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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 7:59
Remember, oserei dire che, il contesto, alla luce di quanto da te, qui sopra ben esposto, possa valere un dibattito specifico e, alla luce di tutto quello che è emerso da questo topic, forse " un po' banalotto ", ne è emersa una bella pagina di appunti sul mio taccuino. Indi per cui, fotografia, film, vaso o banana appesa ad una parete, volendo poi parlare di "umana espressione per mezzo della materia " (cosa ne pensi, Rombro ?), ogni azione capace di fissarla e darle identità nello spazio, in un tempo preciso (avrete visto ovviamente Lucy di Luc Besson nella testimonianza di Scarlett Johansson a Morgan Freeman, a riguardo, ndr), da a loro, motivo di esistere. Grazie a tutti ! |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 9:31
una buona fotografia è "quasi un miracolo", in cui convergono una serie di coincidenze/caratteristiche che non sempre sono ripetibili e questo ne rappresenta anche il fascino principale. Si potrebbe dire che "bello" è oggettivo, "buono" è soggettivo. Ritengo che la una mia fotografia sia "buona" quando vedo che l'osservatore ne subisce l'effetto, che non significa aaassolutamente che "ne capisce il senso" o "capisce quello che volevo trasmettere", semplicemente viene toccato nel suo intimo e questo genera in lui una serie di reazioni. Nessuna fotografia porta con se messaggi particolari, quello che fa scaturire è già dentro di noi. parlerei quindi più di "affinità emotiva" che di messaggio intrinseco. In genere una foto che ci piace "ci parla" di qualcosa che già sappiamo o che inseguiamo, qualcosa che in qualche modo è già dentro di noi e in quel momento si manifesta. E' quando abbiamo affiniità con quanto rappresentato dinanzi a noi che le vediamo un contenuto stratificato. La compomente tecnica è parzialmente importante ma non nella accezione estremizzata che molti hanno di questo parametro. |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 9:47
Affinità emotiva, caro e mai banale, Ugo B, mi sembra un'ottima definizione per sottolineare quanto hai ben esposto qui sopra e te ne ringrazio molto. A presto ! |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 10:52
“ Ritengo che la una mia fotografia sia "buona" quando vedo che l'osservatore ne subisce l'effetto, che non significa aaassolutamente che "ne capisce il senso" o "capisce quello che volevo trasmettere", semplicemente viene toccato nel suo intimo e questo genera in lui una serie di reazioni.” In pratica stiamo parlando del triangolo “Autore/Opera/Pubblico”. Aggiungerei, se mi permetti, che alcune fotografie potrebbero anche non essere necessariamente indirizzate a un pubblico ma trovare il loro scopo in un bisogno intimo; bisogno personale e non necessariamente universale, aiutando chi le ha scattate a mettere a fuoco un soggetto latente sul quale non si era potuto sintonizzare. Io tendo sempre, un po pedissequamente, a percepire l’immagine come un opera di cui il fotografo sia creatore consapevole, pertanto credo che il rapporto opera/autore abbia una precedenza su quello opera/pubblico. Pertanto, se la parabola (tale é diventata) del vaso calza a pennello quando siamo noi, pubblico, a investire l’immagine di una affinità, diventa meno calzante quando, a giudicarla, sia l’autore. Esiste poi un terzo livello nel rapporto, quello autore/pubblico, dove l’aspetto dialettico-politico crea contenuti “artificiosi”… |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 12:20
Una fotografia è un pensiero, come tale non ha materia, pur dipendendo da una materia 'estranea' (grigia nel caso del pensiero). E' più vicina al concetto di illusione che a quello di 'oggetto'. Tutto ciò che ruota attorno ad una fotografia è insondabile, l'osservatore può solo illudersi. |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 16:08
Stefano, puoi comunque provare a rispondere a questa domanda che ti ho posto due pagine fa: “ Ti sei mai chiesto come mai le persone siano maggiormente attirate da tutto ciò che è estetica spettacolarizzata? „ |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 19:53
@Rombro, grazie ! Hai perfettamente ragione e me ne scuso: In linea di massima penso che una fetta consistente di popolazione abbia necessità di sentirsi viva attraverso emozioni condivise di indiscutibile piacere. Non per scarsità di fantasia che, oramai, penso sia un dato di fatto inequivocabile (hai/avete notato che quasi tutti i ragazzini dai 14 ai 18 anni sono vestiti di nero ?), quanto per una sorta di fattore di garanzia. Ergo: vado a vedere Zalone e non Jurgen Teller perché il primo fa ridere tutti o quasi, ad esempio. Così, come mia semplice visione rudimentale. Per te ? Cosa ne pensi ? Grazie ancora ! Anche se non fai colazione da Gerla né al Caffè Elena, verrò presto a Torino per rimediare. |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 11:04
