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Ma voi ci pensate mai alla morte? + A cosa serve la scquola


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user206375
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 10:28    

Jung a riguardo diceva
"Individualità e universalità non sono valori inconciliabili, che si annullano reciprocamente, sono due lati della stessa realtà che si compensano e si completano reciprocamente, unificandosi nell'esperienza dell'illuminazione. Questa esperienza non dissolve la mente in un tutto amorfo, bensì porta alla realizzazione che l'individuo stesso nel profondo di sé include la totalità."

Ma si potrebbe discutere all'infinito, poi peró bisogna sperimentare di persona, meditare, mettere in pratica, dedicarci tempo.


Nessunego
06 Gennaio 2023 ore 19:33

Io sono io e non sono io e sono te e sono qualsiasi cosa e sono l'Uno. Nessuna di queste affermazioni è meno vera delle altre. Questa è l'illuminazione

avatarsenior
inviato il 07 Gennaio 2023 ore 11:04    

mah sai murmunto, non tutti reagiamo allo stesso modo dopo l'incontro faccia a faccia con la morte.
Neppure durante.

user214553
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 13:20    

Ricca, ti cito tra virgolette:

"Jung a riguardo diceva
"Individualità e universalità non sono valori inconciliabili, che si annullano reciprocamente, sono due lati della stessa realtà che si compensano e si completano reciprocamente, unificandosi nell'esperienza dell'illuminazione. Questa esperienza non dissolve la mente in un tutto amorfo, bensì porta alla realizzazione che l'individuo stesso nel profondo di sé include la totalità."

Ma si potrebbe discutere all'infinito, poi peró bisogna sperimentare di persona, meditare, mettere in pratica, dedicarci tempo."

Se individualità ed universalità si unificassero con il sopraggiungere dell'illuminazione, questo porrebbe la stessa in una condizione in divenire, limitata da spazio-tempo-causa. Prima ero un individuo, ora sono l'essere universale (che già di per sé non significherebbe illuminazione). Ciò implicherebbe un inizio per questa condizione, e necessariamente implicherebbe una fine. La Moksa non funziona così, non è limitata da spazio-tempo-causa; la Moksa è già qui ed ora, c'è solo da capirlo!

Per quel che concerne il passaggio in cui jung dice:

"Questa esperienza non dissolve la mente in un tutto amorfo, bensì porta alla realizzazione che l'individuo stesso nel profondo di sé include la totalità."

C'è da fare un paio di precisazioni. La Moksa, l'illuminazione, non è un'esperienza, è la reale natura dell'essere, libera dal credersi agente dell'azione, quindi non-agente. Gli unici due verbi che non recano azione che mi vengono in mente sono "esistere" ed "essere", ed è proprio quello che è la natura assoluta di pura Esistenza-Coscienza infinita che si realizza sempre esistente nella Moksa.
L'esperienza si compone di soggetto di conoscenza+oggetto di conoscenza, mentre l'illuminazione trascende il rapporto soggetto-oggetto.

Un'altra precisazione da fare è che non è propriamente l'individuale che include l'universale, pur avendo senso in un certo senso (brahma satyam jagat mitya jiva brahmevanaparah, l'assoluta esistenza è il vero, l'universo è falso, e l'ente individuato e l'esistenza assoluta sono la stessa cosa).
L'individuo in realtà è una sovrapposizione frutto dell'ignoranza metafisica. In realtà non é mai individuo, pur credendosi tale. Esso è solo un nome, una forma, ed una possibilità sovraimposta alla realtà; similmente a quanto anello, bracciale e orecchino sono solo tre nomi, tre forme e tre possibilità sovraimposte all'oro, dal quale realmente non è mai emerso nulla rimanendo sempre identico a sé stesso. Non parlerei quindi di universale, ma di non-duale, essendo - ad'esempio - l'oro non-duale nei confronti dei monili, i quali sono insostanziali.

Edit:

Un'altra precisazione la faccio a quanto hai detto tu.

"Ma si potrebbe discutere all'infinito, poi peró bisogna sperimentare di persona, meditare, mettere in pratica, dedicarci tempo."

