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inviato il 11 Giugno 2026 ore 10:06
@Paolo da dove hai preso la nozione del piano singolo a fuoco? Secondo Fermat e Feynman sono a fuoco tutti i punti che sono arrivati allo stesso tempo nel fuoco. Non necessariamente appartenenti ad un piano nello spazio-oggetto, c'è di mezzo anche la lunghezza d'onda della luce (ossia il colore, che influisce sulla velocità della luce attraverso vetri ottici). |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 10:21
Ciao Val, il "problema" di Merklinger per un "fotografo empirico" (lo siamo tutti in fondo) è presto detto. Lui dice: metti a fuoco all’infinito poi considera che il rapporto focale/diaframma indica la dimensione minima dei dettagli che possono essere riprodotti nitidamente nei piani più vicini. Quindi ad esempio: uso un 50 mm. a f/16, avrò nitidi punti (dettagli) di 3,125 mm. Ok. Il problema però è che la nostra percezione di "a fuoco" si basa sulla valutazione di dettagli molto fini che compongono la texture di oggetti e superfici. Quindi il "paesaggista empirico" valuta il risultato così ottenuto e certamente vede i fili d'erba e i sassolini in primo piano (sono > 3 mm.) ma la sensazione complessiva che ne ricava non è soddisfacente. Poi potremmo discutere della ormai diffusa ossessione compulsiva per l'ipernitidezza a causa della quale se non distinguo nitidamente le singole ciglia della modella, allora la foto è da buttare. Ma questo è un altro discorso…. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 10:36
@Paolo “ …non conosco questa tecnica… „ No Paolo, non è possibile che tu non la conosca, quindi devo essermi spiegato male, perché è la tecnica dell’iperfocale, ciò di cui si sta parlando qui; ossia dilatare la profondità di campo (che per qualcuno di voi non esiste ma per altri, costruttori compresi, sì ). Provo a essere meno conciso. Prendiamo il caso limite che avevo descritto: voglio più roba possibile a fuoco. Chiudo il diaframma al massimo (risparmiamoci le pippe sulla diffrazione perché - nella pratica - sono veramente pippe), dopodiché non focheggio all’infinito (come dice - secondo me sbagliando - Valgrassi) perché così mi mangerei tutta la profondità di campo nelle zone più vicine al punto di ripresa, ma faccio coincidere il segno dell’infinito sul segno di destra corrispondente al diaframma impostato. Sul corrispondente segno di sinistra vedrò qual è la parte più vicina che mi risulterà “ragionevolmente” a fuoco. Se usi un grandangolare un po’ spinto vedrai che cosi si arriva facilmente anche a 50 cm. Poi non mi interessa se la nitidezza non è al top a causa della diffrazione, perché la nitidezza al top non ce l’avrei neanche usando a f/8 una pellicola da 400 ASA. Prova a paragonare un kodachrome 25 scattando a f/22 con una Portra 400 a f/8 con lo stesso obiettivo e dimmi dove avrai maggiore nitidezza. Quello che conta è l’effetto finale e ti garantisco che - se ben eseguito - si rimane a bocca aperta. Per questo dico che sono pippe, primo perché la nitidezza non è l’unico aspetto che ti fa una foto tecnicamente perfetta; secondo, perché la stessa nitidezza/non nitidezza è data da tanti altri fattori, non solo dalla diffrazione. Quindi non voler usare mai il diaframma più chiuso è come non voler mai usare quello più aperto per paura di non avere la massima nitidezza; oppure non voler mai alzare gli iso per lo stesso motivo. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 10:49
A mio parere la maniacale ossessione per il fuoco fa scivolare la fotografia nella piromanzia. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 11:05
@Ale Merklinger non è una panacea, funziona bene essenzialmente con i grandangoli. Anche coi grandangoli devi chiudere a f/16 se focheggi su infinito. A f/16 la diffrazione comincia a essere percepibile, nel senso che abbassa il contrasto, alcuni la chiamano velatura. Nessuna sorpresa che per chi ci vede bene Merklinger è peggiorativo rispetto a un focus stacking per esempio. Chiudo a f/16 la Sony con montato l'AF Nikkor 20/2.8. Però ho anche tre Nikon 1 e lo zoomino 10-30 mm. 10 mm su sensore 1" corrisponde all'incirca a 28 mm FF. Per ottenere il diametro di apertura pari a 1.25 mm della FF col Nikkor 20/2.8 chiuso a f/16, col 10 mm delle Nikon 1 posso usare f/8 che è meno affetto dalla diffrazione. Qui sono costretto ad aprire una parentesi perché su Juza impera il concetto che sensori piccoli soffrano di più la diffrazione. È basato sul circolo di confusione. Idea che risale ad un secolo fa ed è ancora valida. La domanda che un fotografo si deve porre è: che senso ha aspettarsi da un sensore da 1" la stessa prestazione di un FF? Quello che conta è che per ottenere una stampa 20x30 cm (alla base del cdc) devi ingrandire 2.7(2) volte di più un sensore da 1" rispetto ad una FF. Dopodiché percepisci meglio il danno della diffrazione, che invece è minore visto che una modesta Nikon J5 ha un sensel da 2.37 micron, cioè più piccolo anche della imminente MF con 180 Mpx. Ovviamente se chiudo a f/11 a F=10 mm scendo all'apertura di 0.9 mm e qui si può sperare di distinguere ciglia molto bistrate! Quindi il paesaggista che non mira a ingrandimenti troppo alti può accontentarsi di tutti quei sensori Sony BSI da 1" che sono meravigliosi e usare da f/4 a f/16 a 10 mm di focale à la Merkingler e a seconda delle ciglia. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 11:22
