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"Mi spiegate questa foto/fotografo?"


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avatarsenior
inviato il 27 Marzo 2026 ore 22:14    

Capirebbe molto,perchè è arte iconografica che raffigura un evento tratto da un libro (vangelo). Quindi chiunque abbia una minima cultura religiosa (la maggior parte) capirebbe di cosa si tratta,anche l'analfabeta a cui è stata raccontata la storia della nascita di Gesù. Poi magari gli possono sfuggire alcuni dettagli e simboli che spesso i pittori introducevano. Quindi il tuo esempio non calza

E meno male che nella mia frase che hai pure citato (ma forse letto distrattamente, o parzialmente ignorato di proposito) avevo scritto chiaro e tondo "senza sapere nulla di nulla", proprio per invitare ad assumere quel punto di vista, con tutte le conseguenze e riflessioni del caso. Comunque la chiave è nella tua risposta: se l'osservatore ne capisce il significato, è appunto perché qualcuno glielo ha spiegato prima. Senza quelle conoscenze, vedrebbe un bizzarro personaggio alato e una signora vestita di azzurro, tutto molto bello ma non proprio comprensibile.

avatarsenior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 0:39    

Se una foto necessita di spiegazione per quanto mi riguarda l'autore fallisce nella comunicazione

Beh, ieri sono andato una mostra sulla civilizzazione (ho messo il link nel club dei fotografi) e ti posso dire che su 150 fotografie forse ne avrei capite 30 senza didascalia. Probabilmente 10 ancora non le ho capite perché avevano solo il titolo e quello non bastava.
Mi verrebbe difficile dire che 100 fotografi che espongono ad una esibizione nel museo del design e della comunicazione di Zurigo hanno tutti dei problemi di comunicazione.
Specialmente se fanno parte di una serie o un progetto (e per forza di cose non si può sempre mostrare un progetto per intero) alcune foto sono quasi impossibili da capire, anche perché a volte non si sa manco cosa sia il soggetto che stiamo guardando.

"Eh ma per capirle devi avere una certa cultura e/o sensibilità"

Ma lo dicono?

avatarjunior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 9:01    

Partendo dalla discussione della sezione "blog", inizio questo thread a tema "mi spiegate questa foto?".
Qua non parliamo di gusto personale, parliamo di cosa l'artista ha voluto dire, parliamo di ispirazioni, di scuole, di movimenti e poi di aspetti tecnici (inteso come artistico-tecnici, non come aperture, iso o sensori). Per questo motivo chiedo a chi vuole partecipare di farsi prima un esame di conoscenza .

Ieri sono andato a vedere una piccola galleria a Berna in cui erano presenti le foto di Luca Wellenzohl.
Metto alcune foto qui e il resto potete vederlo sul suo sito wellenzohn.me/
Dalla sua bio si legge: "Le opere offrono uno sguardo sul mio stato d’animo personale e sul modo in cui affronto le sfide intellettuali ed emotive. La sofferenza, compagna onnipresente dell’esistenza, è un tema ricorrente nel mio lavoro. Anche le sfide politiche del tempo e le questioni di classe ad esse associate trovano eco nelle mie opere.
Esaminando criticamente i miei pensieri, creo uno spazio per ciò che è difficile esternare. Le opere trasmettono quella che mi sembra un’onestà assoluta e che a volte è difficile cogliere razionalmente. Mi considero uno strumento dell'arte per rappresentare l'assoluto e non la mia individualità."
Io già qua vedo una contraddizione tra la prima e l'ultima frase. Il suo lavoro mi ricorda molto Bruce Gilden, almeno in alcuni scatti. Mi chiedo però dove si "collochi" questa sofferenza nelle sue fotografie. Alcune mi risultano inoltre di difficile lettura.
Metto 3 foto, ma andando sul suo sito se ne possono vedere diverse.


ringrazio GKorg di aver aperto questa interessante discussione, per mancanza di tempo non sono riuscito a leggere tutti i commenti ma non mi sono di certo fatto mancare quelli di Motofoto che ritengo sempre interessanti e/o costruttivi e da cui imparo sempre qualcosa, oltre a stimolarmi vari approfondimenti.