Se lo stato individuale è solo causa dell'ignoranza, e la conoscenza è la soluzione, questa non può mai essere frutto di alcuna azione, nemmeno conoscitiva. Se per esempio tu mi dici: "insegnami come posso stare seduto", ma in realtà tu sei già seduto, solo che non lo sai, cosa dovrai fare per realizzare la tua seduta? Di sicuro non dovrai fare alcuna azione, poiché seduto lo sei già. Io poi, dovrei cercare di predisposti nelle giuste condizioni e poi indicarti il fatto che tu sei già seduto, e ciò lo dovrai poi "vedere" da te.

Le azioni conoscitive, rituali, ecc., come può essere la meditazione, portano solo a una realizzazione parziale dell'essere universale, ma mai alla Moksa. Mantra, Yantra, Tantra, meditazioni, ecc., possono solo condurre - nell'ottica della Conoscenza del Brahman Nirguna - alla predisposizione necessaria per la mente dell'aspirante, la quale dopo la pratica di questa via del Brahman Saguna, potrà poi facilmente cogliere la realtà a mezzo di ascolto, riflessione e contemplazione attenta sull'insegnamento, che comportano l'intuizione suprema della realtà, la quale non è azione conoscitiva.

user203495
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 13:25    


Nitigisius, non confondere l'esperienza con la saggezza. Sono due patrimoni differenti.
Un ragazzino può essere saggio nella stessa misura in cui un vecchio può essere inesperto.

Questa mi è nuova.Eviterò commenti.Per non urtare alcuno.

saggézza s. f. [der. di saggio1] . – L'essere saggio; capacità di seguire la ragione nel comportamento e nei giudizî, moderazione nei desiderî, equilibrio e prudenza nel distinguere il bene e il male, nel valutare le situazioni e nel decidere, nel parlare e nell'agire, come dote che deriva dall'esperienza, dalla meditazione sulle cose, e che riguarda soprattutto il comportamento morale e in genere l'attività pratica: una persona di grande s.; parlare, agire con s., con molta s.; dare prova di s.; parole piene di s.; la s. delle persone anziane, dei contadini; la s. condensata nei proverbî; con partic. riferimento al modo di operare: la s. di un consiglio, di una decisione, di un provvedimento legislativo. Nel linguaggio medico, denti della s., lo stesso che denti del giudizio (v. dente). Treccani
Dovrò scrivere una nota a correzione.Eeeek!!!

Notasi quel«come dote che deriva dall'esperienza».

I bambini sono uomini privi di esperienza.I vecchi sono bambini privi di innocenza.



user203495
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 14:08    

Perchè non c'è la materia Morte?

Pensi che qualcuno manderebbe i propri figli?
E chi può dare lezioni su questo tema?I sacerdoti?I filosofi?Gli Epicurei?Gli Stoici?Gli Ambientalisti?

user214553
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 14:10    

Nitigisius

La persona più saggia di cui ho avuto - seppur indiretta - testimonianza - non solo libresca, ma anche dottrinalmente - è Adisankaracarya. Gli sono attribuite circa 500 opere, ma dall'interno della Tradizione autentica che discende da una linea ininterrotta a Sankara stesso, si riconosce solo il Prasthanatraya Bhashya, il commentario alle dieci Upanisad principali, alla Bhagavadgita e - opera imponente - al Brahma Sutra, e insieme compongono appunto il triplice fondamento del Vedanta. Sankara ha scritto tutto ciò in età adolescenziale.

avatarsenior
inviato il 07 Gennaio 2023 ore 14:33    

Ottimo abbiamo un Pandit, a mio avviso un valore aggiunto in questa comunità. ;-)
Mi sembra che le tue profonde conoscenze siano frutto di studi profondi. Quanto hai descritto non si improvvisa.

