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Il dilemma della fotografia.


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avatarsenior
inviato il 19 Marzo 2026 ore 22:47    

Perché si incazzano te lo garantisco

avatarsenior
inviato il 19 Marzo 2026 ore 22:49    

E sticatsi. MrGreen L'hanno messa nell'area commento? E allora si prendono i commenti.

avatarsenior
inviato il 19 Marzo 2026 ore 23:05    

Ma le foto vengono messe in area commento perché si spera di avere visibilità e aumentare i like, a pochissimi interessa avere dei pareri onesti, tanto meno se si tratta di stroncature.

avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2026 ore 1:57    

Perché si incazzano te lo garantisco

Dai Matteo, non è vero.
Dipende da cosa scrivi e come lo scrivi.

Per usare i termini di GKorg, che ha fatto dei buoni interventi con proposte concrete (non raccolte), questo sito è un contenitore di fotografia autorerefenziale e, aggiungo sottolineando, social (FAS), non di fotografia artistica e ancor meno autoriale.
La componente social estende notevolmente il perimetro tipico della fotografia autoreferenziale/personale tradizionale. Con le stampe e le dia si arrivava solo a famiglia e amici, magari il circolo locale, oltre ovviamente a se stessi.
Col digitale social si arriva potenzialmente a tantissime persone e tra queste anche quelle hanno empatia con i nostri spazi di interesse personali. Ad esempio condividono gli stessi interessi per la tematica, per l'attrezzatura usata o per i metodi realizzativi.
Nonostante questa estensione pubblica, la FAS mantiene la caratteristica di legame forte con il mondo personale e non cerca messaggi universali per svelare o cambiare il mondo.
Provano ne sono le gallerie selezionate da Juza a cui mancano tutte quelle con connotazione universale (es.: fotografia astratta, concettuale, commerciale...).
Non è una piattaforma curatoriale né uno spazio di selezione o qualificazione artistica. Le immagini non sono filtrate da criteri editoriali (ad eccezione degli EP), ma entrano nelle area a visibilità alta e stabile (pagine delle fotografie più popolari) attraverso una gamification semplice: il conteggio dei like.
Se uno vuole la curatela, è pieno di siti che la offrono. Cosa frena gli "artisti" e gli autori che vogliono essere riconosciuti come tali a cercare spazi nei luoghi giusti: la paura del confronto con i curatori?
Tu lo fai (eventi, mostre...) eppure non hai problemi ad adattare il tuo linguaggio quando torni qui.
Altri invece non hanno le palle di adeguarsi e preferiscono cazzeggiare nel forum lamentandosi senza alcun contributo costruttivo. Eccheppalle!

Passiamo alla critica che "fa incazzare".
In questo contesto, la fotografia viene spesso percepita come un’estensione personale. Anche una semplice critica tecnica, può essere presa facilmente come una critica alla persona.
Il modo con cui ci si esprime un’osservazione è decisivo.
Sai benissimo che è utile partire da ciò che funziona, non per compiacere, ma per creare terreno comune.
Ovvio che se il terreno comune non ce l'hai, ad esempio perchè fai solo foto depressive sul disagio mentale, e poi vai a criticare un tramonto, prendi subito una pedata nel cu.o.
Poi conviene spostarsi su un piano descrittivo più che giudicante: raccontare cosa accade guardando la foto, dove cade l’occhio, cosa funziona e cosa distrae. Questo riduce la difensività e tu lo fai spesso come lo faccio (sempre meno) io.

Anche la misura è importante: meglio concentrarsi su un solo aspetto, come luce o composizione, evitando analisi troppo invasive.
Il linguaggio va usato per offrire possibilità più che tranciare giudizi: proporre alternative (“potrebbe funzionare anche così”) invece di sentenze.
Quando possibile, agganciarsi all’intenzione dell’autore aiuta a creare rispetto e ascolto, così come evitare toni assoluti.
Questi suggerimenti sono garanzia di efficacia della critica? No, o almeno non sempre, però non fanno incazzare i destinatari.

