user104607
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inviato il 05 Ottobre 2016 ore 19:08
oggi comunque piu' che un semplice desiderio di comunicare è anche diventata voglia di farsi notare, ovviamente mi riferisco all'avvento della smartphone mania che ha di fatto svilito il senso della fotografia. Vedi Selfie. E come in ogni cosa c'è chi lo fa per passione, chi per mestiere, chi è davvero un grande artista e... chi si rimpinza di selfie e se ne sbatte... |
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inviato il 05 Ottobre 2016 ore 19:12
“ La fotografia insomma è un percorso di auto conoscimento profondo e potente. „ Alè! |
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inviato il 05 Ottobre 2016 ore 19:25
Si in effetti ho esagerato un tantino! E' che a me l'ha consigliata il terapeuta e in effetti quando scatto sto meglio! |
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inviato il 05 Ottobre 2016 ore 20:19
Il mio era un semplice apprezzamento! |
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inviato il 05 Ottobre 2016 ore 20:38
@Maurocarbonaro.. non hai esagerato affatto....è Il motivo più convincente...E' passione ... |
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inviato il 05 Ottobre 2016 ore 21:25
“ ma per come vedo io, il discorso generale non si applica solo a chi produce cose di spessore alto [...] al di la dei risultati raggiunti, credo siano tutte, per esempio, espressione di un modo di essere e di sentire specifico.. „ Questa volta sono io a sottoscrivere. Il mondo non è fatto solo per i "campioni". Possiamo divertirci a giocare a calcio anche se personalmente non vinceremo mai la coppa del mondo... Se abbiamo scelto la fotografia come mezzo di espressione, significa che in qualche parte profonda di noi c'è quell'urgenza che spinge. La nostra responsabilità è dare gambe a questa urgenza. |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 9:31
Intanto grazie a tutti per le risposte, leggere le considerazioni di chi ha idee più mature delle mie aiuta... Allacciandomi un attimo al discorso di Mauro: “ L'albero della mia infanzia, per fare un esempio, per tutti gli altri è solo una foto di un albero. „ è senz'altro vero, ma ci deve essere un modo di fotografarlo che comunica a chi guarda quello che è per te quell'albero, la tua sensazione. Una prospettiva, una luce, una distanza... questa credo sia la difficoltà e, in molti casi, la fotografia. Chiamiamola tecnica, sensibilità, entrambe le cose... Poi certo, ci vuole l'occhio che sappia guardare... |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 10:36
Sono rimasto un po' indietro, dunque... “ Insomma, è come dire che le nostre foto sono come uno specchio nel quale ci riflettiamo. „ Sono d'accordo. Infatti per me è un modo per risparmiare sull'analista Ma funziona, specie per foto non preparate, in modo un po' diverso da un fumetto dove tu esprimi e racconti qualcosa. Qua cerchi qualcosa che ti rappresenti. O magari non cerchi neanche consciamente. Scatti "a caso" e poi vedi se quel qualcosa ti rappresenta. E se a posteriori la foto non ti rappresenta la cancelli. O se non ti rappresenta ma è comunque "bella" la tieni lo stesso Poi appunto esistono diversi livelli, diversi scomparti. Se un tuo amico ti chiede di fare le foto del battesimo non è che ti metti a cercare di rappresentare il pessimismo cosmico dei tempi moderni. E se sei Salgado non ti metti a pubblicare le foto delle vacanze al mare della famiglia o l'albero dell'infanzia per fare due chiacchere con gli amici del forum. Anche se quest'ultimo punto no è necessariamente vero: puoi inserire la foto dell'albero in una serie, puoi mettere un testo con una didascalia a spiegare. E se sei riuscito a catturare qualcosa di non solo didascalico allora magari la foto arriverà anche agli osservatori più attenti. Se no, no. Il "punctum" non è del tutto pilotabile e può essere diverso per ognuno di noi. Comunque voglio dire ci sono lavori a iosa di fotografi che fotografavano principalmente per se stessi e poi comunque il messaggio arrivava. E non parlo solo della Meier ma anche della Woodman e di altri. Lo stesso Alex Webb (mi sembra) ha detto che se vuoi che il lavoro rimanga non devi fotografare per gli altri, per l'effetto wow. Poi certo lui ormai è famoso e non fotografa ai matrimoni... Quindi per rispondere anche parzialmente ad Herr Mejo... Be' qui non siamo ne fotografi professionisti ne critici professionisti. Buttasse qui Eggleston una delle sue foto sul quotidiano sarebbe di sicuro snobbato. Un suggerimento pratico potrebbe essere di intercalare le foto. Un po' di effetto wow per essere "conosciuto" e poi un po' di foto più "personali" per vedere l'effetto che fanno. Con i commenti sia positivi che negativi da prendere sempre con la pinza. Personalmente io qui non metto le foto a critica. Ho giusto riempito qualche giorno fa una galleria giusto per dare un'idea delle foto che faccio. Tenendo sempre a mente che per vedere se uno è bravo a commentare devi vedere i suoi commenti e non le sue foto e per vedere se uno è bravo a fotografare devi vedere le sue foto e non i suoi commenti. Perché le due cose è vero sono in relazione ma non in maniera chiara e diretta... |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 11:39
