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Attrezzature costose e mediocri risultati fotografici - seconda parte


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avatarsenior
inviato il 22 Dicembre 2019 ore 23:28    

Trovano il tempo e la pazienza per assecondare la passione

user1856
avatar
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 0:20    

Non sono necessità comuni però, ne converrai.


In realtà ho fatto questo esempio perché lo considero medio in uno studio.
Non troppo potenti e con diverse limitazioni.
Ma mediamente ci sta.

un 10-15k Euro in illuminazione e soli 2k tra corpo/i e obiettivo/i. Cioè, in linea teorica concordo, ma la vedo più come una petizione di principio che una situazione che di fatto si verifichi spesso.


Che si verifichi spesso non lo so.
Dipende da cosa fotografi a livello di genere
Noi abbiamo un rapporto 25:1 in termini di investimento tra illuminazione (perlopiù flash) e fotocamera/obiettivo in un set.
Uno stupendo studio di Padova (tra i migliori visti) in cui ricostruivano ambienti per fotografare mobili invece usava luce continua e in tutto lo studio c'erano 100kw di potenza distribuiti non omogeneamente in 3 spazi.
Ipotizzo che il rapporto fosse maggiore considerando che tutti i windowlight erano motorizzati.

Poi invece magari trovi lo studio senza particolari necessità e il rapporto si abbassa o si inverte.
I più saranno certamente come questi ultimi.
I più non sanno usare la luce artificiale.
O forse non gli interessa e non hanno approfondito.
Questo di fatto ha portato meno mercato e quindi una maggior mancanza di strumenti per avere certi risultati.
E di fatto chi cresce oggi facendo gavetta non usando certi strumenti e non sapendo che esistono, non li compra e in ogni caso non sa usarli.
Di fatto in ambito flash un leko chi sa perché sceglierlo o meno rispetto un fresnel?
E perché un hardbox ha senso invece di una parabola?
E la differenza tra una luce polarizzata o meno?

Macché... Domande inutili: si legge e si vede solo di softbox manco fossero l'unica cosa buona...

user68000
avatar
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 1:19    

certo che siete un po' fissati con le foto da vicino eh?
foto ambientate niente?
con queste si può fare anche con molto meno di 1000 cocuzze che sono il mio limite oltre il quale mi viene l'ansia a spendere
Confuso

www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=3178558
www.juzaphoto.com/galleria.php?t=3195186&l=it
www.juzaphoto.com/galleria.php?t=3180907&l=it
www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=3180778

manca solo Lupo de Lupis
:-P

P. S: niente topazza, PP, ecc; JPG puro

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 2:29    

Avevo aperto anche io un post in questo senso che però è finito molto male , forse era troppo provocatorio , ma il senso era lo stesso Cool , venendo all'argomento metto i riferimenti a due foto fatte con attrezzatura diversa ad un anno di distanza allo stesso soggetto e posatoio , nella seconda foto l'attrezzatura (apsc) è quella che in questo momento viene accreditata delle migliori performance af , ultimo ritrovato tecnologico , la prima invece è fatta con una apsc neanche accreditata pro con attaccato uno zoom che invece gode di buona reputazione come velocità af , stiamo parlandi di una Canon 80D con 100- 400 II e di una Sony A6400 con 200-600 , l'esempio è significativo di come si può verificare l'assurdo che con una attrezzatura più scadente si riesca a fare una foto che con l'ultimo ritrovato invece non si riesce a fare proprio perchè mi sono "fidato" delle migliori performance ed ho contato sull'elettronica invece che sull'esperienza , la situazione era la seguente : dentro un capanno molto chiuso con un campo visivo ristretto , il soggetto , un aquila reale arriva dal lato sinistro per posarsi sul posatoio , ma dal momento che entra nel campo visivo al momento in cui è fermo sul posatoio passano pochi secondi , ritenevo che la 80D non fosse in grado di agganciare e tenere a fuoco il volatile in così poco tempo ed allora ho fatto come si faceva una volta quando non c'era l'autofocus , ho messo a fuoco manualmente qualche decimetro dietro al posatoio e mi sono preparato per una raffica a fuoco manuale sperando che uno dei fotogrammi riprendesse la testa perfettamente a fuoco , sono stato fortunato , con la sony invece , cosciente della difficoltà dell'anno prima ho allargato la feritoia per dar più tempo all'ottica di lavorare ed ho contato sulla capacità di tracking del sistema autofocus , purtroppo la perfetta messa a fuoco la macchina la raggiungeva solo a soggetto fermo Eeeek!!! e così queste sono le due foto
Canon

