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Da cosa definiamo la qualità di una fotografia ?


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avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 19:14    

Stefano, la fotografia non è il prolungamento neutro dell'esperienza. Facciamo continuamente l'errore enorme di mettere esperienza reale e linguaggio fotografico sullo stesso piano.

L'idea che sia una "innocua rappresentazione del reale" è una forma di ingenuità ideologica, non di buon senso. È la stessa illusione che Debord smonta: credere che le immagini mostrino il mondo, quando in realtà organizzano il modo in cui lo percepiamo.

Il problema è che questa ingenuità è comoda. Se la foto è solo "ciò che c'era davanti all’obiettivo", allora non dobbiamo interrogarci sulle intenzioni, né sui codici estetici, né sugli effetti che produce, né sul perché certe immagini circolano e altre no.

Ma nel momento in cui un'immagine entra in uno spazio pubblico, un forum, un social, una mostra, smette di appartenere all'esperienza privata e diventa un oggetto culturale, quindi politico in senso lato.

Ed è qui che la fotografia "bella" diventa problematica, non perché sia bella, ma perché naturalizza un certo modo di guardare, facendolo passare per ovvio, universale, neutro.

Chi pensa che la fotografia sia innocua spesso la ama moltissimo, ma non la prende sul serio. Prenderla sul serio significa accettare che non è mai solo una finestra sul reale, ma un dispositivo che lo filtra, lo semplifica o lo addomestica.

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 19:47    

Detto in due parole, e' un punto di vista. Sorriso

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 19:49    

Intendi quello di chi fotografa?

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 20:43    

Grazie Rombro, per la spiegazione di cui sopra hai riportato un discorso coerente ed esaustivo.

Continuerò a commentare albe e tramonti, offrire colazioni a destra ed a manca ma cercherò di "filtrare" qualcosa in più, nella mia personale osservazione, anche se non credo che una fotografia possa "addomesticare" la realtà, ma, al limite, darne una ferma interpretazione, fissata nello spazio, ma capace di muovere dinamicamente mente ed immaginazione.

Vado a dormire che è tardi.
Ritornerò dopo le quattro, domattina.

Grazie a te ed a tutti gli intervenuti.

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:03    

Intendi quello di chi fotografa?


anche di chi osserva la fotografia. Non e' detto che chi osserva veda cio' che ha visto il fotografo.

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:08    

Salt, vero !

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:22    

Teoricamente dovrebbe essere un punto di vista, certo.

Ma un punto di vista va maturato come vanno maturate le scelte.

Ma, appunto, tenendo conto delle dinamiche sistematiche che informano e influenzano costantemente il "senso comune", è difficile dire semplicemente che una foto, fatta od osservata, è solo un punto di vista.

Basti pensare a questo: come mai il fotografo "basico", amatore o professionista che sia, non riesce a fare altro che riprendere pezzi di realtà già "data", codificata, assorbita nell'immaginario collettivo?

Non mi costringete a fare esempi...ne abbiamo a milioni sotto gli occhi, anche solo sul forum.

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 21:37    

come mai il fotografo "basico", amatore o professionista che sia,


Posso farti nuovamente l'esempio del vaso?...

Secondo me il fotografo scambia la buona foto per una bella foto. Ossia cerca di ottenere un vaso "bello". Dimenticando che un vaso semplicemente e'.
Diventa bello, o brutto, solo quando e' inserito in un contesto adatto ed in una epoca precisa.


Il contesto adatto oggi e' quello in cui il social spara like come se piovessero. Quindi ci si uniforma al pensare comune.
Quantita' al posto di qualita'. Ma anche percorsi in discesa. Codifiche predigerite come slogan.

Intendiamoci.. il vaso in cristallo molato e prezioso sta benissimo su una tavola elegante, ma stona su un tavolo di trattoria. Dove invece trova posto un bel fiasco. E viceversa.

