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La fotografia naturalistica


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avatarsenior
inviato il 01 Dicembre 2014 ore 17:59    

Non approfonditamente ho letto l'intera discussione; argomento per niente nuovo ma sempre affascinante,anzi sempre più, visto l'interesse suscitato. Risposte estremamente lunghe e dettagliate per far emergere, come è ovvio, il modo personale di ognuno di intendere la fotografia naturalistica; cosa sia è altra cosa e le interpretazioni individuali (parchi zoo a parte) lo confermano. Faccio molte delle cose dette da Fabio Usvardi per cui potrei limitarmi a citarlo ma non esaurirebbe il problema dal mio punto di vista. Ritengo consista nel rapporto individuale che si instaura CORRETTAMENTE con un soggetto animale; inutile disquisire sulla foto da appostamento o open air. Quest'ultima l'ho eliminata da almeno 25 anni perché improduttiva, non altri motivi. Nell'oasi di cui dispongo osservo e mi regolo di conseguenza; appostamento ( piccolo, monoposto, perfettamente e naturalmente integrato nell'ambiente) ed offerta di cibo nella maggior parte dei casi ( a volte la creazione di un microbiotopo ad hoc ne fa le veci come con il martin pescatore). Dopo è l'instaurazione del rapporto che vale; il picchio rosso maggiore sa benissimo quando sono nel capanno. Per lasciarsi fotografare devo sottostare al cerimoniale che negli anni mi ha imposto; con questa specie l'individuazione del modello comportamentale è facile come anche con i coraciiformi, con altre specie difficile venirne a capo. Non tutto può essere spiegato in termini di diffidenza o meno perché in proposito entrano in campo variabili legate al singolo soggetto, al periodo nel corso dell'anno, alla posizione geografica a complicare tutto. Non sempre l'Italia è più problematica di altre nazioni. In Toscana il piovanello pancianera mi è salito spesso sopra i pantaloni mentre stavo disteso a fotografare; sono ragionevolmente sicuro (ma non so perchéSorriso) che altrove non sarebbe stato possibile. Rapporto individuale di approccio quindi , non impostazioni predefinite per rispondere alla domanda.

avatarsenior
inviato il 01 Dicembre 2014 ore 18:08    

E così la fotografia naturalistica "muore".
Tanto per dirvi quanta ignoranza e quanta improvvisazione c'è su questo tema è notizia di oggi che in un importante contest nazionale per il tema natura è risultata vincente la solita foto fatta dal vetro al caimano in cattività nell'oasi di S.Alessio Confusomi vien voglia di cancellare il blog. Triste


L'avevo visto e valutato negativamente; ma cosa pensi della coppa del mondo di fotografia naturalistica? Senza il minimo intento polemico nei confronti di chi ne aveva data notizia, perché non sono depositario di nessuna verità, l'
avevo definita assurda; una sola risposta, negativa, da altro utente.

avatarsenior
inviato il 01 Dicembre 2014 ore 20:32    

Interessante riflessione che, noto con piacere non fa che confermare ciò che ho detto nella conferenza sulla fotografia naturalistica tenuta la scorsa settimana. Tutto lecito se uno sa quel che sta facendo anteponendo il soggetto e la sua natura alla fotografia. L'approccio è fondamentale e non può essere frutto di improvvisazione ma necessita di conoscenze e cognizione di causa. Per quel che ho visto in giro, anche in savana, c'è parecchia ignoranza, poco rispetto e molta superficialità, tutto è finalizzato a "portare a casa" lo scatto a qualunque costo.
Sul quesito contest ti dirò che il tema non è semplice. Sono stato per anni nel direttivo FIAF e ancora oggi mi occupo di fotografia naturalistica come giurato nei concorsi. Il giurato competente in fotografia naturalistica è "merce" davvero rara e si fa parecchia fatica a trovarli, manca la cultura di base sulla lettura dell'immagine e a mio avviso non può bastare l'essere un bravo fotografo naturalista. Seguendo corsi ed stando in giuria con eminenti fotografi penso si possa acquisire la necessaria esperienza e competenza. Negli anni sono stato a fianco di persone come Gianni Maitan, Pierluigi Rizzato, Walter Bernardeschi, Stanislao Basileo tanto per far dei nomi noti. Il confronto con tali personaggi nelle giurie non può far altro che accrescere l'esperienza. Quando poi decido di partecipare ad un contest vado sempre a vedere per prima cosa chi c'è in giuria, se non conosco il giurato mi informo, valuto il suo background e poi partecipo. Poi si può essere o meno d'accordo con le foto premiate, ma da qui a premiare la foto di un animale in cattività nel tema natura c'è ne vuole, e allora si torna alla domanda del blog "quale è la vera foto naturalistica?"
Buona serata
Paolo

avatarjunior
inviato il 04 Dicembre 2014 ore 16:05    

Buonasera a tutti.