www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=3414974
Sony

www.juzaphoto.com/galleria.php?l=it&t=3403705


P.S. per i due litiganti , credo che stiate parlando di cose diverse uno parla di "vedere" il lupo , l'altro parla di "fotografare" il lupo , se è così avete ragione entrambi ;-)

avatarjunior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 7:48    

@ClaudioPorcellana Le foto ambientate non devono essere interpretate in contrapposizione alle ravvicinate. Direi anzi che non sussiste questa categorizzazione e la grandezza del soggetto nel frame dovrebbe derivare da scelte compositive. Dovrebbe perché in naturalistica il controllo sulla composizione non può essere totale. Di sicuro però non deve derivare dal limite tecnico detratto dal budget. Senza contare poi che di solito l'attrezzatura di livello medio o basso si comporta meglio nelle riprese ravvicinate. Non ho ravvisato fissazioni con la vicinanza in questo thread.

La foto la scatta il fotografo e la foto sarà mediocre se il fotografo prenderà decisioni mediocri. Il tipo di mezzo usato dovrebbe facilitare questo processo decisionale, dovrebbe.

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 8:20    

Diciamo che fare foto ambientata buona è difficile tanto quanto avvicinare un soggetto...
Sicuramente uno scatto ambientato realizzato bene è molto più capace di raccontare una storia rispetto ad un ritratto....
Se si ragiona per progetti (unico modo oggi per fare fotografia di un certo valore) ci vogliono entrambi....
Se si scatta senza un preciso filo logico, avere solo ritratti porta al rischio di trovarsi solo una collezione di figurine, cosa che magari personalmente ci appaga (e potrebbe già bastare, non c'è nulla di male) ma fotograficamente, almeno a mio avviso, non ha molto significato....

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 9:35    

Una foto ambientata "buona" è tale se racconta una correlazione tra soggetto e ambiente ( parlo di naturalistica) , altrimenti è ambientata per opportunismo cioè non mi è riuscito di avvicinarmi più di così , in pratica ci sono tanti seguaci di Esopo ?

avatarsupporter
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 9:54    

Innanzi tutto ringrazio Claudio per aver tirato fuori un argomento così interessante sul quale dibattere, mi spiace averlo scoperto solo ora che siamo già alla seconda parte...

La mia opinione è che entrambe le posizioni posso essere giuste, la vera differenza io la focalizzerei sulle tempistiche.
Il marketing tende a farci credere che dopo un anno o dopo quella che loro chiamano una "generazione" un prodotto fotografico sia obsoleto e da cambiare. Ogni sensore avrebbe uno stop di migliorie in più del precedente, ogni lente avrebbe meno aberrazioni e più nitidezza (come se le aberrazioni fossero malattie e la nitidezza fosse la salute)...
La realtà è molto distante da ciò che ci vogliono far credere. Se guardiamo 4 o 5 sensori indietro scopriamo lievi miglioramenti e non 4 o 5 stop di incremento qualitativo.
Guardandomi indietro e rivalutando la mia carriera di fotografo e videomaker posso riscontrare che nell'epoca moderna una VERA generazione di differenza tra un prodotto e l'altro sia mediamente attorno agli 8/10 anni di distanza.
Quindi la mia posizione è che l'attrezzatura fa la differenza se viene rinnovata con delle tempistiche razionali e non con quelle inventate dal marketing.