Lo stesso accade con una fotografia. Esiste, e' stata scattata, non importa se bella o brutta. Lo diventera' a seconda di chi guarda.
Penone indossava lenti a contatto a specchio, che lo accecavano. E fotografava, nei suoi stessi occhi , il riflesso di cio' che aveva guardato ma non aveva visto.

avatarsenior
inviato il 16 Gennaio 2026 ore 22:21    

Ecco, quello di Penone sarebbe un ottimo spunto/esempio per aprire una discussione a parte ed approfondire la questione.

Ma io non ho il coraggio.




avatarjunior
inviato il 17 Gennaio 2026 ore 2:21    

“L'idea che sia una "innocua rappresentazione del reale" è una forma di ingenuità ideologica, non di buon senso. È la stessa illusione che Debord smonta: credere che le immagini mostrino il mondo, quando in realtà organizzano il modo in cui lo percepiamo.”

Rombo questo è un concetto duro da digerire per molti, ma a mio avviso granitico. Un bravo fotografo sarà sempre uno che sa organizzare la propria visione in funzione di un idea, una percezione, una ideologia etc.
Mi hai fatto ricordare un’amica che non sapeva una mazza di fotografia ma studiava architettura e aveva ricevuto, a differenza di me, una certa educazione visiva da piccola. Faceva foto bellissime, molto evocative, davanti alle quali mi sentivo una cacca.

“ Chi pensa che la fotografia sia innocua spesso la ama moltissimo, ma non la prende sul serio. Prenderla sul serio significa accettare che non è mai solo una finestra sul reale, ma un dispositivo che lo filtra, lo semplifica o lo addomestica.”

E questo concetto fa da chiosa al precedente.

avatarjunior
inviato il 17 Gennaio 2026 ore 2:52    

Partendo da qua mi viene da pensare che la fotografia in quanto tale non esiste come corpo unico, ha una varietà ampissima di identità che cambiano in funzione dello scopo, del momento culturale, dell’ambito (personale o publico).
Non esiste cioè un’unica “fotografia”.
Pertanto definire ciò che la rende qualitativa mi sembra un quesito un po troppo vago e generico tale da produrre risposte molto soggettive.
Un vecchio maestro di fotografia spiegava che se un giornalista gli porta una bella immagine sfuocata lui, in quanto esperto e capace di analizzarla, poteva benissimo apprezzarla ma non l’avrebbe mai pubblicata perché i suoi lettori non sarebbero stati capaci di capirl4.
Quindi penso che definire ciò che rende qualitativa una immagine senza contestualizzare almeno l’ambito porta solo a conclusioni soggettive.
Se penso alla immagine dello sbarco in Normandia, non emozionandomi, non riesco ad apprezzarla davvero (come tutte le immagini di Capa) quindi per me, anzi no!, per quella immagine lì, l’eccezzionalita del momento, l’epicita che ha preceduto lo scatto, non mi basta. Questo perché anche il contenuto di una immagine ha una portata soggettiva, quindi può definirla qualitativamente ma solo all’interno di un contesto.
Se penso alle immagini che ho apprezzato di più, non sono frutto di un momento eccezionale o di uno sforzo costruttivo epico, sono solo il frutto della capacità di allineare gli aspetti interiori del fotografo con ciò che poteva essere fotografato.
“Migrant mother “ di Dorotea Lange è un ottimo esempio.

avatarsenior
inviato il 17 Gennaio 2026 ore 3:43    

Mi hai fatto ricordare un’amica che non sapeva una mazza di fotografia ma studiava architettura e aveva ricevuto, a differenza di me, una certa educazione visiva da piccola. Faceva foto bellissime, molto evocative, davanti alle quali mi sentivo una cacca.

A dimostrazione che idee, visioni, personalità possono benissimo nascere e maturare da esperienze e formazioni che non hanno necessariamente a che fare con la fotografia.

La fotografia dovrebbe essere solo il mezzo "finale" di un percorso.

Molti si comprano l'attrezzatura perché gli prende il pallino di iniziare a fotografare, salvo poi non sapere neanche cosa ci vogliono fare.

