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Spessore stack, può influire sul rendering?


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avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 15:16    

beh i blind test del vino, se chi assaggia non e' un ×, sono significativi.

Il problema e' che in giro e' zeppo di ×.

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 16:05    

Il problema e' che in giro e' zeppo di ×.


Non so che termine è associato alla x ma è proprio questo il punto, davanti ad un'etichetta tutti grandi esperti, poi nelle degustazioni alla cieca il campo si restringe ... comunque mi capita spesso di essere in mezzo a un mare di x, eppure a parole sono tutti "sommelier 7° dan" MrGreen

Direi che con la fotografia il parallelo ci sta tutto ;-)

avatarsupporter
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 16:16    

io li sbaglio i blind test, sarò l'xxx MrGreen, poi pero quando ho preso una ZFc e durata un mese e sono passato alla ZF, la differenza e poca, marginale ma c'e

poi se mi metti due foto le sbaglio, ma per il mio modo di fotografare vedevo cosa usciva e non mi convinceva

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 16:24    

La zfc la presi per L estetica..i file mi piacevano ma la costruzione no Sorry

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 17:12    

I blind test devono essere fatti ma con paradigma invertito.

Il driver è sensazione 3d pop.

Quindi voi postate un'immagine con un 3d pop tipo queste













Voi le postate, non dite con cosa è stata scattata e si discute se si vede lo Yakamoz o no.

Ovviamente non valgono immagini pesantemente postprodotte con sfocati ricreati ad hoc.... altrimenti vale tutto e ci mettiamo a postare immagini fatte con l'AI.

;-)

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 17:31    

Secondo me nella seconda e nella terza c'è troppo sfuocato, non mi piacciono...meglio la prima...;-)

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 17:39    

Secondo me nella seconda e nella terza c'è troppo sfuocato, non mi piacciono...meglio la prima...


Ok Bibols ma non è una classifica.

Qui bisogna sabilire se si fa tutto con tutto o se ci sono degli strumenti con i quali certe cose riescono meglio.

Se tu mi vieni a dire che la prima foto che ho messo come esempio, me la fai uguale con una m43.... io ci credo poco ma se me lo dimostri, ti offro una gazzosa. MrGreen

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 17:48    

Per me la seconda ricorda troppo quelle cartoline 3D, la trovo la meno riuscita di tutte, sempre per me il top è la prima!

avatarjunior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 18:01    

si ma qui il concetto è : si possono fare con un m43 ( no, non si può ) oppure si possono fare con un sensore moderno di grandezza simile e ottica pari per diaframma/apertura e medesima impronta ottica ( si, si può ) ...
qualche post indietro avevo messo un paio di foto che certo non si potevano scattare con un formato piccolo ... con un ccd ? certo trovando un'obbiettivo similare : )

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 18:07    

qualche post indietro avevo messo un paio di foto che certo non si potevano scattare con un formato piccolo ... con un ccd ? certo trovando un'obbiettivo similare : )


Scusa Oratrix, ma non trovo le foto che hai messo, puoi ripostarle?

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 19:04    

Credo che una parte della confusione nasca dal fatto che spesso si usano come sinonimi concetti che in realtà sono diversi.

Lo stacco dei piani è soprattutto una questione geometrica: apertura, focale, distanza tra soggetto e sfondo.
La sfocatura è invece la qualità dello sfondo fuori fuoco, cioè come l’ottica disegna ciò che non è a fuoco.
La plasticità o tridimensionalità, invece, è un’altra cosa ancora: è la capacità dell’immagine di restituire i volumi attraverso la gradualità dei passaggi tra luce e ombra. È ciò che ci fa percepire la superficie nello spazio, non perché lo sfondo è sfocato, ma perché la luce modella il soggetto.

Per questo il ritratto è sempre stato un banco di prova privilegiato: la pelle, come il marmo o la cera, ha una certa diffusione sottosuperficiale della luce e permette transizioni tonali morbide. Su un tronco d’albero o su una roccia, dove le superfici sono più secche e contrastate, questa qualità si percepisce molto meno.