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 12:12
Penso alla fotografia, quella amatoriale almeno, come una cosa fatta per se stessi. Sempre. Non credo possa essere diverso. Trovo poi, sempre nella sfera del godimento personale, ci sia spazio per la soddisfazione attraverso gli altri, ossia nel riconoscimento di una nostra capacità. Solo in questi termini posso concepire "per gli altri". Cosa diversa dai like comunque... |
user14286
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 13:26
“ Scatti "a caso" e poi vedi se quel qualcosa ti rappresenta. E se a posteriori la foto non ti rappresenta la cancelli. „ In questo periodo mi sta capitando spesso di fotografare in questo modo. E' un pò come lasciare emergere l'inconscio. Infatti quando poi le ho riviste, alcune foto non mi sono neppure ricordato di averle scattate! E mi sono pure piaciute! |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 14:25
“ Infatti per me è un modo per risparmiare sull'analista MrGreen „ “ Tenendo sempre a mente che per vedere se uno è bravo a commentare devi vedere i suoi commenti e non le sue foto e per vedere se uno è bravo a fotografare devi vedere le sue foto e non i suoi commenti. Perché le due cose è vero sono in relazione ma non in maniera chiara e diretta „ E potrebbero anche non essere affatto in relazione. Sarebbe come zittire uno storico dell'arte solo perché non sa dipingere.... |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 15:07
“ Sarebbe come zittire uno storico dell'arte solo perché non sa dipingere.... „ Già proprio quello che volevo dire anche se poi un minimo di relazione secondo me esiste se non tanto sulla qualità della capacità di giudizio (sei bravo a fotografare sei bravo a commentare) almeno sull'interesse (fotografi quel genere e quindi avrai più conoscenze in quel campo). Per spiegarmi se faccio una foto "Street" sghemba arriva Tizio e mi dice "non mi piace è storta" e andando a vedere nella sua galleria vedo che fa foto di architettura... Be' sono felice che mi abbia commentato ma elaboro il suo commento in un certo modo. Poi oddio magari successivamente scopro che il suo fotografo preferito è William Klein e mi rendo conto che raddrizzando la foto effettivamente si aveva una miglioria. Ma sto andando un po' OT... |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 15:20
Credo che lo stesso ragionamento (capacità di analisi e capacità di fotografare) si applichi anche alla vastissima offerta di workshop e altri tipi di corso che ci sono in giro. Anche quelli su "progetti", "storytelling", ecc. ecc. Cioè un conto è saper fotografare e un altro è saper insegnare a fotografare o ancor peggio ad esprimersi attraverso la fotografia. Ma anch'io sono OT... |
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inviato il 06 Ottobre 2016 ore 15:34
Se può essere utile, in questo post sul blog avevo sintetizzato la mia esperienza di progresso in fotografia: www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=2012807 Circa lo "scattare scattare scattare", grazie al digitale si potrebbe correggere in "scattare correggere scattare correggere scattare correggere". Avendo la possibilità di vedere il risultato subito, se il tipo di fotografia lo consente (es.: non la sportiva, ma il ritratto sì), ci si può interrogare subito su come migliorare l'immagine e cercare le soluzioni (luce, pdv, posa, distanza....). Questo processo di correzione e miglioramento, dopo un po', diventa automatico come guidare l'auto. Lo scopo è di farlo diventare così naturale che le correzioni uno le progetta in testa PRIMA di iniziare a scattare, così il ciclo di scatto-controllo-correzione diventa molto corto. La prima parte di questa dinamica, tra i nativi digitali, è nota come "chimping", cioè "fare lo scimpanzè". Il termine si riferisce all'espressione che fa il fotografo digitale quando revisiona la foto appena scattata: "Uhu!" |
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