Luca Wellenzohl è un fotografo che non conoscevo, ho guardato con attenzione il suo sito internet e per me è stata una piacevole rivelazione e anche una conferma della direzione estetica intrapresa dai giovani fotografi emergenti.

Non ho di certo le competenze per poter rispondere al quesito madre della discussione o a criticare foto o fotografi ma provo comunque a lasciare le mie impressioni perché di certo le sue foto mi hanno colpito molto sopratutto per quella capacità di mantenere un sottile filo conduttore non rivelato: per me è stato come aprire 10 cassetti pieni di cianfrusaglie (che ritengo inutili perché so dove trovare quegli elementi nel caso mi servissero), in 10 armadi diversi ma tutti con lo stesso profumo. Un profumo a tratti familiare che però non riesco a definire con esattezza, non so riconoscere ma sempre presente.

Nelle sue foto percepisco un disordine apparente ma ben organizzato nel rappresentare l' essenzialità del soggetto principale, tale da renderlo impercettibilmente iconico, non quindi un simbolo vistoso ma elementi solo accennati come il sale aggiunto nell' impasto per fare i dolci, un ingrediente che difficilmente si avverte gustando un dolce ma che conferisce un esaltazione dei sapori.
Per me ci sono molti rimandi a diversi fotografi come Michael Northrup o Mark Cohen e anche se nella sua produzione non prevale un certo umorismo, il seme dello scatto apparentemente amatoriale e dello scatto apparentemente casuale è pronto a germogliare, gli manca ad ora un percorso da intraprendere. Intendo un tema, un ossessione perché dalle sue foto vedo una dichiarazione di intenti che va sviluppata e confermata.
Penso sia all' inizio di un percorso e se farà le scelte giuste ci vedo potenziale da sviluppare, per ora ha una produzione limitata di poche foto per ogni serie e molte le toglierei dal sito, ma alcune sono davvero notevoli.





@GKorg_Non ci vedo contraddizione tra prima e ultima frase (come hai dichiarato nel primo messaggi), secondo me intende ricercare l'essenza universale dei suoi soggetti in contrapposizione al suo percepito, all' essenza che si può percepire individualmente come singolo individuo che decide di immortalare la scena, è come se volesse rappresentare non quello che vede ma quello che presume vedano gli altri ed in questo ci vedo coerenza nei suoi scatti. Indubbiamente lasciamogli tempo per imparare a farlo meglio.
Per la sofferenza penso che deve cercarla meglio e cominciare a rappresentarla, a mio parere non è manifestata nel suo sguardo.
Ma non mi fisserei troppo su quella frase, non è oro colato, potrebbe modificarla man mano che aggiunge/toglie foto dal sito, io preferisco limitarmi ad assaporare la scia di aroma che rimane osservando le sue foto.

avatarsenior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 9:30    

E meno male che nella mia frase che hai pure citato (ma forse letto distrattamente, o parzialmente ignorato di proposito) avevo scritto chiaro e tondo "senza sapere nulla di nulla", proprio per invitare ad assumere quel punto di vista, con tutte le conseguenze e riflessioni del caso. Comunque la chiave è nella tua risposta: se l'osservatore ne capisce il significato, è appunto perché qualcuno glielo ha spiegato prima. Senza quelle conoscenze, vedrebbe un bizzarro personaggio alato e una signora vestita di azzurro, tutto molto bello ma non proprio comprensibile.



Mi era sfuggito,non credere che io mi diverta a scrivere nel forum "parzialmente ignorando di proposito" quello che l'altro dice.
Ma quindi si torna a quanto ho detto: ci vuole un minimo di cultura,a prescindere,e non è compito dell'autore fornirla. Anche perchè sarebbe complicato. Per certe cose non basta una didascalia

Ma poi c'è un'altra questione,molto importante. Chi creava dipinti iconografici sapeva benissimo che il pubblico avrebbe capito di cosa si stava parlando. Sapeva che sarebbe stato colto

E questo dovrebbe farlo anche un fotografo. Se fa un certo tipo di scatti deve tenere ben a mente a quale tipo di pubblico si sta indirizzando e non pretendere che tutti la possano capire e guardare dall'alto al basso chi non riesce/può.
La discalia o la spiegazione avranno efficacia verso coloro che avranno comunque un minimo di cultura forografica. Se bastassero le didascalie o una spiegazione sommaria prima della mostra,per ovviare ad una mancanza di cultura sarebbe bello,ma non è così.

