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inviato il 09 Agosto 2019 ore 9:09
“ Però vedo che questo nostro universo risponde a leggi precise, ad un Logos la cui esistenza, indubitabile, porta con sé le solite domande irrisolte, che mi impediscono di liquidare la questione con sufficienza „ . . . Simpson, mi trovi abbastanza d'accordo, comunque ottima riflessione e come ho detto in un mio post precedente nel primo Thread il male non viene da Dio ma è contenuto nella complessa struttura del logos. Secondo la mia limitata intuizione "il male" come noi lo conosciamo è una realtà (non l'unica) relegata a una delle tante dimensioni del Logos. Una sorta di complessa forma di emanazioni e informazioni contenuta nella somma di tutte le altre emanazioni che determinano come è fatta la vita, il bene, i pianeti, i vegetali, le strutture complesse delle materia e le forme solide esistenti, noi possiamo allineare e incorporare il male, come il bene così come altre emanazioni, in genere gli umani allineano le emanazioni tipiche della nostra razza con tutti i pro e i contro che ben conosciamo, insomma nulla di nuovo siamo sempre gli stessi >>mediocri involuti di sempre<<. Si può avere un'idea di tale visione della complessità leggendosi gli articoli e le ricerche pubblicati anni fa da Scientific American su "l'universo intelligente" e altri articoli sulla teoria delle stringhe e super stringhe, teoria promettente, dimostrata matematicamente ma non ancora verificata sul piano sperimentale. altri spunti importanti si trovano pure nella teologia Induista decisamente complessa e affascinante. |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 9:15
Ooo, significa solamente che la tua è "intima convinzione" e non deriva da "autorità altrui". Copio e incollo parte della tua citazione: “ Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull'autorità altrui „ tra le due cose c'è quella "o" che le definisce come due condizioni differenti; dunque da cosa può nascere un'intima convinzione, se non da un ragionamento personale; che poi questo ragionamento possa essere banale o profondo dipende dalla singola persona. Cirillo, grazie per la precisazione |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 9:26
Simpson e Cirillo, dunque si andrebbe nuovamente verso quel "Fato" che gli antichi greci non sapevano descrivere meglio, ma che pure determinerebbe ogni cosa, solo espresso in modi differenti (senza antropomorfizzazione o altro)? |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 10:45
Daniele, riguardo al Fato degli antichi greci mi trovi assai impreparato ! ma l'idea del fato nel mondo classico implica spesso rassegnazione e passività di fronte al corso degli avvenimenti. Io credo comunque che parzialmente possiamo intervenire nel determinare il nostro destino, dipende da quante energie e disciplina mettiamo alla ricerca della virtù, la preghiera cristiana, la meditazione orientale, i riti sciamanici possono sincronizzarti con le profonde emanazioni del bene e dell'armonia, allo stesso modo qualcuno lo fa al contrario. |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 11:09
“ Io credo comunque che parzialmente possiamo intervenire nel determinare il nostro destino, dipende da quante energie e disciplina mettiamo alla ricerca della virtù, la preghiera cristiana, la meditazione orientale, i riti sciamanici possono sincronizzarti con le profonde emanazioni del bene e dell'armonia, allo stesso modo qualcuno lo fa al contrario. „ Tipo a me gli occhi, please? No perchè bene e male sono espressioni che perderebbero di significato per un altro essere intelligente che non sia umano. Potrebbero anzi avranno certamente un etica differente e del resto l'etica è un concetto umano. idem per virtù. Quindi a meno che non siamo capaci di fare miracoli, far nascere la materia dal nulla e far accadere, quello che l'esperienza ci dice che non accade mai, credo che la preghiera e virtu' non possano fare niente, a meno che non vengano fuori facoltà umane a me ancora non note. |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 12:14
“ Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull'autorità altrui. „ bene, intanto abbiamo risolto la seconda parte inerente l'autorità altrui, cui spesso si assiste nelle religioni e talvolta anche nel buddhismo, non nel mio caso. ora andiamo alla prima parte: credènza1 s. f. [lat. mediev. credentia, der. di cred?re «affidare, fidarsi, ritener vero»] . – 1. Propr., il credere, l'atto del credere, e quindi: a. Opinione, convinzione: è c. generale; è mia ferma c.; anche in senso più concr.: le c. popolari, una antica c.; meno com., avviso, parere, giudizio: a mia, a tua credenza. b. Fede, credibilità (sign. in cui oggi è molto più com. credito): trovare, ottenere c., essere creduto: la voce corse rapidamente, ottenne c. (Manzoni); meritar c., meritare d'esser creduto; aggiungere, togliere, scemare c. a una cosa, renderla più o meno degna d'esser creduta; dare c., prestar fede, avere fiducia: Date c. al mio giudizio vero (Ariosto); in altri casi, dare prova della verità di una cosa: e per darle di ciò più intera c., ciò che fatto aveva pienamente le raccontò (Boccaccio); anticam., con sign. simile, fare credenza: E se tu forse credi ch'io t'inganni, Fatti ver' lei, e fatti far credenza Con le tue mani al lembo d'i tuoi panni (Dante). Lettere di credenza, sinon. di credenziali. c. Opinione in materia religiosa, adesione dello spirito a nozioni e concetti dei quali non si sa dare una dimostrazione rigorosa (più spesso al plur., credenze o c. religiose). tralasciamo la seconda parte chiaramente con riferimento alla fede di cui ho già detto, e andiamo sulla prima dove troviamo la parola opinione: opinióne (ant. oppinióne) s. f. [dal lat. opinio -onis, affine a opinari «opinare»] . – 1. Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura (o delle loro cause, delle loro qualità, ecc.), si propone un'interpretazione personale che si ritiene esatta e a cui si dà perciò il proprio assenso, ammettendo tuttavia la possibilità di ingannarsi nel giudicarla tale così io avrei un'opinione, qualora ammettessi la possibilità di ingannarmi. Ma anche questo non è. Io posso benissimo avere un'opinione riguardo il meteo che ci sarà tra una settimana. Quella si che è un'opinione ( possibilità di ingannarsi ). Un opinione non differisce neanche da un fatto dimostrato scientificamente riguardo alla condivisione tra la gente: es. la telecinesi è una bufala scientificamente parlando mentre alcune persone credono sia possibile. Il mio pensiero spirituale non è un'opinione. è un processo derivato da una ricerca durata decenni e che tu lo condivida o meno non è un'opinione, tuttavia non è neanche una fede. “ il fato „ il fato non centra nulla. il passaggio da una forma all'altra non dipende dal fato. Quello che tu sognerai stanotte non dipende dal fato. Avrai bisogno di risovere cose non completamente risolte in veglia, fosse anche l'interpretazione di uno sguardo di una persona. Allo stesso modo il samsara, che preso tutto insieme sembra una bolgia, ha un processo ben determinato. Nella vite precedenti, tanto quanto nell'attuale puoi aver rafforzato determinate condizioni per la tua crescita, ma altre possono essere rimaste indietro. Quindi il passaggio successivo sarà indirizzato verso la possibilità di esperirle. |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 12:44
voglio farti un'altro es. Molte persone hanno cambiato abitazione. se tu chiederai loro il precedente indirizzo quasi tutte te lo diranno. supponendo che una città sia stata rasa al suolo per un bombardamento, catasto e documenti compresi, non ci sarà alcun riscontro oggettivo di quanto affermano. tuttavia le loro non sono opinioni. con il tuo metodo applicativo invece saresti costretto a dire che sono opinioni.  |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 15:51
Ooo, il tuo discorso assomiglia pericolosamente a quello dei TdG, entrambi trattate le vostre convinzioni come "conoscenza", ma basata su quali fatti dimostrabili? Dunque quale discorso dovrei prendere per vero dal momento che nessuno dei due può darmene dimostrazione? Ed essendo giunto anch'io ad una mia visione dopo anni di ragionamenti, perché non dovrebbe essere "conoscenza" anche questa? |
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inviato il 09 Agosto 2019 ore 15:54
e perchè mai la tua visione non dovrebbe essere conoscenza se sostenuta da un certo spessore? proponila e ne parliamo. il problema delle cose non verificabili è che non tutto lo scibile umano è sottoponibile al metodo scientifico. Sarebbe un po' come buttare via il bambino assieme all'acqua sporca utilizzare solo la conoscenza con metodo scientifico. |
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inviato il 11 Agosto 2019 ore 22:33