Il punto interessante è che questa tridimensionalità non coincide necessariamente con la massima nitidezza o con lo sfocato più pronunciato. Si possono avere immagini molto risolute, perfettamente a fuoco e con uno sfondo cremoso, ma con volumi poco modellati, perché le transizioni tonali sono troppo dure o troppo uniformate.

Ed è qui che nasce la sensazione, condivisa da molti, che certe tecnologie o certe combinazioni ottica-sensore un po’ più datate restituiscano più facilmente questa qualità. Non perché fossero “migliori” in senso assoluto, ma perché il loro modo di trattare le transizioni, il microcontrasto e le sfumature tonali era diverso.

Faccio fatica a pensare che questa tridimensionalità si possa semplicemente ricostruire in post-produzione. Si può modificare il contrasto, il colore, la nitidezza, ma la qualità delle transizioni tonali nasce già nello scatto, dall’interazione tra luce, ottica e sensore. Se quella gradualità non è stata registrata, spesso non c’è davvero nulla da “recuperare”.

Ed è proprio per questo che la discussione sullo stack o su certe scelte progettuali dei sensori non riguarda la nitidezza o la messa a fuoco, ma il rendering complessivo dell’immagine: cioè quanto facilmente un sistema riesca a restituire quella continuità tonale che noi percepiamo come tridimensionalità.

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 19:26    

Come il subsurface scattering nel rendering 3D, le velature nella pittura, o la stessa scelta delle diverse tipologie di marmo nella scultura, esiste da sempre la necessità di esaltare la tridimensionalità delle superfici e dei volumi.

In tutti questi ambiti non si cerca solo la definizione o il contrasto, ma la qualità delle transizioni tra luce e ombra, quella gradualità che permette all’occhio di percepire la materia nello spazio. Il subsurface scattering ha reso la pelle più credibile nei render; le velature hanno dato profondità alla pittura; il marmo statuario, con la sua diffusione interna della luce, ha reso le sculture più vive.

Anche in fotografia ho la sensazione che alcune scelte tecniche e tecnologiche esaltino questa qualità, mentre altre privilegino leggibilità, contrasto e nitidezza. Non credo che tutto si possa ottenere contemporaneamente: una mediazione è sempre necessaria.

Così come esistono molte soluzioni tecniche per ridurre o eliminare la foschia e rendere l’immagine più incisiva, ho l’impressione che si stia affermando un gusto generale sempre più orientato verso immagini pulite e contrastate, che però a volte si scontra con la capacità di restituire quella tridimensionalità più sottile, fatta di passaggi tonali e di luce che modella le superfici.

avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 19:41    

@Filo63 ammetto che faccio sempre più fatica a seguirti Eeeek!!!
Non voglio essere irriverente e mi scuso in anticipo se urto la tua sensibilità ma da persona pragmatica ti chiedo: ma in sostanza hai trovato la quadra? Nel senso ritieni che ci sia una ben specifica e determinata attrezzatura che permetta di ottenere quel certo tipo di risultato? E che è frutto di una combinazione unica e univoca?

avatarsupporter
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 19:41    

l'ultima senza peli non capisco cosa ci faccia li, e tutta sfocata

la seconda scommetto e banco ottico, ormai non ci siamo piu abituati a rese simili, si preferisce questo genere di tridimensionalità, da un iPhone 13 MrGreen




avatarsenior
inviato il 05 Febbraio 2026 ore 19:48    

mah nella prima non vedo tutto questo yakamozSorriso sono su un monitor scasso ma non lo vedo.
La terza mi pare sfocata e basta, la seconda invece ha un effetto evidente, ma forse troppo evidente.
Un po' figurina appiccicata, mentre la progressione del pave' e' buona.

Quel tipo di effetto mi ricorda il tessar 50 mm medio formato in particolari condizioni di scatto.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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