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Riflessioni costruttive su questa frase


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avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 10:25    

Googlando ho trovato l'autore della massima, Vladimir Medvedev che non conoscevo e che, pur distante dai miei gusti personali, mi sembra un ottimo fotografo di paesaggio, con una particolare vena creativa.
La frase è tanto giusta quanto apparentemente scontata, ma la lettura che se ne fa è ambigua: Medvedev si può permettere di fare affermazioni del genere, perché conosce a menadito le regole e possiede senza dubbio una grande tecnica. Al contrario il fotoamatore medio, categoria nella quale mi ritrovo, che non conosce bene né regole, né tecniche, né autori, potrebbe leggere la frase come invito o giustificazione a fare foto alla come viene, mettendoci un qualcosa di troppo che quasi sempre, senza che uno neanche se ne renda conto, proviene dall'inconscio visivo che ciascuno di noi si forma guardando foto per lo più di altri fotoamatori. Ecco perché il trucco fotografico, l'incidente compositivo, la post pesante vengono spesso cercati per dare una caratterizzazione superficialmente estetica a immagini che non valgono e non durano più del tempo di un rapido sguardo su web.
L'unica cosa che a mio avviso può dare un senso alla nostra ricerca fotografica è lavorare per progetti, cercando di migliorare le proprie conoscenze tecniche, storico-culturali e soprattutto dell'argomento che decidiamo di affrontare. Per ambire a fare foto che funzionino, frase che preferisco a quella ambigua del "trasmettere emozioni", serve ricerca, non solo formale, servono tentativi pazienti e spesso frustranti, serve soprattutto avere un'idea chiara -e critica- su ciò che si sta fotografando e adottare una metodologia coerente. In tutto ciò è necessario affrontare la fotografia e il tema con un particolare stato d'animo, senza il quale le immagini diventano sterili esercizi calligrafici. Personalmente le foto migliori le ho fatte seguendo inconsciamente un mio mood personale e lavorando molto, incessantemente, sul tema: che fossero semplici foto di famiglia o facenti parte di un progetto.
Purtroppo però il 99% delle foto che vedo sul web e nei siti specializzati, comprese le mie, sono condivise alla ricerca di consensi. Invece il lavoro a progetto richiede che si rischi il disinteresse di quell'auditorium indifferenziato che il web, persino l'impopolarità. Se guardiamo la foto media del fotoamatore medio e quella del grande fotografo riconosciuto la differenza più evidente è che il secondo di solito fa foto apparentemente brutte o insignificanti, a differenza del primo che cerca di fare foto "carine" che piacciano agli altri.

user81826
avatar
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 10:53    

Le parole di Francesco Merenda sono per me il miglior spunto per cominciare l'anno, nella fotografia e non solo. :)
Discussione molto interessante ed utile.

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 12:46    

E per finire torno alla mia domanda ancora senza risposta. Se la fotografia è linguaggio, quale è il suo alfabeto, la sua grammatica e la sua sintassi? Qualcuno lo sa?


Sono troppo igno.rante per pensare di poter solo abbozzare uno straccio di risposta ;-)

Ma per partecipare, e soprattutto complicare la vita a chi ne ha voglia anche non l'anno nuovo, riporto una risposta, data da uno che di sicuro ne sa più di me ;-)

D: È diventata un'abitudine definire la fotografia come un linguaggio. Non è una definizione mistificatrice in qualche modo?

R: Quando si dice che la fotografia è un linguaggio è falso ed è vero. È falso, in senso letterale, perché essendo la riproduzione analogica della realtà, l'immagine fotografica non comporta nessuna particella discontinua che si possa chiamare segno: letteralmente, in una foto, non c'è nessun equivalente della parola o della lettera.
Ma è vero nella misura in cui la composizione, lo stile di una foto funzionano come un messaggio secondo che informa sulla realtà e sul fotografo: è quella che si chiama la connotazione, che è linguaggio; ora le fotografie connotano sempre qualcosa di diverso da quello che mostrano sul piano della denotazione: paradossalmente è attraverso lo stile, e solo attraverso lo stile, che la fotografia è linguaggio.