Fare una distinzione sui generi è altrettanto necessario, nel mio campo (ritrattistica) le nuove tecnologie aiutano ad avere meno margine di errore, aiutano a lavorare con più velocità e con più spensieratezza e quindi a proporsi in maniera più concorrenziale sul mercato, ma un ritratto che posso fare oggi è lo stesso ritratto che facevo 20 anni fa, perchè nel mio campo la scelta della luce, dell'inquadratura e nella gestione del soggetto sono infinitamente più importanti della IQ di un qualsiasi strumento nella borsa.
Ecco perchè amo immensamante il mio lavoro e il mio settore, perchè tra tutti quanti è quello che subisce meno gli influssi commerciali del mercato a favore di capacità previsualizzative, comunicative ed emozionali.

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:03    

sono d'accordo…
Aggiungerei che l'attrezzatura deve rispondere a requisiti tecnici minimi necessari per effettuare lo scatto.

Non prendero' mai il proiettile che spacca la mela senza avere a disposizione Parecchi kW di luce ed otturatori velocissimi. Serve anche un trigger sofisticato che sincronizzi lo sparo con lo scatto.
Allo stesso modo, non riusciro' a fotografare l'occhio dell'aquila senza una focale adeguata.

Ma il requisito tecnico e' appunto soltanto un requisito minimo.Nella maggior parte dei casi, in fotografia amatoriale (e spesso anche nella professionale), il requisito tecnico minimo e' raggiunto da una entry level ben utilizzata. Cioe', quando a monte esiste la capacita' di gestire lo scatto.
Vedere, immaginare e realizzare...lo scatto.
Il risultato modesto quasi sempre e' causato da incapacita' del fotografo.

Leggo spesso, con quell'AF porto a casa la foto.. senza no. E' una affermazione per me che ha poco senso.

Porti a casa la foto se SAI GESTIRE L'ATTREZZATURA. qualsiasi essa sia.. basta che abbia i requisiti minimi per non rendere lo scatto IMPOSSIBILE.

Poi evidentemente la tecnologia aiuta. ma non puo' sostituirsi al fotografo.

Altrimenti non e' piu fotografia.. ma ripresa automatica.


avatarsupporter
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:13    

@Giorgiomilone
E' proprio cosi, l'andamento della tecnologia per gli strumenti fotografici è da anni asintotico e luce, composizione e interpretazione sono, rimangono e rimarranno il "focus"

user1856
avatar
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:18    

Riguardo alle foto naturalistiche amvientate, ricordate ad esempio Troublemaker di Unterthiner?
Ha più di dieci anni e quindi è stata fatta con attrezzatura che oggi, qui, è considerata dai più, come obsoleta.
Eppure è una gran bella foto in questo genere.

Oggi quanto sarebbe stata diversa?
Direi niente in linea generale

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:44    

Maurizio come ho detto ogni foto va pensata, (pre) visualizzata...
Ma il concetto resta quello... Avere a portfolio solo una pletora di rittattoni difficilmente ci permette di mettere assieme un progetto...

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:49    

Mah , se non c'è una storia da raccontare le foto sono solo ritrattini invece che ritrattoni , oppure sono foto panoramiche e non naturalistiche . Poi ci sta che certi soggetti particolarmente "difficili" forniscano una storia già per il solo fatto di averli avvicinati o perché la foto testimonia che c'è né ancora qualcuno vivo , " Leopardo nebuloso "

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:52    

Certo che raccontare una storia su di un soggetto schivo e furtivo che si fotografa solo in condizioni quasi fortuite, diventa assai difficile per non dire impossibile. A meno che sia ammaestrato. Starei ben attento a fare distinzioni di valore tra foto ambientate e studiate con foto punta e scatta che poi il soggetto scappa e non lo rivedi piu'. Poi ognuno attribuisce il significato che piu' gli aggrada, ma oggettivamente le cose stanno in modo differente.

avatarsenior
inviato il 23 Dicembre 2019 ore 10:55    

Mentre scrivevi modificavo il mio post e ti ho risposto, rimane il fatto che la foto del soggetto schivo che non racconta niente è più interessante se è un ritratto e dettagliato

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