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Iperfocale







avatarjunior
inviato il 11 Giugno 2026 ore 20:13    

Sono valori approssimativi ma sono utili per capire che il CoC che consideriamo è fondamentale in tutti questi discorsi.


Totalmente d'accordo. Infatti, un C.o.C di circa 5 micron se confrontato con il valore nominale per una FF ( 30 micron), dice cosa viene apprezzato da un soggetto che, possedendo una acuità visiva da "occhi di aquila", osserva in modo confortevole una immagine, generata da un sensore con un pitch di circa 5 micron, su di un monitor con ingrandimento al 100%.

avatarsenior
inviato il 11 Giugno 2026 ore 21:35    

Il PDF l’ho letto (tempo fa…).
Non sto sostenendo che M. nella formulazione del suo metodo utilizzi il CoC. Questo è pacifico.

Mi rivolgevo a chi usa la formula della PdC, poiché nell’articolo che tu hai citato M. afferma che il CoC comunemente utilizzato non è abbastanza severo.

avatarsenior
inviato il 11 Giugno 2026 ore 23:49    

Il metodo M ha una limitazione data dalla diffrazione a f/16, per esempio.
Interrogata l'AI su cosa succede con una m4/3, il consiglio è di non superare f/4 o f/5.6 per pararsi dalla diffrazione. È una sciocchezza. Condivisa da quasi tutti gli Juzini, specialmente quelli che non conoscono Schade. Oppure confrontano il cerchio di Airy con il pixel pitch di un m4/3 e concludono che già f/8 è anatema.
Ho tre Nikon 1 con sensori 1" più piccoli di un m4/3. Scatto a f/16 e non me ne pento più che tanto.
Fermarsi a f/5.6 è il risultato di ragionare soltanto nel dominio spazio, intuitivo ma incompleto.
Se si ragiona ANCHE in termini di frequenze spaziali (che significa estendere ai sensori digitali le proprietà delle DFT) si scopre che sensel più piccoli compensano la diffrazione meglio di sensel più grandi.
Quindi occhio alla AI quando la si interroga sulla diffrazione in fotografia digitale.
È come se fosse stata istruita da uno Juzino medio, che palesemente non sa come funziona la diffrazioneEeeek!!!

avatarsenior
inviato il 12 Giugno 2026 ore 13:58    

Ma poi basta vedere le recensioni degli obiettivi, dove quasi mai la nitidezza crolla al valore del diaframma più chiuso, ma tutt’al più torna ai livelli della massima apertura.
Io tutto questo terrore della diffrazione non lo capisco, ma sarà anche lui frutto del pixel pipping, perché ai tempi della pellicola sì, se ne parlava, ma non ricordo in termini così terroristici.

avatarjunior
inviato il 12 Giugno 2026 ore 15:05    

Inoltre considera un altro particolare importantissimo: l'obiettivo che hai usato per le fotografie portate come esempio è una realizzazione "vecchia scuola", ossia poco nitido a TA e col picco qualitativo posto intorno a f8... fosse stata un'ottica sulla falsariga degli Art, ossia perfetto già a TA, la differenza fra quelle due fotografie sarebbe stata abissale!


Che la foto non sia il massimo ne sono consapevole, a f1.5 e a mt 2 se è a fuoco il centro dell'oggetto magari i bordi non lo sono, oppure è stata semplicemente scattata male ma il mio scopo non era quello di provare l'ottica. Comunque il Voitgtlander VM 35 1.5 asph., oltre ad essere molto luminoso e di recente progettazione, adotta vetri ad alto indice di rifrazione ed è dotato di due lenti asferiche bifacciali il tutto in 188 g. e 53x36 mm, non so come possa essere definito di "vecchia scuola".
In merito alle prestazioni basta guardare la mia galleria del Marocco, ce ne sono anche a massima apertura, inoltre ho anche ottiche di indiscutibile pregio in competizione col Nokton (Super Elmar 21, Apo Lanthar 28, Apo Summicron 50) ma alla fine resta quello che mi da più soddisfazione e non solo per la lunghezza focale.

avatarjunior
inviato il 12 Giugno 2026 ore 15:05    

Ma poi basta vedere le recensioni degli obiettivi, dove quasi mai la nitidezza crolla al valore del diaframma più chiuso, ma tutt’al più torna ai livelli della massima apertura.


Forse abbiamo visto test differenti. Quelli che seguo, da quasi 50 anni, raccontano qualcosa di diverso. I migliori obiettivi, quelli che già a T.A. raggiungono o quasi le migliori prestazioni, al chiudersi del diaframma le riducono, in genere in modo deciso. Mentri quelli meno "prestanti", vuoi per scelta o vetustà progettuale, le vedono migliorare al chiudersi del diaframma....

avatarsenior
inviato il 12 Giugno 2026 ore 17:36    

Comunque il Voitgtlander VM 35 1.5 asph., oltre ad essere molto luminoso e di recente progettazione, adotta vetri ad alto indice di rifrazione ed è dotato di due lenti asferiche bifacciali il tutto in 188 g. e 53x36 mm, non so come possa essere definito di "vecchia scuola".
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Ah... peggio allora!
Detto in tutta franchezza da un obiettivo moderno, che oltretutto riprende il suo soggetto praticamente in asse, mi aspetto prestazioni molto, ma mooooolto più elevate Triste

avatarjunior
inviato il 12 Giugno 2026 ore 18:38    

Ok, oltre a quello che hai riportato ho scritto anche altro. Comunque va bene così.

avatarsenior
inviato il 12 Giugno 2026 ore 23:47    

ma il concetto che distanzia me da te, e anche da Maurizio, è che voi vi accontentate di avere "tutto ragionevolmente a fuoco", quindi nulla che lo sia veramente, mentre io preferisco avere un solo piano a fuoco, quello chiaramente dove è posto il mio soggetto, purché sia davvero a fuoco!


