|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 12:09
Paco, probabilmente sono io che non capisco (poi non intervengo più) Sopra ci dici: Vi pianto lì 4 file della stessa scena ripresa con queste 4 macchine che posseggo, nessuno riuscirà a vedere quale macchina ha fatto la foto con maggiore sensibilità spettrale, e/o se ci sono foto che mostrano migliore sensibilità spettrale del sensore. Su YouTube ci dici (guardando una foto notturna ripresa con la Hasselblad): amici guardate come viene resa la differenza dei colori delle varie illuminanti, roba che altre macchine non riescono a fare. Noi guardando 4 foto della stessa scena non vedremmo differenze tali da giudicare quale è migliore mentre tu guardi una foto senza confrontarla e giudichi che è migliore di quella che si sarebbe ottenuta con altre? Sono io che non capisco? L'autosuggestione è migliore delle misurazioni, soprattutto di quelle fatte da Raamiel che non si sa che strumenti usi, forse presi dal rigattiere? |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 12:18
“ Sono io che non capisco? „ Si, sei tu che non capisci, mi spiace. Ciò che ammiro della hasselblad sulla coerenza cromatica lo faccio su un sensore che probabilmente ha una sensibilità spettrale inferiore da una Z7 La coerenza di cui parlo nel video era relativa alla riproduzione cromatica con diverse temperature di luce in una scena. “ Noi guardando 4 foto della stessa scena non vedremmo differenze tali da giudicare quale è migliore „ Esatto, perchè potrei scommettere che non riusciresti a distinguerlo... questo nonostante la Z7 abbia una sensibilità spettrale superiore alla hasselbad. Tra l'altro, ciò che ho notato è che in condizioni di luce mista, Hasselblad ha molta più coerenza cromatica della Z7 Tradotto.... si sta parlando di lana caprina. “ L'autosuggestione è migliore delle misurazioni, soprattutto di quelle fatte da Raamiel che non si sa che strumenti usi, forse presi dal rigattiere? „ Bravo, ora ti sentirai meglio dopo averlo detto. Posso iniziare a dire ciò che penso di te allora? |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 12:27
Livello percettivo e livello oggettivo sono su due piani diversi. Il primo va confutato con dati oggettivi. Il secondo è inconfutabile. Appartiene ad una categoria opposta. Come fede e ragione. Sono su due piani diversi. Non ha senso né risultanza dirimente in un piano indagatore. Leica ha deciso di produrre un sensore non made in Sony.Io mi chiedo cosa potrà aggiungere che si stacchi dal precedente.E questo su di un piano solo oggettivo.Riscontrabile e riferibile ad un'indagine effettuale. Se stiamo ad opporre al piano oggettivo quello percettivo si alimentano solo circisterismi confusionali. Poi forse se Leica non ha pretese di sconvolgere le attitudini dei sensori limitandosi solo a ricondurre il tutto in un particolarismo che la renda"unica"....... IMHO |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 12:41
“ Io mi chiedo cosa potrà aggiungere che si stacchi dal precedente „ Immagino sia confrontabile con quello che può aver aggiunto il Sony rispetto ai precedenti produttori di sensori che hanno fornito le Leica prima della M11. A mio parere, ma l'ho già detto, è un mancato accordo commerciale che (per Leica che le sa sfruttare) apre opportunità di marketing |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 12:48
Però annunciare un cambio sensore senza aggiungere quali sono gli obiettivi che dovrebbe portare questa scelta e se ci aspetta miglioramenti di qualche tipo ,ha un perché ? Voglio dire, io uso Canon .....ma a me che me frega ciò che ci mette dentro la scatoletta, mi interessano i risultati.... |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 12:58
“ ma a me che me frega ciò che ci mette dentro la scatoletta, mi interessano i risultati... „ Concordo. Per questa ragione chiedevo se ci si può aspettare un sensore che siano meno"digitale",con rese simil pellicola. Sempre che il paradigma sia ancora la resa della pellicola. Se il solco è quello introdotto dai sensori attualmente in uso credo che sia come affisso da Fornasieri solo una questione di marketing. Chiedo inoltre,quel concentrarsi sull'immagine fissa,cosa porta a livello di qualità immagine. Intendo lato oggettivo. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 13:00
