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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:52
Matteo, alla fine il concetto è quello che esprimi tu, si cercava solo (almeno spero sia così) di focalizzare le motivazioni delle scelte personali (a livello commerciale le motivazioni sono ben altre). |
user90373
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 10:53
@ Opisso “ Ah, giusto perché è stata digitalizzata e sono solo dei numeri. Dei numeri come i film che vedete al cinema (le pizze ormai sono preistoria) il brano che ascoltate sul sul cd-player, il telegiornale che vedete sul canale digitale e in un certo senso pure le foto che stampate (visto che alla stampante arrivano quei brutti e cattivi numeri digitali). „ Non dico che i numeri siano brutti e cattivi, ma essendo l'ingrediente base del mondo "Rev.3" finisce che tutto ha un pò lo stesso sapore poi, per carità, questo può piacere o meno. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 11:16
Va bene Ettore, abbiamo capito che pensi che l'analogico abbia più valore, la vera fotografia, però fai un passo anche te avanti per piacere. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 11:18
A ben vedere anche il comportamento della luce o della materia non si discosta da quello dei numeri: la radiazione elettromagnetica viene assorbita dai granuli di alogenuro d'argento per "quantità discrete", ovvero per multipli di quantità minime standard. L'assorbimento non varia in modo continuo, per cui anche la resa delle sfumature non è, in realtà, continua, bensì a scalini, anche se così piccoli che non li percepiamo. Addirittura, per poter essere sviluppato, un singolo granulo di alogenuro deve assorbire almeno 4 fotoni: significa che anche nella fotografia analogica va persa una parte dell'informazione reale, e va persa o registrata su basi matematiche, su questo non ci piove, almeno per chi mastica un po' di fisica e chimica. Quindi il (falso) problema del fatto che la fotografia digitale sia solo numeri, o puntini colorati come sosterrebbe qualcuno, è in realtà solo un problema psicologico, che probabilmente non si visualizza più nemmeno sui monitor più evoluti, figuriamoci in stampa!!! Fa ancora eccezione la videoproiezione, dove effettivamente il forte ingrandimento si risolve nella percezione di una struttura a puntini ordinati, ma qui non si sta parlando di ingrandimenti in videoproiezione. |
user90373
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 11:43
Non lo so, non so se sia meglio fare in modo uguale cose differenti, piuttosto che fare in modi differenti la stessa cosa. Per me l'ideale sarebbe fare cose differenti in maniera diversa, ma sembra che nella "pluralità del pensiero unico" non sia previsto. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 11:44
Beh, giacché ci siamo potremmo allora anche cominciare a parlare di dia-proiezione ... |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 12:11
Ettore, non capisco cosa intendi per “ non so se sia meglio fare in modo uguale cose differenti, piuttosto che fare in modi differenti la stessa cosa. Per me l'ideale sarebbe fare cose differenti in maniera diversa „ ; anche nelle stampe da incisione si sono stratificate nel tempo varie tecnologie, tanto che c'è ancora chi realizza xilografie con la vecchia tecnica medievale su legni duri incisi di "testa", affiancato da chi utilizza la linoleografia, l'acquaforte ecc. Ciascuna tecnica presenterà variazioni nel risultato (che poi sono quelle che ne giustificano il maggior o minor apprezzamento secondo i gusti personali), ma sempre di stampe da incisione si tratta. In alcuni momenti storici si prestarono in modo differente a farne un uso diverso da quello di stampe d'arte, ma la categoria generale in cui rientrano non mi pare differisca. Anche per la fotografia è la stessa cosa: il fatto che entrambe le tecnologie abbiano necessità di assorbire la luce riflessa per generare quella che definiamo "immagine latente" che poi andrà sviluppata/postprodotta le classifica come fotografia; poi, effettivamente, per scopi non strettamente artistici può prestarsi meglio una piuttosto dell'altra, ma avere a disposizione più tecnologie, che offrono la possibilità di ottenere risultati tipologicamente affini, ma non perfettamente identici, lo considero un arricchimento delle potenzialità espressive (e anche di documentazione: vedi l'uso massiccio del focus stacking nelle fotografie di campioni delle collezioni museali, una cosa che, anche se teoricamente fattibile, nessuno avrebbe messo in pratica partendo da pellicola) |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 12:35