.... Giusto per chiacchierare Sorriso

PS: anche se sulla funzione e il senso dello stile, un pensiero in più di sicuro lo merita ;-)


Le parole di Francesco Merenda sono per me il miglior spunto per cominciare l'anno


Caffè pagato Paolo! ;-)

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 12:49    

Io non sono troppo ignorante..
rispondo io.

L'unico vero linguaggio della Fotografia
è l'espressione della propria soggettività.
PUNTO.

Tutto il resto è trasformismo umano
volto ad ottenere da questa soggettività,
una rendita economica.
DUE PUNTI.

;-)

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 13:05    

Ma c'è anche da dire che la vincitrice apparteneva al club fotografico che aveva indetto il concorso ed era allieva di uno dei giudici

Dovrebbero chiudere il 90% di questi clup/circoli, parlano o solo di attrezzature e sboronaggine materiali, ci può stare ma impari nulla. C'è ne uno anche dalle mie parti, ma parlare di foto, nada.

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 13:08    

Se la fotografia è linguaggio dentro di essa si possono parlare mille lingue diverse.
Puoi parlare con la durezza della luce e delle ombre, con la morbidezza, con i colori caldi o freddi e anche senza colori, ci sono composizioni semplici e molto cariche, come si sono lingue con 8 consonanti come l'hawaiano e lingue tonali come il cinese, lingue forti come il tedesco o dolci come lo spagnolo o l'italiano ci sono persino lingue inventate come l'esperanto, nella fotografia si parla con la luce.

user177356
avatar
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 13:40    

Francesco, devo dire che hai quest'abitudine di citare frasi o passaggi di mostri sacri senza indicare la fonte, che è talvolta irritante.

Detto questo, sulla semiotica della fotografia (e direi sulla semiotica in generale) mi sembrano molto più interessanti i contributi di Umberto Eco rispetto a quelli di Barthes (ad esempio, il concetto di "sistema di identificazione" che collega entità presenti ad entità assenti , molto più sofisticato e universale rispetto alla relazione segno-significato). Ho spesso l'impressione che l'importanza di Barthes nella teoria della fotografia sia dovuta solo al fatto che abbia pubblicato qualcosa di espressamente intitolato a quest'ultima, mentre Eco si è quasi sempre mantenuto su un livello più "alto".

Riguardo al quesito iniziale, non credo che in fotografia esistano "regole", ma solo "principi". Non c'è quindi nessuna necessità di rompere le prime, e invece i secondi vanno conosciuti per applicarli in modo efficace.

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 13:45    

Francesco, devo dire che hai quest'abitudine di citare frasi o passaggi di mostri sacri senza indicare la fonte, che è talvolta irritante.


Che vuoi farci RealB: sapessi quante cose trovo irritanti io Sorriso
Spero che, complice il periodo festivo, saprai magnanimemente perdonarmi.
Anche per aver citato una fonte così poco interessante. ;-)




user177356
avatar
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 13:58    

Francesco, io credo che citare la fonte (autore ed eventualmente opera, con un link alla stessa quando disponibile) sia un segno di rispetto per chi legge. Non l'ho fatto per Eco perché il concetto di "sistema di identificazione" è presente in diverse opere, a partire dal Trattato di semiotica generale .

Barthes è sicuramente interessante, se non altro perché è uno dei Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D'Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero (qualora sfuggisse la citazione, si tratta di Italo Calvino in Se una notte d'inverno un viaggiatore ). Non è la bibbia, però, mentre il tuo intervento aveva molto il sapore dell' ipse dixit .

Detto questo, già in passato ti ho riconosciuto uno spessore culturale e umano che su questo forum ha pochi paragoni. Proprio per questo, alcune tue abitudini mi sembrano fuori luogo Sorriso

Buon anno!