Il problema è quando anche chi ha una certa cultura(e dopo aver letto spiegazioni ecc) non riesce ad apprezzare il lavoro. Per quanto mi riguarda allora è il fallimento del fotografo

Ma spesso io vedo,da parte di questi (ma anche di altri artisti),lo scaricare il proprio fallimento comunicativo sul fruitore finale. E se ci fate caso questo tipo di fotografo rimane chiuso della sua stretta nicchia di conoscenze e più di tanto non riesce ad andare oltre. Ma ovviamente sarà sempre e solo colpa degli altri,mai sua.

Ovviamente sto parlando di lavori concettuali

avatarsenior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 9:41    

Beh, ieri sono andato una mostra sulla civilizzazione (ho messo il link nel club dei fotografi) e ti posso dire che su 150 fotografie forse ne avrei capite 30 senza didascalia. Probabilmente 10 ancora non le ho capite perché avevano solo il titolo e quello non bastava.
Mi verrebbe difficile dire che 100 fotografi che espongono ad una esibizione nel museo del design e della comunicazione di Zurigo hanno tutti dei problemi di comunicazione.
Specialmente se fanno parte di una serie o un progetto (e per forza di cose non si può sempre mostrare un progetto per intero) alcune foto sono quasi impossibili da capire, anche perché a volte non si sa manco cosa sia il soggetto che stiamo guardando.


Indirettamente,rispondendo a Ironluke,ho risposto anche a te. Io non sono contro le didascalie.
Non ho mai parlato di discalie se ci fai caso,ma di spiegazione approfondita da parte dell'autore.
Può esserci una spiegazione all'inizio della mostra (anzi,deve esserci),poi alcune didascalie(brevi) sotto ad ogni foto. Poi il resto lo deve fare chi osserva.
E si torna a prima. Cultura personale,efficacia del lavoro dell'autore,consapevolezza da parte dell'autore a chi si sta rivolgendo.
Quello che a me da fastidio,ma era una parentesi,è l'assenza totale di autocritica da parte di alcuni personaggi.
E questo successe anche in altre forme d'arte,come nella musica classica ad esempio.Te lo assicuro.

Ma lo dicono?


Succede,si. Non lo dicono in faccia a chi usufruisce l'opera,ma se parli con loro e magari chiacchieri sul poco riscontro di una loro mostra spesso salta fuori che è colpa degli altri. Che ovviamente non capiscono

avatarsenior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 12:29    

E questo dovrebbe farlo anche un fotografo. Se fa un certo tipo di scatti deve tenere ben a mente a quale tipo di pubblico si sta indirizzando e non pretendere che tutti la possano capire e guardare dall'alto al basso chi non riesce/può.

Ma esattamente chi è che pretende che tutti possano capire? Di solito, in queste discussioni, si assiste piuttosto al contrario: è il fruitore che, se non capisce, si inalbera e bolla tutto come spazzatura, invece di considerare appunto anche l'eventualità di non rientrare nel pubblico a cui l'autore si rivolge. In ogni caso la possibilità di approfondire informandosi (un libro, un'introduzione a una mostra, una didascalia, una domanda all'autore, e così via, sono tutti mezzi validi) esiste per chiunque sia interessato a farlo.

avatarjunior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 12:51    

Boh non lo so
Spesso chi lavora a livello concettuale tratta temi universali che interessano l’essere umano in quanto tale.
Quindi, se non è l’argomento, cosa definisce il pubblico a cui l’opera si rivolge?

