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inviato il 20 Settembre 2020 ore 9:11
Vorrei solo far notare che se l'esposizione pubblica delle opere d'arte dovesse essere sottoposta al vaglio di giudizi d'ordine morale, allora la parte espositiva di musei e pubbliche istituzioni sarebbe praticamente svuotata. Il "politically correct" è una forma di dittatura non meno bieca di quella che, imposta dal Dr. Goebbels, bollò molte forme dell'arte moderna quale "entartete Kunst", ovvero "arte degenerata". Vorrei far mie le parole che, a lettere d'oro, sono affisse all'edificio della Sezession a Vienna: "Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit" Al tempo la sua arte, all'arte la sua libertà. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 9:21
Personalmente trovo davvero che non abbiate molto il senso della misura e la parola dittatura la eviterei perché davvero é fuori luogo |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 9:27
Invece io quoto "in toto" Enzo C. Il "politically correct" è davvero una forma di dittatura, stupida, per giunta. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 9:44
Proprio a tal riguardo, consiglierei la lettura del bel libro di Robert Hughes: "La cultura del piagnisteo - la saga del politicamente corretto", edito in Italia da Adelphi... |
user177356
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 10:15
Chi usa il termine buonismo si autoqualifica come un x (ho messo direttamente la x perché i termini che avevo in mente sarebbero stati censurati). Credo che non sia chiaro il concetto di consultazione pubblica. Non è un referendum, non è un voto. Si chiede a chiunque sia interessato ad intervenire di dire la sua, inviando un messaggio privato a chi l'ha indetta. Al termine della consultazione, il suo organizzatore pubblica i risultati accorpando gli interventi simili e sintetizzandoli, dopo di che rende nota la sua decisione, motivandola. I singoli interventi non sono resi pubblici e non sono oggetto di confronto o discussione. È un modo per dire "non ho agito senza prima ascoltare le ragioni di tutti, e vi dico perché ho accolto alcune posizioni e ne ho invece rigettate altre". Insomma, al momento è il miglior modo per dare trasparenza al processo decisionale. Una fondazione dovrebbe sentirsi tenuta a consultare il pubblico, essendo un'istituzione il cui operato è a favore del pubblico. |
user33434
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 10:36
Anche io sono contrario alla consultazione pubblica in una situazione del genere. L'avrei trovata una soluzione pilatesca, è giusto che gli organizzatori e i curatori si assumano la responsabilità delle loro azioni e che le motivino così come hanno fatto. Sta agli utenti poi soppesare la validità delle motivazioni offerte e decidere se fidarsi ancora di quella istituzione o fondazione. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 10:49
Una "consultazione pubblica" in materia culturale, affidata quindi allo scellerato principio dell'"uno-vale-uno, porta solo a pietosi risultati. In qualunque campo, tanto più, ripeto, in quello della cultura. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 11:23
Assolutamente no! Un artista, nel momento in cui assurge a tale titolo, non è più il solo proprietario della sua opera ma diventa in qualche modo un interprete della natura umana della quale l'arte rappresenta la massima sintesi. E la sua opera di conseguenza ha un valore narrativo che appartiene a tutti perché da essa tutti possono migliorare la propria conoscenza di sé stessi e degli altri, ed essere quindi persone migliori. Il corto circuito sorge nel momento in cui non ci rendiamo conto, o non vogliamo renderci conto, del fatto che essere persone migliori non debba per forza coincidere con essere persone oneste o legalitarie... Per sua natura l'arte è estrema, perché estremo lo è l'essere umano nonostante l'omologazione (da cui il politically correct e tutte le celebrazioni della mediocrità) stia diventando la regola aurea. Come sempre concordo in toto con Mauro Sansivero ma in generale mi fa piacere leggere quasi tutti interventi sulla mia lunghezza d'onda. Buona domenica. Tommaso |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 11:53
