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Un sensore digitale è inconfrontabile con una pellicola, così come come un un lettore mp3 è totalmente diverso da un giradischi.
Ciò che si può fare, al limite, è operare in postproduzione creando dei profili colori o dei filtri per cercare di avvicinarsi alla resa della pellicola (ma sarebbe utile avere un modello di riferimento, dato che di pellicole ve ne sono molte). E' ciò che aveva fatto Salgado anni fa, dato che aveva abbandonato la pellicola per questioni operative, e voleva ottenere una resa simile con le fotocamere digitali.
In ambito video la cosa è piuttosto frequente, dato che magari i film vengono girati in digitale e poi chi gestisce la correzione del colore fa in modo di emulare la resa di una pellicola, se è ciò che si vuole ottenere.
Red Giant ha messo a punto un plugin per simulare la resa dei supporti vhs: hanno, letteralmente, preso dei vecchi videoregistratori e camcorder a cassette e li hanno testati (fino a distruggerli) in modo da poter creare una lut e simulare anche i tipici difetti dovuti a malfunzionamenti, sporcizia depositata sulla pellicola o altri frequenti problemi che causavano un deterioramente della qualità d'immagine.
Qui vi è un esempio:
Quanto ai sistemi di esposizione, le vecchie reflex Canon sono semplicemente...peggiori di quelle odierne (a parità di segmento, beninteso), e non vi è altro modo per descriverle. I sistemi di esposizione delle fotocamere rilevano sempre la luce riflessa (e non quella incidente), ma i vecchi sensori di esposizione operano solo in bianco e nero e hanno poche zone di lettura: tuttavia ciò che si fotografa non è solo in scala di grigio, ma può avere altri colori dello spettro visibile, qui saltano fuori le rogne, dato che a fronte di certi colori, come il giallo, i sistemi in bianco e nero tendono a sottoesporre.
Ancora peggio: una vecchia reflex potrebbe avere il sistema di esposizione starato e, a seconda di quanto tempo sia trascorso dal termine della commercializzazione, i centri di assistenza potrebbero non avere più a disposizione il software Canon (specifico per ogni modello) dedicato alle calibrazioni.
Pertanto, se si vuole acquistare una vecchia reflex per questioni collezionistiche è un conto, ma se il fine è quello di emulare la resa della pellicola, tanto vale utilizzare i modelli più recenti di cui si è in possesso e operare in postproduzione.
Non utimo, un certo tipo di resa era dovuta alle ottiche: gli obiettivi ef di vecchia concezione avevano meno contrasto e microcontrasto rispetto a quelli odierni, per cui la resa "pastosa" che viene attribuita ai sensori è dovuta invece proprio all'obiettivo. Infatti, anche con fotocamere recenti come la 1dx mark II, tra un ef 24-70 f3.5-4.5 del 1988 e un ef 24-105 f4 L is usm del 2014 vi è una notevole differenza, e utilizzo ottiche vintage proprio per la resa che forniscono.
Uhmmm Salt, a quanto vedo adoperi una nutrita serie di vetri tedeschi della vecchia scuola... non è che sono un tantino freddi di loro?
In ogni caso questa cosa contrasta vivamente con l'uso che ne faccio io con lenti Canon, che notoriamente hanno una resa neutra seppur tendenzialmente calda.
In ogni caso occhio alla Velvia 100, soffre di una marcata dominante rossa.
“ La 30D l'ho avuta anche io, gran macchina per l'epoca ma ultimamente sono andato a riguardare i files e... ...no, non mi pento di aver preso la R6 :-P
Se fossi un nostalgico ricomprerei una 6D, ma mi conosco e so che le farei prendere la polvere. „
di solito che valuta i vecchi corpi, lo fa perchè vuole risparmiare e non prendere quelli nuovi anche io faccio così... ovviamente preferirei una bella r5 nuova nuova, ma devo tenermi la 6d ancora per un pò (che cmq non è così male)
Bravo Carlmon, hai perfettamente ragione si possono confrontare le stampe!