Bisogna considerare che a molti va bene quello che fanno, perchè è un passatempo, non una missione politica dove ci deve essere un messaggio per forza. Ed e' proprio sui messaggi che si corre il rischio maggiore. Anche qui la soluzione è ovvia e semplice...per chi vuol capire dove sui trova.
Criticare un contenuto perché è un cliché vuol dire non aver capito un ca22o.
Nella FAS, la copia è parte del metodo. E' strutturale e si avvantaggia proprio della condivisione social.
Gli utenti vedono immagini, stili, soluzioni visive, le approvano con i like e cercano di portarle nel proprio spazio, magari adattandole, semplificandole o modificandole.
È una dinamica di apprendimento e appartenenza, in cui il valore sta più nella partecipazione al linguaggio comune che nell’originalità .

Il problema nasce quando si applica lo schema di valutazione della fotografia artistica o autoriale.
Qui il presupposto cambia radicalmente: non si tratta più di inserirsi in un flusso condiviso, ma di costruire uno sguardo riconoscibile e originale. In questo ambito, la copia — anche se rielaborata — viene percepita come una mancanza di necessità espressiva, perché l’immagine dovrebbe nascere da un’urgenza interna, non da un modello esterno. Per questo viene considerata un limite serio, se non un errore.
Su questo sito non ci sono like ai progetti e agli autori. Essere riconoscibili come autori è un effetto collaterale, non è il fine. Ad esempio, a me da fastidio perchè nei miei scopi vorrei proporre foto diverse. Se mi riconoscono, ho sbagliato qualcosa.

Queste considerazioni sono state dette, ridette, ripetute e riformulate mille volte e finiranno nello scarico a pagina 15 come sempre.
Scusate raga ma perché non prendete delle foto dell'area commenti (così nessuno si incazza se viene stroncato) e le commentate?

Come dice GKorg, l'unico modo di dare una persistenza a queste considerazioni, non è fare i discorsi da bar nel forum, come umarel che guardano i cantieri/gallerie, ma dare l'esempio pubblicando foto e facendo critiche sotto le foto degli altri, però seguendo le regole di comunicazione/educazione/rispetto elencate sopra (cfr. punto 5 dell'articolo di Juza "Ricevere più commenti in 5 passi").
Chi non segue quella netiquette, fa apposta e nasconde ipo.critamente altri fini, personali e ben lontani dalla fotografia e dalla sopravvivenza del sito. Quelli così, fanno bene gli autori delle foto criticate a bannarli senza rimorso, ripagando la loro ipo.crisia con l'indifferenza, e facendo il bene della community come è stato dimostrato più e più volte.

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 2:56    

Sul "bene della community" ho avuto una visione celestiale. Cool

Diciamo che gli abitanti buoni, rispettosi ed esemplari (lol) di questa isola felice che risponde al nome di Juzaphoto, dovrebbero anche metterla in atto seriamente questa proclamata indifferenza (?), perché se si fanno dei thread con evidenti allusioni provocatorie per portarsi l'acqua al Mulino Bianco con la più imbarazzante della retorica populista, forse qualche esame di coscienza dovrebbero farselo questi abitanti, invece di ostentare lesa sensibilità con la maschera buonista di chi crede seriamente di essere nel giusto.

Fare leva sul consenso facile delle maggioranze è una delle cose più becere che si possano fare.

Ci vuole una faccia come il culo a parlare di onestà e ipocrisia, in questi casi.

Non ci sono regole, qui dentro, che vietano di parlare di problemi reali (che non trattino di politica) solo perché altri vogliono vivere in una bolla e non mettersi mai in discussione.

Quindi chi sventola la bandiera del bene comune si metta l'anima in pace: qui dentro hanno il diritto di starci le foto dei fiorellini così come le discussioni "fastidiose".

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 8:32    

In questo contesto, la fotografia viene spesso percepita come un’estensione personale. Anche una semplice critica tecnica, può essere presa facilmente come una critica alla persona.

