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inviato il 05 Novembre 2019 ore 23:10
"si ok, ci vuole preparazione, competenza, studio etc, ma le difficoltà sono enormemente inferiori. In c.o. se sbagli, ritorni dal via".. Chi ha lavorato in analogico ha una marcia in più proprio perché in passato era tutto più complicato è programmi come PS sono nati per semplificare il lavoro, le fotocamere digitali idem. |
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inviato il 05 Novembre 2019 ore 23:17
"E cosa ne sai cosa penso e cosa so?"...parlavo in generale, di cosa pensi e cosa sai non mi riguarda onestamente...senza offesa. "Salgado per esempio?" Salgado non fa reportage che il giorno dopo devono essere in prima pagina ma prende il suo tempo per cui tutto è curato in ogni dettaglio...come già sai. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 6:38
Se scrivi il reportage è più complesso di quello che pensi significa che secondo te io considero il reportage una cosa da nulla. Non ho mai affermato niente di simile. Il reportage non è andare in una città o villaggio e fotografare soggetti a caso, ma è creare una storia, riprodurla in fotografia e presentare un lavoro con un filo logico conduttore che sia leggibile a tanti. In questo lavoro c'è anche l'abilità, molto personale, di lettura della luce e ambientazione. Questo vale per ogni tipo di fotografia... Dal matrimonio, alla fotografia di guerra, agli eventi e alla fotografia sportiva. Poi dire che chi ha lavorato una marcia in più non la capisco. Ci sono eccellenti fotografi nati con il digitale che non hanno mai lavorato con l'analogico. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 7:47
Forse intendeva dire che difficilmente chi è "nato" con l'analogico difficilmente propone bianconeri sparati e improbabili. Su questo sono mediamente d'accordo, sempre senza generalizzare. Vero che ci sono eccellenti fotografi nati col digitale, ma nell'oceano d'immagini odierne, siamo pieni di bianconeri totalmente improvvisati. Parlo di utenti web più che altro. Perlomeno ai miei occhi. Poi, dipende dai reportage. Se son storico/geografici ok, esempio su etnie sperdute etc. Se di guerra, non penso che stai troppo lì in prima linea a "leggere" luci. Penso che conti di più cogliere l'attimo, altrimenti ti giochi la pelle. Almeno credo, non ho mai fatto reportage di guerra. Anche in tanti sport, devi più o meno accontentarti della luce che trovi, dopo che ti sei trovato una buona posizione. Il mio pensiero, per quel poco che ho scattato a livello amatoriale... |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 8:15
La luce nello sport è fondamentale...i più bravi scelgono il posto in base all'ora. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 8:46
Vero, se ne hai la possibilità. Se non ce l'hai... Se vai a San Siro in inverno è tutto in ombra... a voglia a cercare la luce. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 8:46
Caldani più complesso di quel che pensi è inteso tutt'altro che poco c'entra con il b.n è la fotografia. Si parte da un progetto è non è che una volta fatto prendi è parti, c'è una burocrazia da seguire , dipende cosa vuoi documentare ecc. La fotografia è l'ultima cosa a cui pensare perché se salti i passaggi precedenti dubito che esca qualcosa d'interessante (reportage non è fare belle foto!!!). Se poi per te reportage è quello dei matrimoni sappi che fa parte di una moda che con il vero reportage ha poco a che fare. Poi c'è quello travel alla Mccurry che si basa su tutt"altro è la wow fa parte del lavoro. Tutto questo poca c'entra con il topic e avevo tagliato corto e mi spiace ch'è sia stato frainteso. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 9:30
"Ci sono eccellenti fotografi nati con il digitale che non hanno mai lavorato con l'analogico."...mai messo in dubbio ma noto che troppe cose non ti convincono. Esempio stupido: molti grafici di oggi nascono con illustrator e Photoshop è lavorano al computer direttamente a differenza di quelli vecchio stampo che partono dalle matite su carta fin quando non c'è l'idea per poi passare al computer sapendo esattamente cosa fare. Qualsiasi scuola seria (no workshop!!!) ti fa partire dalle basi prima di arrivare alla tecnologia perché sei vuoi una base solida alle spalle funziona così. Nulla vieta di partire dall'ultima tecnologia ma chi ha una base forte alle spalle ha sempre una marcia più come tecnica è conoscenza. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 9:38