Leggendo di fila tutta la discussione del post, un paio di mie personalissime considerazioni sull'uso di esche:

-i carnai da circa 5 anni in India per fotografare le tigri sono vietati. Poi la Corte Suprema ha vietato anche gli elefanti (si scovava la tigre, ci si precipitava con le jeep, e a turno si saliva su un elefante per inoltrarsi nella foresta letteralemnete sotto la tigre.). STOP, vietato. La Corte Suprema ha chiuso tutti i parchi dell' India per 6 mesi. Ora la si "caccia": orme, richiami di chital, sambar e langur, ecc. Una bella scrematura, la maggior parte dei turisti NON la vede la tigre. Noi, in 10 anni di frequentazione, riusciamo a vederne 7/10 in circa 12 safari perchè sappiamo il come e il dove, ma si sudano le proverbiali sette camicie.

-in Africa si vedono tanti animali, ma tanti. Dipende dove però, e cosa cercate. Leoni? no problem Leopardi? ok Licaoni?ehmmm. Discorso diverso per l'Amazzonia. Noi per vedere il giaguaro (senza esche, addirittura non dentro i parchi) abbiamo preso la nostra lancia a motore (eravamo solo noi), e ogni giorno facevamo circa 200 km di fiume per poi tornare sulla nostra house boat. Ne abbiano visti 3...
Formichieri giganti, delfini di fiume (Boto e Tucuxì), lontra gigante, bradipi tridattili, armadilli, Uakari testa bianca (!!) li si trova, ma certo non li si danno per certi...e le esche come si può immaginare sono vietate.
(ps: regolarmente in Brasile vediamo le guide tirare giù i Bradipi e appoggiarli a terra per i fotografi, o vediamo immagini bellissime di uccelli presi da superlodge lussuosi dove il fotografo si piazza con il terppiede, cocktail in mano e aspetta. Ah, ovviamente decine di mangiatoie davanti a lui...)

Non so, ma per me è la caccia fotografica la bellezza del tutto (con tutta la fase preparatoria precedente), e la foto che risulta non deve necessariamente essere il risultato di tecnicismi estremi, ma avere anche una buona dose di fortuna...


My 2 cents..

Daniele

avatarsenior
inviato il 04 Dicembre 2014 ore 17:40    

Hai ragione; potrei farti un esempio nostrano ma me ne guardo beneMrGreen. Circa l'India apprezzo quanto dici si sia fatto; pensa però che c'è un certo giro di fotografi che ci vanno appositamente per le sue a quanto leggo immense discariche, pullulanti di ogni ben di Dio in tema di rapaciMrGreen.

avatarjunior
inviato il 05 Dicembre 2014 ore 14:56    

Hai ragione Francesco, soprattutto nibbi bruni (Milvus migrans), a decine e decine in tutte le città. Ma spero che i fotografi naturalisti non si fermino a quelli con tutto il ben di dio che l'India offre... (solo per la famiglia dei Felidae l'India sovrasta anche l'Africa, se solo fosse rimasto anche il ghepardo sarebbe il massimo...)...

avatarsupporter
inviato il 10 Dicembre 2014 ore 3:19    

Buonasera a tutti. Premesso che osservare la natura è la costante contemplativa della mia vita, sono rimasto incuriosito da questo post per le esperienze descritte, tanto diverse dalla mia. Per me il contatto col mondo naturale è immersione nel selvaggio, dove i tempi e i modi di vivere sono lontani dalla società umana. Capisco poco chi partecipa a fotosafari, perché preferisco la wilderness italiana e la conoscenza del patrimonio faunistico del Bel Paese alla "collezione di figurine" di chi viaggia: trovo più affascinante conoscere bene la natura del posto dove vivo, sufficiententemente varia e bella. Trovo poco divertente ripetere le fotografie fatti da altri, anche se riconosco che l'imitazione è una delle forme di apprendimento più diffuse. Trovo molto gratificante conoscere un luogo meglio degli uccelli che lo popolano, e riuscire a dissimularmi tanto con l'abbigliamento quanto con il comportamento. I movimenti lenti, in ombra e dissimulati da una ghillie o da una rete, mi gratificano molto. Alzarmi lentamente per andarmene in prossimità di un branco di codoni mentre loro continuano ad alimentarsi mi regala una breve esperienza di paradiso e una felicità rara in questo tempo inquinato e tecnologico.
Perciò vado quasi sempre solo in natura, anche se è divertente ritrovarsi in 3 o 4 in un capanno, discutendo di attrezzatura o di fotografia. Ho fotografato per due lunghi decenni con un amico, ma devo dire che talvolta le sue chiacchiere mi impedivano di godere della contemplazione e talvolta mi distraevano nel momento di scattare. Tuttavia il condividere è importantissimo, perciò trovo questo forum piacevole e gratificante. Sorriso