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 14:11    

Francesco, io credo che citare la fonte (autore ed eventualmente opera, con un link alla stessa quando disponibile) sia un segno di rispetto per chi legge.


Vedi RealB, ognuno di noi ha dei codici, comportamentali e stilistici, a cui si attiene (credo e spero).
Non ti nascondo che spesso, in altri utenti rispettabilissimi per millemila motivi, trovo modalità che, rispetto ai miei (di codici) sono estremamente deprecabili.
A quel punto ci sono due strade: siamo a livelli per cui tolleriamo semplicemente le differenze, oppure chiudiamo perchè non le tolleriamo. Credo sia normale, nella vita.

Comunque, siccome non mi piace sottrarmi ai rilievi, ti spiego il mio codice: non perché tu lo debba apprezzare o condividere, ma perché, ponendo un problema, credo ti sia dovuta una risposta.

A volte cito la fonte, altre no.
Il motivo è banalmente che ritengo la fonte talvolta essenziale altre no.
Anzi, laddove ritengo (giusto o sbagliato) che l'accento sia su un contenuto plausibile di universalità relativa, la "cancellazione" del Barthes di turno la considero in genere non solo plausibile, ma piuttosto preferibile: non "è bene" perché Barthes è un guru e stop, ma lo è per mero contenuto. Detto da lui o da Rino Pepe poco cambia.

E' giusto? E' sbagliato?
Non saprei. Ognuno lo interpreti come lo ritiene opportuno.
Ma in certi casi (non sempre) ripeto, ritengo che la fonte soddisfi solo un prurito voyeristico e non aggiunga nulla.

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 15:01    

Penso che la fotografia possa essere due cose diverse tra loro: essere un messaggio dell'autore a coloro che lo ricevono e poi una pulsione erotica di gioia e colore di luci che rasserena l'animo in cui l'archetipo èuna splendita veduta di un paesaggio ultranitido e scintillante. Nessuna è migliore dell'altra anche se i critici , le gallerie sono piene della prima interpretazione in cu si nascondono estreme velleità di fare cose strane e indegne.

user177356
avatar
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 15:01    

Francesco, innanzitutto ti ringrazio per la risposta, e ribadisco che considero il confronto con te stimolante e proficuo.

Capisco il tuo approccio, che rispetto.

Tuttavia, in questo caso hai citato un passaggio di Barthes senza citare l'autore ma ammiccando subito prima con questa frase:

riporto una risposta, data da uno che di sicuro ne sa più di me ;-)


Visto che stiamo parlando di semiotica, il messaggio che ho recepito è stato "io so che sto citando Barthes, e quelli che non colgono il riferimento non sono all'altezza della discussione (o meglio dei miei contributi a questa discussione)". Magari non era il tuo intento, ma credo che se ci rifletti un attimo puoi renderti conto che interpretare tendere la tua frase in questo senso è del tutto plausibile.

Ti prego davvero di non prendere questi miei commenti come una critica, ma come un feedback da un utente che apprezza molto i tuoi interventi. Non solo perché siamo sotto le feste natalizie e siamo tutti più buoni... MrGreen

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 15:09    

Visto che stiamo parlando di semiotica, il messaggio che ho recepito è stato "io so che sto citando Barthes, e quelli che non colgono il riferimento non sono all'altezza della discussione (o meglio dei miei contributi ". Magari non era il tuo intento, ma credo che se ci rifletti un attimo puoi renderti conto che interpretare tendere la tua frase in questo senso è del tutto plausibile.


Rileggendo, si: credo in onestà che l'interpretazione fosse del tutto plausibile. Colpa della mia formulazione.
Ma l'intento, detto con altrettanta onestà, non era in alcun modo quello, atteggiamento che (spero) nemmeno mi apparterrebbe. Sorriso


user177356
avatar
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 15:13    

Benissimo, equivoco chiarito. Scusa la pedanteria Sorriso

avatarsenior
inviato il 01 Gennaio 2020 ore 15:14    

A proposito.... buon anno a tutti i presenti al topic! ;-)

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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