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inviato il 22 Ottobre 2014 ore 12:07
Quoto Giorgio. Caro Antonio, l'unico rispetto soddisfacente è quello di un uomo vissuto in terra 2000 anni fa... |
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inviato il 27 Ottobre 2014 ore 19:45
Buonasera a tutti, appena rientrato dal Kenya mi sono riletto un paio di volte tutta la discussione, davvero molto interessante e ringrazio tutti coloro che sono intervenuti o hanno semplicemente letto. I vostri contributi mi saranno davvero utili per la mia conferenza, ho tratto alcuni spunti che tengono conto dei diversi punti di vista per la mia relazione. La prima conclusione che posso trarre dai vostri interventi, conclusione con la quale concordo pienamente è che per fare foto naturalistiche prima che essere fotografo bisogna essere naturalista e così al contrario, per fare belle foto non basta essere naturalista ma occorre possedere anche una buona tecnica fotografica. Doverosa una risposta all'amico Carlo Maggie che conosco assai bene come appassionato e naturalista; che nelle mia proposta ci fosse un intento provocatorio, peraltro malcelato, era evidente e sono convinto che senza provocazione non si sarebbe sviluppato questo interessante dibattito. La mia critica non è nei confronti di chi con passione fa ciò che avete scritto in merito alla location e ai soggetti scoperti e poi seguiti e curati, il fatto di dare cibo agli animali selvatici (vietatissimo in Africa pena multe salatissime), non è a mio avviso da condannare a priori, soprattutto in inverno ma bisogna che chi lo fa sappia ciò che sta facendo, voglio dire, e qui vien fuori il naturalista, che non si può dare il tramezzino alla poiana o le caramelle al picchio, occorre sapere quale tipo di cibo dare e in quale quantità, se in tal modo il soggetto si abitua, diventa confidente e ci regala qualche scatto tanto meglio, ma attenzione, a mio avviso lo scatto avrà, almeno per me, una valenza scientifica prima che fotografica e se poi si è dotati di buona tecnica ecco che allora saremo di fronte alla vera foto naturalistica. Ciò che non mi convince è invece perseguire il fine fotografico prima che naturalistico, ovvero creare location fotografiche e attirare soggetti con l'unico scopo dello scatto. Personalmente frequento poco le oasi con capanni attrezzati e lo faccio solo per migliorare la tecnica e tenermi in allenamento. Se poi viene anche la bella foto tanto meglio ma non mi sento di definirla una foto naturalistica, la definisco una foto di natura e basta. Foto uguale a quella del mio vicino di capanno punto. Francamente mi chiedo anche se vale la pena di spendere 70 euro per fotografare lo sparviere da dietro un vetro. Per quanto agli scatti in Africa vale la stessa cosa, evidente che non ci sono i capanni o meglio il vostro capanno è la jeep, ma non cambia nulla, le foto belle quelle veramente naturalistiche, le sa fare solo il naturalista, chi gli animali li ha studiati da anni, ne conosce il comportamento, ha imparato come avvicinarsi con rispetto, senza creare danno ai soggetti e senza pericolo per se. Vedi Carlo anche a me non piace fotografare un animale circondato dalle jeep con decine di fotografi, ecco perché, come in questo viaggio ho cercato posti nuovi e poco battuti. Ma in fondo è come fotografe la sgarza ciuffetto nel bunker di Torrile, cosa cambia, non ci sono le jeep ma 6 fotografi si. Ho visto cose nei parchi africani da far rizzare i capelli e spesso mi sono incazzato di brutto con driver che pur di avvicinare gli animali fanno stupidaggini (vedere la mia foto della giraffa con il feto morto) o i commenti in una foto del crossing di Marco Valentini. Non si può con la jeep, per accontentare l'ignorante fotografo di turno mettere a repentaglio la vita degli animali, spaventando i più piccoli e rischiare la pelle con i più grossi. Ma è la stessa cosa che dare le mentine alla cincia o il doppio del cibo ad un animale da parte del fotografo ignorante. Personalmente, e qui traggo la seconda conclusione, mi sento molto più gratificato quando