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2014 ore 13:20    

Ho parecchio da condividere con te Claudio, ho sempre sostenuto che alla foto tecnicamente perfetta, con sfondo preparato, distanza studiata, luce predisposta al meglio, con file pulito e dettagli che nemmeno in natura esistono, preferisco di gran lunga la foto wild o ruspante per dirla all'italiana, anche se imperfetta. Sull'africa avrei molto da scrivere ma mi limito alla tua considerazione sulle "foto figurine". Vado in Africa da trent'anni perché mi sono ammalato di quel male del quale non voglio assolutamente guarire. Laggiù vi sono migliaia di opportunità, l'habitat è sicuramente più conservato del nostro e i pennuti non devono temere la caccia coi fucili che non esiste. Ecco che allora com'è giusto che sia gli animali sono più confidenti e si possono avvicinare addirittura i rapaci. Fotografare bene però è diverso; nella mia concezione prima di tutto ci sono voluti anni di studio sui libri e visione di migliaia di documentari sulla vita animale. Appreso tutto o quasi ho imparato ad avvicinare in sicurezza anche animali potenzialmente pericolosi, mi piace fotografare non tanto loro quanto il loro comportamento, cercando di coglierli in atteggiamenti particolari che possano suscitare interesse anche a scapito della perfezione tecnica. Credimi sembra facile ma non lo è affatto ed è questo che fa la differenza fra la vera foto naturalistica e la foto figurina del viaggio. Basta osservare le foto degli utenti del forum, ti puoi rendere immediatamente conto di chi fotografa sapendo ciò che fotografa e come si deve fare piuttosto di chi scatta per portare a casa il ricordino del leone. C'è un'enorme differenza.

avatarsenior
inviato il 10 Dicembre 2014 ore 14:14    

Pur non disprezzando affatto i fotosafari (vorrei andare in Finlandia, sono stato in Tanzania), condivido con Claudio la predilizione per la nostra natura (per me in particolare , le montagne altoatesine) e la passione per l'immersione nel selvaggio, in rigorosa solitudine. Incontrare un capriolo nel bosco, a poche decine di metri, per me vale un leopardo dalla jeep, anzi è meglio! È più emozionante!

avatarsenior
inviato il 11 Dicembre 2014 ore 21:15    

Contatti anche fugaci con le tue montagne Cadl secondo me hanno un potere di contagio assolutamente non inferiore al cosiddetto mal d'AfricaSorriso. Disporre di quei luoghi per semplice residenza è un plus fantastico; al massimo in passato ho potuto realizzare qualche programma specifico. Per il resto, oggi per esempio ci ho fatto un salto, più di tanto non posso goderne.

avatarsenior
inviato il 12 Dicembre 2014 ore 0:40    

Francesco, magari quelle montagne fossero la mia residenza! Vivo a Milano e dalla finestra vedo un muro...
Ma comunque sono le mie montagne, ci passo tutto il mio tempo libero e le frequento da quando sono nato. Naturale che per me la foto naturalistica parta da quei posti.;-);-)

avatarsenior
inviato il 12 Dicembre 2014 ore 11:11    

uhm....allora , io quello che penso l'ho scritto nella pagina precendente
" La ricerca dell'immagine dal capanno fatta in Italia o in altre nazioni ad alto tasso di antropizzazione non va condannata, anzi, ma direi che va vista solo come un allenamento che riguarda solo l'aspetto tecnico. "

Lorenzo,concordo solo in parte con quanto dici.concordo quando parli di luoghi dove veramente la natura è sovrana e quei luoghi lasciano davvero il segno.ad esempio fare un safari a piedi in africa ed essere consci di far parte della catena alimentare da una sensazione impagabile.però...non concordo quando parli come sopra.
a parte l'aspetto tecnico anche in italia ed anche nel giardino ,in qualche caso, si possono scoprire cose inaspettate.
l'italica natura è oramai il misero ricordo di un passato glorioso ma specie in avifauna o entomologia c'è davvero tanto da scoprire o da sapere.io sono sempre stato appassionato di natura ma non si finisce mai di imparare e credo che il vero appassionato NON abbia bisogno di viaggiare.se lo fa è meglio ,arricchirà la sua cultura,si completerà.
ma anche nell'oasi, nel giardino o nei nostri boschi la natura può dare grandi sorprese a chi sà cosa cercare .
quindi trovarsi face to face con un leone ti farà tremare le gambe ma un gatto selvatico italiano non sarebbe certo un incontro da meno;-)

