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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 20:23
Per professione o a che fare con centinaia di fotografi, dagli amatori ai professionisti, dai supertecnologici, ai feticisti della stampa. Tutti, ma proprio tutti, traggono la maggior sodfisfazione da stampe per arredamento, stampe destinate alla vendita, stampe per esposizioni, stampe di libri e calendari e proiezioni in conferenze. I social servono come "veicolo", ma soddisfazione pari a zero. Quindi, come soddisfazione, prestigio e divulgazione la stampa vince sempre. La parte del leone in merito a richiesta e soddisfazione sono le esposizioni, libri e conferenze. |
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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 20:35
@Raamiel, ti ringrazio per aver dedicato un approfondimento al tema, le conclusioni pero' mi sfuggono. A livello di misurazioni, a te cosi' care, stai sostenendo che una foto stampata ( diciamo sulla migliore carta e con il migliore processo di stampa possibile ) permetta una visione qualitativamente migliore di una visualuzzata su uno schermo adeguato? Penso magari a un Eizo? |
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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 20:41
Diversa più che migliore o peggiore. Ma se si va ad esaminare il livello di fotometria ci si accorge che i colori in riflessione sono sempre formati da spettri più completi, più dolci, specialmente se la foto è esposta alla luce naturale. I nostri sensi si sono evoluti per la luce naturale; un monitor è un aggeggio artificiale. Il bianco del monitor non è mai naturale come quello di una bella carta. Non è una percezione diretta e cosciente, ma lo avvertiamo. |
user28347
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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 21:01
non ho letto i commenti,dico solo che oggi la prima volta ho visto una galleria in bn di quadri con belle cornici e foto digitali,molto meglio del computer |
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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 21:04
il "piccolo" problema è che la stampa sembra, dico sembra, giunta al palo.. invece chi può dire cosa riserva il futuro della tecnologia..? |
user90373
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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 21:22
Beh, ora vado in camera oscura a stampare una fotografia alla vecchia maniera, domani la trasformo in numeri e forse ne presenterò l'alias. |
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inviato il 23 Ottobre 2018 ore 21:41
@Ramiel, ho molta stima e fiducia delle tue conoscenze in ambito "cromatico". Se dici che la foto stampata, avendo colori in riflessione, presenta formati di spettri piu' completi, piu' dolci, rispetto a quelli di un monitor, e che il bianco della carta e' piu' naturale di quello del video, ne prendo atto. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 0:29
@Jack96: ho parlato di slideshow ma nulla vieta, in linea di principio, che sul monitor del PC, sullo schermo del televisore, sulla cornice digitale, ci tenga sempre la stessa immagine, o che la cambi ogni giorno oppure ogni 30 minuti. Il discorso inverso potrebbe valere per quanto riguarda le mostre artistiche: non è che se ci sono da esporre 150 immagini si debba ricorrere a 150 monitor. In teoria uno con lo slideshow sarebbe sufficiente. Certo la cosa sarebbe limitante per un pubblico numeroso, in linea di principio se potrebbe mettere un numero di monitor a piacere, a seconda del flusso previsto. Inoltre la fruizione mediante monitor potrebbe prestarsi a letture che consentano scelte di sequenza o di raggruppamento o di altro tipo da parte dell'utente, ad una fruizione più flessibile insomma, magari con contenuti ipertestuali. Ma qui forse andiamo oltre e fuori dal tema proposto inizialmente. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 0:36
@Enzillo Grazie della stima Il concetto è appunto quello e il bianco è un punto cardine. Il bianco del monitor, seppur isocromatico a un illuminate Daylight, non ne condivide le caratteristiche spettrali. Ci fornisce uno stimolo che forma nella nostra mente lo stesso bianco (in linea teorica), ma lo fa con una differente sollecitazione dei nostri sensi. Un qualcosa che viene prima del livello psicologico. Stampa e monitor sono due mezzi molto diversi. Ma chi leggerebbe mai un libro come Guerra e Pace (da cima a fondo) su di un monitor, scritte nere su sfondo bianco? Alla fine serve l'oculista, troppo stress. |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:03
Verranno sostituite da schermi ultrarisoluti Tutti rigorosamente orizzontali! |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:18
ma continua la discussione? |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:19
In effetti, il regionamento di Raamiel combina di fatto con l'evoluzione biologica dell'occhio, non solo umano, che si è evoluto appunto per lavorare in luce riflessa: la ricerca del cibo avviene in tal modo, così come l'avvistamento di un possibile predatore o di un partner sessuale che, volere o volare, sono le principali cause dello sviluppo dell'occhio |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:36
Si ok, concordo che per adesso (poi con la tecnologia che avanza chissà) è "meglio" (più coinvolgente) vedere un film al cinema che in televisione o su uno schermo del computer. Pur tuttavia un telegiornale, un telefilm, una telecronaca sono pensati espressamente per la fruizione su "piccolo" schermo. Il prefisso tele vi dice niente? E una serie televisiva d'autore può essere anche più ben fatta di un film con Massimo Boldi a pieno schermo. Allo stesso modo non vedo perché una foto che esiste solo in maniera "liquida"sullo schermo pur avendo limitazioni sensoriali antropologiche, non possa avere una sua dignità e non possa avere un interesse fotografico/culturale/intellettuale/documentativo. Ah, giusto perché è stata digitalizzata e sono solo dei numeri. Dei numeri come i film che vedete al cinema (le pizze ormai sono preistoria) il brano che ascoltate sul sul cd-player, il telegiornale che vedete sul canale digitale e in un certo senso pure le foto che stampate (visto che alla stampante arrivano quei brutti e cattivi numeri digitali). |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:43
da appassionato, mi permetto di dire la mia....... A parte questioni tecniche e di "dimensione", il "cinema" è prima di tutto un luogo. Andare a vedere un film in sala comporta la volontà di spostarsi, di stare seduto, in silenzio, in mezzo ad altre 100 persone, con la speranza di assistere ad uno spettacolo piacevole, di non addormentarsi o doversi alzare ed uscire in mezzo alla proiezione perché il tutto non è più sopportabile. (non cito il costo, dato che ormai tra un po' paghiamo pure gli spot pubblicitari) |
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inviato il 24 Ottobre 2018 ore 9:46
“ Allo stesso modo non vedo perché una foto che esiste solo in maniera "liquida"sullo schermo pur avendo limitazioni sensoriali antropologiche, non possa avere una sua dignità e non possa avere un interesse fotografico/culturale/intellettuale/documentativo. Ah, giusto perché è stata digitalizzata e sono solo dei numeri. Dei numeri come i film che vedete al cinema (le pizze ormai sono preistoria) il brano che ascoltate sul sul cd-player, il telegiornale che vedete sul canale digitale e in un certo senso pure le foto che stampate (visto che alla stampante arrivano quei brutti e cattivi numeri digitali). „ ma infatti. Sicuramente hanno delle finalità, delle utilità. Non vedo il motivo però del tutto. Se vuoi stampare, stampi, se vuoi tenerti tutto su pc, fallo. L'importante che tutto abbia un senso e non fatto per sentito dire. fate come volete per dio! |
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