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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:46
qualunque creatore ha sempre venduto, gli artisti non lavoravano gratis e per quasi tutta la storia dell'arte hanno lavorato su commissione. L'idea del genio che nel suo studietto sconosciuto fa grandi opere è una favoletta moderna |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:52
Che poi andrebbe anche sfatato un po' il mito della comunicazione. Bisogna sempre tenere conto che la fotografia viene fruita visivamente e, volenti o nolenti, il gradimento estetico è sempre quello che la fa da padrone. Mica crederete che il seguito degli autori più affermati abbiano in mente quale fosse l'intento comunicativo all'origine dell'idea di chi ha creato? La maggior parte delle persone assorbe e gradisce principalmente per 3 motivi: godimento estetico, proiezione e associazione personale e (la peggiore) per sentito dire. Questo succede anche nella musica: ascoltiamo tanta musica per quello che ci evoca individualmente o collettivamente, quasi mai andiamo (quando c'è) a leggere un testo per cercare di afferrare quel che voleva dire il pezzo, il disco, l'autore. Quindi non facciamo l'errore di credere all'equazione: successo=comprensione. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:55
mah... un po come lamentarsi che il mare e' salato.. Quanta acqua che c'e' qui... e nemmeno un goccino da bere... Diciamo che il "genio" di solito spende piu' di quanto incassa? Difficile trovare artisti che, pur avendo incassato fortune, siano riusciti ad accumulare. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:59
dipende da che tipo di fotografia fai, ma non è una questione di successo. Ci sono autori che per circostanze storiche hanno meno successo o sono poco conosciuti. Dipende da tante cose e non solo dal talento. Ma non è una questione di successo, ma sicuramente se si fa una fotografia che deve portare un'idea e nessuno la capisce viene da se che c'è un problema Non ho mai parlato di successo, ma di efficacia. Si pubblica e si sceglie come e dove, quel come e dove implicano un pubblico e quindi ci si rivolge a chi è coinvolto nella visione, è assolutamente necessario tenerne conto |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 17:05
Infatti io non ho mai pubblicato nessuna foto su fb o IG, se non un paio come foto profilo o copertina. Lo trovo altamente svilente per come funziona. Dei like e dei cuoricini non so cosa farmene. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 17:21
Personalmente non credo tanto nella fotografia fatta per fare. La fotografia e' fatta per essere venduta. Se la metti su un salone la vedono 20mila/100mila persone, se la metti in strada son 500mila, se la pubblichi su un giornale o su una tv puoi anche fare milioni di viste. Farla gratuitamente credo sia un bel divertimento ma, visti i costi, difficile andare oltre due o tre episodi nella vita. Ergo, deve svolgere una funzione. Quindi, il problema di fondo resta, come finanziare la realizzazione e la pubblicazione?. Ovviamente i social sono un canale, che pero' difficilmente e' sufficiente a far decollare un artista. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 17:26
Il discorso sulla vendibilità non mi sfiora minimamente. Che tu ci creda o no, Salt, c'è chi crea cose per necessità "umana". Io faccio parte di questi. Le dinamiche sul commercio non mi riguardano. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:05
ci credo eccome. In questo caso pero' bisogna chiedersi perche' "investire" per pubblicare. Se crei per necessita', non dovresti preoccuparti di cosa pensa la gente comune. Se viceversa si crea per pubblicare, il fattore economico fa parte del gioco. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:16
Per rispondere a Jakk: non è esattamente come dici. A me il termine messaggio fa storcere sempre il naso, perché anche se convenzionalmente lo usiamo come sinonimo di "dire qualcosa", si finisce per presumere che l'autore abbia in testa qualcosa di circoscrivibile, cristallino, interamente esprimibile e comprensibile a tutti(!!!) da comunicare. Facendo questo ragionamento basico, sia nei confronti dell'autore che di un pubblico che osserva, si riduce la "complessità dei possibili" che possono essere infiniti. E siccome siamo veramente troppo abituati alla semplicità del vivere, del relazionarci grossolanamente, del linguaggio quotidiano unicamente funzionale a mantenerci nella dimensione del "dato" familiare, ecc. ecc. ecc. Se non ci sforziamo noi di elevarci ma tiriamo le mutande all'Arte per i nostri porci comodi...beh...tanto varrebbe mollare tutto e diventare dei depensanti edonisti che si allineano come automi ai flussi dominanti del proprio tempo. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:20
No Salt, esiste ancora l'interazione fra esseri umani che credono profondamente nel confronto e nello scambio onesto senza alcun fine. Questo non ha niente a che fare con l'idea che se mostri qualcosa è perché vuoi ricavarci qualcosa economicamente. E credimi, ho conosciuto persone che sono rimaste ai margini pur di non fare dei compromessi che snaturassero il loro lavoro e la loro attitudine. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:28
"Si pubblica e si sceglie come e dove, quel come e dove implicano un pubblico e quindi ci si rivolge a chi è coinvolto nella visione, è assolutamente necessario tenerne conto" Forse ci si dimentica che tra autore e pubblico c'è sempre una mediazione di qualcuno, anche sui social, altrimenti è ben difficile che la comunicazione superi una ristretta cerchia di persone, il mito che con i social tutti abbiano un'opportunità a mio parere è semplicemente mito. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:32
Anche perché, è inutile girarci attorno, quando un'immagine o un lavoro più complesso tratta concetti e tematiche difficili e sfaccettate, il discorso resta potenzialmente aperto. Ecco perché dico che c'è più bisogno di porre domande che di dare risposte. E quanto si arriva ad avere un grosso seguito, per forza di cose si va ad annacquare la complessità di quel dato argomento. Non possiamo mica pensare che tutti abbiano interesse ad approfondire anche nella loro vita quel che una fotografia evoca. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:37
Che poi è un po' il discorso sui libri. I libri, contenutisticamente, sono il modo migliore per esprimere ed approfondire cose complesse. La gente non ha voglia nemmeno di leggere quelli che sono anche esposti per iscritto...difficile pensare che un concetto complesso si possa esaurire e contenere in un'immagine o una serie d'immagini. La rappresentazione visiva tende già a semplificare molto i concetti... Quindi, di base, il problema è il diffuso disinteresse e l'apatia verso aspetti più dubbiosi, oscuri e paurosi della vita. Ma io, con quello che faccio, non mi aspetto mica di risvegliare l'umanità da questo sonno perpetuo. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 18:48
“ No Salt, esiste ancora l'interazione fra esseri umani che credono profondamente nel confronto e nello scambio onesto senza alcun fine. „ Certo, stasera usciamo a bere una birra e ci scambiamo le foto... ma, nel momento in cui cominciamo a cercare di oltrepassare il confine e propagare la visione di quello che e' il nostro lavoro ecco che esce l'interfaccia a pagamento. Voglio dire, ha senso quello che dice Matteo? Oppure, visto che comunque si produce per noi stessi, tantovale continuare come si e' sempre fatto?. Perche' alla fine la questione non e' solo economica. E' soprattutto sforzo personale, rischio e coinvolgimento. Non e' che per il fatto che nessuno ti paga e che tu non paghi per pubblicare, il tuo prodotto sia piu' pulito e cristallino. Qualsiasi artigiano te lo potra' confermare: farebbe il suo lavoro anche gratis, se non fosse che il denaro serve. Non per accumularlo. Ma per poter arrivare all'opera successiva. |
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