@N.enrico “ come dice - secondo me sbagliando - Valgrassi „ Devi prendertela con Merklinger, non con me Il tuo metodo è ingegnoso ma interviene un'ottica reale con le aberrazioni che sono diverse in diverse posizioni sul sensore. Ho un Carl Zeiss T* 28/2.8 proveniente da una Contax G2 che funziona male su Sony A7R. Magenta a gogò. Con f/22 e focheggiando ai bordi QUASI tutti i difetti scompaiono però ti trascini il danno di f/22. Merklinger invece è pura ottica geometrica, a prescindere dall'obiettivo e dalla dimensione del sensore. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 11:39
Dice Merklinger nell'articolo citato: "the diameter of the circle-of-confusion on the negative would have to be no larger than about 1/200 mm.” Che sarebbe come dire considerare un CoC di 0,005 mm. (alle elementari andavo da dio in aritmetica…). Potremmo quindi riconsiderare la formula della PdC (e quindi dell'iperfocale) inserendo questo nuovo valore del CoC. Il paesaggista scontento del risultato della pratica sul campo dell'iperfocale, con il suo bel calcolatorino della PdC troverebbe che, considerando il nuovo CdC, praticamente "perde" cinque valori di diaframma. Cioè ad esempio se monta un 16 mm. la distanza iperfocale che normalmente ha a f/2,8, con il nuovo CdC la otterrebbe approssimativamente solo chiudendo a f/16…! Sono valori approssimativi ma sono utili per capire che il CoC che consideriamo è fondamentale in tutti questi discorsi. È che non esiste un valore universalmente valido. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 12:33
“ È che non esiste un valore universalmente valido. „ E' quello che si va ripetendo da giorni, ma pare di difficile comprensione |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 15:09
@Archirock Io ci ho rinunciato. È inutile combattere con chi parla di tutto accettabilmente sfocato o accettabilmente a fuoco, lasciamo perdere l'orrore semantico, senza calcolare prima come verrà mostrata la foto, su quale supporto, di quali dimensioni e da quale distanza. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 15:50
@Ale tralasci che M. vale per qualsiasi formato del sensore quando invece a sensore più grande corrisponde (giustamente ) un cdc più grande. Il cdc non c'entra con M., non farglielo dire perché è proprio quello che vuole estirpare dalla mente dei fotografi. Sei libero di ragionare in termini di cdc perché normalizzi a una stampa ~ 24x30 cm vista ad una certa distanza, ma il cdc non è una proprietà intrinseca di un obiettivo, è un parametro derivato per di più riferito a una certa acuità visiva. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 16:00
Ok Enrico, ora ho capito cosa intendi. Orbene a prescindere dal fatto che se voglio "tutto a fuoco" faccio, anzi facevo, anch'io come Valerio quindi focheggio su infinito e via, anche perché l'infinito fotografico non è l'infinito astronomico ma, a seconda dei costruttori, una distanza pari a +/- un migliaio di volte la lunghezza focale... quindi con un 20 mm parliamo di una ventina di metri, ma il concetto che distanzia me da te, e anche da Maurizio, è che voi vi accontentate di avere "tutto ragionevolmente a fuoco", quindi nulla che lo sia veramente, mentre io preferisco avere un solo piano a fuoco, quello chiaramente dove è posto il mio soggetto, purché sia davvero a fuoco! Diciamo che sono due principi operativi opposti... anzi antitetici. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 16:08
Prova a paragonare un kodachrome 25 scattando a f/22 con una Portra 400 a f/8 con lo stesso obiettivo e dimmi dove avrai maggiore nitidezza. ****************************************** Per quanto invece riguarda questa tua bonaria provocazione ti dirò: così come l'hai impostata tu chiaramente non è fattibile, la Kodachrome è (anzi era) una diapositiva mentre la Portra 400 è un negativo, ma se al posto della Portra 400 adoperi una Fuji Provia 400X beh... io non esiterei un attimo nello scegliere la Fujichrome... il risultato sarebbe migliore, NETTAMENTE migliore. |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 16:09
La confusione nasce dal fatto che in inglese dof indica due cose diverse: depth of field o depth of focus. Merklinger si riferisce alla profondità di fuoco. Se ammettiamo che sul sensore (perfettamente piano e allineato) siano a fuoco tutti i punti arrivati contemporaneamente al fuoco allora è vero che sul sensore esiste un solo piano di fuoco. Il che implica che la stessa definizione non è applicabile allo spazio oggetto! |
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inviato il 11 Giugno 2026 ore 17:58
“ Il cdc non c'entra con M., non farglielo dire perché è proprio quello che vuole estirpare dalla mente dei fotografi. „ Ma nel suo articolo che tu hai citato, M. dice esattamente le parole che io ho citato… |
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