“ Voglio dire, io uso Canon .....ma a me che me frega ciò che ci mette dentro la scatoletta, mi interessano i risultati.... „ Pienamente d'accordo ... questa può essere la chiosa del post ... a me interessano i risultati finali non le misurazioni teoriche ... poi ognuno ha un proprio gusto, un proprio occhio, una ricerca personale del risultato, eccetera eccetera quindi la risultante finale e la scelta è personale ed indiscutibile “ Penso si sia largamente perso il punto del thread, a me pare pacifico che la scelta sia esclusivamente di marketing e per altri 1000 motivi che non sapremo mai... Qui si è finiti a parlare di colorimetria, ecc ecc... quando poi il 99% delle foto vengono posprodotte di brutto... Ci si affida a grafici che riportano dati assutamente veri, ma che di fatto non fanno l'immagine finita, che passa attraverso 1000 processi distinti, tra cui la color science scelta dall'azienda... Una azienda può decidere di mantenere colori piu flat in raw, lasciando una base di partenza piu "neutra" all'utente che può lavorare diversamente in post produzione (come si fa in sala di incisione, cuffie neutre per avere i suoni reali... se faccio uno spettro flat e uso delle cuffie che mi alzano le tonalità basse, o alte...la produzione in studio verrà falsata)... o lasciarla cosi..senza post.. Cosi come altri accentuano un tratto distintivo , il rosso, il verde, colori piu o meno contrastati ecc... Color science.... non esiste una immagine migliore dell'altra, chi lo decide... è un gusto personale..non si parla di raffica o read out ecc... „ Condivido pienamente |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 13:13
Vorrei però anche sollevare una questione irrisolta, se ciò che conta,come da molti asserito,è la qualità percepita,perché affannarsi a produrre sensori sedicènti migliori? Forse partendo dai riscontri oggettivi la case produttrici intendono in misura differente irretire anche la nostra capacità percettiva?Plasmarla?Formarla?Imporla? Intendo,la nostra percezione è forse strettamente legàta alle poro proposte?Loro creano la qualità percettiva e noi ci adeguiamo? Loro creano il paradigma percettivo? Discorso complesso. E' nato prima l'uovo o la gallina? La sceinza dice l'uovo. Io non ne sono sicuro. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 13:42
“ Vorrei però anche sollevare una questione irrisolta, se ciò che conta,come da molti asserito,è la qualità percepita,perché affannarsi a produrre sensori sedicènti migliori? Forse partendo dai riscontri oggettivi la case produttrici intendono in misura differente irretire anche la nostra capacità percettiva?Plasmarla?Formarla?Imporla? „ Non saprei, magari questo lo fanno nella fase di trattamento e sviluppo del raw. Quando ogni brand cerca di crearsi un look distintivo, che può piacere o meno; dipende dai gusti soggettivi. Nella fase di progetto di un sensore queste cose non esistono. Proprio non avrebbero senso. Chicchessia a produrlo o progettarlo conosce bene le caratteristiche che idealmente dovrebbe avere un buon sensore, mi ca sono scemi. Ma la qualità costa. Dentro un corpo di un certo valore, oggi, mi aspetto di trovare una componentistica adeguata e consona, sia al brand che al prezzo. Non sempre è così. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 13:51
“ Vorrei però anche sollevare una questione irrisolta, se ciò che conta,come da molti asserito,è la qualità percepita,perché affannarsi a produrre sensori sedicènti migliori? „ Perchè evolvere i sensori ci permette di fare foto che anni fa era difficile fare. Fotografare una via lattea con basso rumore (ad es.). Fare un controluce recuperando ombre in un unico scatto. Non voglio che si pensi che io faccia parte del coro del "si stava bene quando si stava peggio". L'evoluzione dei sensori è benvenuta anche se, per quello che ho visto io sul campo, è dal 2015 che non ci sono progressi tangibili. Una A7r2 del 2015 oggi permette di fare le stesse cose di sensori di ultima generazione, tant'è che l'evoluzione delle fotocamere si è spostata altrove. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 14:11
@Andrea. Taiana Se hai lavorato in ambito stampa sai benissimo che non esiste il colore: esistono standard diversi in base alle aree geografiche e ai contesti produttivi. I profili Fogra, SWOP, Toyo non sono nati per caso, ma per rispondere a pratiche industriali differenti, a inchiostri diversi, a carte diverse e, soprattutto, a culture visive diverse. Tutto questo non è folklore: è diventato nel tempo vera e propria scienza del colore applicata. Pantone ha investito cifre enormi non solo per costruire uno standard, ma per creare sistemi in grado di rendere simili stampati prodotti in continenti diversi. Eppure, ancora oggi, ottenere cromie realmente identiche è difficile. Non perché manchino strumenti o competenze, ma perché entrano in gioco supporti, filiere, abitudini visive e aspettative differenti. Da anni, inoltre, si è affermata una doppia tendenza: da un lato una certa omogeneizzazione culturale indotta dai media digitali, dall’altro la consapevolezza, anche economica, che conviene rispettare le culture visive locali. Nel packaging, ad esempio, il colore che identifica un prodotto “light” non è lo stesso in tutte le aree del mondo. Quando quindi parlo di cultura del colore non mi riferisco a qualcosa di vago o non misurabile, ma a un insieme di pratiche, standard, strumenti e obiettivi che sono stati costruiti scientificamente nel