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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:37
poi un conto sono le foto del passato, oggi la cosa è un po' diversa. La fotografia chiara e distinta con un alieno che stringe la mano ad un terrestre negli anni '60 sarebbe stata assolutamente sconvolgente. Oggi scegli quella che ti piace. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:41
... e poi c'è Man Ray: nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo e Man Ray è il primo fotografo surrealista |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:43
Attenzione che una fotografia di lupi ammaestrati spacciati per selvatici rimane sempre una Fotografia, ciò che si avverte come falso quando si scopre l'inganno non riguarda la fotografia in sé, ma l'uso che ne è stato fatto (per mostrare/dimostrare qualcosa). Una fotografia di lupi selvatici in cui si pettina il pelo con Photoshop per renderli più gradevoli, invece, nonostante rappresenti un soggetto vero, cessa di essere Fotografia e finisce con l'essere un'illustrazione. L'immagine della stanza mostrata prima, anche se questa stanza dovesse essere stata "allestita" ad hoc, magari spostando i mobili per farli rientrare nell'inquadratura, rimane sempre nell'ambito della Fotografia, specificatamente una fotografia in bianco e nero. È così, la definizione di Fotografia (che tra l'altro è nata monocromatica) è quella, non è che siccome oggi è arrivato il fotoritocco digitale in casa di tutti, si debba revisionare il passato e cambiare il significato alle parole per infilarci dentro a forza le proprie creazioni. Come ha accennato @occhio, questa considerazione è importante anche per la valenza che ha assunto la Fotografia nell'ambito sociale. Poter dire "è andata così, esistono delle fotografie che lo testimoniano" è prerogativa della Fotografia, diversamente dalle arti visive che propongono visioni completamente personali della realtà. Questo naturalmente non esclude che le fotografie possano trasmettere messaggi impropri. Infatti, in realtà, le fotografie non trasmettono messaggi, ma solo luci ed ombre (e colori). Il messaggio viene creato dalla nostra mente, e si sa che questa è facilmente manipolabile. Faccio un esempio : dopo l'11 settembre ebbe un gran successo un libro di un giornalista che volle sostenere la tesi che l'attentato fosse opera di un complotto governativo occidentale. A sostegno di questa tesi, nel libro erano presenti delle fotografie dell'area attorno al Pentagono, e la didascalia recitava più o meno così : "Non è stato un aereo a colpire il Pentagono, ma un missile. Se fosse stato un aereo, dovremmo vedere i rottami dei motori nei dintorni, ma voi vedete questi motori in queste fotografie? No. Traetene le conclusioni.". L'inganno, ben congegnato, non consisteva in un fotoritocco o altri artifizi. Semplicemente venivano mostrate fotografie (vere) di una porzione del prato antistante il Pentagono dove non si vedevano i motori. Altre fotografie (sempre vere), non pubblicate nel libro, evidenziavano invece come poco più in là i motori c'erano eccome, e queste immagini erano la prova del fatto che sul Pentagono era piombato un aereo, e non un missile. Quindi la Fotografia è innocente, non pretende di mostrare "la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità". Semplicemente, bisognerebbe essere coscienti del fatto che la realtà che una fotografia può mostrare è parziale, in quanto - come già detto - contestuale ad un momento ed un luogo ben definito (scelti dal fotografo). Non può mostrare ciò che non si vede, al massimo potrà stimolare l'immaginazione, ma la verità è che non mente: siamo noi ad accordargli troppo credito, con la nostra fantasia. Spirito critico, questo è quello che ci vuole. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:46
Dipende da quanto lo si pettina...sto pelo.... |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:49
mi sa che i confini sono netti come quello tra ghiaccio e terreno nel permafrost. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:55
Credere di poter mettere confini netti è più utopico di pensare di poter fare uscire una frase intelligente dalla bocca di barbara d'urso |
user46920
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:58
Mtdbo:“ Non credo di essere io a dover pesare le parole Sorriso „ forse non mi sono spiegato bene: il pesare le parole non era un ammonimento, ma un consiglio per cercare di dare il giusto peso alle mie parole ... trovando appunto il vero significato trasmesso. “ La questione che pone Caterina mi pare interessante " la fotografia dopo la fotografia" Credo che si possa fare un parallelismo con la scrittura „ se scrivessi "secondo me, no!", sarebbe un eufemismo o una ipocrisia! Logicamente è no! ... non c'è nessun parallelismo logico tra la fotografia e la scrittura e per quello ti ho descritto in modo colorito il rapporto che hai con la filosofia .. come ho cercato di spiegare invano, la fotografia ha in sé quel potere di testimoniare e documentare che la pittura o il disegno a carboncino non hanno e quindi nemmeno la parola, né orale né scritta. Questa è la realtà che non hai ancora ben inquadrato! Se ti dico che ho visto un UFO .. tu puoi solo credermi in fede se ti faccio vedere le fotografie e/o un filmato, non hai più bisogno della fede. Non capisco perchè si faccia così fatica a vedere la realtà delle cose o peggio ancora, ad accettarla. Se non si parte dal semplice concetto di base per cui la fotografia è sempre un documento e quando non lo è, non è più una fotografia ... tutto il resto dei discorsi intorno alla fotografia, saranno solo dei castelli di sabbia. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:58
Personalmente non ho mai invidiato chi nei concorsi deve giudicare "l'uso moderato delle curve" |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 17:59
Ammetto che mi sto perdendo un po'... Tuttavia mi viene da pensare che una foto nel momento in cui viene scattata sia sempre una vera rappresentazione/porzione della realtà e di conseguenza una "foto vera", poi è il non detto che può lasciare l'osservatore libero (ed talvolta ignaro) se tale realtà sia vera o costruita. Ad esempio, prendiamo la famosa foto di Robert Doisneau "Il bacio davanti all'Hotel De Ville". Cosa se ne può dedurre osservandola? Il bacio in sé è vero, perché oggettivamente ci sono due persone che si baciano e quindi è la foto vera di un bacio; la scena in sé è falsa, perché quello che può sembrare uno scatto rubato è in realtà uno scatto organizzato e quindi è la foto vera di un "bacio organizzato" (se così la si può definire). Allo stesso modo quello del "finto lupo" di cui si è accennato pagine indietro è uno scatto vero, però è il contesto che viene spacciato come "vero selvaggio" a non essere vero. Tuttavia anche se il contesto non è "vero selvaggio" (o lascia l'osservatore libero di pensare che lo sia, perché non viene scritto espressamente), lo scatto in sé di questo canide è comunque vero, perché riprende una scena vera realmente accaduta. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 18:06
una delle differenze più incredibili tra la foto a pellicola e quella digitale è che quando scatti a pellicola non hai la foto, quando scatti in digitale si, qualche istante dopo. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 18:06
 McBrandon, io mi riferisco alla fotografia elaborata dal fotografo e che ha messo in quel mezzo la sua visione. Non è necessariamente una rappresentazione della realtà ma è fotografia, fotografia di ciò che lui vede, di ciò che lui vuol farti vedere, di ciò che lui sogna. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 18:09
Concordo con Max B. |
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inviato il 23 Maggio 2017 ore 18:14
L'esempio del lupo a me non torna mica tanto... È più fotografia un lupo spacciato come wild ma piu addomesticato di un barboncino e fotografato in casa di un ammaestratore o un lupo fotografato in natura a cui magari accentuo la brillantezza degli occhi' la tridimensionalità del manto e in cui scaldo un po il bilanciamento del bianco? |
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