Guarda caso proprio la prova che nessuno ha mai voluto fare, ormai un quarto di secolo addietro, allorquando con confronti quantomeno farlocchi, non voglio dire in malafede anzi no lo dico: erano PROVE in assoluta MALAFEDE, si instillò in tutti la falsa certezza della superiorità tout court della nuova tecnologia
Una teoria questa ancora OGGI tutta da dimostrare, e che ALLORA era non solo del tutto falsa... ma anche destituita di ogni fondamento.
“ vero però puoi confrontare il risultato finale, possibilmente le foto stampate „
Il confronto su stampa è abbastanza rognoso, dato che entrano in gioco degli elementi che non sono correlati alle fotocamere, come il profilo colore del monitor, quello della stampante e la bontà del processo di soft proofing (visto che uno schermo è retroilluminato, mentre il supporto su cui viene stampata la foto no, oltre al fatto che i gamut della stampante e quelli del monitor sono in genere diversi), altrimenti il divario tra ciò che appare sul monitor e la stampa può essere marcato.
Se il fine è quello di cercare di emulare la resa di una pellicola (o meglio emulare la resa una pellicola sviluppata in un certo modo), credo che sia meglio prendere come riferimento una scansione digitale di un negativo, per poi mettere a punto dei profili colori e filtri.
Non è affatto rognoso come confronto, anzi, ripeto, è l'unico probante.
Stessa macchina, nel senso di stessa marca, stesso identico obiettivo, stessa sensibilità, stessa scena, stesso punto di ripresa, insomma le macchine sono una di fianco all'altra, autoscatto sui 10 secondi attivato contemporaneamente... stessa identica ripresa. La reflex digitale ovviamente avrà tutti i parametri a 0 e il file sarà salvato in RAW + j-peg e col j-peg preso così come esce dal sensore e stampato seguendo tutta la filiera digitale. La pellicola, ovviamente negativa, sarà sviluppata a regola d'arte e secondo i tempi e le modalità, asciugatura compresa, consigliate da Kodak, e quando pronto verrà stampato con un obiettivo all'altezza... ossia almeno un ApoRodagon o, meglio, un ApoComponon.
Le stampe saranno di almeno 50x75 cm, meglio 70x100, e le inevitabili differenze cromatiche saranno considerate per quello che sono: il risultato delle scelte fatte in sede di progetto.
La differenza tra una stampa da pellicola con processo interamente analogico e una da digitale risalta notevolmente al primo colpo d'occhio, dal mio punto di vista sono differenze evidenti.
Diverso è il discorso della comparazione tra due stampe dove una è originata da una scansione digitale di una pellicola e l'altra interamente digitale, in questo caso se si fotografa lo stesso soggetto con la medesima ottica poi in PP si possono ottenere risultati simili, non certamente identici ma confrontabili.
“ In ogni caso occhio alla Velvia 100, soffre di una marcata dominante rossa. „
trovi? e' vero che arrossa molto i neri , ma sulle luci non l'ho mai notata. a me sembra che tiri fuori bene il rosso porpora, ma che il suo forte siano i cieli azzurri e foglie verdi. Li tira fuori anche dove non ci sono .
Ad ogni modo e' pellicola che richiede filtrature attente in fase di scatto.
PS.. dubbio.. ma tu parli di Velvia 100 o di Velvia 100 F? perche sono due pellicole molto differenti
Paolo, utilizzando rigorosamente il metodo che proponi possiamo star tranquilli che troveremmo differenze notevoli pur considerando la spesa notevolmente superiore della soluzione pellicola.
Io e un mio parente che fa tutt'ora il fotografo di professione abbiamo fatto ad un matrimonio ritratti a figura intera sia in analogico che digitale e poi stampato 50x75: le sensazioni delle stampe sono molto diverse, dal bilanciamento cromatico, alla grana, alla sensazione generale + gradevole della stampa analogica per il minor contrasto nei dettagli e nei contorni, l'analogico sui bordi ha sempre delle transizioni graduali, il digitale è più brusco e preciso ma fornisce più costanza nei risultati su un lotto di fotografie, tutto ciò a prescindere dalle preferenze personali che non metto in discussione.
