user124620
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 9:10
@paolo/diebu grazie della delucidazione, in effetti ero molto curioso di sapere com'era andata...e anche li come immaginavo... l'analogico era un altra cosa non che mi faccia schifo andare a vedere film in hd al cinema sia chiaro |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 9:11
Beh caro Daniele non comprendo del tutto il tuo intervento: all'epoca della pellicola TUTTI quelli che adoperavano le diaposite una volta sviluppate le proiettavano ... anche perché non si poteva fare altrimenti! |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 9:24
Paolo, mi riferisco alla proiezione digitale che a mio avviso è molto inferiore a quella delle diapositive. |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 9:47
Paolo, mi riferivo al fatto che anche all'epoca si operassero scelte tra dias e stampa e c'erano gusti e filosofie differenti; oggi, semplicemente, questa scelta si è ampliata e questo va a soddisfare un più ampio ventaglio di esigenze (soprattutto in ambito professionale) e di gusti personali, così, come scrive Mauro Sansivero, nulla scompare; e trovo logico che sia così. Io, ad esempio, continuo a preferire la stampa per un particolare feeling che ho per questa modalità di fruizione, quindi trovo una maggior potenzialità nel digitale, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di gestire direttamente l'intero procedimento anche col colore; però mi piacevano anche le dias e su questo devo dare ragione a Diebu sull'inferiorità della proiezione digitale. |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 10:04
Il coinvolgimento introspettivo all'immagine in un procedimento analogico, è affascinante e prezioso per la propria maturazione, ma per avere risultati eccelsi (almeno tecnicamente) occorrono attrezzi di ottima qualità e procedimenti certosini. Nella mia era "d'oro" della pellicola ('80), mi ero ottimizzato i liquidi di sviluppo (ricordo un Ornano diluito 1:23 e sviluppo a 25 minuti e a 25 gradi, che mi dava una grana pressoché azzerata) e il lavaggio delle pellicole, avevo la camera oscura in cantina (tra bottiglie di ottimo vino), al riparo dalla polvere e riuscivo ad ottenere stampe senza un punto di polvere. Però... nottate in camera oscura... Il giorno lavoravo e poi potevo soltanto stare tranquillo quando i familiari dormivano. Insomma è vero che lascia il segno, ma a parte nel portafoglio, quello logistico è un collo di bottiglia notevole. Se poi si sta in pensione, figli sistemati, la moglie "connivente", ingaggiarsi nell' "archeologia tecnologica" perché no? |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 10:40
“ Insomma è vero che lascia il segno, ma a parte nel portafoglio, quello logistico è un collo di bottiglia notevole „ Diciamo che, dati i tempi di lavorazione notturni, spesso lasciava il segno anche attorno agli occhi , e li si vedeva se la tua era vera passione |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 10:56
“ Beh caro Daniele non comprendo del tutto il tuo intervento: all'epoca della pellicola TUTTI quelli che adoperavano le diaposite una volta sviluppate le proiettavano ... anche perché non si poteva fare altrimenti! „ Paolo, non so perché (si vede che il caffè non era ancora entrato in circolo ) ma devo avere letto "Diebu" al posto di "Daniele" e quindi pensavo che la tua domanda era rivolta a me, da qui la mia risposta “ Paolo, mi riferisco alla proiezione digitale che a mio avviso è molto inferiore a quella delle diapositive. „ Scusate, ho fatto confusione. |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 12:15
“ nel Forum mi dimostra che la stragrande maggioranza dei fotografi ha sentito dire che la luce è un'onda elettromagnetica, cioè Maxwell e 1870. Sveglia, è passato un secolo e mezzo da allora!MrGreen „ La luce ha due nature, una elettromagnetica e una corpuscolare (vedi i fotoni) Cmq anche l'analogico per me ha ancora il suo fascino...non bisogna basarsi solo sulla perfezione della foto (che con il digitale e certamente superiore), ma anche per l'emozione che da una fotografia. Per me vedere una bella foto analogica (sapendo tutto quello che ho passato per arrivare alla stampa finale) mi da molte emozioni e suscita molti ricordi. Con il digitale è tutto più freddo....! |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 13:01
Paolo, mi riferivo al fatto che anche all'epoca si operassero scelte tra dias e stampa e c'erano gusti e filosofie differenti; oggi, semplicemente, questa scelta si è ampliata e questo va a soddisfare un più ampio ventaglio di esigenze (soprattutto in ambito professionale) e di gusti personali, così, come scrive Mauro Sansivero, nulla scompare; e trovo logico che sia così. Io, ad esempio, continuo a preferire la stampa per un particolare feeling che ho per questa modalità di fruizione, quindi trovo una maggior potenzialità nel digitale, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di gestire direttamente l'intero procedimento anche col colore; però mi piacevano anche le dias e su questo devo dare ragione a Diebu sull'inferiorità della proiezione digitale. Se è per questo anch'io sono convinto che per quanto riguarda la stampa la tecnologia digitale sia infinitamente superiore a quella chimica. In verità non sono del tutto certo che a parità di condizione, se cioè esistessero ancora delle pellicole negative colore all'altezza della situazione e, soprattutto, la possibilità di un trattamente assolutamente perfetto, il chimico non possa ancora battersi alla pari col digitale, ma è un fatto assodato che per quanto riguarda i costi, la perfetta ripetitività e riproducibilità dei risultati, per la comodità operativa e ancor più per l'immediatezza del risultato finito il digitale sia in maniera così tanto incommensurabilmente avanti (rispetto al chimico) da non far sussistere nemmeno una pur minima possibilità di replica! |
