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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:44
Ma certi contenuti non è detto che interessino o abbia ancora senso produrli fotograficamente. Non stai cogliendo il punto. www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=2809837 volevo raccontare il vuoto di pensiero, la mancanza di differenze, la resa asettica, lo sbilanciamento è tutto pensato per portare l'osservatore in una direzione precisa, fargli sentire una mancanza, qualcosa di sbilanciato . Ma questo racconto ha ancora senso farlo così o lo posso espandere in altro modo magari meglio? Non centrano le tettone ma il modo in cui il pubblico guarda la fotografia. Il chiudersi in una piccola cerchia non serve a niente e l'arte concettuale portata all'estremo ha insegnato, si è creata una frattura e la mancanza di comunicazione l'ha resa spesso un esercizio di stile per pochi |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:45
“ Ma è così da sempre...internet ha solo amplificato queste dinamiche. „ E soprattutto velocizzato il passo con cui una tecnologia ne sostituisce un'altra... L'avvento del computer stesso da strumento demoniaco che serviva quasi a niente (nell'economia domestica intendo) a parte quasi immancabile in ogni casa (sebbene anche oggi per la maggior parte delle persone è una cosa in più) ha creato pareri discordanti su chi faceva le cose prima, durante e dopo! Se il punto è mostrare il proprio lavoro, che comunque è una cosa che fa piacere a tutti, l'artista umano dietro al lavoro ha pur sempre qualcosa da raccontare, un'esperienza veritiera vissuta ed un'idea che lo ha portato a muoversi in maniera tale da creare la fotografia; in avanti si avrà l'esperienza di come si nata l'idea e di come sia stata portata avanti, senza prendere freddo alle 4 di notte sotto la pioggia bensì al pc... Si parlerà di immagini ed andranno ad impattare sul gusto di chi guarda l'immagine e si parlerà di fotografia andando ad impattare a chi ancora guarderà sti poveracci che si caricano come gli asini per fotografare un castello abbandonato, una modella truccata o una montagna al tramonto. La soddisfazione più grande è comunque riuscire nel portare a casa la fotografia (o riuscire a creare l'immagine nel caso della controparte), poi il mercato è lo stesso e a chi la mostra / chi la guarderà deciderà se è più bello il sentimento di "4 ore di camminata al freddo e al gelo per scattare come volevo" piuttosto che "è da tanto che immaginavo questa scena"; è un altro linguaggio che si getta nel calderone dell'arte visiva oltre a pittura e fotografia/video: la stessa graphic art che esiste da tempo e adesso ha una marcia in più, ma non va a sostituire una cosa o l'altra. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:48
“ MatteoGroppi Non centrano le tettone ma il modo in cui il pubblico guarda la fotografia. „ Qui hai pienamente colto nel segno, però come immagino voglia dire Rombro: tu fotografi per te e "il tuo pubblico" o fotografi per chiunque e quindi devi cambiare metodo e mente in base a come cambia la marea? Se son tutte capre non è che devi buttare via tutto per vendere erba... (Detto così suona male, ma spero si capisca!) |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:49
ahaha no non intendevo quello ovviamente, non sto dicendo smettiamo di fotografare, ma di sicuro è più redditizio vendere erba |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:53
Non è questione di chiudersi in una nicchia, è che non puoi farci molto se la gente non ha testa di soffermarsi a pensare perché preferisce accendere il PC o usare lo smartphone per evadere. Sono sempre dell'idea che è meglio ricevere poco riscontro ma sentito e onesto piuttosto che forzare una comunicazione che non arriva. Certi concetti che trattiamo, Matteo, fanno sempre parte della vita, non spariscono mica perché cambiano le forme di consumo. Sono gli altri che si devono sforzare, se ne sentono il bisogno, non devi preoccuparti tu di aprirgli la testa. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:56
È un po' come pensare che se sul forum certi discorsi non si comprendono è perché noi non siamo capaci di farli capire. Ma non è così. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 15:56
Invece credo che la direzione giusta a volte sia quella, devi essere tu a arrivare. Non è che deve per forza essere sempre così, ma non può nemmeno essere se nessuno capisce amen Sai la cosa che mi infastidisce di più a certe mostre? quando ti fanno il pippone generico senza arrivare a un punto perchè l'autore lo devi capire tu. Scrivono pagine in "artese", cosa che i curatori sono bravi a fare, e non dicono nulla e lo dicono in modo complicato usando un linguaggio aulico. Non deve essere tutto didascalico, ma quando ti nascondi dietro i paroloni o il non voler spiegare io ho sempre la sensazione che si cerchi una risposta da un altro perchè non è del tutto a fuoco per l'autore O banalmente il lavoro non è così consistente come vogliono farti credere |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:00
Ma tu cosa intendi per "arrivare"? Sperare che più persone afferrino quello che vuoi dire tramite la fotografia o essere semplicemente riconosciuto perché sei bravo? Perché a me della seconda non frega niente. Della prima invece può anche fregarmene...ma si tratta di rendersi anche conto del fatto che le persone normalmente non si interessano a pensare o riflettere già di loro... è difficile pensare che si possa farle cambiare solo tramite immagini. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:02
La fotografia è un messaggio, per chi guarda il messaggio deve essere almeno intuito, se no è stato inutile fare quel lavoro, non dice nulla a nessuno la comunicazione è fallita. Non è che devo per forza esporre alla fiera del rutto e sperare che zio pietro apprezzi dopo mezza bottiglia di gutturnio, ma nemmeno pensare di non parlare a nessuno |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:05
Si possono benissimo lanciare degli input che inneschino una riflessione. Non ci ho mai creduto alla storia del messaggio "chiaro e preciso". |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:16
Scusate la schiettezza ma descrivete perfettamente l'eterno dilemma dell'arte per l'arte, che puoi leggere nei pensieri di Baudelaire e allo stesso tempo il suo totale sconforto perché la modernità portava le persone alle porte di Venezia grazie al treno. Sto cercando di estendere il concetto al fatto che in un mondo di olezzi, il delicato sentore di violetta è destinato al nulla. Potevamo scegliere se alimentare lo spirito o l'intestino e abbiamo creato un'industria coprofila. Il cammino del creatore di pensiero è destinato alla povertà, o se fortunato, alla indigenza beffarda. Tolti i vernacoli, le osterie o il salotto della Presidentessa, si mangia con le proprie eredità. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:24
Purtroppo è così. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:37
“ Il cammino del creatore di pensiero è destinato alla povertà, o se fortunato, alla indigenza beffarda. „ visione romantica e suggestiva ma non so quanto corrisponda alle reali dinamiche del mercato dell'arte |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:40
Dipende molto da quanto il "creatore" è disposto a vendersi le chiappe. |
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inviato il 16 Febbraio 2026 ore 16:44
È romantica solo per i commercianti. |
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