avatarjunior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 14:18    

“ nella sua produzione non prevale un certo umorismo, il seme dello scatto apparentemente amatoriale e dello scatto apparentemente casuale è pronto a germogliare, gli manca ad ora un percorso da intraprendere. Intendo un tema, un ossessione perché dalle sue foto vedo una dichiarazione di intenti che va sviluppata e confermata”
@Novebis
Credo di non essere riuscito a capire questa parte del tuo intervento: detto così significa che questo autore ha un linguaggio personale di cui sarebbe anche padrone ma non ha un discorso personale da dire? Se così fosse saremmo al manierismo puro e semplice, a casa mia non é proprio un attestato di stima, anzi!
Probabilmente ho interpretato così la tua frase perché potrebbe (per me) essere giusta in relazione al tipo in questione. In pratica c’è un “odore” ossia una sensazione emanata nel complessvdalle immagini, ma non un vero tema,non qualcosa che faccia da punto di partenza della raccolta.
Su altre cose sono in disaccordo: a 26 anni si è giovani certo ma in ambito artistico già ricchi di cose da dire, di ossessioni, sogni e denunce. A 26 anni secondo me è un po troppo presto per avere uno sguardo ironico. Oltretutto si può crescere a condizione di mettersi in discussione cosa che non si addice a “uno strumento dell’arte” . Altra cosa: io ribadisco che il presentarsi in quella forma è indice di cattivo gusto, non una provocazione e nemmeno un “manifesto ideologico/estetico” : non ve ne é traccia nella galleria.
Accettare acriticamente che un autore parli di sé stesso come un critico (che é indice di autoreferenzialità) fa presupporre che sia un atteggiamento ormai condiviso, forse persino auspicato, da molti che godono narcisisticamente del loro dandysmo. Io spero che non sia questa la strada dei giovani fotografi.

avatarjunior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 16:47    

Credo di non essere riuscito a capire questa parte del tuo intervento:

@Ramirez71_quella frase era riferita ad analogie riscontrate con gli autori che ho citato, i primi nomi che mi sono venuti in mente, ma potrebbe riferirsi anche a molti autori contemporanei dove ho notato alcuni fattori denominatori come umorismo e/o ironia - casualità e/o irripetibilità - stile amatoriale ma consapevole. Con uno o più d' uno di questi tre fattori opportunamente dosati alcuni autori creano l' effetto WOW ed altri li amalgamano nelle loro immagini in maniera sottesa, ed è il caso a mio parere del nostro Luca Wellenzohl, avverti che nella stanza qualcuno ha fumato ma riconosci che non è la stanza di un fumatore e per me questo ha molto fascino perché è come la ferita di uno spadaccino che potrebbe infliggere un colpo mortale ma non affonda la spada.
Sto cercando di dire che avverto nelle sue foto in maniera soffusa questo linguaggio contemporaneo e che trovo anche in altri autori ma è una sensazione indefinita, si avverte ma sparisce quasi nello stesso momento in cui l' ho individuata.

Scusate non so come spiegarlo meglio, comunque credo che hai inteso abbastanza quello che volevo dire, ma non sono d' accordo sul manierismo, lui non si accontenta di imitare i canoni estetici contemporanei ma fa capire che ci sono senza farteli vedere, è come osservare un prestigiatore, sai che la magia è frutto di un trucco ma non riesci a vederlo.

avatarjunior
inviato il 28 Marzo 2026 ore 18:18    

Grazie.

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2026 ore 10:11    

Succede,si. Non lo dicono in faccia a chi usufruisce l'opera,ma se parli con loro e magari chiacchieri sul poco riscontro di una loro mostra spesso salta fuori che è colpa degli altri. Che ovviamente non capiscono
*********************************************

E non viene in mente ad alcuno che forse sono proprio loro a non sapersi spiegare?
O non è, addirittura, che non hanno niente da dire e accusano gli altri di non capire il loro NON AVER NIENTE DA DIRE?

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2026 ore 10:19    

Spesso ci si ferma al bella brutta usando un senso estetico basico e con l'idea che la foto sia solo decorativa.
Come discussi in precedenza c'é un problema legato all'istruzione, siamo bombardati da immagini ma nessuno insegna a leggerle.
Quindi é facile trovarsi disorientati di fronte a una serie che prende delle scelte estetiche dettate da una logica che va oltre il: questa foto in salotto starebbe bene

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2026 ore 10:45    

Ma esattamente chi è che pretende che tutti possano capire?