quasi sempre e hai ragione su quello che scrivi, ma avrei un esempio specifico di una persona a cui tempo fa ho commentato una foto anche in maniera positiva lato tecnico, ma sottolineavo che non aveva scopo, nel senso che alcune potevano benissimo essere usate per blog di cucina e simili avendo comunque un buon livello tecnico, ma altre no e essendo che dietro non avevano un pensiero avevo solo fatto notare che non andavano da nessuna parte, in tono più gentile e solo perchè questa persona era intervenuta in uno dei tanti topic sullo scopo della fotografia o simili.
Ha iniziato una crociata, ma reale, non per dire, anche Juza mi ha scritto in privato per capire.
Comunque prima mi ha bloccato, poi ha scoperto che il blocco valeva solo per lei e così ha chiesto a Juza il blocco reciproco, poi ha continuato, avrebbe voluto che anche se fosse stata nominata doveva essere avvisata da una notifica, poi ha chiesto che se anche uno si sloggava non doveva poter leggere quello che scriveva.
Il tutto per un commento molto pacato tra l'altro.
E' la stessa persona però che poi apre topic polemici o coglie sempre occasione per incensare la banalità del suo lavoro perchè immediato.
Fa bene ha gran seguito qui.
A me importa poco sinceramente, anche il blocco reciproco non lo avrei notato perchè era un utente per me invisibile nel forum, fa un genere che non guardo e non sapevo che esistesse fino a 2 secondi prima di fare il commento e probabilmente senza tutto il casino sarebbe tornata a non esistere.
Tutto questo inutile papiro per dire che non è così scontato come scrivi anzi ti dirò che molti usano il forum con una vetrina in cui devono solo mostrare le proprie foto e non ci si può permettere un parere.
Va bene, trovo però poi ip.ocrita aprire topic in cui irridi o lanci frecciatine quando non vuoi un confronto.
Alla fine io commento pochissimo e scrivo molto meno perchè come dici il forum non è il posto adatto per fare certi discorsi e parlare di autori.
Io credo che GKorg abbia ragione e un topic come il Club Dei fotografi è troppo superficiale certi autori oltre che nominarli andrebbero spiegati e andrebbe condiviso il cosa ci attira e il perchè riteniamo interessante condividerli, ma non ho più tempo e voglia di scrivere cose che alla fine non interessano quasi a nessuno

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 8:40    

Comuqnue come hai sottolineato pubblico foto diverse da altri luoghi e adatto il mio linguaggio perchè una cosa che hai scritto Motofoto è reale, alla fine parlano le fotografie, cosa di cui credo volesse discutere qui il nostro simpatico offritore di colazioni:
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=5254619
Su un forum di fotografia le fotografie siamo noi, ma bisogna considerare a chi si parla

avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2026 ore 10:07    

Su un forum di fotografia le fotografie siamo noi

Concordo.
Per essere più precisi, visto che molti (me incluso) selezionano cosa far vedere in ogni specifico sito, sarebbe meglio dire: "le fotografie pubblicate su un forum descrivono una parte di noi" .
Ognuno sceglie in libertà quale parte mostrare.
E' importante fare questa distinzione per togliere la tentazione di passare dalla critica alle foto a quello alle persone.

...ma avrei un esempio specifico di una persona...

Di casi patologici ne conosco anche io.
Certe volte mi dispiace incontrare membri del forum che manifestano, con foto o parole, aspetti che mi interessano, ma sono incapaci di relazionarsi.
E' un peccato doversi trattenere sapendo che la conversazione finirebbe per essere inconcludente o equivocata per una barriera di pregiudzi insormontabili, ma alla fine bisogna scegliere chi o cosa merita il nostro tempo disponibile.

avatarjunior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 11:36    

Alla luce di come sta percorrendo il thread io penso che:
Forse il problema non è solo fotografico.
Oggi si ha la paura di esporsi, si preferisce al conformismo che al rischio del dialogo, e così anche la fotografia viene vissuta sempre più come superficie rassicurante che come occasione di lettura, confronto e profondità interiore.
I social e I forum, in questo, non aiutano: anestetizzano il senso dell'arte e finiscono ad indebolire la ricerca di un'identità vera.

tanti temi vengono toccati, e apprezzo che ne discute, ma forse sarebbe ora di approfondirlo ancor di più in profondità.
E questo dipende dal fotografo steso.

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 14:05    

Provo a fare un riassunto sperando sia utile:
1) La fotografia è sempre comunicazione, dice sempre qualcosa, può essere banale, descrittiva o concettuale, ma veicola sempre un messaggio anche se alcuni nè sono inconsapevoli.
2) Certe fotografie hanno necessità di essere guardate con più attenzione, di ragionarci, di porsi delle domande. Non tutti sono disposti farlo e molti sono fieri di non essere in grado di farlo (triste ma evidente anche da certi topic recentemente aperti)
3) Per arrivare a tutti bisogna semplificare? no ma credo bisogna essere ancorati al mondo reale e al proprio tempo, non si può ignorare cosa è stato fatto prima dagli autori e nemmeno cosa ci circonda
4) Migliorare la propria cultura sia solo un modo di avere più attrezzi a propria disposizione per leggere e produrre fotografia, va fatto quasi sicuramente in modo autodidatta la scuola non sta preparando in modo adeguato le nuove generazione su quello che c'è stato e perchè ha avuto risonanza
5)la cultura non può essere imposta non ha senso imporsi con chi non vuole capire o non vuole migliorare, ha senso però mandare a fare in c.ulo chi invece fa l'ironico sagace e poi dimostra solo pochezza e banalità