user124620
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 13:19
ok allora dai, complichiamo ancora un po' le cose.... io leggo che parlate di comodità e camera chiara, ok, io per ora espongo il rullino, poi lo porto a far sviluppare...arriva bello bello lo metto nello scanner dedicato e mi lavoro un TIFF da quasi 300MB...a fotogramma...poi lo elaboro in lightroom e se voglio stampo alla vecchia maniera in un laboratorio dal negativo a lente, oppure porto il digitale da stampare o stampo a casa con la mia epson (e non sono uguali al digitale, le foto sono diverse, diverse dentro, anche se scannerizzate)...e sinceramente non capisco perché, pur digitalizzando in un secondo passaggio, se devo decidere se prendere la digitale o quella a pellicola...mi viene da prendere la seconda.... sarà per il rituale di inserire il film? sarà perchè da più brivido scattare senza sapere come viene? perchè non continuo a fissare lo schermo? ecco scrivendo mi sono auto illuminato, probabilmente una cosa molto importante è che appena scattata la foto (esempio in montagna), non mi fermo a vedere com'è venuta, e riscattarla e riguardare, poi ancora ma da un' altra angolazione poi ancora ma sovra o sotto esponendola ecc ecc... ma invece la pensi poi inquadri ma non scatti, ti sposti pensi a cosa vuoi esporre corretto e cosa no (eggià perchè è vero che puoi recuperare le ombre ma non è una FF digitale)...e mi sento meno in ansia, più immerso nel paesaggio....meno attaccato a quella stupida tecnologia...e mi sento più sicuro di me, perché anche se non controllo, l'ho pensata così tanto, che sicuro al 98% è come volevo venisse cioè il mio dilemma è questo..senza sviluppare, senza stampare a casa..quindi con uno sbattimento uguale a 0 io se devo scegliere prendo quella a film...e questo mi scompensa....parecchio  |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 13:55
“ Diciamo che, dati i tempi di lavorazione notturni, spesso lasciava il segno anche attorno agli occhi MrGreen, e li si vedeva se la tua era vera passione „ Quoto doppio... |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 13:58
“ ecco scrivendo mi sono auto illuminato, probabilmente una cosa molto importante è che appena scattata la foto (esempio in montagna), non mi fermo a vedere com'è venuta, e riscattarla e riguardare, poi ancora ma da un' altra angolazione poi ancora ma sovra o sotto esponendola ecc ecc... ma invece la pensi poi inquadri ma non scatti, ti sposti pensi a cosa vuoi esporre corretto e cosa no (eggià perchè è vero che puoi recuperare le ombre ma non è una FF digitale)...e mi sento meno in ansia, più immerso nel paesaggio....meno attaccato a quella stupida tecnologia...e mi sento più sicuro di me, perché anche se non controllo, l'ho pensata così tanto, che sicuro al 98% è come volevo venisse Sorriso „ Espressi lo stesso concetto in qualche altro post che parlava di fotografia analogica. In un viaggio che ho fatto in Sicilia ero indeciso su quale obiettivo portare con la mia d300s....alla fine mi sono portato la F80 con il 50 fisso e tre rullini. Mi sono divertito come un bambino.....ho scattato senza fretta mi sono goduto il viaggio senza sbattermi a fare 100 foto per ogni posto che visitavo e alla fine dopo la dolce attesa dello sviluppo ho portato a casa con molta soddisfazione 90 scatti buoni su 96. |
user124620
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 14:20
esatto trackmaster |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 16:11
Accidenti a voi..mi fate venir voglia di tirare fuori la mia nikon a rullino... |
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inviato il 11 Luglio 2018 ore 16:24
“ e alla fine dopo la dolce attesa dello sviluppo ho portato a casa con molta soddisfazione 90 scatti buoni su 96 „ Anni fa mi ero deciso di farmi 170+170 km per scattare con 4 rullini in bianco e nero e due a colori con Olympus OM1 per un servizio di architettura ad una Chiesa di Alvar Aalto. Ho fatto in tranquillità il lavoro e ho portato a sviluppare i rullini specificando che erano importanti e servivano anche per un'esposizione. I rullini a colori erano sviluppati perfettamente, quelli in B&N erano quasi completamente rovinati da uno sviluppo errato, si giustificarono con il fatto che il B&N si stampava pochissimo e che per qualche ragione il laboratorio aveva sbagliato sviluppo, ma non ho mai avuto spiegazioni esaurienti. Ho dovuto rifarmi la strada e nella seconda sessione di scatto ho usato la mia fida canon 5D digital. Mi sono fatto la post in B&N e ho fatto stampare il tutto a parma da gente Professionale su carta hahnemuhle: lavoro perfetto. Volevo dire che le pellicole B&N bisogna svilupparsele e stamparsele amorevolmente in proprio e se non si è sicuri di un laboratorio allora è meglio il digitale che consente un autocontrollo del processo di sviluppo. |
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