferenza, che è assai peggiore del brutto o del bello, perchè si tratta di nulla e di pigrizia.

Il nostro nemico: rimane la banalità, quando si considera la bellezza o la bruttezza un canone, si ritorna alla banalità dell'indifferenza, poichè tutti, nel proprio intimo, considerano bello e brutto quello che è più vicino e chiaro per loro, nel loro mondo. Basta osservare l'antropologia umana...
Il canone di bellezza, è solo un'altra arroganza del mondo costituito della cultura occidentale, una superbia smisurata, che vuole imporre e definire: anche ciò che è più interiore. Una certa bellezza, è solo una certa cultura.

Se vogliamo continuare nella globalizzazione, anche quella delle nostre menti, prego... ecco, cosa insegnano i capi tribù nostrani.

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Qua si parla del divenire, di questioni aperte...di futuro:

Nella Letteratura, ad esempio, in Proust il tempo è interiorizzato e vissuto in rapporto alla propria sensibilità ed esperienza. Con il suo capolavoro "Alla ricerca del tempo perduto" ci propone una concezione innovativa del tempo in cui " un'ora non è soltanto un'ora, è un vaso colmo di profumi , di suoni, di propositi, e di climi" che riaffiorano alle nostre memorie tramite reminescenze involontarie.

Nella Fisica è Einstein a stravolgere la concezione del tempo e dello spazio con la sua Teoria della Relatività del 1905. Per lui non esistono punti di riferimento privilegiati.

Quasi contemporaneamente Picasso introduce il concetto di Relatività nell'Arte. Si rende conto che la realtà è soggettiva, perchè vista da un'unica prospettiva; cerca allora di rappresentarla in modo oggettivo e integrale, superando i parametri della geometria euclidea e della prospettiva, che con lui diventa spaccata e frantumata in volumi. Aggiunge una quarta dimensione, il tempo, per conoscere in modo completo la realtà, per avere contemporaneamente una visione dell' oggetto da più prospettive.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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