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inviato il 09 Marzo 2026 ore 13:58
“ Davvero credi che nessuno, a parte te, ha compreso ciò che è permesso e cosa non lo è? anche stimati professionisti che di questo di fotografia ci campano? „ In Italia esistono fotografi che campano pubblicando scatti di gente riconoscibile e senza la liberatoria? E non parlo di diritto di cronaca |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 14:00
“ Non bisogna commettere l'errore di pensare che fotoamatore e fotoreporter (giornalista) abbiano le medesime restrizioni. Alla seconda categoria, viene riconosciuto il diritto di cronaca. Senza trascurare nemmeno il fatto che il fotoreporter, ha spesso alle spalle agenzie che si faranno carico di eventuali conseguenze in sede civile, in nome dello scoop. Anche l'aspetto etico assume una prospettiva ed "un peso diverso". „ Ma neanche fare errore che fotoamatore e fotoreporter siano le due uniche categorie, e che qualunque fotografo professionista sia automaticamente fotoreporter o che ogni suo scatto che riprenda sconosciuti, minori e non, sia diritto di cronaca. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 14:36
Non voglio portare la discussione lontana dall'oggetto originale ma, la storia dietro a reportage e libri che hanno lasciato un segno, è assai complessa. Non ricordo il fotografo (italiano) che ha pubblicato un importante reportage sulle miniere sudamericane ma diceva che diversi mesi vengono spesi non per fotografare ma per creare relazioni in loco, trovare accordi con mediatori e rappresentanti di categorie in loco che hanno il compito di fare da garanti oer entrambe le parti ed evitare rogne e speculazioni. La vita dietro un libro, è molto complessa. Poi, che ci si assuma dei rischi è un altro discorso e ci sta. Anche io me ne assumo ma, cerco di ridurle al minimo sapendo che potrebbe non bastare. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 15:07
“ la storia dietro a reportage e libri che hanno lasciato un segno „ Sì ma va anche detto che bisogna sempre contestualizzare il tutto nel periodo in cui un libro è uscito. Perché, per dire, nel 1930 le leggi erano sicuramente diverse, e decisamente più permissive, che nel 2026. E comunque ricordatevi che gli "aventi diritto" hanno sempre la possibilità di contattare l'editore per chiedere quanto dovuto (come scritto a volte in una delle prime pagine in cui l'editore "si dichiara a disposizione degli eventuali aventi diritto per l'utilizzo delle immagini"). Poi prendi per esempio il caso del bimbo morto per il trapianto: fino a che non è morto veniva usato un nome di fantasia ed il viso veniva oscurato, quindi non è che il diritto di cronaca apra tutte le porte. Lo stesso vale per le foto dei minori della "famiglia del bosco". |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 16:01
@Rcris “ Perché, per dire, nel 1930 le leggi erano sicuramente diverse, e decisamente più permissive, che nel 2026. „ Fino al 1941 quando con la legge 633 agli artt. 96 e 97 che unitamente all'art.10 del Codice Civile del 1942 applica le restrizioni che tuttora sono in atto. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 16:04
Ho scelto 1930 non a caso. Poi va considerata anche tutta la normativa sul trattamento dei dati personali, sulla privacy, ecc. E comunque questo vale per l'Italia, per l'estero non so come siamo messi ma sono ragionevolmente sicuro che la normativa sia cambiata dal 1930. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 19:11
@Rcris “ Ho scelto 1930 non a caso. „ Ci avrei scommesso la camicia |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 20:20
Per la copertina dell’album Nevermind (che ritrae un neonato nudo in piscina) dei Nirvana i genitori avevano dato il consenso, ma in ogni caso, e proprio per la notorietà di quella foto, il neonato diventato adulto qualche problema lo ha avuto (o almeno cosi dice). www.rollingstone.it/musica/la-storia-della-copertina-di-nevermind/5854 |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 20:49
Saltando, senza dubbio colpevolmente, tutti i commenti, che c'ho una certa e a quest'ora mi abbiocco facile, se c'e' davvero qualcuno che pensa nel 2026 che pubblicare foto di bambini senza permesso (e sorvolo sul fatto "da niente" che siano pure disabili ) sia un problema puramente "etico", ovvero demandato unicamente alla coscienza personale, vuol dire voler arricchire torme di avvocati penalisti come non ci fosse un domani. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 21:19
“ Ok l’aspetto legale mi è chiaro ma la domanda è posta da un punto di vista etico per precisi motivi. Primo perché, per me, viene prima dell’aspetto legale. Secondo, senza false ipocrisie, perché le probabilità che uno scatto amatoriale (come la stragrande maggioranza di quelli che stanno qui o su social) incorra in azioni legali da parte degli interessati o dal garante la vedo bassa „ Letteralmente nella prima pagina del topic |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 22:33
Stai facendo lo stesso discorso che fanno le borseggiatrici delle metro: non si dovrebbe fare ma tanto non mi beccano e se mi beccano tanto non mi fanno comunque niente. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 22:38
@Alfredo E ha perso la causa. Giustamente. |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 22:47
“ @Alfredo E ha perso la causa. „ E voglio vedere, i genitori erano stati pagati. Però la vicenda mostra un altro aspetto: un adulto può anche pentirsi di essersi fatto fotografare, ma alla fine deve incolpare se stesso; un bambino da adulto può ritrovarsi su una foto fatta con il consenso dei genitori e recriminare (anche se questo non gli da appigli legali). |
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inviato il 09 Marzo 2026 ore 23:29
“ Stai facendo lo stesso discorso che fanno le borseggiatrici delle metro: non si dovrebbe fare ma tanto non mi beccano e se mi beccano tanto non mi fanno comunque niente. „ faccio un discorso non ipo*rita. ossia la scelta se farlo o non farlo si basa sull'etica non sul fatto che sia legale o meno, visto che l'effetto deterrente della norma è prossimo allo zero (sempre se parliamo di foto amatoriali con diffusione limitata ai propri profili social). è lo stesso discorso legato alla pirateria, se decidi di non guardare contenuti pirata lo fai per motivi etici non perchè c'hai paura che ti citofona la polizia postale a casa |
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inviato il 10 Marzo 2026 ore 8:10
Ho risolto il problema da tempo: non fotografo mai minori, né in Europa né altrove, senza permesso. | |

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