“ Vero, se ne hai la possibilità. Se non ce l'hai... Se vai a San Siro in inverno è tutto in ombra... a voglia a cercare la luce. „ ci sono sport e sport. Pensa solo al rally o alla f1 ... la luce è fondamentale. Anche nel calcio la differenza tra chi vede e chi non vede è netta |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 9:45
“ mai messo in dubbio ma noto che troppe cose non ti convincono. „ siamo qui per discutere, altrimenti se non si fa questo un forum a cosa serve ? A dire "io ho ragione tu no?". “ Si parte da un progetto è non è che una volta fatto prendi è parti, c'è una burocrazia da seguire , dipende cosa vuoi documentare ecc „ non è sempre così. ci sono fotografi/giornalisti/video operatori che hanno lavorato sui campi di battaglia che sono partiti con la reflex, senza lettere d'incarico, senza tesserini ne contatti. Una volta sul posto hanno stretto collaborazioni o amicizie con chi poi li ha aiutati, ma non per forza ci deve essere dietro una parte burocratica PRIMA di iniziare il progetto. “ Se poi per te reportage è quello dei matrimoni sappi che fa parte di una moda che con il vero reportage ha poco a che fare. „ Nel reportage, qualsiasi esso sia, c'è una visione personale che deve far capire al lettore cosa è avvenuto. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 9:54
Perdonami se vuoi parlare di reportage non è il topic giusto. Una volta della burocrazia se ne occupava la testata giornalistica o l'agenzia per cui lavoravi oggi non è più così. Gli operatori che tu indichi sono dei pazzi che spesso rischiano mettendo in difficoltà politici e ambasciate per tirarli fuori dai guai...non è il modo corretto di lavorare. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 10:02
Ron Haviv, per citarne uno, ha più volte fatto così. Altri scrittori di libri che non dovevano rendere conto a testate o agenzie hanno lavorato in questo modo per anni. Bisogna semplicemente sapersi comportare e "vendere" sul campo...la pazzia non ha nulla a che fare in questo caso. Milena Gabanelli nel 1991 fu inviata a Vukovar per raccontare ciò che stava succedendo. Una volta sul posto si accorse che quello che venive raccontato dai media occidentali era l'opposto di quello che lei vedeva e mandò in onda il servizio. Poco dopo fu messa in disparte e messa al bando come ospite non gradito da alcuni governi in guerra. Pazzia ? No...amore del proprio lavoro. fine O.T. torniamo a parlare di bianco e nero |
user177356
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 10:07
Io non sono un nativo digitale, ai tempi del liceo avevo ancora in casa il telefono Sip grigio con il disco combinatore. Mio padre era un geometra vecchio stampo, per il quale era essenziale saper tracciare una riga dritta a mano libera. Ciononostante, ho sempre abbracciato con convinzione le possibilità che ci da la tecnologia. Riguardo al b/n, continuo a leggere nei commenti una linea di pensiero secondo la quale il b/n "naturale" sarebbe quello della pellicola. Dimenticando che di "naturale" nella fotografia non c'è nulla: anche la pellicola è un medium fisico, che approssima la realtà. Non a caso, a parità di tutti gli altri parametri, ciascuna pellicola forniva risultati decisamente diversi. Insomma, il b/n naturale era quello di Agfa, Kodak, Ilford? E di quale versione? Vedo in questo approccio un certo smarrimento rispetto alle possibilità infinite che la postproduzione digitale consente. Insomma, si teme che alla maggiore libertà corrisponda una maggiore possibilità di errori. Il che è intrinsecamente vero, ma non può essere la motivazione per rinunciare o imbrigliare quella libertà. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 10:08
Giuliana Sgrena non doveva essere lì ma c'era ed un uomo è morto. |
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inviato il 06 Novembre 2019 ore 10:12
“ Giuliana Sgrena non doveva essere lì ma c'era ed un uomo è morto. „ non hai detto che non era il topic giusto ? |
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