A meno che tu non fotografi solamente quadri o francobolli, anche i tuoi soggetti non saranno mai perfettamente a fuoco nella loro interezza; la differenza è che tu sei un po' più esigente nel ritenerli a fuoco, ma il principio è lo stesso: la PdC è un concetto valido, basta solo saperla usare in base alle proprio esigenze.

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2026 ore 9:52    

Anche io mi riferisco a questo discorso dell'amico @Paolo:
Probabilmente a te non interessa fare foto di paesaggio. A parte il discorso di fare più scatti da unire in post che , in questo momento, non ci interessa, in un paesaggio , sia naturale che con manufatti umani, molto frequentemente tu hai spesso nella pratica 3 soggetti da avere ragionevolmente a fuoco:
-un primo piano o primissimo piano con una roccia, un cespuglio, delle foglie,le onde del mare in tempesta, una quinta insomma.
-un piano intermedio con alberi, una barca, una casa
- il fondo all'infinito con montagne, orizzonte, sole etc
In queste situazioni, molto frequenti, devi decidere a chi dare un po' di priorità. E molto spesso la priorità dovrebbe ( ma dovrebbe) essere il piano intermedio ( casa, albero caratteristico, barca) ma poi ti accorgi che in stampa un primo o primissimo piano sfocato fa...schi.fo, è molto brutto. Quindi mettere a fuoco all'infinito è, ripeto nella pratica, l'ultima cosa da fare. A volte un escamotage è rendere il primo piano volutamente mosso ( onde del mare, piante e arbusti mossi dal vento ) in modo che un po' di sfocato non sia fastidioso se aggiunto al mosso. Questa è una furbata che non è solo dettata dall'idea iniziale della foto, ma una necessità contingente
Invece in stampa un po' di sfocato del fondo spesso da meno fastidio e potrebbe significare un po' di foschia che per noi è accettabile.Ma la cosa varia da soggetto a soggetto ovviamente
Quindi, mettere a fuoco all'infinito, anche con un grandangolare, per me no!

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2026 ore 10:08    

In queste situazioni, molto frequenti, devi decidere a chi dare un po' di priorità.


Concordo, se l'estensione è molto elevata, per avere "tutto a fuoco" dovresti accontentarti di un CoC inadeguato (troppo grande) oppure chiudere troppo ed incorrere nella diffrazione troppo pesantemente.

Allora bisogna scegliere. Se per esempio l'infinito non verrà comunque nitido perchè c'è foschia, tanto vale privilegiare il fuoco nelle parti vicine ed a media distanza; se la giornata è tersa e tutto sommato le parti vicine non sono così importanti o verranno comunque mosse (per esempio fili d'erba se c'è vento), meglio essere sicuri che l'infinito sia a fuoco e sacrificare le parti vicinissime.

Spesso però non è così facile calcolare il fuoco migliore, anche perchè non è infrequente che i grandangolari abbiano una certa curvatura di campo; allora per fortuna c'è il digitale e non costa niente fare alcune foto con fuoco leggermente diverso, magari ripetendo per due o tre diaframmi (tipo f/8/11/16 nei casi estremi), io faccio così.

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2026 ore 16:39    

@Claudio fra i tuoi obiettivi di sicuro avrai grandangoli che vanno da 28 mm di focale in giù.
Una volta tanto mettili a fuoco tutti all'infinito con f/16.
Spero che concordi con Merklinger che (lasciando per il momento da parte la diffrazione causata da f/16) avrai col 28 mm a fuoco tutti gli oggetti distanti tra loro 28/16=1.75 mm. Con un 24 mm avrai a fuoco tutti gli oggetti più grandi di 24/16=1.5 mm. Con un 20 mm stesso ragionamento con 20/16= 1.25 mm.
Con un un 16 mm saranno oggetti più grandi di 1 mm.
La lunghezza focale è ben definita all'infinito.
Ho un 14 mm fra i miei grandangoli. Non occorre f/16, o meglio f/16 si ferma a dettagli da 0.875 mm, se imposto f/11, ho a fuoco dettagli più grandi di 1.272 mm, può darsi che mi basti 14/8=1.75 mm, dipende essenzialmente dal soggetto.
Sulle Nikon 1 ho uno zoomino 10-30 mm. Merklinger funziona indipendentemente dal formato del sensore. Imposto a 10 mm f/5.6 con fuoco all'infinito e mi ritrovo a fuoco dettagli 10/5.6=1.786 mm. Ho usato f/5.6 che è troncato, si dovrebbe usare f/5.65685 in questi calcoli.
Interrogare AI è abbastanza rischioso, cmq conferma che Merklinger funziona perché si basa sull'ottica geometrica, la stessa introdotta da Gauss intorno al 1820, la quantistica non c'entra.
Del resto i progettisti di ottiche partono da infinito + geometria ottica mica fanno ricorso alla Fourier Optics che spiega la luce come se fosse un'onda.
Incidentalmente, quando scatti una foto digitale la luce si comporta da particella, non da onda.
Cioè i fotoni (quanti di luce) interagiscono con gli elettroni INTERNI del silicio Si.:-P

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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