Il "messaggio" di un'opera d'arte è universale, questo si, ma decisioni importanti, quali esporla o no, non possono essere demandate al giudizio della massa che, in quanto tale, è in gran parte composta di incompetenti in materia. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 11:59
Ricordiamoci che stiamo parlando di un campo, quello della cultura artistica, in cui la maggior parte della gente è oggi analfabeta più che mai; sappiamo benissimo che la maggior parte del pubblico finirebbe per votare contro l'esposizione di quell'opera solo perché incapace di decodificarla, prendendo l'omicidio unicamente a pretesto e non valutando la cosa globalmente; in quanti avrebbero il coraggio di astenersi dal giudizio ammettendo di non avere la cultura e la preparazione necessarie? Credo che in questi casi la consultazione pubblica avrebbe solamente il valore delle opinioni da social o da "Bar Sport" e non darebbe indicazioni veramente utili a far prendere decisioni corrette ai curatori della mostra. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 12:06
E di un periodo storico dove uno pretende di dover esprimere un'opinione e che questo sia un suo diritto indipendentemente se sensata o meno. In genere queste opinioni sono supportate da sentito dire, da link letti per sbaglio su fb magari creati dal responsabile della fiera del rutto del lungo po |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 12:08
The RealB , non sono d'accordo. Allora a che scopo avere un direttore ed un responsabile?. Facciamo il solito sitino dove si puo' votare e facciamo scegliere al pubblico l'opera che vuol vedere o il calendario delle mostre. Non puo' funzionare.. e non ha senso.. qualcuno ha scritto il principio "uno vale uno.." io mi permetto di integrarlo in: "uno vale uno... ma uno non vale l'altro" molto piu democratico e corretto (a parere mio). L'arte e' arte. Dipende dal denaro e dai mecenati e' vero. Ma spesso e' arte per l'Arte e va oltre alla semplice mercificazione di abilita' personali. Se parliamo di Arte, questa dovrebbe essere LIBERA. Dovrebbe infatti mettere ordine nel caos e mostrere un aspetto del possibile, del futuro. Se viceversa parliamo di arte, questa si deve essere soggetta a decisioni economiche e quindi censurata nell'obiettivo del massimo profitto. Attenzione che se lasciassimo votare tutti, a giudicare dai botteghini, finiremmo tutti a vedere cinepanettoni e film di tette e culi. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 12:11
Enzo capisco benissimo il tuo punto di vista ma ci sono dei "ma". Il primo riguarda come si finanziano i musei o gli spazi espositivi. I musei, quando finanziati dal pubblico, per accedere alle sovvenzioni devono comunque garantire un certo numero di sbigliettamenti, indi devono vendere e devono piacere, sicché non possono del tutto sbattersene dell'ideologia del momento, del terribile 'uno vale uno' che tu osteggi. Accade esattamente la stessa cosa con l'accesso al FUS dei teatri stabili. Le ricadute sulle scelte espositive (o performative nel caso dei teatri) sono evidenti, gli 'estremismi' di cui parlavo sopra vanno a farsi benedire... Nel settore privato non ne parliamo... Il secondo riguarda un fatto forse più importante: perché tanta gente è incompetente in materia quando la storia dell'arte si fa a scuola per anni? Forse tanta gente è incompetente perché questo stato di cose predilige una formazione tecnica, più remunerativa (economicamente di sicuro), a una umanistica? Questo è un discorso molto lungo e probabilmente off-topic, me ne scuso, ma non amo particolarmente quando si definisce l'ignoranza come una condizione escludente invece di vederla per quello che è, e cioè la sconfitta di un sistema sociale. |
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 12:19
Commento completamente OT: “ quando si definisce l'ignoranza come una condizione escludente invece di vederla per quello che è, e cioè la sconfitta di un sistema sociale. „ Molto ben detto, apprezzo. |
user33434
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inviato il 20 Settembre 2020 ore 12:28
“ Questo è un discorso molto lungo e probabilmente off-topic, me ne scuso, ma non amo particolarmente quando si definisce l'ignoranza come una condizione escludente invece di vederla per quello che è, e cioè la sconfitta di un sistema sociale. „ Vero che è un discorso lungo anche perché coinvolge una visione politica, ma è un pensiero che condivido in pieno. |
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