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Il dilemma della fotografia.


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avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 9:08    

Le foto di Sabbagh vengono dal lavoro made in Italy, una serie di 27 ritratti di giovani uomini tra gli 11 e i 22 anni.
I ragazzi sono fotografati di fronte al mare, a torso nudo, sguardo frontale, e indossano tutti un pantalone molto più grande della loro taglia.
I soggetti sono ragazzi italiani figli di italiani, italiani figli di immigrati, e immigrati figli dell'Italia, accompagnati da etichette che li descrivono come un vero e proprio prodotto, cito le parole di Sabbagh: "l'unico prodotto spendibile: un futuro di integrazione."
Il titolo fa riferimento al fatto che l'Italia é definita paese delle tre f, food fashion e furniture, sabbagh aggiunge questa quarta f.
Il mare non é un caso, é la soglia che alcuni hanno attraversato e altri devono ancora attraversare
Il pantalone grande rappresenta il loro tentativo di integrarsi in qualcosa non pensato per loro.
Sono foto apparentemente semplici ma molto simboliche in tutto stampa scelta compresa.
I colori freddi non funzionerebbero nella foto della Dias, come il corpo unto non ha senso qui.
Hanno due obiettivi diversi e questo ne influenza le scelte
Entrambi hanno creato foto molto pulite e perfette se vogliamo, ma se in una hai ragazzini goffi in un altra la goffaggine non sarebbe accettabile.
Se puoi usare parametri simili per una prima lettura superficiale vanno poi osservare in modo diverso

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 9:57    

Questo nelle intenzioni dell'autore. E certamente le fotografie, prese nel complesso assumono un senso che puo' combaciare con le intenzioni.

Le tre fotografie, prese singolarmente, pero' non hanno la stessa forza e la stessa destinazione del lavoro completo.
Voglio dire. Osserviamo le singole fotografie per cio' che sono, per cio' che comunicano. Per come le hai presentate.
Playboy e' una destinazione ben diversa e sicuramente il lavoro complessivo si distinguera' rispetto al lavoro di Sabbagh. Ossia prendera' definitivamente un'altra strada.
Stiamo pero' cercando di definire ed osservare la singola fotografia, non il lavoro complesso ed articolato degli autori.

detto questo, dimentichiamo per un momento gli autori e la loro storia. Concentriamoci sulle fotografie per quel che sono.

Io non trovo i ragazzini goffi.. Li trovo decisi ed arroganti. perlomeno quelli presentati nelle fotografie in questione.
Sono solo apparentemente goffi ma son fatti della stessa materia di Teela.

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 10:10    

É questo il punto non ha senso guardarle con gli stessi parametri

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 10:22    

Qui si... Stiamo cercando di fornire uno strumento. Un metodo di lettura di una immagine che restituisca all' osservatore di una fotografia qualsiasi la capacita di comprendere se una foto e' buona. Non se lo e' nel contesto di un lavoro.
Non conoscere l'autore.

Per conoscere storia e intenzioni dell'autore, basta una ricerca accurata e minuziosa su un qualsiasi motore di ricerca.
Anche leggere la critica (fatta da altri) permette di piegare il nostro senso estetico ed il nostro giudizio a favore delle intenzioni dell'autore. Ma e' un po' come ripetere a pappagallo la versione ufficiale.
Altrimenti ti troverai con torme di persone che osannano "i coniugi Arnolfini" per l'uso dello specchio. Mentre nessuno notera' la pennellata,il dettaglio e la luce di quel quadro.


Penso che di fronte ad uno scatto, si debba innanzitutto leggere l'immagine. Poi documentarsi sull'autore e sul lavoro ed , eventualmente, rivalutare o confermare l'opinione personale sullo scatto.

In fondo qui si parla di fotografia.. non di Autori ed Artisti.

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 10:26    

La domanda iniziale invece era proprio quella, avere una chiave di lettura per opere non solo decorative

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 10:35    

Va bene, ma il B A BA della lettura parte esattamente dalla capacita' di leggere l'opera per quel che e' e per cio' che simboleggia, no?. Poi il contesto, l'autore, il lavoro etc ne modificano e raffinano il giudizio.

Se vado di fronte ad un quadro specchiante di Pistoletto, gia' sapendo tutta la storia a monte dell'opera, forse inquino la mia esperienza e l'opera stessa (visto che lo spettatore e' parte integrante dell'opera).





