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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 9:19
Ottimo intervento Motofoto Solo qualche approfondimento sul punto C o se vuoi un punto D Quelle che definisci regolazioni locali sono quasi sempre, almeno in scene complesse, il fulcro del processo di post e si avvalgono di parecchie divese tecniche tramite cui si può arrivare a qualunque risultato, anche ombre completamente chiuse e zone in luce a bassissimo contrasto volendo, personalmente credo che il contrasto di queste ultime vada mantenuto almeno medio salvando una buona gamma di grigi ma coerentemente con il buio dello sfondo. “ Buona parte di queste immagini giocano sul forte impatto verso l'osservatore ma sono privi di contenuto/messaggio. „ Verissimo, una volta qui sul forum ho letto un commento, più o meno " si il genere è bello ho fatto qualche scatto così anch'io ma poi ho lasciato perdere perchè le immagini non mi dicevano niente"...se non hai niente da dire che vuoi che ti dicano poi gli scatti? Per carità è assolutamente legittimo e può dare belle soddisfazioni anche fotografare per il solo lato estetico, ma non il meravigliarsi dopo che le immagini non parlano |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:03
“ Quello tecnico è la facilità di post produzione digitale. „ Si può aggiungere un banale metodo di tecnica fotografica, chiamiamolo D), ossia sottoesposizione.   Una delle prime cose che ho provato in analogico (venendo dal digitale) per curiosità era proprio questo. Se non si sviluppa in proprio, come me, è più difficile perchè lo sviluppatore evidentemente pensa che si farebbe meglio a smettere anzichè sprecare scatti tutti sottoesposti, dannandosi per aprire le ombre...  Poi si arrende perchè gli arrivano sempre più sottoesposte, ed alla fine desiste. In digitale è molto più semplice con le misurazioni spot e la ghiera espositiva. Non si sposta praticamente alcun cursore, se si vuole, e si ottengono direttamente dei jpeg quasi prossimi al risultato finale. Di positivo può esservi che in questo modo l'idea è usualmente di partenza e non strada facendo per dare interesse. Di negativo che se cambi idea, non recuperi più un bel niente, non è soggetto a "mode" pertanto. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:11
"Per carità è assolutamente legittimo e può dare belle soddisfazioni anche fotografare per il solo lato estetico, ma non il meravigliarsi dopo che le immagini non parlano"...Il senso del mio pensiero è questo. |
user39791
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:14
Più ci si avvicina ad un genere concettuale e più è difficile capire se un autore ha qualcosa da dire. Ci vengono a supporto il vedere l'intera opera di un autore e la cultura, non solo fotografica, di chi osserva quelle fotografie. Mentre è semplice usando una tecnica basata su forti contrasti produrre immagini con un forte impatto visivo. Si potrebbe innescare l'argomento di quanto è difficile commentare una foto, ma qua si va su un terreno ancora più scivoloso. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:18
“ Verissimo, una volta qui sul forum ho letto un commento, più o meno " si il genere è bello ho fatto qualche scatto così anch'io ma poi ho lasciato perdere perchè le immagini non mi dicevano niente"...se non hai niente da dire che vuoi che ti dicano poi gli scatti? Per carità è assolutamente legittimo e può dare belle soddisfazioni anche fotografare per il solo lato estetico, ma non il meravigliarsi dopo che le immagini non parlano;-) „ Ma le immagini parlano? "...Perché vedi, o Fedro, la scrittura è in una strana condizione, simile veramente a quella della pittura. I prodotti cioè della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se li interroghi, tengono un maestoso silenzio . Nello stesso modo si comportano le parole scritte: crederesti che potessero parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo imparare, chiedi loro qualcosa di ciò che dicono esse ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta che sia messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto di chi l'intende tanto di chi non ci ha nulla [e] a che fare ; né sa a chi gli convenga parlare e a chi no. " Cit. Ma che voleva dire l'autore incompreso?   |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:20
le fotografie comunque credo che possano si raccontare una storia, un momento di vita tramite l'inquadratura e il momento opportuno ma possano anche in modo diametralmente opposto creare domande da parte dell'osservatore e allora in questo caso anche una pp esasperata assieme ovviamente alla ripresa iniziale studiata e pensata possa arrivare a "nascondere" il focus della foto cercando di creare curiosità nell'osservatore alla ricerca di risposte, che non di conferme. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:21