si commenta una mia foto con l'aggettivo "interessante" piuttosto che "bella", in tanti, e di questo sono felice hanno scritto su mie foto che sono "diverse" o non banali perché suscitano interesse al di là dell'aspetto tecnico. Ne sono contento ma il merito è del naturalista e solo dopo viene il fotografo, significa che con al mia foto ho destato interesse su cosa ho fotografato, ho cercato di dare informazioni magari insegnato qualcosa sul l'approccio agli animali, sul rispetto e sulla salvaguardia del patrimonio naturalistico. È questo a mio avviso che fa di un semplice fotografo di natura un Fotografo naturalista, ce ne sono di bravi in circolazione anche qui sul forum, e credetemi la differenza è enorme .......... parlano le foto, basta guardarle. Un cordiale saluto Paolo |
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inviato il 27 Ottobre 2014 ore 20:24
Ho seguito tuttala discussione e sostanzialmente sono d'accordo con pmaffio, purtroppo oggigiorno molti confondono la fotografia naturalistica con la fotografia di animali, ma non sono la stessa cosa |
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inviato il 27 Ottobre 2014 ore 20:40
Paolo io t ammiro e ti stimo molto.. Spero un giorno di poter arrivare ai tuoi livelli come fotografo.. Grazie per questi argomenti ke aiutano tutti a crescere.. |
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inviato il 27 Ottobre 2014 ore 21:07
Intanto ben tornato amico caro aspetto con ansia tue informazioni sul Kenya , tu mi conosci e sai come mi comporto e cosa penso , sono contrario alle oasi a prescindere , infatti due carissimi amici ,non faccio nomi , x trascinarmi ad un'oasi mi hanno mentito sulla destinazione  , poi certo mi sono divertito x la compagnia con te e Teo , se mi togli tutta la preparazione tutti i preliminari x me e come togliermi il vero divertimento , i preliminari sono quello che veramente ti fonde con il territorio , ti fà pensare x loro , fare scatti senza questi momenti mi toglie il meglio della fotografia , costruire i posatoi è un modo x mettere anche il cibo , se poi li metti in funzione degli scatti non vedo niente di male .  |
user6372
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inviato il 28 Ottobre 2014 ore 10:45
Giusto Carlo, i preliminari sono sempre la parte migliore, in tutti i campi...  |
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inviato il 07 Novembre 2014 ore 17:58
Ciao a tutti il mio nome è stato fatto, insieme a quello di altri amici, nell'articolo di apertura di Paolo e quindi, onorato di questo, anche se con molto ritardo, ho deciso di prendere carta e penna e scrivere qualcosa anche io.. un post come questo, tra l'altro, dovrebbe servire a far riflettere, tutti noi che andiamo in natura a disturbare.. e quindi dovrebbe restare ben visibile il più a lungo possibile.. su Wikipedia si legge: “ La fotografia naturalistica è praticata sia da professionisti documentaristi che da amatori ma in ogni caso richiede molta pazienza e pratica perché per ottenere dei buoni risultati è necessario conoscere sia l'ambiente naturale in cui si opera che le abitudini della fauna che lo abita. L'accortezza nel non influenzare l'ambiente con la propria presenza e il cercare o l'attendere gli eventi e gli istanti migliori per lo scatto sono una caratteristica fondamentale di questo genere fotografico. Per la tipologia dei soggetti trattati e per l'indole del generico fotografo naturalista si può parlare di una particolare etica associata a questo genere fotografico che, attraverso la divulgazione degli scatti fotografici, educa e sensibilizza a modelli di coscienza ecologica e responsabilità. „ chi mi conosce di persona sa che sono abbastanza intransigente, ma non sono un fanatico, come mi hanno bollato gli amici qualche volta..   