tempo. Trasportando questo ragionamento sulla fotografia, limitarsi a un grafico di laboratorio racconta solo una parte della storia. Non dice nulla sul media finale su cui quella fotografia verrà fruita: schermo, stampa fine art, offset, fotolibro, ciascuno con gamut, limiti e comportamenti completamente diversi. E soprattutto, fatico a credere che aziende che fatturano milioni non abbiano le risorse per assumere tecnici di altissimo livello o che in Adobe non esistano persone che costruiscono profili con competenze profonde. Le differenze che vediamo non nascono da ignoranza, ma da culture del colore diverse e da obiettivi progettuali differenti, che sono a tutti gli effetti materia di studio e di scienza applicata, non di improvvisazione. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 14:17
Tutta questa consapevolezza non esclude affatto che esistano artigiani capaci di creare profili davvero “speciali”. Semplicemente, quello è un altro mestiere: è una logica tailor-made, in cui il fotografo fornisce i propri obiettivi, il proprio gusto e il proprio modo di vedere a un tecnico in grado di modellare il sistema di acquisizione su quelle esigenze specifiche. È lo stesso principio dell’attrezzatura sportiva: esiste il prodotto industriale, pensato per funzionare bene per la maggior parte delle persone, e poi esiste la personalizzazione su misura, che può portare a risultati eccellenti ma che non può diventare automaticamente uno standard universale. Il punto non è stabilire chi abbia “la verità del colore”, ma riconoscere che esistono livelli diversi di intervento: dal sistema progettato per milioni di utenti, al lavoro artigianale pensato per il singolo fotografo. Entrambi hanno senso, a patto di non confondere i ruoli. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 14:36
Mi sono aiutato con ChatGPT per rimettere in ordine e sintetizzare una serie di concetti che ho studiato negli anni tra storia dell’arte e convegni tecnici sul colore, e questo lavoro mi ha aiutato a sottolineare la tradizione italo-tedesca nello studio dei pigmenti e del colore, molto simile a quella che ha portato agli standard tipografici moderni. In Germania, già tra Settecento e Ottocento, il colore viene affrontato non solo come fenomeno fisico ma come esperienza percettiva. Goethe, con la sua Farbenlehre, introduce per primo il ruolo dell’osservatore. Più tardi chimici come Wilhelm Ostwald lavorano sulla stabilità dei pigmenti, sulla purezza e sulla saturazione, arrivando a costruire veri sistemi ordinati per la pittura. Parallelamente, l’industria chimica tedesca sviluppa pigmenti minerali sempre più stabili alla luce, fondamentali per pittura murale e conservazione museale. In Italia il sapere sul colore nasce in modo più operativo: dal Libro dell’Arte di Cennino Cennini fino al Rinascimento, si costruisce una cultura fatta di terre naturali, ossidi metallici, leganti e ricette. L’Italia diventa per secoli un riferimento europeo per la produzione e l’uso consapevole dei pigmenti. Tra Ottocento e Novecento queste due tradizioni si incontrano: l’approccio scientifico-industriale tedesco e quello artigianale italiano. Da qui nascono pigmenti industriali stabili, sistemi di classificazione cromatica e, più tardi, le basi per gli standard della stampa moderna: DIN, RAL, Fogra, ECI. Tutta questa ricostruzione serve solo a chiarire una cosa: quando parlo di cultura del colore non intendo un’opinione personale o un gusto soggettivo, ma un patrimonio di conoscenze tecniche, pratiche produttive e tradizioni industriali che si sono stratificate nel tempo, a partire dalla pittura, passando per la chimica dei pigmenti e arrivando agli standard della stampa moderna. È una cultura diventata parte integrante della scienza del colore applicata, dalla quale si possono poi avviare ricerche più ampie, anche a livello mondiale, per comprendere perché approcci e sensibilità cromatiche possano essere differenti tra aree geografiche e contesti produttivi diversi. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 14:38
“ Come fede e ragione. „ La fede per taluni è un fattore importante. Lo stesso in fotografia. Ma sé è un qualcosa che ci permette di stare bene è anche un fattore positivo. Il problema si pone quando vuoi imporre ad altri, che "non credono", la tua fede. In quel caso non c'è possibilità di discussione. Il fedele non può fare altro che appellarsi alla fede, il non credente vuole prove reali e tangibili. Roba inconciliabile, come in questo caso. Cmq vedo gente, che fino a ieri non ne sapeva nulla, parlare di separazione colore come se fosse pane quotidiano. Da una ricerca su juza, prima di oggi e negli ultimi 15 anni, il termine è stato usato 3 volte. |
|
|
inviato il 11 Gennaio 2026 ore 14:56
Probabilmente era noioso parlarne |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 257000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |