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inviato il 13 Novembre 2018 ore 18:53
“ ci ha messo oltre cento anni per liberarsi dall'abbraccio mortale con la pittura perché dovremmo tornare indietro? „ per fortuna abbiamo sepolto il pittoricesimo per sempre. quello di kurt mi sembra paesaggistica pura. “ mah...se quello in b/n è il risultato, cosa ci trovi di bello? sembra quasi tutto bruciato, o nero... „ la bellezza di una foto non è certo nella gamma dinamica o nella fedeltà tecnica. quel BW così estremo è una figata, e si cerca proprio con carte e pellicole molto dure. quelle imperfezioni poi sono qualcosa di unico e danno valore ... se uno ama la fotografia analogica trova in tutto questo qualcosa di affascinante e unico |
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inviato il 13 Novembre 2018 ore 20:10
Pensavo di essere matto solo io che uscivo a fare riprese esterne con un banco ottico 13x18, questo 50x60 l'ho visto in azione una sola volta alla fiera di Roma, facevano ritrattistica... |
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inviato il 13 Novembre 2018 ore 20:28
Antonio Guarrera, ci sono volumi sull'argomento che sarebbe impossibile sintetizzare qui. Un geniale suggerimento è proprio contenuto nell'opera di Piero Manzoni che tu citi, cioè la celeberrima "M.da d'artista". Inoltre proprio i fotografi, e parlo dei grandissimi da HCB a Mulas, da Berengo Gardin a Sebastiao Salgado, hanno sempre insistito nell'affermare che la fotografia non è una forma d'arte. Sicuramente non è, o non è solo, un fatto di "gusto". Naturalmente questo non vuol dire togliere spazio ai gusti, siamo tutti uomini liberi ci mancherebbe altro, ma la comprensione e l'analisi di fenomeni complessi, di azioni complesse come la produzione e la fruizione di un'opera d'arte richiede studio, e non può essere demandata al semplice "gusto". La risposta, infine, alla tua domanda è nel "vuoto" fra l'indice di Dio e quello di Adamo nella "Creazione di Adamo" di Michelangelo. In quel vuoto c'è tutto il mistero dell'arte: se fosse stato più ampio non sarebbe scaturita una tensione, altrettanto se fosse stato più stretto. Quel vuoto è semplicemente giusto, ed è vuoto, solo vuoto. E quanti centimetri definiscono "giusto"? Grazie comunque per il commento. |
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inviato il 13 Novembre 2018 ore 22:03
Aigor, è sensato il tuo intervento. La fotografia vive il suo massimo storico proprio adesso, con il digitale. Perché la fotografia è riproducibilità, condivisione, immediatezza, ecc. In perfetta contrapposizione c'era il Dagherrotipo, ogni lastra era unica, irriproducibile, personale, incondivisibile, intima. Tra i due modi di pensiero ha prevalso la fotografia e sempre di più è avanzata nella sua direzione. Il piccolo formato, le riviste, il digitale, internet, social network, i smartphone. Non hanno fatto nient'altro che velocizzare la condivisione ed estremizzare questo concetto. Questo di Kurt Moser mi pare più un avvicinamento alla dagherrotipia infondo |
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inviato il 13 Novembre 2018 ore 23:35
“ le fotocamere, tutte, reflex e banchi compresi, proiettano un'immagine ruotata di 180 gradi (quindi sotto sopra) e specchiate dx / sx „ O è ruotata o è specchiata, non fate casino! L'immagine si intende specchiata quando l'operazione è fatta un numero DISPARI di volte. Se la specchi sia dx/sx che sopra/sotto viene la stessa cosa della rotazione ma non è più specchiata perché l'hai fatto due volte. |
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 0:37
Sentite come si vede vede a me piace, a me intriga, a me emoziona tutto il processo, a me piace che oggi nel "pieno" del digitale ci sia qualcuno che pensi a qualcosa di diverso e che ottenga qualcosa di realmente diverso. Per fortuna non abbiamo tutti lo stesso modo di vedere le cose, ed è un bene. Poi se la ruoto e la guardo allo specchio saranno fatti miei |
user92328
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 3:33
ma chi sa se di Kurt Moser abbia mai provato una Merrill...?? A parte gli scherzi, io sono davvero un sacco curioso di vedere che tipo di qualità d'immagine viene fuori con questo procedimento.... mi piacerebbe troppo.... |
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 10:13