“ La reflex digitale ovviamente avrà tutti i parametri a 0 e il file sarà salvato in RAW + j-peg e col j-peg preso così come esce dal sensore e stampato seguendo tutta la filiera digitale. La pellicola, ovviamente negativa, sarà sviluppata a regola d'arte e secondo i tempi e le modalità, asciugatura compresa, consigliate da Kodak, e quando pronto verrà stampato con un obiettivo all'altezza... ossia almeno un ApoRodagon o, meglio, un ApoComponon. „
Quindi per mettere nelle peggiori condizioni possibili il digitale e nelle migliori l'analogico? Così come per l'analogico serve tutto il procedimento corretto vale lo stesso anche per il digitale. Cambiano solo le modalità. Se parliamo di 35mm la differenza tra analogico e digitale si inizia a vedere già sul 30x45 anche se non eclatante (ovviamente solo ad ISO molto bassi perchè oltre la differenza si fa più palese).
“ Le stampe saranno di almeno 50x75 cm, meglio 70x100, e le inevitabili differenze cromatiche saranno considerate per quello che sono: il risultato delle scelte fatte in sede di progetto. „
Su queste dimensioni le differenze almeno col 35mm si vedono già maggiormente. Amo l'analogico ma diamo a Cesare quel che è di Cesare.
L'analogico mantiene il suo mood che "in parte" si può "emulare" anche col digitale ed ha certamente motivo di esistere. Ma se si cerca il massimo del dettaglio o si va dal medio formato a salire altrimenti con i sensori attuali la differenza diventa da evidente ad imbarazzante. Poi dipende da cosa si cerca in una stampa e anche io sono d'accordo che il dettaglio spaccacapello non debba essere sempre il parametro da considerare. „
La mia camera oscura funziona ancora, di stampe ne faccio sia da digitale che da film. La resa è diversa, difficile far sembrare un film digitale o un file un film. La grana non è il rumore: da materia, spessore, accentua il dettaglio. Il digitale è pulito e piatto (i foveon meno). Il film non buca mai le luci in modo netto, lo fa in modo dolce, senza un bianco pelato. Non ha puntini. Il passaggio al nero è progressivo, il nero su di una buona carta è profondo, da dimensione. La grana da senso profondità, dimensione alle ombre, dettaglio. È veramente difficile comparare senza vederle fianco a fianco. Le scansioni non danno giustizia al film. Rendono meglio in condizioni differenti. Poi una dia la si proietta, un file lo si vede a monitor, che non avrà mai la dinamica della diapositiva. Ad ogni modo da quando ho preso la 5d ho smesso di usare film 135 negativo colore, mentre in digitale non sono mai riuscito a tirare fuori dei buoni bn. I meno peggiori li ho fatti con le merril usando filtri colorati.1
user14408
inviato il 28 Settembre 2021 ore 21:08
Non utilizzo il 135 da millenni, per puro sfizio mi sono fatto fare da un laboratorio molto prifessionale della capitale, da un 6x6, una stampa a dimensioni umani ( non a METRI) come si sono sempre fatte le stampe "fotigrafiche" al 90%, un "ingrandimento" 60x60 su carta lucida che ricorda il ciba... chiunque la vede pensa sia una finestra che guarda fuori tanto è naturale e tridimensionale. 60x60 più oassepartout più cornice occupa na bella porzione di parete. voi che ci fate con le foto, le usate come parati , letteralmente, per casa con stampe a metri?
Con il digitale non sono mai andato oltre qualche stampa 30x20 e la differenza di resa, per ME, almeno sul 6x6 non regge confronto in quanto a naturalezza e sfumature.poco mi importa se con il digitale si contano i peli.
Antonio, cerchiamo di adottare un minimo di onestà intellettuale. Un negativo è un negativo, e non cambia dopo il trattamento, resta sempre uguale. Un file digitale per essere stampato deve essere in formato j-peg e il formato j-peg, ovviamente, è quello che ti ridà la macchina nel momento in cui la fotografia ripresa la salvi in Raw+j-peg, ovviamente con tutti i parametri a 0... e questo semplicemente perché, a detta di chi quel sensore l'ha progettato, QUELLO è il miglior j-peg possibile.
Poi se tu pensi di saperne più del capo progettista dei sensory Sony, Canon, Nikon Fuji o chi vuoi tu allora fatti assumere da uno di questi colossi e deliziaci con i TUOI sopraffini j-peg
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