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una foto "difficile" ha più meriti ?


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avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 1:14    

conoscere le reali condizioni di uno scatto mi interessa, poi se non è possibile avere informazioni tecniche o sull'autore non me ne faccio un problema ma parlo della fotografia in generale. Riguardo i concorsi importanti già è diverso come per la pubblicazione su alcune riviste del settore specializzate... ma parliamo di generi fotografici specifici. La prima distinzione da fare nel post è di che foto parliamo?... Generi specifici o in generale, foto di amatori o professionisti, concorsi di un certo prestigio o pubblicazioni sui social. Passare da una situazione all'altra faccio fatica a seguire perché le cose cambiano (probabilmente è un problema mio).

avatarjunior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 8:40    

Effettivamente in tutti questi post si è spaziato ampiamente su quali generi di foto sono oggetto di valutazione.
Stabilito che le foto wild sono un mondo a parte rimangono le altre.
La mia intenzione quando ho aperto il thread era porre una domanda semplice (prescindendo da "chi" è il fotografo se professionista, dilettante, amatore evoluto etc.) : se per fare un certo uno scatto è stato necessario affrontare situazioni difficili , complicate , pericolose (fatte salve le false informazioni sempre possibili da parte del fotografo) quegli scatti devono essere valutati in modo diverso (più benevolo) rispetto alla stessa foto di cui ignoriamo tutto ?

Io che ho fatto la domanda non ho la risposta , o meglio , la risposta è che non lo so . Triste

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 8:50    

Probabilmente ognuno rimarrà con le proprie convinzioni.

Personalmente preferisco le fotografie che hanno una minima contestualizzazione, o meglio ancora le serie.
Questo mi permette di ricevere tramite la fotografia il messaggio che l'autore ha voluto mandare. E' vero che una foto dovrebbe parlare da sè, ma una foto fuori contesto e senza spiegazione può lasciare smarriti o mandare un messaggio sbagliato.
Dalla contestualizzazione si può arrivare più facilmente alla valutazione della bontà del lavoro presentato.
La difficoltà nella sua realizzazione ha quindi una sua importanza e influisce sulla valutazione finale del lavoro.

Mia opinione personale, ovviamente... ;-)
Ciao, Roberto

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 9:18    

Se cerchiamo una critica corretta, dobbiamo fornire il maggior numero di informazioni all'osservatore, in modo che possa valutare e fornire una opinione (anche se sempre soggettiva) più corretta sul nostro operato.
Dobbiamo partire dal presupposto che tutto è soggettivo e può essere interpretato in maniera differente.
Questo vale per tutte le arti visive (pittura, video, installazioni, performance, fotografia, teatro...). Siamo noi che dobbiamo fornire un minimo di informazione al lettore. Il rischio è che la stessa immagine possa essere "letta" in maniera errata, perché si presta a differenti interpretazioni diametralmente opposte tra loro.
Tutto questo può valere se utilizziamo le nostre immagini per allestire una mostra, una proiezione d'immagini, se pubblichiamo un libro/catalogo, ecc.
Ma sui Social è inutile; gli utenti (lettori) cercano altro e sono poco propensi a raggiungere una corretta interpretazione del lavoro altrui. Ad esempio, anche fornendo una versione ad alta risoluzione di una nostra foto, spesso questa viene visualizzata da poche persone che, di solito, si soffermano ad osservare lo strato più superficiale dell'immagine (dettaglio, nitidezza...imho).

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 10:44    

Vedo che avete fatto parecchia strada dal mio ultimo intervento MrGreen
Roberto, quando elenchi le ragioni della comunicazione visiva
1) la necessità, utilità o semplice volontà di fornire informazioni (immagini documentarie)
2) l'intenzione di coinvolgere od intrattenere il prossimo (immagini intrattenitive)
3) l'intenzione di mostrare qualcosa di sè (maestria, emozioni, opinioni) (immagini espressivistiche)

ammetti che possono anche essere congiunte; poi, però, scrivi:
E' quindi ovvio che esistano foto scattate in circostanze strane, difficoltose, pericolose o persino mitiche e circa le quali si possono scrivere dei romanzi, ma i romanzi sono un linguaggio diverso dalla fotografia

Allora il problema è: cosa mi dice che l'intento del fotografo sia quello documentario se l'immagine di per sé non mi fornisce indicazioni sufficienti a comprendere cosa l'autore voglia documentare? E torno al solito esempio di Robert Capa: cosa documenta un'immagine di un uomo che cade, in un ambiente anonimo, senza elementi che ne indichino la nazionalità, la fazione d'appartenenza, l'epoca esatta ecc.? Allora perché quell'immagine viene definita un documento, sarà mica perché è sempre stata corredata di dati "esterni" all'immagine stessa ed espressi con un altro linguaggio?
Quello che non capisco è per quale motivo, pur riconoscendo che un'immagine non investe sempre e solo il campo estetico, si cerca sempre di spostare la valutazione di quell'immagine SOLO sull'aspetto estetico.
Di fatto, quello che caratterizza la comunicazione visiva è si dato da tre elementi, che però assumono una luce diversa se espressi in questo modo:
1 - un messaggio
2 - la ricerca di "empatia" nello spettatore
3 - la capacità tecnica dell'autore
Di fatto, l'intenzione di mostrare qualcosa di sé è, volenti o nolenti, un messaggio, mentre il fatto che quell'immagine possa suscitare emozioni e sensazioni nello spettatore è unicamente un fatto di "empatia" e non corrisponde necessariamente con le sensazioni provate dall'autore (in questo, l'astrattismo è maestro).
Ne consegue un altro fatto incontrovertibile, e cioè che esiste un certo numero di immagini, molte di più di quante non si pensi, che nascono per veicolare un messaggio, ma per poterlo fare necessitano di input esterni (vedi il Miliziano di Capa), così come ci saranno foto realizzate unicamente per suscitare emozioni personali nello spettatore o per intrattenerlo; non possono essere valutate nel medesimo modo: nel primo caso le informazioni aggiuntive devono entrare nella valutazione.
Mi frega 'na sega (come direbbero in cento Italia) di valutare solo esteticamente una foto di reportage, e ci sarà un motivo se i concorsi seri di naturalistica ragionano nel medesimo modo!?!
Se però il contesto in cui l'autore mi presenta quella foto è un contesto puramente estetico, allora anche il mio giudizio si muoverà solo su quel binario e, orrore e anatema, se mi presenta un'immagine in un contesto "tecnico/tecnologico" valuterò quello.
Non esiste un unico metro di valutazione di un'immagine perché non esiste un unico motivo per realizzare immagini, quindi se mi chiedete se una foto "difficile" abbia più meriti vi risponderò di definirne il contesto, perché in alcuni contesti la risposta è si.

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 10:45    

se per fare un certo uno scatto è stato necessario affrontare situazioni difficili , complicate , pericolose (fatte salve le false informazioni sempre possibili da parte del fotografo) quegli scatti devono essere valutati in modo diverso (più benevolo) rispetto alla stessa foto di cui ignoriamo tutto ?


Non so spesso (generalizzando!) questa ricerca della foto estrema mi sembra solo un tentativo per distinguersi in qualche modo.
Brevemente, e malamente: se lo sforzo non è stato funzionale al risultato posso dare la pacca sulla spalla per l'impegno ma la foto resterà "brutta"... Stiamo parlando di fotografia, il contesto è fondamentale ma sempre per centrare un giudizio in ambito fotografico (o almeno nei suoi introni).

Non lo so magari sbaglio, ripeto, io continuo a pensare alla Street genere che mi è più congeniale dove le più grandi foto sono state fatte da fotografi che passeggiavano tranquillamente per le vie della propria città e in cui il coraggio e la forma fisica non sono mai state oggetto di analisi. Al limite la faccia tosta... MrGreen
Faccio quindi la domanda opposta, se la foto non ha richiesto nessun particolare sforzo se non l'abilità del fotografo la consideriamo meno riuscita? Tipo tutte quelle di Bresson... ;-)

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 11:06    

Il termine "difficile" può essere utilizzato in vari ambiti. Quindi non solo la difficoltà fisica o ambientale. Anche lo spulciare ogni angolo della propria città, analizzare ogni raggio di sole, ogni ombra, ogni colore, attendere il momento giusto è "difficile". Non è da tutti, richiede spirito d'osservazione, abilità, ma anche costanza, caparbietà.

Molto più facile è invece trovare una foto che faccia da "modello" e cercare di imitarla, utilizzando per giunta i potenti mezzi tecnici oggi a nostra disposizione (leggi PP spinta per esempio per "correggere" una luce non proprio ottimale).

avatarjunior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 12:16    

Non lo so magari sbaglio, ripeto, io continuo a pensare alla Street genere che mi è più congeniale dove le più grandi foto sono state fatte da fotografi che passeggiavano tranquillamente per le vie della propria città e in cui il coraggio e la forma fisica non sono mai state oggetto di analisi. Al limite la faccia tosta

@Opisso ha scritto una pensiero corretto: infatti quando parlavo di foto fatte in condizioni difficili e particolari non mi riferivo soltanto a difficoltà da affrontare stile Rambo. Ad esempio io ho una grandissima difficoltà a riprendere nei miei viaggi le persone, mi sembra che sia offensivo fotografare una persona come se fosse una scimmia nello zoo. Non solo anche quando avevo le mie Eos analogiche con tele spinto non riuscivo proprio nemmeno se ero lontano e quasi invisibile. Perciò per me i ritratti (escluso ovviamente i familiari/amici) sono foto "difficili"
Quindi come scrive @Skylab59 il termine difficile ha significati diversi secondo le persone e secondo come il fotografo vive certe situazioni.

avatarjunior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 12:22    

Tuttavia la domanda iniziale del thread voleva solo sollecitare l'opinione su come i dettagli forniti dal fotografo sull'esecuzione di un certo scatto potessero condizionare il giudizio di una fotografia.
Personalmente io sono come l'asino di Buridano . MrGreen

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 12:56    

@Skylab59 riprendo l'argomento dopo qualche giorno. Si certo, se mi mostri la foto che hai postato qualche giorno fa dei soldati che avanzavano. La devi contestualizzare. Potevo anche essere io 30 anni fa quando facevo il militare, o anche marines americani che indietreggiavano durante l'offensiva del Tet...E quì mi riallaccio a @Vincenzo Virus, gli do ragione, quì nessuno ha pretese di premio Pulitzer, per lo più siamo tutti hobbisti, chi più bravo, chi meno bravo... anche se scatti una foto nel parco Kruger in Sud Africa sempre quello sei. Nessuno di noi andrà mai a fare riportage di guerra in Siria, tra quegli invasati dell'Isis o in un'altra dimenticata guerra ...e comunque non sarà questo il luogo dove posterà le sue foto se mai ci fosse qualcuno. Forse ci dimentichiamo troppo spesso cosa è o cosa dovrebbe essere Juza, un semplice ritrovo di appassionati, non una prova di muscoli, a chi è per forza il più bravo, quà dentro hanno ragione di essere il professionista super equipaggiato con anni di esperienza e con grande tecnica, come il principiante alle prime armi che si è appena comperato con sacrificio una sua fotocamera da 300 euri.

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 13:06    

Forse ci dimentichiamo troppo spesso cosa è o cosa dovrebbe essere Juza, un semplice ritrovo di appassionati, non una prova di muscoli, a chi è per forza il più bravo, quà dentro hanno ragione di essere il professionista super equipaggiato con anni di esperienza e con grande tecnica, come il principiante alle prime armi che si è appena comperato con sacrificio una sua fotocamera da 300 euri

Ottimo pensiero...da evidenziare in home page ;-)

avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 14:20    

Ciao Obi-Wan Kenobi,
la foto dei soldati che avanzano è di Robert Capa. E' l'ultima che ha scattato prima di saltare su una mina...

Vedi che se non la si contestualizza non ha alcun valore.

Un triste ciao da Roberto

avatarjunior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 14:45    

Allora come la mettiamo ?
La maggior parte delle immagini che scorrono sotto i nostri occhi non sono completate con informazioni
Quindi...
Una foto è anche ma non solo una foto " Senza informazioni sul quando/dove/come/perché siamo nei guai.


avatarsenior
inviato il 26 Settembre 2017 ore 14:45    

"Tutto questo può valere se utilizziamo le nostre immagini per allestire una mostra, una proiezione d'immagini, se pubblichiamo un libro/catalogo, ecc."
Questa frase a mio parere ha detto tutto. ;-)

user46920
avatar
inviato il 26 Settembre 2017 ore 14:54    

Arrivo dal primo post:
Questa mattina navigando sul forum ho letto i messaggi nel thread Una proposta per Juza e per gli altri amici del forum.

I fotografi sostengono che le foto di animali dovrebbero essere corredate da informazioni quali : gli animali fotografati erano in cattività , in semi-libertà o liberi sottintenendo che nei primi due casi le foto sarebbero meno "meritevoli".

Personalmente penso che una foto vada giudicato come foto, null'altro.

Io ho commentanto che se uno fa una bella foto di un panorama dal Monte Bianco io giudico la foto e non se il fotografo è salito scalando la montagna o ci è arrivato con la funivia.

Ho scritto una fesseria ?

temo di si .. anche perché chi scala il Bianco per riprendere una foto, avrà la stessa volontà di quello che riprende l'animale selvatico senza pasturare, ecc.

Il paragone che hai fatto per me non è correlato: ad esempio, il giudizio ad una ripresa fotografica è nettamente differente se la stessa foto è fatta con un banco ottico decentrato e basculato come si deve, rispetto a quella che gli assomiglia ma ripresa con una compatta in auto-mode ed elaborata graficamente in post. Proprio perché la fotografia è ... una ripresa ottica della Luce.

Così mi pare naturale che si richieda di precisare certi particolari di ripresa e non solo per sottintenendere
che nei primi due casi le foto sarebbero meno "meritevoli"
...

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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