“ le fotografie comunque credo che possano si raccontare una storia, un momento di vita tramite l'inquadratura e il momento opportuno ma possano anche in modo diametralmente opposto creare domande da parte dell'osservatore e allora in questo caso anche una pp esasperata assieme ovviamente alla ripresa iniziale studiata e pensata possa arrivare a "nascondere" il focus della foto cercando di creare curiosità nell'osservatore alla ricerca di risposte, che non di conferme. „ In pratica come i libri... e lo studio. Più che dare certezze dovrebbero porre domande. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:23
esatto...credo anche, almeno per me,che sia molto più complicato arrivare a fare fotografia di quel genere. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:26
“ esatto...credo anche, almeno per me,che sia molto più complicato arrivare a fare fotografia di quel genere. „ si vive bene lo stesso! Basta non essere permalosi. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 10:37
assolutamente |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 11:17
“ Che situazioni del tutto insignificanti trovino dignità perché si enfatizza il contrasto o si mette grana a pallettoni o altro, per me vuol significare che da dire c'è poco o nulla. „ Ciao, penso che spesso si esca per scattare ad ogni costo. Forse la cosa piu complicata è diventata proprio quella del non scattare. Ci si sente quasi in obbligo di portare a casa qualcosa (io per primo faccio questo errore, vuoi per il tempo, vuoi per la facilità di uso del mezzo), spesso senza comunicare nulla e autoflaggelandosi della propria incapacità. E' proprio la filosofia della fotografia che viene meno secondo me. Qualcuno parlava dell'andare di "moda"; anche qui bisogna secondo me distinguere dalle necessità. Proprio come un pescatore per passione dovrebbe nutrirsi della filosofia del suo sport e non, necessariamente dal pescare qualcosa; un fotografo per passione deve essere scisso da un matrimonialista che deve portare a casa la pagnotta che, come un pescatore di professione deve mangiare e della filosofia se ne fa assai. Chiaramente la falla nel mio discorso c'è, quelli "veri" la moda l'hanno creata e hanno trasmesso per primi qualcosa di significativo; gli altri, da bravi mestieranti, seguono a ruota. Umilmente mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. A presto, Simone |
user39791
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 12:17
Simone penso che entrare dentro ad un meccanismo social porta ad ansia da prestazione. Da qui la necessità di portare sempre a casa la scatto buono, se non è buono subito si cerca di farlo diventare buono in post. Un meccanismo alla Viagra . Ci sarebbe da discutere ore sul significato di scatto buono ma credo che sia tempo perso. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 12:32
@Vincenzo Virus “ Buona parte di queste immagini giocano sul forte impatto verso l'osservatore ma sono privi di contenuto/messaggio. „ Il termine "moderno" introdotto dal topic (che forse andrebbe più propriamente inteso come contemporaneo) colloca l'analisi delle tendenze del BN anche nel contesto in cui tali foto vengono consumate e, di conseguenza, al rapporto tra chi mette il messaggio e chi lo riceve. Bisogna considerare che il web ha reso possibile "pubblicare", nel senso proprio di raggiungere un pubblico vasto, anche a chi vuole solo dire "Ehi, guardate che tecnica ho scoperto!", oppure "Ehi, guarda che foto cool escono con questo filtro automatico sulla mia app!" o anche semplicemente a chi vuole mantenere vivo il proprio sito instagram o la propria galleria qui su Juzaphoto. Insomma, c'è tantissima gente che rende pubbliche foto per ragioni diverse da quelle per cui un fotografo espone in una mostra. La presenza di un messaggio, non è qundi vincolante per la pubblicazione e ciò fa scendere il rapporto "foto con messaggio/tutte le foto pubblicate". C'è anche la questione della capacità/interesse a percepire il messaggio. Mente prima del web, il pubblico era sostanzialmente diviso in pochi gruppi, ora si ha la possibilità di raggiungere una miriade di gruppi specifici, con interessi e capacità molto segmentate. Paradossalmente, si può anche trovare un gruppo di gente interessata alla tecnica e basta, che trova un "senso" anche a foto prive di qualunque contenuto dietro la forma. Questo per dire che, dal punto di vista del destinatario, la presenza di un messaggio forte e originale, non è vincolante per il gradimento e ciò mantiene inalterato il rapporto "foto gradite/tutte le foto pubblicate". @Caterina Bruzzone “ Quelle che definisci regolazioni locali sono quasi sempre, almeno in scene complesse, il fulcro del processo di post e si avvalgono di parecchie divese tecniche tramite cui si può arrivare a qualunque risultato... „ Indubbiamente. Resto però convinto che, per quanto siano tante