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Matteo nel mio caso manco lo conoscevo Sugimoto, e mi è capitato poi nel tempo anche con altri fotografi a me sconosciuti, anche li le somiglianze con alcuni miei scatti sono inquietanti. Visto che non li conoscevo prima e che ho scattato del tutto libero da influenze esterne, delle due l'una: o sono un genio inconsapevole o sono un genio e hanno copiato loro da me!!
Se già prima le cestinavo quelle foto ora che li conosco evito proprio di scattarle
Quindi mi stai dicendo che hai viaggiato per il mondo per fare queste foto a lunghissima esposizione in grande formato per creare una specifica sensazione attraverso la ripetitività delle foto affiancate e poi ti sei accorto che Sugimoto ti ha anticipato?
Vedi Mirko te lo avevo detto già qualche pagina fa...non è la foto in sé che merita o meno,ma quello che c' è dietro ad essa,il suo percorso di realizzazione e non per ultimo il senso dell' autore.
Il suo senso è dovuto dalla sua sensibilità e ricerca interiore,non scimmiotta nessuno,lui,ma parla tramite lo splendido strumento che è una macchina fotografica...e parla di sensazioni personali,del suo sentire un momento che sia solo suo e via dicendo.
Lui non usa quella forma perché la ritiene cool ma perché la ritiene la più utile e appropriata per potersi esprimere.
“ Quindi mi stai dicendo che hai viaggiato per il mondo per fare queste foto a lunghissima esposizione in grande formato per creare una specifica sensazione attraverso la ripetitività delle foto affiancate e poi ti sei accorto che Sugimoto ti ha anticipato? „
No le ho scattate davanti il mare di casa mia, il tormento interiore però è lo stesso Non dico che mi ha anticipato, ma di sicuro non ho copiato da lui e nemmeno sono uno che ama copiare gli altri!
“ non è la foto in sé che merita o meno,ma quello che c' è dietro ad essa,il suo percorso di realizzazione e non per ultimo il senso dell' autore. „
Per chi non avesse ben chiaro il concetto d'arte moderna :
Mirkopetrovic non mi è chiaro perché parli di tormento interiore, ma non solo la cosa del mare di fronte casa dimostra che non hai capito il lavoro, non lo hai nemmeno letto, ti sei fermato alla classica cosa del falegname dietro casa che lo fa meglio. Ecco questo modo di criticare un autore non lo concepisco, il mi piace non mi piace ci sta, la critica legata a un proprio sentire la comprendo, le sparate così le trovo fuori luogo e insensate. Non c'è l'ho con te ma magari fare meno sparate e provare ad avere un minimo di argomentazione non guasta. Non hai copiato perché non hai fatto lo stesso lavoro, non hai avuto la sua idea, non lo hai realizzato in anni per raggiungere uno specifico risultato e pensato per una visione precisa basata sulla ripetizione di questi orizzonti quasi astratti. Hai fatto la foto dietro casa postproducendola come ti piaceva e ti è venuto fuori qualcosa che può anche essere esteticamente un richiamo ma che praticamente non c'entra nulla
No guarda ho fin troppo chiare le cose, nell'arte e nella musica sopratutto. Ma forse quello che non si è capito è che era autoironica e anche con un pizzico di invidia la mia dissertazione. E' stata una coincidenza che mi ha incuriosito e fatto piacere raccontare. Non era mica una critica all'autore o un volermi paragonare a lui? Così come non mi sogno nemmeno di paragonarmi a Vangelis o a J. Michel Jarre che sono i miei idoli. Ho visto molte opere di sugimoto e nel loro complesso certo hanno un senso, non solo estetico, il mare come pure i palchi di teatro. Ti ricordo però che la ripetizione ossessiva di un soggetto o di soggetti similari, come nei pannelli di tante installazioni, non è una cosa del tutto nuova e originale nell'arte moderna, e spesso è solo un altro stratagemma usato per attirare i consensi della critica. Sugimoto non è certo il primo e non sarà l'ultimo. Può piacere o meno, può stancare o meno ma tant'è. Io confido sempre nella sincerità e onestà intellettuale del'artista e spero non ci sia mai una malizia in quello che fa.