Rob

avatarsenior
inviato il 07 Gennaio 2023 ore 14:47    

Non penso alla morte se non scherzandoci. Il guaio è quando la morte pensa a me. Sorriso

user214553
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 14:52    

Ti ringrazio Rob, ma io non sono nessuno; ciò che importa- ciò che lascio parlare al posto mio - è la Paravidya.

user206375
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 15:31    

Alex

Rischiamo di inoltrarci in una disccusione infinita come puo' essere quella del piccolo e grande veicolo che preferisco evitarmi anche perché il mio italiano è arruginito e ho dei limiti comunicativi, e non ho la tua stessa preparazione.
Al momento posso affermare solo cio' che ho sperimentato.
Mi mancherà la parte metafisica, filosofica, e non so quale meditazione tu abbia praticato ma posso solo affermare che alcuni dei concetti che hai espresso li ho sperimentati tutti con la meditazione.
Posso credere ciecamente per un periodo ad una filosofia, insegnante, guru, maestro ma poi la mia rozzezza avrà bisogno dell'esperienza che lo strumento delle parole, concetti non riescono a darmi, e sicuramente per un mio limite.

Philosophy and practice are equally important in travelling the middle way. Without right view how can one achieve right mindfulness? Without good practice how can one achieve right mindfulness and concentration?
Nagara Sutta

avatarsenior
inviato il 07 Gennaio 2023 ore 15:40    

Le letture citate sopra hanno una componente di praticità, di ”materialità “, sono a mio avviso manuali di istruzione, che conducono la persona con la pratica ad aumentare il proprio bagaglio.

user206375
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 15:46    

Da uno psicologo ad esempio. E comunque esiste già la death education, ci sono organizzazioni che si occupano della formazione degli insegnanti.
Non è che la filosofia, matematica, fisica ce l'abbiano insegnata un filosofo, un fisico o un matematico.


Nitigisius
inviato il 07 Gennaio 2023 ore 14:08

Pensi che qualcuno manderebbe i propri figli?
E chi può dare lezioni su questo tema?I sacerdoti?I filosofi?Gli Epicurei?Gli Stoici?Gli Ambientalisti?

user214553
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 15:48    

Ricca, tu stai parlando di Buddhadharma però, mentre io sto esponendo concetti aderenti al Vedanta Advaita, dove il metodo è la stessa dottrina, mentre la meditazione e tutte le azioni conoscitive, ecc., costituiscono solo il metodo per le acquisizioni preliminari dell'aspirante che punta alla vera conoscenza metafisica, detta Paravidya; il Buddhadharma in tutte le sue correnti è ascrivibile alla aparavidya, quindi non stai parlando di vie puramente metafisiche, con tutto ciò che ne comporta.

user206375
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inviato il 07 Gennaio 2023 ore 16:09    

Si Alex,

diventa complicato pero'seguire un filo logico se esponi in tuoi concetti Advaita rispondendo ad un mio commento in cui citavo Jung e esprimevo il mio pensiero sulla necessità di sperimentare e meditare e non perdersi all'infinito in parole e concetti.
Spiegalo ad un monaco buddhista che la meditazione porta solo a una realizzazione parziale dell'essere universale e l' l'ottuplice sentiero non è sufficiente.


Mi riferisco a questo commento.


Le azioni conoscitive, rituali, ecc., come può essere la meditazione, portano solo a una realizzazione parziale dell'essere universale, ma mai alla Moksa. Mantra, Yantra, Tantra, meditazioni, ecc., possono solo condurre - nell'ottica della Conoscenza del Brahman Nirguna - alla predisposizione necessaria per la mente dell'aspirante, la quale dopo la pratica di questa via del Brahman Saguna, potrà poi facilmente cogliere la realtà a mezzo di ascolto, riflessione e contemplazione attenta sull'insegnamento, che comportano l'intuizione suprema della realtà, la quale non è azione conoscitiva.


user214553
avatar
inviato il 07 Gennaio 2023 ore 16:20    

Anche il Monaco Buddhista sa che la meditazione non è sufficiente. Se la causa del Samsara è l'ignoranza, solo la Conoscenza può dissiparlo. E la Conoscenza (non l'azione conoscitiva o la conoscenza empirica) non è mai azione, ma intuizione.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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