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Nato ad Hilden,cittadina della Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania, Fabio Macagnino è un cantautore che vive presso Reggio Calabria. La parola calabrese ‘candalijarsi’ (cullarsi) può essere l’occasione per rallentare, provocazione culturale in questa nostra società dove l’essere umano vale solo quando produce, guadagna e consuma.
MUOVILI i piedi, la testa, le idee contro le dinamiche di potere che alimentano guerre e disuguaglianze. Ma la risposta non è lo scontro: è la chiamata a partecipare con coscienza e collettivamente.
"«Ne Al mercato degli Uomini Piccoli parlo dell'uomo comune, che viene considerato dagli altri con estrema superficialità, per quello che può produrre, più che per quello che è. È l'uomo della strada cui tu non interessi e che, d'altronde, non interessa neanche te." Belle le parole ma che palle la musica!
Pietà per ogni piccolo uomo da non disprezzare ma da cercare di portare possibilmente all'autocoscienza del suo stato di sfruttato consumista ... o non vogliamo una società, in maggioranza, più giusta?
Questo è un dilemma: anch'io a volte sono stato tentato di non votare ma a che serve il pessimismo imbelle? Sei di quelli che non votano, Rombro (e anche Arconudo)?
Questa dei Le Masque è devastante, non un pezzo ma una poesia interpretata:
Testo di Carlo Vallini tratto da "La morte" in "Il giorno" (1907)
Una camera muta e un letto profondo: lontano la fiamma d'un vespro sanguigno che splenda tra i cento comignoli d'una città sconosciuta: giacere in quel letto profondo; udir con un senso inumano d'angoscia il confuso lontano eterno fragore del mondo: sentire che per riposare un sonno profondo non basta, ma occorre una pace piú vasta; sentire che tutto scompare per sempre, che il sogno dilegua per sempre, che tutto è fuggito per sempre, che tutto è finito; sentire vicina la tregua; compiere il gesto improvviso: il sangue che sfugge dal viso, il senso indicibile, ignoto, di precipitare nel vuoto, di precipitare per sempre, di divenir preda del niente... un senso di gelo, fugace, poi nulla. La morte. La pace.
Giacere in quel letto profondo, già morto: sul volto, il suggello della Verità spaventosa, della Verità che si sposa con l'uomo ch'è uscito dal mondo e agguaglia il deforme col bello, e agguaglia l'ignaro e il saccente nel placido regno del niente: giacere in quel letto profondo piú immobile ancora di quando si dorme: dell'unica buona immobilità che traspira dal volto di chi non respira, dal corpo di chi s'abbandona; il drappo che va disegnando piú profondamente le forme del rigido corpo che dorme per sempre: poi ecco apparire la prima dissoluzione che sforma e dev'essere come se si continuasse a morire.
Giacere in un letto profondo, già morto: ecco il solo momento di vero riposo nel mondo! Piú tardi la terra ci afferra e penetra e sbriciola in polvere e volge in sé stessa ed evolve e dissipa in preda del vento: ma il letto sul quale si muore concede per quarantott'ore la pace assoluta, infinita. Nessuna forma di vita si svolge in quel tempo dal fondo dell'uomo mutatosi in cosa; quella materia riposa; non vive, non vede, non sente: sfasciandosi gradatamente, rinunzia all'enorme fatica di dover essere unita. Natura, o burattinaia, come raduni i tuoi fili a tempo, perché l'uno appaia e l'altro scompaia! Rigiri i fili che agli esseri umani fan muovere i piedi e le mani e torcere gli occhi e la bocca: quindi, infallibile, appena è tempo, il fantoccio a cui tocca scompare per sempre di scena. Tarderà molto a finire questa ridicola farsa? Io sento che fo da comparsa e che non ho niente da dire.
A che imaginarmi già estinto? Parlare senza morire di questo piacere vuol dire non esserne bene convinto. O morte, la nostra miseria è grande: la nostra materia che soffre ed invoca l'oblío, gridando pur sempre: - Non voglio morire! - s'abbarbica all'io cosí disperatamente, come il mollusco aderente con tutte le forze allo scoglio: l'io per ciascuna persona è come un'amante noiosa che stanca sopra ogni cosa, ma che tuttavia non si dona; l'amante che piú non si varia, compagna in piaceri e malanni e che, con l'andare degli anni, diventa vieppiú necessaria; l'amante un poco volgare che ha verso di noi mille cure e che spesse volte neppure ci si accorge di sopportare.
Immensa! Bellissima e profonda! Non li conoscevo i Le Masque.
"Altro non si può fare, salire la cima del monte è impossibile. Là in alto ci sono già gli dei. Siamo uomini, ci tocca percorrere l’oscuro o dolce lato delle cose. È destino”. Edgardo Moia Cellerino
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