Cmq per un certo tipo di arte moderna qualche dubbio sul senso autentico dell'opera al di la degli schemi a volte mi viene, a voi mai? E' di questo che stiamo parlando mi pare (vedi il cesso spaccato di Wesselmann)
Angelo Prinzo, non ho detto che Moriyama sia sgrammaticato. A parte il fatto che mi sono riferito all'immagine proposta da Matteo Groppi e solo a quella e che Moriyama non lo conoscevo e anche dopo aver guardato velocemente il suo sito non posso dire di conoscerlo, mi sembrava di notare nella sua foto il rispetto di molte regole di composizione; che era poi il motivo per cui non mi sembrava un esempio di rottura delle regole di composizione.
Per quanto riguarda il riconoscere il valore di una fotografia anche sulla base del lavoro che ci sta dietro, che mi sembra sia quanto sostiene Matteo Groppi, mi vede solo parzialmente d'accordo. In realtà potrei esserlo ma c'è qualcosa che non mi torna: se la foto non comunica, allora non vale, se non rispetta le regole base della comunicazione non trasmetterà efficacemente il messaggio. Dal momento che vale anche il concetto che conta solo quello che si vede, non posso dire che una mia foto ha valore perché ci ho messo una vita a farla, se poi il mio pubblico non la capisce. Sono più dell'idea che se il pubblico non la capisce, allora l'immagine non funziona e non che il pubblico non è preparato. Ovviamente il discorso vale all'interno del pubblico di riferimento. Motivo per cui A Silvia di Leopardi non può essere compresa da un francese che non sa l'Italiano, ma deve essere compresa da un italiano di media cultura, quanto meno ad un primo livello letterale.
“ la foto è storta, molto contrastata con zone praticamente nere, una forte grana però funziona, ovviamente va vista nell'ambito della produzione di Moriyama , ma il volto non mostrato con il corpo in luce per me crea un bellissimo effetto, mette in evidenza l'erotismo di questa ragazza senza darne una specifica identità, si inserisce bene nel suo modo di documentare la città "attraversandola" e legandosi a queste persone che incontra e che rappresentano il sottobosco cittadino Trovo che la presenza della sigaretta dia una marcia in più. „
L'autore di questa foto molto probabilmente voleva ottenere una foto che trasmettesse senso di solitudine e squallore e di conseguenza la foto storta, il forte contrasto, la sigaretta e la stanza vuota con pochi elementi di arredamento contribuiscono a far percepire all'osservatore quello che ha visto e fotografato l'autore: La solitudine.
Credo Giovanni che questo sia però un punto molto più complesso. Perché il ragionamento, in modo lecito, si applicherebbe alla quasi totalità dell'arte contemporanea: una singola opera di Pollock cosa comunica? E soprattutto a chi?
Io non condivido la contemporanea apologia del "progetto" dei salotti buoni, come Matteo sa bene perché altrove ne abbiamo discusso.
Tuttavia penso anche che, parlando di evoluzione della fotografia, di fotografia "alta" cioè, l'unica via contemporanea sia effettivamente quella. Pressoché senza alternative, in un mondo in cui si producono milioni di immagini ogni giorno. Diciamo che a me non convince affatto la parola "progetto" (troppo foriera di equivoci), e preferisco quindi parlare di "arte concettuale" nella definizione semplice e chiara che ne da' Sol LeWitt. E che tra l'altro toglie da una certa ghettizzazione la fotografia, che diventa parte di qualcosa di più ampio.
E direi che in questa chiave, è proprio il concetto stesso di comunicazione che cambia necessariamente pelle.
Aggiungo una cosa: il rischio, nel fermarsi a un certo tipo di osservazione e giudizio, è che alla fine trovino spazio solo (o quasi) le foto "wow". Che la fotografia si riduca a 500px. Cosa che secondo me non è bene
“ Possibile che in sei pagine nessuno abbia pensato di segnalare chi ha scritto quella frase e che foto fa? „
E cosa potrebbe cambiare? Fotografare bene non implica anche essere fini pensatori. Anzi, la sensazione è che spesso le cose siano piuttosto distinte
Mi pareva che il ragionamento fosse sui concetti. O no?
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