Matteo, devi perdonarmi... io sono un Meccanico...

Per me gli ingranaggi hanno e devono avere un senso di rotazione ben definito..Sorriso

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 10:42    

Ma é proprio quello provare a capire i riferimenti, le scelte e il significato di queste scelte
A volte é più chiaro a volte non é banale

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 10:53    

Certo.. ma per arrivare a capire e cambiare un giudizio.. Devi prima formularlo.

Devi avere la capacita di definire una opinione e dare un giudizio. Poi, cercherai di approfondire e , semmai cambierai il tuo giudizio.

Altrimenti diventa un lavoro nozionista e predigerito. Diventi un contenitore.

Quell'opera di Pistoletto che ho fotografato due vite fa. Prima ti colpisce con e per la sua potenza (pur essendo un semplice specchio) poi ti costringe ad intervenire, posizionando una modella e scegliendo il punto di vista che "apra una porta inesistente".

Alla fine, colpito dall'opera, contatterai Pistoletto e scoprirai che i suoi quadri specchianti sono porte.

Se l'opera e' solida sta in piedi in modo autonomo... senza critiche e fama dell'autore...

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 11:04    

Che poi Pistoletto da quei quadri specchianti ha iniziato un percorso che lo ha portato molto lontano.
Ora, possiamo anche giudicarli dal punto di vista del Segno. Della traccia che hanno lasciato nel mondo dell'arte.
Di come hanno influenzato l'Arte moderna.

Sotto questo aspetto sono una pietra miliare.. e se, dopo aver conosciuto la storia, andassi a vederli. li vedresti con altri occhi.

NON QUELLI GIUSTI.

Lo sguardo corretto e' quello di chi, passando davanti ad uno specchio posizionato in modo sapiente, ne riconosce l'intervento autoriale istintivamente e si ferma.

Quanta gente passa distrattamente davanti ad un quadro specchiante senza riconoscerlo?. Salvo poi tornare, dopo che ha conosciuto la storia, ed osannarlo/stroncarlo.

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 11:56    

Uhm non sono d’accordo Salt MrGreen
Tolta la fotografia puramente estetica (che credo sia il 99% delle foto su juza), se la fotografia ha un messaggio complesso, questo è secondo me non separabile dalla “spiegazione” non tecnica.
Prendiamo l’esempio dei ragazzi di prima: senza contesto, per il 99% della gente è una foto di due ragazzi a petto nudo. Noiosa, anonima. Nel contesto odierno, una foto così, passa meno che inosservata. Io stesso, che sono ben poco acculturato sull’arte, non ci ho visto nulla. Poi Matteo ha spiegato la foto e mi ha permesso di capirl per quello che REALMENTE è. Ora la vedo un modo COMPLETAMENTE diverso.
Quindi secondo me bisogna proprio fare questo per educare: bisogna spiegarle le foto, non analizzarle. Ci metto la mano sul fuoco che, una volta capita, buona parte dei fruitori cambierebbe il proprio giudizio su una determinata foto. E sono anche convinto che sia un processo che, col tempo, può diventare automatico: la sospensione del giudizio e la ricerca del “cosa ci sta sotto”. Però la gente deve impararlo, non è solo un fatto di pigrizia

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 14:33    

Forse c'e' un'altra verita' GKorg
Nel momento in cui viene spiegata, perdi la capacita di "vederla" e ti adegui alla visione dell'artista. (Non che questo sia un male).

Ti rendi conto che il fatto che i due ragazzi per te passino inosservati deriva da una tua incapacita' a "vedere"?
Avresti dovuto notarle. Sono fotografie che hanno la stessa tensione fotografica di una immagine pubblicata su playboy. (non intendo sessuale ;-) anche se la tensione e' presente)

Meno colorate, meno tipizzate. Ma fotograficamente costruite su basi molto simili. Anche se per scopi diversi.

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 15:26    

Non voglio fare il bastian contrario ma io trovo la tua affermazione un po' strana.
Stai dicendo che la scelta del soggetto é ininfluente e che metterli davanti al mediterraneo nel momento delle tragedie delle traversate é ininfluente e che il titolo é ininfluente.
Mo spiace dirlo ma la trovo una posizione senza logica e banalizzante
Parli della fotografia solo per aspetto decorativo quando contesto, soggetto, scelte precise sono quello che fanno la fotografia

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 15:47    

Ho la sensazione, anche netta, che stiamo perdendo l'educazione allo sguardo: si reagisce al punch, al wow, al colore che urla, ma molto meno luce, intenzione, costruzione, sequenza, linguaggio.


