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A volte ci si dimentica cos'è veramente una foto!


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avatarsupporter
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 15:48    

A mio avviso si tratta di una fotografia che nasce non dalla passione per la natura

Se parliamo di concettualità non possiamo oggi fermarci all'amore per la natura, poi amare la natura e spettacolarizzarla artificialmente sono cose diverse e non sostenibili contemporaneamente, secondo me quel genere di fotografia trova più le radici nella letteratura fantasy che nella natura, siamo direi nello storytelling genere peraltro di grande successo non solo nel paesaggio ma che di certo non scalda i critici, in definitiva penso che si, parliamo di fotografia di livelli differenti ed è importante ricordarlo.

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 15:54    

Se parliamo di concettualità non possiamo oggi fermarci all'amore per la natura

Non concordo. Direi che è piuttosto un tipo di concettualità diversa...Attuale oggi come ai tempi di Ansel Adams. Il legame di un fotografo con un determinato ambiente, raccontato con stile, armonia, passione e chiarezza possiede un grado di concettualità elevatissimo...Semplice, quasi primordiale...E potentissimo...Ovviamente non parlo certo di Ted Gore, Ryan Dyar eccc ecc...
Mi viene in mente Stefano Unterthiner, ad esempio...

secondo me quel genere di fotografia trova più le radici nella letteratura fantasy che nella natura


Stra concordo, a volte è tanto palese quanto pacchiano, direi...

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 15:56    

C'è un aspetto del problema più generale del "cosa" sia veramente una foto che solitamente non viene considerato, nonostante sia vecchio coma la fotografia stessa: è quello della "facilità" con cui ci si può avvicinare ad essa.
Quando nacque, e siamo prima della metà '800, una delle motivazioni che si pensava ne avrebbero decretato il successo era che la fotografia avrebbe potuto avvicinare alla produzione di immagini anche tutti quelli che non erano bravi nel disegno, o non sapevano destreggiarsi con un pennello: ovvero tutti quelli che non possedevano le conoscenze e abilità adeguate, in campo tecnico/tecnologico, per lavorare con i metodi tradizionali (cosa poi effettivamente realizzata nella seconda metà del secolo scorso).
Dopo circa 150 anni questa motivazione mi sembra ancora talmente radicata da aver generato addirittura uno sdoppiamento di vedute: da un lato quelli che rifiutano gli aspetti tecnici e tecnologici del campo fotografico, dall'altro coloro che invece ne fanno il punto d'arrivo della fotografia stessa.
Nessun grande pittore del passato sarebbe divenuto tale senza adeguate capacità tecniche, e aggiungerei anche quelle "tecnologiche": Leonardo da Vinci era iscritto alla corporazione degli speziali (gli antichi "farmacisti") perché preparava da sé i colori che poi utilizzava, ne conosceva proprietà e caratteristiche di tutti i componenti (pigmenti, olii e leganti, essiccanti e addensanti ecc.) e come lui tutti gli altri pittori dell'epoca. La capacità di sperimentare nuove soluzioni tecniche e tecnologiche (nuove mescole per i colori a olio, sistemi per far aderire gli acquerelli sulle superfici grasse di un quadro a olio per realizzare velature ecc.) ebbe un ruolo importante nel far diventare "Maestri" questi personaggi.
Quando rileggo i testi che parlano di questi aspetti del lavoro dei pittori quattro-cinquecenteschi non posso non pensare alle analogie con Photoshop; eppure quando dipinge la "Dama con l'ermellino", o la "Belle Ferronnière", Leonardo realizza dei "semplici" ritratti, non dei montaggi astrusi o con colori inverosimili e pompati.
Tecnica e tecnologia sono indispensabili, ma vanno padroneggiate senza demonizzarle o idolatrarle.

avatarsupporter
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 15:58    

Il legame di un fotografo con un determinato ambiente, raccontato con stile, armonia, passione e chiarezza possiede un grado di concettualità elevatissimo.