Personalmente mi sono convinto che le uniche cose autentiche, ma non verificabili (a parte l'eventualità dell'esistenza di Dio) siano frutto della personalità umana: i sentimenti, il pensiero ecc., e dunque fondamentalmente personali. Questo perché non sarebbe possibile discriminare, ad esempio, l'apparizione di un fantasma, ad un ipotetico medium, dagli scherzi che i cortocircuiti mentali potrebbero fare a quella medesima persona; quindi anche le sensazioni di ipotetiche vite passate, le apparizioni della Madonna o la voce di Dio che ci parla nel sonno avranno il medesimo valore e non potremo mai affermare con piena certezza che il Dalai Lama abbia ragione e Padre Pio da Pietrelcina abbia torto o viceversa. Queste posizioni non potranno mai avere una valenza oggettiva, proprio perché non verificabili o riproducibili, mentre la conoscenza nasce per definizione dall'osservazione diretta, non dalla pura e semplice intuizione o sensazione. Dunque tutto ciò che si muove in questo campo, per quanto possa essere frutto di anni di riflessioni e ragionamenti, a rigore non può essere definito "conoscenza"; non è nemmeno una semplice "opinione" però, dal momento che chi è giunto ad elaborare quel pensiero ha alle spalle appunto una serie di ragionamenti che gli impediscono di dubitare. Volenti o nolenti, l'unica definizione che ben si adatta a questa situazione è "fede"; beninteso anche la convinzione dell'ateo che sia giunto a quella conclusione dopo un analogo cammino deve essere definita fede. La fede è appunto una convinzione che al pari della conoscenza si è fatta più forte di una semplice opinione (non è "opinabile" con i classici strumenti della dialettica), ma non può essere trasmessa attraverso una dimostrazione di validità. |
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inviato il 11 Agosto 2019 ore 22:49
la dimostrazione di validità però cade quando un'altra dimostrazione di validità risulta più valida. Quindi il metodo scientifico è soggetto a nuovi rimpiazzi delle sue formulazioni. C'è quindi da chiedersi come mai l'oggettivazione del passato, se era così validata e certificata possa decadere nel tempo proprio come una qualsiasi sogettivizzazione non trasmissibile e non ripetibile. Anzi! forse meglio la soggettivizzazione, per lo meno dal tuo punto di vista, in quanto non sarebbe soggetta a dare risposte presunte esatte, mentre la luce scientificamente si propagava sempre in linea retta fino a quando si è visto che non è esatto dire questo. la conoscenza in fondo non è altro che un continuo aggiustare il tiro, e il metodo scientifico segue la strada dell'aprossimazione, come molte meditate opinioni, o come vuoi chiamarle tu, fedi. |
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inviato il 12 Agosto 2019 ore 0:38
“ la conoscenza in fondo non è altro che un continuo aggiustare il tiro, e il metodo scientifico segue la strada dell'aprossimazione „ . . . . beh è chiaro che nascono in ambito scientifico sempre nuove teorie che poi devono trovare verifica sperimentale con strumenti sempre più raffinati e con tolleranze di sperimentazione di ordine inferiore, la conseguenza è che si affina la conoscenza e si distrugge l'ignoranza. Ma tra fede, sperimentazione e scienza c'è ancora una zona grigia notevole, ma sempre e comunque di molto inferiore a quella dei secoli passati. |
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inviato il 12 Agosto 2019 ore 8:12
E' la peculiarità della conoscenza il fatto di poter essere verificata; ecco perché nuove teorie scientifiche possono invalidare le vecchie. Il dubbio appartiene alla conoscenza. C'è anche un altro tipo di conoscenza, oltre a quella scientifica, ma si basa sempre su ripetibilità, verificabilità e dimostrabilità: è la conoscenza empirica. Anche la conoscenza empirica si basa, cioè, sull'osservazione ripetibile e di fatto costituisce l'esperienza. E' il tipo di conoscenza maturata, ad esempio, dall'artigiano, o dall'insegnante ecc. Anche questa conoscenza non si mantiene intatta nei secoli, ma si affina con l'implementazione di nuovi strumenti di lavoro, sistemi di misura più precisi, nuove esperienze acquisite ecc. Potrà sembrare un paradosso, ma è proprio la soggettivazione che finisce per creare risposte "presunte esatte" e non ammettere dubbi, perché è un chiudersi a riccio sulle proprie convinzioni; è più facile scontrarsi su atti di fede e su opinioni che non sulla conoscenza (a meno di trasformarla soggettivamente ed egoisticamente in un dogma come fanno certi "baroni" universitari, ma allora diventa essa stessa una "fede" da abbracciare incondizionatamente, pena venire respinti all'esame). Chi acquisisce "conoscenza" è obbligato a rendersi conto che sarà sempre soggetta a revisione; ma come può essere revisionata una cosa che non può essere verificata? Solo con la retorica nel senso aristotelico del termine, ma con la retorica si può giustificare contemporaneamente tutto e il suo contrario, non a caso i filosofi greci la insegnavano a chi voleva intraprendere la carriera politica, giuridica o militare. |
user117231
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inviato il 12 Agosto 2019 ore 8:56
.. è tutto complicato.. |
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inviato il 12 Agosto 2019 ore 9:23
Perché. la vita "normale" ti sembra semplice? |
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