Ci sono autori che sovrastimano le persone che sono in grado in comprendere quello che fanno e succede sia perchè pensano che il loro messaggio sia più chiaro di quello che è in realtà,sia perchè pensano che le persone,"semplicemente" leggendo l'introduzione di una mostra o delle didascalie siano poi in grado di comprendere del tutto.

Poi ci sono anche degli autori che in realtà non hanno niente da dire,scimmiottano un qualcosa e poi sollevano molto fumo con frasi mirabolanti e senza molto senso perchè gli piace sentirsi "artisti".

Di solito, in queste discussioni, si assiste piuttosto al contrario: è il fruitore che, se non capisce, si inalbera e bolla tutto come spazzatura, invece di considerare appunto anche l'eventualità di non rientrare nel pubblico a cui l'autore si rivolge. In ogni caso la possibilità di approfondire informandosi (un libro, un'introduzione a una mostra, una didascalia, una domanda all'autore, e così via, sono tutti mezzi validi) esiste per chiunque sia interessato a farlo.


Parlavo del mondo reale,quello fuori da questo forum. Comunque hai ragione,succede anche quello che dici e in un forum di fotografia è abbastanza grave.
Sulla possibilità di approfondire è vero,ma se mancano le basi è comunque dura. Se prendo una persona che ha la terza media (senza offesa ovviamente),senza alcuna educazione visiva,senza aver mai studiato un po' di storia dell'arte,niente. E questa persona la porto ad una mostra molto particolare,anche se le spiegherò per filo e per segno ogni cosa non riuscirà mai a capire e apprezzare del tutto perchè le manca un certo tipo di background.
Sei invece la stessa persona la porto ad una mostra di un fotografo di guerra capirà molto bene ugualmente quello che sta vedendo.
Il contenuto del messaggio e il tipo di linguaggio si rapporta ad un tipo di cultura del fruitore

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2026 ore 11:14    

Scusate, sono su un salone e ho davvero pochissimo tempo.

A volte, anche un segno semplice e' difficile da comprendere. Anche se a monte c'e' un lavoro ed una ricerca durata anni. In quel caso il valore, ovviamente, non sta nell' opera. Ma nel significato dell'opera.

Evidentemente e' difficile inizialmente capire un' opera senza conoscere l'autore.
Sotto questo aspetto sono d'accordo con Matteo.
Penso ad esempio ai quadrati blu di Klein. Se ci si trovasse di fronte ad una sua opera per la prima volta, verrebbe spontanea la frase " questo posso farlo anche io" In realta', no. Tu non potresti farlo. Perche la ricerca del colore ha impegnato l'artista per anni e lo ha portato a fabbricare un colore che non esisteva prima.

Detto questo, bisogna dire che una fotografia comunque dovrebbe mantenere un certo linguaggio formale. In modo da rispettare l'osservatore e permettere una lettura della fotografia. Cioe' la fotografia dovrebbe veicolare messaggio e codice per decifrarlo.

La fotografia e' essenzialmente immagine. Deve essere leggibile.
Nel momento in cui la contamini con interventi sulla materia stessa della fotografia, la trasformi. Cessa di essere fotografia ma diventa opera d'arte che include la fotografia.

Scusate, devo scappare. Riprendero' piu tardi.

avatarsenior
inviato il 30 Marzo 2026 ore 13:22    

@Stylo, adesso mi è più chiaro e in quei termini lo trovo un punto di vista condivisibile. Quasi mi ero immaginato un fotografo che costringesse il pubblico ad ascoltare le spiegazioni sulla sua opera, umiliando chi avesse mostrato la minima espressione di disinteresse o perplessità. MrGreen Credo comunque che alla fin fine rimanga inevitabilmente al fruitore la responsabilità di acquisire, se è interessato e se da una parte o dall'altra per qualsivoglia ragione sono carenti, gli strumenti utili a capire ciò che sta guardando.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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