Stiamo inciampando nelle parole come spesso avviene nei forum ;-)MrGreen
L'importante è che qualcosa del fotografo passi nella scena attraverso le sue immagini (e qualcosa della scena sia passata nel fotografo Ghirri insegna;-)) e come hai detto tu perché questo avvenga ci vuole un approccio diverso, molto più personale e intimo

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:03    

Concordo,
vedo interminabili discussioni sul pixel di tipo "a" e quello di tipo "b", sulla "raffica", ecc. ecc. le caratteristiche dell'ultima fotocamera annunciata sui rumors fa pagine e pagine di 3d, ma della Fotografia, della gestione della luce, dell'emozione, si parla poco o niente, a meno che non ci sia una bella modella pure se in una luce banale, da festa di compleanno.

La tecnologia ci aiuta a creare un'emozione, serve eccome (giorni fa c'era un'alba bellissima non avevo la reflex e le foto che ho fatto con una vecchia compatta a 10 MPx non sono certo all'altezza di quanto avrei sperato), ma è il mezzo, non il fine.

Penso sia giusto imparare a sfruttare al massimo l'attrezzatura che si possiede e interessarsi a cambiarla solo saltando 2-3 generazioni, un pò come si fa con il PC, altrimenti non ha nessun senso salvo alimentare il consumismo e il feticismo tecnologico.

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:06    

Il paesaggio è fin dai tempi della pittura una rappresentazione di quello che vede l'autore elaborato ovviamente da quello che "sente" l'autore. Van Gogh ci ha regalato splendidi capolavori sfalsati dal suo stato d'animo sia in colori sia in proporzioni.
Può piacere come non piacere.

Qui si vuole obbligare la Fotografia all'oggettività quando invece c'è molta più soggettività e molta più introspezione.
Uno scatto può comunicare tantissimo a chi lo scatta e nulla all'osservatore perchè non sempre l'autore trasmette il suo stato d'animo chiaramente. Un nudo può evocare mille pensieri in te e nulla in me mentre un anziano ritratto può commuovere me ed essere ignorato da un altro.

Ogni forma d'Arte è soggettiva.

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:07    

L'importante è che qualcosa del fotografo passi nella scena attraverso le sue immagini (e qualcosa della scena sia passata nel fotografo Ghirri insegna;-)) e come hai detto tu perché questo avvenga ci vuole un approccio diverso, molto più personale e intimo


Ok questo è un buon pensiero;-)
PS:
Hai citato un altro fotografo di cui mi piace molto di più quello che ha detto rispetto a quello che ha fotografatoMrGreenMrGreenMrGreenMrGreen

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:10    

Caputo ha scritto:
Mi fermerei sull'errore tecnico,a questo proposito dubito fortemente che fotografie che hanno assunto un valore artistico e storico presentino errori di inquadratura o imprecisioni varie,che non comprendano il significato finale dell'immagine.
Per queste immagini ci si limita all'analisi nel contesto,non mi pare che si tenti a livello di critica un minimo autorevole, un qualunque raffronto,col la sequela di immagini caricate in ogni dove e tantomento accostamenti iperbolici impropri.
Quando si completa l'immagine e si chiude la cornice c'è qualcosa che resta fuori inevitabilmente, perchè si fanno delle scelte,mentre la grana è conseguenza della pellicola utilizzata.
E' frequente imbattersi in conclusioni arbitrarie su cio' che è giusto e sbagliato e la risposta piu' facile è concentrarsi su particolari banali,come se in fotografia tutto dovesse rasentare una perferzione corrispondente ad una visione personale del soggetto in questione,e cio' che puo' apparire come errore, puo' risultare una dote inaspettata.
Altrettanto semplicemente la visione del grande pubblico di solito,non corrisponde al punto di vista di artisti e critici, sul quale si basa la seduzione dell'immagine, che gioca eccessivamente su fattori commerciali.