però devo dire che se parliamo di avifauna ho trovato ad esempio in zimbabwe difficoltà enormi nell'avvicinarmi ai soggetti.
per quanto riguarda l'avifauna è molto più facile avvicinarsi con i capanni in europa che non con l'auto o a piedi in africa...portarsi sotto i 5mt per i passeriformi si è spesso rivelato improbo ...
non ci si deve dimenticare che nell'africa selvaggia NON puoi fare foto sdraiato a terra,o in un capanno mimetico o da solo nel bush perchè non torni a casa;-)
quindi la sfida è sempre aperta comunque ed ovunque perchè se è vero che in africa temono meno l'uomo è anche vero che l'uomo non può avvicinarsi nascosto.

avatarjunior
inviato il 13 Dicembre 2014 ore 15:45    

Buonasera!
Per Claudio:
tutto vero quello che dici. Se non almeno per motivazioni estetiche (la meraviglia della nostra wilderness) e pratiche (per quanto ne diciamo il mondo è grande e non sempre facile da esplorare...).
Io, i nostri monti, mari e colline, li vedo come un'ottima palestra fotografica/esperienziale, dove apprendere, esplorare, sbagliare e riprovare. Fallire anche.
Poi però ad alcuni viene la voglia di lasciare il porto e vedere altro, che qui da noi non c'è. Senza nessuna esterofilia, nessun giudizio. Semplicemente da noi non ci sono giaguari, orsi polari, foreste tropicali, tigri...

Il farlo in maniera "moderna" e consapevole è il punto: affidarsi a grandi compagnie americane o nordeuropee tutti in fila con le jeep, uscendo a metà mattinata, welcome drinks e jacuzzi non ha senso. E le figurine che collezioni sono poche.

Questo inverno andremo in Uganda, India, Polonia e Norvegia, e al massimo saremo in 7/8 per viaggio. Non è tanto diverso da quello che descrivi nelle tue uscite fotografiche: alzata ancora con il buio, avvicinamento (in jeep per ovvi motivi di sopravvivenza...), pause di minuti o ore...

Questa scena l'abbiamo ripresa (scusate la qualità...) lo scorso inverno in India (Sasan Gir NP). Eravamo solo noi, distanza 20 metri. LUI ci ha visto, ma la scena etologica non è stata perturbata. Questo a mio avviso è Ecoturismo.



scusate la lunghezza, buon w/e a tutti!
Daniele

avatarsupporter
inviato il 13 Dicembre 2014 ore 19:48    

Ho 57 anni e sono cresciuto alla scuola protezionistica del WWF. Negli anni 70 e 80 prestavo servizio volontario nel Parco Nazionale d'Abruzzo e nelle prime oasi di protezione della natura. Se considero valide e utili le attività di ecoturismo perché rendono risorsa economica la natura selvaggia che altrimenti andrebbe perduta, amo il senso francescano di amore alla natura: contemplando montagne, laghi e piccole pozze di acqua pulita che pullulano di vita, avverto che noi viventi siamo tutti fratelli e figli dello stesso padre, il Dio creatore autore della grande varieta' della vita. Essendo cristiano benedico i branchi di bufale quando ci passo in mezzo e gli stormi di uccelli che mentre prego mi vengono immancabilmente a trovare. La dimensione cristiana contemplativa la preferisco, anche se immergersi nella Wilderness del Canada o dell' Africa sarebbe ugualmente gratificante. Ognuno fa quello che ama e che conosce, con i limiti e la ricchezza propri della cultura che ha.Sorriso
Trovo talvolta avvilente la ripetitività delle foto del sito (anche le mie) ma mi rendo anche conto che chi inizia ha grandi difficoltà di ottenere buone foto e chi conosce alcuni ambienti e tecniche magari ne è geloso... tuttavia nella fotografia naturalistica rimane di fondo la ricerca della grande bellezza, che ispira comunque tutte le foto del nostro sito.Sorriso

avatarsenior
inviato il 13 Dicembre 2014 ore 20:29    

Ho 57 anni
quindi siamo coscritti.
branchi di uccelli
forse volevi dire stormi.
Trovo talvolta avvilente la ripetitività delle foto del sito
pienamente d'accordo e infatti vado in Africa anche per avere qualcosa di diverso, pubblico avifauna italiana solo se la foto è appunto originale e diversa.
tuttavia nella fotografia naturalistica rimane di fondo la ricerca della grande bellezza,
per queste parole meriti stima come fotografo naturalista e come uomo. :-P

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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