Certo, la diffusione del mezzo è così diffusa che sarebbe impossibile pensare che tutti si ritrovino con una qualunque macchina fra le mani per uno scopo ben preciso.

Dal punto di vista culturale, però, la fotografia rimane un ambito esemplare per capire come funzioniamo psicologicamente e sociologicamente, proprio perché le immagini hanno un'influenza incredibile sul nostro modo di guardare e stare al mondo.

Riguardo al tema del thread, in effetti:

definire ciò che la rende qualitativa mi sembra un quesito un po troppo vago e generico

avatarjunior
inviato il 17 Gennaio 2026 ore 4:32    

“Molti si comprano l'attrezzatura perché gli prende il pallino di iniziare a fotografare, salvo poi non sapere neanche cosa ci vogliono fare.

Certo, la diffusione del mezzo è così diffusa che sarebbe impossibile pensare che tutti si ritrovino con una qualunque macchina fra le GT C mani per uno scopo ben preciso.”

Molto spesso gli appassionati come me (e a volte me compreso) tendono a dare per scontato lo scopo…salvo poi accorgersi che in assenza della molla interiore si realizzano scatti molto banali.
Per lo meno io me ne accorgo, gli altri facciano come vogliono.

avatarsenior
inviato il 17 Gennaio 2026 ore 5:12    

Più che altro, fanno come possono :)

avatarsenior
inviato il 17 Gennaio 2026 ore 6:32    

Da cosa definiamo la qualità di una fotografia ?


Direi che i criteri siano sostanzialmente assimilabili a ciò che fa di un'opera letteraria, una composizione musicale, un'opera scultorea o pittorica, una rappresentazione teatrale, una articolo giornalistico, un film, ... Da prodotti di qualità a quelli che invece non lo sono.



Secondo me il fotografo scambia la buona foto per una bella foto. Ossia cerca di ottenere un vaso "bello". Dimenticando che un vaso semplicemente e'.
Diventa bello, o brutto, solo quando e' inserito in un contesto adatto ed in una epoca precisa.



Dal momento che avevo già espresso in maniera generica sull'affair vaso e relativa ceramista, un certo dissenso su quanto si asseriva in merito,
e visto che viene testè nuovamente riproposto, dettaglio questa volta perchè trovo errate certe asserizioni inerenti.

Tralascio volutamente il fattore bello/buono di una fotografia e/o come viene comunemente inteso o sentito dai più... Anche perchè più volte già affrontato nei thread e quindi inutile stare a ribadirlo.

Ma tale vaso non diventa assolutamente bello o brutto a seconda dove venga posto e contestualizzato come scrivi.
Esso infatti per essere tale o essere considerato facente parte ad dei due gruppi (al quale andrebbe aggiunta anche una terza opzione, quale è una via di mezzo).

Ma basta un semplice piano di appoggio o una mensola su di una parete bianca, per averne un responso.
Ovvio che è un vaso esso è in quanto tale, ma le distinzioni se sia una maiolica di un certo pregio o una ciofeca è una distinzione assolutamente intrinseca e connaturata alla realizzazione e alla fattezza dello stesso.

Se così non fosse, allora ad es. al museo delle maioliche di Faenza, troverebbero posto tutte indistintamente, comprendendo, al di là dei valori storici, anche anonimi e dozzinali manufatti appartenenti al genere e in quanto anch'esse ceramiche.

Ed infatti non è così.
Aggiungo che l'associare un vaso di lusso posto in un ambiente fatiscente (o anche il contrario, del tuo esempio cristallo in osteria) non è probante in quanto è una forzatura che estremizza il discorso ma non resta sostanzialmente cosa significativa e ben poco probante.

Un pregevole quadro d'autore resta e resterebbe tale sia affisso nella parete in un attico di Dubai, come anche se trovasse posto in una parete della spartana casa, o stamberga, della famiglia nel bosco di recente ribalta mediatica.

Ovviamente in questo ultimo caso certamente stonerebbe in tale ambiente, ma questo esula e nulla inficia sulla qualità di quell'opera e del suo autore.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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