Quoto tutto e aggiungo: io questo voler analizzare la foto in compartimenti stagni tecnica/messaggio, dicotomia che rispunta fuori ogni volta, non l'ho mai capito. Snatura il senso della foto e fa prendere pali clamorosi.
Quando poi come tecnica si intende l'autofocus più veloce del nuovo modello di fotocamera...
Si guarda la foto, si contestualizza, e si cerca di capire se nel suo insieme funziona o no.
E basta.
Poi ok, sono d'accordo, alle volte può non funzionare perché i dati di scatto sono sballati o la post poco azzeccata e alle volte (molte) può non funzionare perché è banale.

Ma è come se si paragonasse un Bob Dylan o De Gregori (messaggio-testi) ad Albano o una Celine Dion (tecnica di canto). E si dicesse che i primi pur essendo poco tecnici "emozionano". Peccato poi che la "tecnica" ci sia eccome: semplicemente è spostate maggiormente nella "scrittura". E magari la voce, seppur non perfetta come timbro, è comunque "funzionale" alla canzone.

Ma no, Saul Leiter funziona perché pur essendo poco tecnico emoziona.
Boh, a me questa foto di Leiter oltre ad "emozionare" sembra proprio un capolavoro di composizione e di uso dei colori:
static.wixstatic.com/media/ff6b93_9aa7bae3d42045a3af0ce47bfdd33874.jpg








avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:10    


C'è un aspetto del problema più generale del "cosa" sia veramente una foto che solitamente non viene considerato, nonostante sia vecchio coma la fotografia stessa: è quello della "facilità" con cui ci si può avvicinare ad essa.
Quando nacque, e siamo prima della metà '800, una delle motivazioni che si pensava ne avrebbero decretato il successo era che la fotografia avrebbe potuto avvicinare alla produzione di immagini anche tutti quelli che non erano bravi nel disegno, o non sapevano destreggiarsi con un pennello: ovvero tutti quelli che non possedevano le conoscenze e abilità adeguate, in campo tecnico/tecnologico, per lavorare con i metodi tradizionali.
Dopo circa 150 anni questa motivazione mi sembra ancora talmente radicata da aver generato addirittura uno sdoppiamento di vedute: da un lato quelli che rifiutano gli aspetti tecnici e tecnologici del campo fotografico, dall'altro coloro che invece ne fanno il punto d'arrivo della fotografia stessa.
Nessun grande pittore del passato sarebbe divenuto tale senza adeguate capacità tecniche, e aggiungerei anche quelle "tecnologiche": Leonardo da Vinci era iscritto alla corporazione degli speziali (gli antichi "farmacisti") perché preparava da sé i colori che poi utilizzava, ne conosceva proprietà e caratteristiche di tutti i componenti (pigmenti, olii e leganti, essiccanti e addensanti ecc.) e come lui tutti gli altri pittori dell'epoca. La capacità di sperimentare nuove soluzioni tecniche e tecnologiche (nuove mescole per i colori a olio, sistemi per far aderire gli acquerelli sulle superfici grasse di un quadro a olio per realizzare velature ecc.) ebbe un ruolo importante nel far diventare "Maestri" questi personaggi.
Quando rileggo i testi che parlano di questi aspetti del lavoro dei pittori quattro-cinquecenteschi non posso non pensare alle analogie con Photoshop; eppure quando dipinge la "Dama con l'ermellino", o la "Belle Ferronnière", Leonardo realizza dei "semplici" ritratti, non dei montaggi astrusi o con colori inverosimili e pompati.
Tecnica e tecnologia sono indispensabili, ma vanno padroneggiate senza demonizzarle o idolatrarle.