Una fotografia non e' buona o cattiva. Semplicemente e'. E' un punto di vista parziale fermato ad un certo momento. E' una fotografia appunto con una immagine registrata. Contenitore e contenuto. Se il contenuto ci e' utile e' buona fotografia. Altrimenti e contenitore inutile. La fotografia diventa buona o cattiva quando noi,dotati di scarsa fantasia, mettiamo regole e paletti per poterla incasellare. Diventa buona o cattiva a seconda del guru di turno che ci vende un pensiero preconfezionato. Se sei povero di spirito ed hai poca capacità di pensiero sei costretto ad affidarti a regole per definire il valore di un' opera. Zalone incapace produttore di pessimi film? Vero... ma secondo quale regola? Quale religione? Secondo la regola del botteghino e' un dio. Poi come sempre arriva qualcosa o qualcuno che dal minestrone estrae qualcosa di diverso e ,solo allora, si riscrivono le regole. |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 16:19
Diventa buona o cattiva a seconda del guru di turno che ci vende un pensiero preconfezionato. ********************************************* Sintesi perfetta Salt È quello che affermo io quando parlo del gallerista +/- "introdotto"! |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 17:02
@Salt di oggi 18/1/2026 alle 11:04, epico per quanto hai ben scritto e te ne ringrazio molto. |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 17:05
@PaoloMcmlx, può essere vero pure quanto da te evidenziato e, tornandomi alla mente gli inizi della carriera di Fontana e pure Giorgio Morandi, anche il film "Ocean's Eight" si presta bene all'importanza di chi promuove cosa. Lo stesso dicasi per "La Migliore Offerta" di cui ne parlerò in modo specifico e ti ringrazio molto per avermene dato spunto. |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 20:30
Come se il pensiero preconfezionato fosse una prerogativa dei galleristi lol La gente è infarcita di pigrizia mentale e passività su tutta la linea. Chi va a vedere Zalone, per rimanere nell'esempio, non lo fa mica per scelta personale. Lui ha dimostrato di capire perfettamente come funziona il rendimento di massa. La sua è una comicità che nasce dall'osservazione della mediocrità, ma prospera grazie alla sua perpetuazione. Riesce a far ridere le persone dei propri usi e costumi senza problematizzare. Perché ne prende parte lui stesso senza giudizi o critiche reali. Il botteghino misura la capacità di intercettare un pubblico, non la qualità dello sguardo che quel pubblico esercita. Se la maggioranza è culturalmente pigra, il mercato premierà chi sa parlare a quella pigrizia senza mai metterla in crisi. E in questo Zalone è un professionista lucidissimo perché ha capito che la mediocrità è altamente redditizia. Ma questo vale trasversalmente per tutto ciò che nasce con lo scopo di fare profitto a discapito dell'arricchimento "umano". Il parallelo con Juzaphoto è abbastanza chiaro: Emanuele, evidentemente, sa che dare spazio a ciò che aggrada facilmente e senza impegno, gli garantisce un'affluenza maggiore. La gente non ha voglia di pensare. Preferisce sucarsi sempre le stesse cose purché servano a generare relax ed evasione. |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 21:09
“ Chi va a vedere Zalone, per rimanere nell'esempio, non lo fa mica per scelta personale. „ Come no?.. Esistono alternative ad un film di Zalone. Teatro, Cinema, Spettacolo e Televisione. Zalone e' una precisa scelta, facile e sicura. Che, alla fine del film, come dopo la fine di una fiaba ascoltata per l'ennesima volta, lascia nello spettatore una sola domanda: " ma noi, siamo felici e contenti?". tanto basta per indurre la scelta nel pubblico. Tre quarti del cinema mondiale e' costruito su questa architettura. Pieraccioni, Benigni, ma anche Bollywood e Hollywood son lastricati da queste pizze d'oro zecchino... |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 21:57
Salt, certe volte mi sembri un po' ingenuo... La scelta personale esiste solo se esistono alternative percepite. Altrimenti non è scelta, è abitudine. Chi non sviluppa un pensiero critico non sceglie tra possibilità diverse, sceglie sempre dentro ciò che gli viene continuamente proposto, normalizzato e reso familiare. E spesso non sa nemmeno che esistono altre strade. Nessuno obbliga ad andare a vedere Zalone, certo. Ma il trascinamento massificato non funziona per imposizione, funziona perché riduce l’orizzonte, rende naturale una sola forma di intrattenimento e marginale tutto il resto. E, soprattutto, azzera il desiderio di ricerca individuale. Dire "ognuno sceglie liberamente" è vero solo in senso formale. In senso culturale, la libertà di scelta è direttamente proporzionale alla capacità di immaginare alternative. Se non sai che esistono, non stai scegliendo, stai aderendo. Mica crederai che tutti quelli che spolliciano quotidianamente le foto "wow" siano persone che abbiano dei criteri di valutazione "propri"? :) |
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inviato il 18 Gennaio 2026 ore 22:02
Ma voi pensate veramente che questi ragionamenti sulle scelte personali valgono solo per che si va a vedere zalone e non per chi si va a vedere, che so, ken loach? |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
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