non credo che sia un gran che...come mi hanno risposto Antonio e Gambacciani, il valore di questa tecnica non è nella qualità, ma nelle difficoltà e nell'unicità del risultato. In effetti non è quasi nemmeno fotografia, assomiglia molto di più alla dagherrotipia per procedimento e per risultato finale. Come qualità, tra difetti nella lente (non ho capito se l'abbiano fatta costruire o ne abbiano adattata una, comunque non è certo a livelli di un sistema ottico multi elemento), difetti di perpendicolarità, disomogeneità nello strato sensibile, disomogeneità nel sistema di sviluppo e fissaggio, flare e riflessi interni....non so cosa rimane |
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 10:23
Salvo il risultato, se non ho capito male, è una lastra di vetro con una foto invertita dx sx. Se cerchi online trovi qualcosa. Molto affascinanti e unici i ritratti. |
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 11:26
il risultato e anche il procedimento chimico è diverso....sempre se ho capito giusto, dovrebbe essere un dagherrotipo fatto con i materiali delle pellicole, oppure una pellicola fatta su un supporto rigido come i dagherrotipi. Informandomi meglio, devo ammettere che l'opera in se' ha un suo fascino, dovuto alla difficoltà di ottenerlo e nella sua intrinseca unicità...rispetto al primo impatto, ho decisamente rivalutato questo tipo di realizzazioni. Continuo a non ritenerla una forma particolarmente pregiata di fotografia, ma l'idea di un supporto di quelle dimensioni che viene impressionato direttamente dalla luce ripresa sulla scena, è affascinante. Sono solo ancora incerto se considerarlo artista o artigiano, anche se ultimamente tende ad essere considerata arte qualsiasi cosa che non sia prodotta in serie...persino un piastrellista che posa un mosaico, se appena appena richiede un minimo di manualità, viene considerato artista. Del resto, molte "opere d'arte" del passato, in origine altro non erano che meri lavori di artigianato....e a volte di basso artigianato, come certe croste di affreschi che ogni tanto spuntano dagli intonaci di qualche casa vecchia e solo in virtù della età si elevano al rango di opere d'arte da salvaguardare. Ma secondo me l'arte, rispetto anche al più fine degli artigianati, deve avere un contributo personale dell'artista, qualcosa oltre a tutto ciò che è la mera realizzazione dell'opera stessa. Nella fotografia classica può essere il colpo d'occhio, quel vedere in una scena particolare un messaggio, un'emozione e coglierla al volo. Qui, proprio anche per la stessa difficoltà del procedimento, dubito che gli scatti siano sempre fatti solo nella precisa condizione che, nella mente del fotografo, ha fatto scaturire un'emozione. Al contrario, secondo me è tale e complesso lo scatto, che quando sono pronti scattano e basta. |
user33434
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 11:27
In una lastra di quelle dimensioni la qualità è l'unica cosa che non ti mancherà mai |
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 11:50
se la lente è in grado di proiettare un'immagine adeguata, se il supporto sensibile è steso in modo uniforme, se lo sviluppo riesce ad avvenire in modo uniforme, se la struttura ha un grado di precisione adeguato....in altre parole, se fosse un prodotto industriale realizzato da precisissimi robot forse si. vedendo le foto, la qualità (almeno come la intendiamo noi in termini di nitidezza, dettaglio, gamma dinamica) non credo possa essere alta...anzi, credo sia bassina vedendo le foto che hanno pubblicato. Gli stessi ritratti sono particolarissimi, perchè hanno una pdc di pochi mm, ma tolto quello a livello di dettagli, incisività e gamma dinamica mi sembrano molto "scarsi". |
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 11:52
A me i ritratti piacciono più dei paesaggi. Perchè sono a mio modo di vedere molto originali e sembrano quasi uscire dal supporto. Personalmente rimango molto affascinato e l'ultranitidezza, la grande gamma dinamica e la perfezione di ogni minimo dettaglio per me non sono da considerare. |
user33434
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inviato il 14 Novembre 2018 ore 12:10
“ se la lente è in grado di proiettare un'immagine adeguata, se il supporto sensibile è steso in modo uniforme, se lo sviluppo riesce ad avvenire in modo uniforme, se la struttura ha un grado di precisione adeguato....in altre parole, se fosse un prodotto industriale realizzato da precisissimi robot forse si. „ La buona attrezzatura e la capacità di realizzazione dipendono da caso a caso come in tutte le cose. È ovvio che più aumentano le variabili e più è difficile ottenere il risultato previsualizzato, il talento sta anche in quello. |
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