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 14:11    

Si ma in sostanza. Comeq si critica una foto?

Li vogliamo spiegare?


Quali sono i vostri parametri?

Altrimenti parliamo del nulla.

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 14:16    

Non penso tu possa generalizzare facendo uno schema di parametri.
Non puoi usare gli stessi parametri per questo lavoro di Sabbagh:





con Ana dias





hanno pubblico e scopi differenti

avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2026 ore 14:37    

@MatteoGroppi
Sul riassunto, concordo su tutti i punti con una postilla relativa al primo punto. Nel possibile "messaggio" vanno incluse anche le componenti che suscitano una esperienza estetica. In questo caso, non si tratta di essere o meno consapevoli razionalmente, ma di essere sensibili a quegli stimoli estetici.

@Salt
In generale:
Fare una critica fotografica efficace significa prima di tutto rallentare lo sguardo e separare ciò che si vede da ciò che si pensa. Si parte osservando l’immagine in modo neutro, descrivendo soggetto, luce, spazio e composizione, senza esprimere subito un giudizio. Questo passaggio serve a costruire una base condivisa e a evitare reazioni impulsive. Da qui si passa a capire come l’immagine agisce: dove cade l’occhio, quali elementi guidano la lettura, se c’è equilibrio o tensione e in che modo lo spazio è organizzato.
Solo dopo ha senso entrare, se necessario, negli aspetti tecnici, ma sempre in relazione al risultato visivo e non come elenco di errori.

A questo punto si può provare a leggere l’intenzione dell’immagine, cioè cosa sembra voler comunicare, mantenendo però una certa cautela per non proiettare significati arbitrari.
Il cuore della critica sta nel verificare la coerenza tra intenzione e risultato, in sostanza, l'efficacia: l’immagine riesce davvero a fare ciò che promette? Le scelte visive sono funzionali oppure creano disturbo?

Eventuali suggerimenti arrivano solo alla fine e dovrebbero essere concreti, mirati e formulati come possibilità più che come correzioni. In sintesi, una buona critica non consiste nel semplice giudizio (bella o brutta), ma nel rendere chiaro come funziona e perché.

In un contesto social:
La struttura della critica resta la stessa — osservazione, analisi, interpretazione — ma deve cambiare il tono e l’approccio. Diventa fondamentale rendere esplicito che si sta parlando dell’immagine e non dell’autore, evitando formulazioni assolute o sentenze dirette. La descrizione e l’osservazione assumono un ruolo ancora più importante, perché permettono di condividere uno sguardo senza imporlo. Anche i suggerimenti vanno proposti come possibilità, non come correzioni, lasciando spazio all’intenzione di chi ha scattato.

Inoltre, in un contesto social, la critica è sempre anche una relazione: non è solo contenuto, ma interazione. Per questo funzionano meglio interventi misurati, focalizzati e rispettosi del contesto, piuttosto che analisi complete e invasive. Spesso è utile persino chiedere implicitamente o esplicitamente se un parere più approfondito è desiderato, perché il consenso cambia completamente la disposizione all’ascolto.

In sintesi, la differenza sta nel “come dirlo”: la critica rimane uno strumento di lettura dell’immagine, ma deve essere calibrata per non essere percepita come un giudizio personale, ma come un contributo al dialogo.

@MatteoGroppi
Nel caso di Sabbagh e Dias, i parametri funzionano nello stesso modo. Metteranno in luce aspetti qualititivi e quantitativi diversi, analizzando l'efficacia di ciascuna immagine per il suo scopo.