Mo spiace dirlo ma la trovo una posizione senza logica e banalizzante

intendiamoci Matteo. E' ovvio che un lavoro sui migranti sia diverso da un servizio per playboy. Penso che sia chiaro a tutti.

pero' e' altrettanto ovvio che la fotografia sia uno strumento e non il fine. Uno strumento di comunicazione che ha regole e limiti precisi.

In questo senso e' possibile splittare e dividere il giudizio di una fotografia In una parte tecnica e "artistica" che costruisce l'immagine (piu o meno bene) ed una parte legata al contenuto ed al messaggio.

La parte tecnica ed esecuzione puo' essere valutata in base a parametri discreti che permettono anche una selezione da parte di algoritmi.

Il contenuto e' piu complesso da valutare per esempio potrei dire che metterli di fronte al mare (o e' un lago ?) non e' riferimento sufficiente per collegare il ragazzo con i migranti che quel mare lo attraversano morendo di sete.
nessun riferimento riconduce ad uno sbarco. Nessuna traccia indica che ci si trovi su una costa soggetta a sbarchi.
Anzi l'aspetto sano ed in forma del ragazzo che ti guarda con aria sveglia da sotto una zazzera pulita e ben lavata, indossando pantaloni di buon tessuto e taglio, suggerisce un milione di altre ipotesi. Tutte altrettanto valide fino a quando non interviene l'autore a confermare la tesi del mare e del migrante.

perche' dunque dovrei pensare ad un migrante e non ad un giovanotto che sta per tuffarsi per scommessa ?

Dov'e' il riferimento nella fotografia? Quel mare che fa da fondale e' molto debole come simbolo. Me lo devi dire che rappresenta il mare della traversata. Io non ci vedo pathos ne' tragedia. E si' che di mare ne ho navigato tanto.

Posso accettare la lettura proposta dall'autore ed annuire compunto. Ma non e' la fotografia che mi ha trasmesso l'idea della navigazione in un mare nemico.

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 15:51    

Perché loro sono già qui o sono nati qui, ma é la loro origine collegata al momento storico che fa fare il collegamento all'osservatore, non serve essere didascalici però serve sapere loro chi sono
Perché appunto il titolo é made in Italy non un reportage sui migranti.
É tutto questo che ti dà la chiave di lettura che é immediata per chiunque ha visto i telegiornali

avatarsenior
inviato il 21 Marzo 2026 ore 16:16    

scusa Matteo.. ma tutto cio' lo comprendi nel momento in cui leggi un titolo e questo deforma la tua percezione dell'immagine.

Attenzione, non sto contestando cio' che dici che e' fondamentalmente giusto.

DIco pero' che avendo sotto gli occhi queste tre immagini (e ti prego di guardarle bene) da fotografo, noto per prima cosa che le immagini hanno una gestione della luce molto simile tra loro e una gestione dei volumi altrettanto simile. Anche se nella foto di Teela ci sono piu' particolari e la scena e' molto piu' facile da decodificare.

Ma sopratutto noto un'altra similitudine fondamentale: i due fotografi hanno calibrato l'inaccessibilità per massimizzare la tensione erotica secondo un dosaggio preciso di due parametri fondamentali: il desiderio e l'inaccessibilita'.

Il risultato e' ottimo in entrambi i casi. l'alta desiderabilita' unita alla bassa accessibilita' produce tensione.

Ovviamente lavorano con leve diverse (età, posa, contesto). Io la definirei ingegneria del desiderio, non casualità.
Il risultato e' importante.


Tutto il discorso dei migranti, del mare traversato, dei pantaloni di taglia sbagliata lo accetto, lo comprendo, ma per me resta una correzione del mio giudizio iniziale.

Il valore fotografico della serie per me non sta nel messaggio (se vogliamo ruffiano Sorriso) legato alle migrazioni.
Per me sta nella qualita' tecnica della serie e nella capacita' del fotografo di ricavare tensione da un soggetto cosi' elemntare e semplice.
Mi sbaglio? molto probabilmente si... ma la potenza di una fotografia sta ANCHE negli occhi di chi guarda.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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