le possibili varianti adottate sulla parte visibile del tipo C (includento anche il colore, o il bassissimo contrasto o qualunque altra cosa), siano proprio le grandi zone di ombre chiuse a caratterizzare quella tipologia. “ può dare belle soddisfazioni anche fotografare per il solo lato estetico „ Non capisco se c'è un sottile aspetto negativo in quel "anche", ma credo che l'aspetto estetico sia uno dei valori maggiori in una immagine, se non altro perché è quello più resistente al tempo. Difficilmente mi appenderei in casa una foto con basso contenuto estetico, anche se avesse un messaggio di grande impatto, così come raramente rivedo un thriller di cui conosco già l'assassino. Una mia opinione personale è che l'uso di ombre chiuse su grandi zone porti con se il rischio di sganciare spazialmente (e quindi fotograficamente) gli oggetti. Mi spiego meglio: considera le tue due ultime foto pubblicate (Tre Grazie in...selfie e Nella rete di Greta). In "tre grazie in...selfie", il legame tra le ragazze e lo skyline dietro è sottilissimo ed è la posizione della sorgente di luce. Solo quella lega due pezzi dell'immagine che altrimenti potrebbero essere un composite. In "Nella rete di Greta",invece, questo minimo legame non riesco a vederlo e con questo perdo "la foto" e finisco nella grafica. Come sempre, sono solo impressioni personali. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 14:31
“ credo che l'aspetto estetico sia uno dei valori maggiori in una immagine, se non altro perché è quello più resistente al tempo „ . Su questo si potrebbe discutere ampiamente; a naso mi vengono in mente esempi contrari, in tantissime discipline. Anzi quelle che hanno resistito meglio è proprio perché sono state svincolate dall'aspetto estetico, non più attuale ma che sono portatrici di contenuti diversi. Già in altro topic recente era emersa come segnalazione, ma da cellulare è troppo complicato ricercarlo. |
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inviato il 26 Ottobre 2019 ore 14:31
“ Resto però convinto che, per quanto siano tante le possibili varianti adottate sulla parte visibile del tipo C (includento anche il colore, o il bassissimo contrasto o qualunque altra cosa), siano proprio le grandi zone di ombre chiuse a caratterizzare quella tipologia. „ Concordo “ Non capisco se c'è un sottile aspetto negativo in quel "anche", „ No, al limite potrebbe esserci nel solo ma appunto un aspetto non un giudizio “ Una mia opinione personale è che l'uso di ombre chiuse su grandi zone porti con se il rischio di sganciare spazialmente (e quindi fotograficamente) gli oggetti. Mi spiego meglio: considera le tue due ultime foto pubblicate (Tre Grazie in...selfie e Nella rete di Greta). In "tre grazie in...selfie", il legame tra le ragazze e lo skyline dietro è sottilissimo ed è la posizione della sorgente di luce. Solo quella lega due pezzi dell'immagine che altrimenti potrebbero essere un composite. In "Nella rete di Greta",invece, questo minimo legame non riesco a vederlo e con questo perdo "la foto" e finisco nella grafica. Come sempre, sono solo impressioni personali. „ Capisco Per me l'importante è che ci sia il legame narrativo, poi che sia grafica tramite fotografia o fotografia grafica cambia davvero poco, tutti i critici cui ho mostrato i miei lavori non si sono mai posti il problema, per me è sufficente. Attualmente non uso il composite, nelle immagini tolgo senza aggiungere ma non escludo di farlo in futuro se funzionale al progetto, conosco un autore abbastanza noto di questo genere che vi ricorre e anche il suo lavoro è presentato dalla critica come fotografia. “ le fotografie comunque credo che possano si raccontare una storia, un momento di vita tramite l'inquadratura e il momento opportuno ma possano anche in modo diametralmente opposto creare domande da parte dell'osservatore e allora in questo caso anche una pp esasperata assieme ovviamente alla ripresa iniziale studiata e pensata possa arrivare a "nascondere" il focus della foto cercando di creare curiosità nell'osservatore alla ricerca di risposte, che non di conferme. „ Concordo, secondo me è bello raccontare lasciando il più ampio spazio possibile all'interpretazione dell'osservatore, abbozzare una storia su cui ogno può riflettere e completare. Non capisco perchè si da per scontato che le foto inserite nei social siano realizzate per forza in funzione social, non è sempre così anzi in molti casi non lo è quasi mai, semplicemente i social danno visibilità e si cerca di utilizzarli in tal senso. Allo stesso modo mi fa sorridere veder associato un certo tipo di Bn per forza alla caccia al like, la mia foto Bn di Valencia premiata ai Sony Awards qui ha preso 1400 like in meno di una mareggiata che ho scattato a Camogli...insomma se è per quello conviene fare altro |
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