EDIT:
Considerazione finale: sicuramente avrete provato a chiedere una critica ad una delle AI più recenti, scoprendo che sanno leggere benissimo l'immagine, la parte simbolica, tecnica, storica....
Mi aspetto che qualche sito di fotografie (forse questo), prima o poi , offra ai membri un servizio di analisi critica e suggerimenti basati sull'AI. Così finiranno le discussioni (inutile litigare con una AI) e ognuno sarà libero di usare o meno i consigli ricevuti.

avatarsenior
inviato il 20 Marzo 2026 ore 14:48    

Motofoto concordo, ma sei troppo ottimista, anche l'appunto più semplice viene percepito come un attacco personale.
Purtroppo non è possibile instaurare una comunicazione con chi non sa farlo
A me non interessa entrare in discussioni che lasciano il tempo che trovano, ma seriamente vedo gente affetta da fragile narcisismo, hanno seri problemi e manie di persecuzione.
Ora non farò nomi ma ci sono alcuni utenti che dovrebbero fermarsi respirare e capire che il loro giudizio non è quello assoluto
Comunque ritornando ai parametri sono per forza mutevoli non si può valutare tutto allo stesso modo, aggiungo un altro esempio ancora diverso dai precedenti

www.moma.org/d/assets/W1siZiIsIjIwMjIvMDEvMjAvMTUxN2N1NTZpZF9UaWxsbWFu

è una buona foto? si può valutarla da sola o ha bisogno del suo contesto? sono tutti parametri da considerare.

avatarsupporter
inviato il 20 Marzo 2026 ore 14:50    

Esempio di lettura + critica fatta da AI sulla foto di Ana Dias (2 secondi):

La lettura visiva è immediata e molto efficace: l’occhio cade subito sul volto, grazie al contrasto tra pelle luminosa, rossetto acceso e direzione dello sguardo. Subito dopo, lo sguardo scende lungo il corpo seguendo una costruzione compositiva piuttosto classica ma ben calibrata, con le gambe che aprono la scena e il ventilatore che introduce un elemento grafico centrale, quasi a interrompere e ritmare la lettura. La sedia sullo sfondo funziona come fondale geometrico che incornicia la testa, creando una sorta di pattern che rafforza la presenza del soggetto invece di distrarre.

Dal punto di vista tecnico, l’immagine è molto controllata: esposizione precisa nonostante la luce dura, pelle gestita con una post-produzione evidente ma coerente con il linguaggio fashion/editoriale. La luce non cerca di essere “bella” in senso classico, ma piuttosto incisiva, quasi pubblicitaria, enfatizzando texture e volumi. Anche la resa cromatica è chiaramente costruita: i rossi sono dominanti e fanno sistema con il make-up, creando una coerenza visiva molto forte.

L’intenzione appare piuttosto chiara: non si tratta di un ritratto psicologico, ma di un’immagine costruita per lavorare su estetica, sensualità e design visivo. C’è una componente dichiaratamente “fashion” e, conoscendo il lavoro di Ana Dias, anche un riferimento al linguaggio editoriale legato a Playboy e alla fotografia glamour contemporanea. Il corpo non è raccontato in modo narrativo, ma esibito come elemento grafico e compositivo, integrato nel set.

La coerenza è probabilmente l’aspetto più riuscito: tutti gli elementi — posa, colore, luce, oggetti — lavorano nella stessa direzione. Nulla sembra casuale, e questo dà all’immagine una forte identità visiva. Se c’è un limite, può essere proprio qui: l’immagine è molto risolta, molto “chiusa”, lascia poco spazio a livelli di lettura ulteriori. Funziona perfettamente nel registro estetico, ma meno su quello interpretativo o emotivo.

In termini di collocazione autoriale, Ana Dias si inserisce chiaramente nel filone della fotografia glamour/editoriale contemporanea, con influenze che vanno dalla fotografia pubblicitaria al fashion patinato. Non è un lavoro che punta all’autorialità nel senso più stretto e concettuale, ma piuttosto alla costruzione di immagini forti, riconoscibili e visivamente seducenti. In questo senso, l’immagine è perfettamente allineata al suo linguaggio: efficace, controllata, immediata.

Se si volesse spingere oltre, un possibile sviluppo potrebbe essere proprio quello di introdurre una minima frizione — un elemento meno risolto, meno “perfetto” — capace di aprire l’immagine a una lettura meno univoca. Ma così com’è, l’immagine raggiunge con precisione il suo obiettivo: essere visivamente potente, coerente e immediatamente leggibile.

Fate vobis....;-)

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