che poi tengo a sottolineare che potete chiamare le foto, che prendo con la macchina digitale, "immagini digitali", "manipolazioni digitali", "immagini" e non foto, ecc, come tra l'altro diceva Gilardi, e lo diceva in tono positivo e non denigratorio come fanno altri cercando di nascondere i toni. Per non c'è nessun problema. Il problema si pone, grosso, se si rimane ancora fermi a discuterne per anni della questione e ad ogni occasione si continui, per l'ennesima volta a parlare "eh ma l'analogico è fotografia, non il digitale", con quel tono di supponenza velato da pensiero libero e totalmente disinteressato. Ma avete un senso di inferiorità latente, che ad ogni occasione (come questo "stampa si, stampa no") tirate fuori questo argomento? E ancora, ancora, ancora, e ancora. Fino a quando? Perchè continuare a ribadire questo pensiero (per carità, leggitimo) senza mai andare oltre questo scoglio e parlare della finalità dell'immagine e della costruzione di un racconto ad esempio, oppure di altro scopo? Che per inciso, è il completamento ultimo della fotografia, che sia scattata in analogica o digitale. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 12:53
“ costruzione di un racconto ad esempio „ giustappunto, si possono costruire racconti, suggerire metafore, mandare suggestioni in modi diversi ed ogni medium ha caratteristiche proprie che si prestano ad essere sfruttate in modo diverso: se faccio un photobook ho limiti e caratteristiche proprie della stampa e del libro se uso un monitor collegato a un PC ho caratteristiche e potenzialità diverse, starà alla mia intelligenza sfruttarle nei modi più interessanti, prescindendo dalla qualità si immagine di uno o dell'altro medium, "il medium è il messaggio" diceva qualcuno, se la citazione è corretta ... |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 13:18
Trascorriamo troppo tempo nella realtá virtuale. La stampa da consistenza e tangibilitá alle nostre visioni. Il grave malinteso é pensare che un'immagine basti vederla. Non é assolutamente cosí. Una fotografia ha bisogno di coinvolgere l'intera sfera sensoriale, incluso il tatto. E' una questione di completezza.
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user90373
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 13:45
Tralasciando per un attimo la fotografia, ho la sensazione che con la smania di superare i "limiti" che siano essi personali, strutturali, mentali, naturali o altro, l'essere umano sia sempre più dipendente dai mezzi. L'intelligenza, di cui sopra qualcuno parlava, un tempo era attivata per creare ora potrebbe divenir inconsciamente succube del "medium" ed ad esso asservita. Nulla più che sensazioni. |
user124620
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 13:47
rispondo direttamente alla domanda iniziale del primo 3D, se la stampa reale è una forzatura.... io penso che la fotografia sia una cosa e la stampa un' altra....anche la visualizzazione di un immagine un' altra...motivo per cui hanno nomi diversi e possono essere scisse..una non necessita dell'altra...(esempio --> scatti con una reflex e lasci la foto lì senza mai visualizzarla/stamparla....hai fotografato, e basta)... ma essendo che noi di solito le foto le vogliamo vedere...o a monitor o in formato cartaceo....la visualizzazione o la stampa che sia, di solito è una conseguenza ovvia. Detto questo per me, dalla mia esperienza posso dirti che quando dico ai mie amici, vi faccio vedere le foto del viaggio a londra e accendo il monitor...alla 2oo-esima danno segni visibili di logorazione ... se invece gli dò in mano le stesse foto ma in album fotografico con ogni foto una piccola scritta (a volte anche simpatica) sul momento in cui è stata scattata...si sfogliano 3 album da 180 foto l'uno...senza battere ciglio...certo non potrò zoommare per fargli vedere che si vede l'ora nel villaggio vicino ma.... non so se ho reso l'idea... se invece chiamo un mio amico che pure lui ha la passione della fotografia a volte serve il monitor quando vogliamo analizzare la foto o provare a modificarla... per me le due cose sono troppo diverse...è come chiedere se spostarsi con il teletrasporto o con una vecchissima auto d'epoca...sinceramente proverei entrambi...la prima per andare a lavoro, la seconda per andare al mare |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 13:51
@Ettore: se con il tuo ultimo intervento ti riferisci al fatto che "la televisiun la te tira com'è un cujun" posso essere d'accordo (non solo la televisione a dir la verità), altrimenti non capisco i tuoi timori. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 14:20
“ starà alla mia intelligenza sfruttarle nei modi più interessanti, prescindendo dalla qualità si immagine di uno o dell'altro medium „ vidi ad arles un padiglione in cui, tra le varie mostre, c'era anche un proiettore che mandava un filmato composto da foto, che ritraevano il solito soggetto (un mozzicone di sigaretta spento, per terra, sempre diverso), con immagini orientate in modo da avere l'illusione che il soggetto fosse sempre il solito e fermo al centro dello schermo. Ora, a me non mi è piaciuto, ma di fondo può essere una cosa che fa ragionare su medium diversi dalla stampa fisica. cambiando discorso dato che è stato tirato in ballo, rimando al concetto espresso al mio penultimo post, per chi desidera argomentare |
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