Vero.
Se si vuole approcciare alla fotografia, dal nulla, lo si può fare facilmente, e per tentativi ce la si fa, con più o meno successo (inteso come raggiungimento di uno scopo/proposito personale).
Se si vuole approcciare ad esempio alla pittura, al disegno, l'impegno è certamente più alto fin dal principio, e il raggiungimento del cosiddetto risultato è più lontano, quasi più astratto, finche non lo si raggiunge.
Quando disegnavo con le matite e coloravo coi pantoni + gessetti, mi scoraggiavo quasi sempre, poichè non vedevo subito il risultato.
Molti lavori che mi sembravano 'cominciati male' finivano bene, dopo ore di impegno, e molti altri fortunati, si spegnevano sul finire.
La fotografia mi offre questa possibilità: accorciare il divario temporale tra il mio intenio 'pensato' e quello 'ricavato' materialmente, mediante una qualsiasi strumentazione (fotografica, in questo caso).
Può essere anche una sorta di fiducia nelle proprie possibilità, che scavalca i tempi lunghi e le paure, ma sono d'accordo sul fatto che la fotografia, oggi, quindi quella digitale, e con l'ausilio della globalizzazione (nello specifico, della diffusione dell'informazione e dell'interazione simultanea), sia accessibile praticamente a tutti, per una questione di immediatezza e di investimento economico ridotto al minimo.
Altre 'arti', no (es: pittura, scultura, musica, cinema)

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:11    

Mi intrufolo pur avendo letto molto velocemente i post..

Per me in una fotografia, che sia paesaggio, che sia altro, deve sempre esserci una traccia di se stessi, poi sta a noi decidere le dosi e l'approccio. Chi allarga montagne ecc per me non dev'essere chiamato fotografo, proprio perchè per cercar di emozionare, di raccontare se stessi (o accogliere consensi sul web?), vuole stravolgere il paesaggio (di cui noi fotografi di paesaggi siamo attratti come le api sono attratte dal miele) attraverso il computer, quasi a voler rifiutare la natura stessa, piuttosto che utilizzare i mezzi a disposizione in fase di scatto per raccontare.

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:14    

Ma no, Saul Leiter funziona perché pur essendo poco tecnico emoziona.
Boh, a me questa foto di Leiter oltre ad "emozionare" sembra proprio un capolavoro di composizione e di uso dei colori:


Ma ovvio!

Questa roba del "la tecnica non serve basta emozionare", lo ho già scritto è come dire (per rimanere in tema) "i neri hanno il ritmo nel sangue"...
M

avatarsupporter
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:17    

Qui si vuole obbligare la Fotografia all'oggettività

Qui dove? Perchè mi sembra che negli ultimi passaggi siamo andati abbastanza oltre questo punto, cercando di contestualizzare le opere.
Per quanto riguarda fotografia ed arte non posso che consigliare.
https://www.amazon.it/fotografia-come-arte-contemporanea/dp/880620372X

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:20    

Chi allarga montagne ecc per me non dev'essere chiamato fotografo, proprio perchè per cercar di emozionare, di raccontare se stessi (o accogliere consensi sul web?), vuole stravolgere il paesaggio (di cui noi fotografi di paesaggi siamo attratti come le api sono attratte dal miele) attraverso il computer, quasi a voler rifiutare la natura stessa, piuttosto che utilizzare i mezzi a disposizione in fase di scatto per raccontare.


Interessante questa visione Antonio!

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:23    

Un po' talebano, ma è un mio punto di vista. Perchè stravolgere ciò che catturiamo? non stiamo mica dipingendo :D

avatarsenior
inviato il 03 Febbraio 2017 ore 16:30    

Guarda Antonio, io sto un po' a metà del guado...
Odio aggiungere o togliere elementi (a volte mi dimentico perfino di rimuovere lo sporco del sensore...e giù, nomi dal Commissario!)

Utilizzo però qualche tecnica per dare un pelo di tridimensionalità agli scatti e per aggiustare il mood, in modo da accordarlo con quelle che erano le mie percezioni al momento dello scatto...
Forse non è una cosa che piace a tutti, ma lo trovo necessario, in primis per me stesso, per far si che riguardando l'immagine riaffiorino le emozioni provate al monento dello scatto

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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