quindi per chiarire il " Maximus pensiero" userò tre o quattro concetti.. io provengo dalla fotografia subacquea, li sotto le regole sono due, prestare attenzione a "se stessi", e prestare attenzione a "cosa e chi ci circonda".. a "se stessi", è facile capire il perchè.. se si sbaglia.. ci si fa più o meno male.. a "cosa e chi ci circonda"... diciamo che li sotto ti viene più "naturale".. sei in una situazione, non terrestre, e quindi sei obbligato a "ragionare e porre più attenzione a quello che hai intorno"... partendo da questo.. è chiaro che "uscito dall'acqua" l'attenzioni a "chi e cosa mi circonda", me la sono "portata dietro"... secondo concetto.. "naturalista"... il naturalista, è una persona, anche questo tratto da Wikipedia “ ( In ambito filosofico, si definisce persona un essere dotato, nella concezione moderna almeno potenzialmente, di coscienza di sé e in possesso di una propria identità) che ama e rispetta la natura... „ scusatemi, ma "uomo" non riesco ad associarlo parlando di natura... bene, se partiamo da qui.. vedo impossibile, mettere in ordine di importanza, uno scatto rispetto al bene del soggetto, sia questo, un bosco, un fiume, o un animale... il naturalista, ha sicuramente una sua sensibilità maggiore, rispetto agli altri.. altrimenti non si commuoverebbe guardando un pettirosso o una cincia.. o un cielo azzurro.. o un larice rosso che si rispecchia in un lago.. voi non ci crederete, ma ho visto amici "fotonaturalisti", cinguettare alle cincie, uno anche ad una picchia.. la chiamava e lei rispondeva e volava li.. ho visto spostare un ragnetto per non schiacciarlo.. il "naturalista" difficilmente forza lo scatto, pone prima la salvaguardia del luogo e dell'animale, poi la fotografia.. terzo concetto.. "fotografo ".. per come la vedo io , e l'ho scritto e detto in mille occasioni.. “ " io considero l'esperienza vissuta, la ricerca, il silenzio, il contatto con la natura e con gli animali, la scoperta e il momento dello scatto, momenti miei e solo miei, la gioia o la delusione, l'emozione che tu vivo in quel momento, sono miei e non li divido con nessuno... le foto, sono per "gli altri" che non erano li con me e non hanno vissuto queste emozioni.. per questo.. se le apprezzano, bene, se non le apprezzano.. amen.. io faccio solo un "regalo" a chi lo vuole e lo gradisce.." „ usando questo pensiero, come "primo comandamento" per i miei scatti, ho superato tutto il resto dei dubbi e dei problemi.. per me l'importante è la ricerca, lo studio, il poter passare ore in silenzio guardando e studiando "situazioni di natura" con il binocolo, ascoltare il vento, la pioggia, il canto degli uccelli,il fischio delle marmotte o il bramito dei cervi, "vivere" l'emozione dello scatto, quello scatto, che ho cercato e studiato..è quella emozione che provo in quel momento che ripaga magari di giorni di ricerca e studio.. quarto concetto.. è questa la differenza tra un fotografo di natura ed un foto naturalista.. la forzatura dello scatto.. il foto naturalista.. non "forza mai lo scatto".. non usa richiami, non usa pesciolini, non usa esche, non sale sui nidi, non "corre dietro" agli animali... non rischia di fare danno.. è in fastidio anche ad usare una camola.. in fondo, chi è il fotografo per decidere che quella camola li deve morire per fotografare un pettirosso, una cincia o un merlo acquaiolo.. per questo, ho il rispetto per chi fa scatti, molto più belli dei miei, sapendo bene che sono forzati e non dico altro, per chi va a scattare in Africa, più o meno facile che sia.. per chi va a scattare nelle oasi, anche qui, più o meno facile che sia.. ho rispetto per tutti... la differenza secondo me stà nell'emozione nel momento dello scatto.. e li in quel momento, ognuno di noi sa cosa ha fatto per "forzare" lo scatto.. poco o tanto.. e siccome dò per scontato che il vero fotonaturalista abbia una sensibilità maggiore.. ognuno di noi in quel momento conosce "il valore del suo scatto".. per finire, anche io NON posso scagliare "la prima pietra"... ma sicuramente, la quarta o la quinta si... e chi mi conosce bene, lo sa.. Massimo |
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inviato il 07 Novembre 2014 ore 18:43
io ho le mie mete preferite, ho fatto safari in Africa dal 1982, attraversato tutto il Canada più volte e girato in lungo e in largo gli Stati Uniti, sempre alla ricerca di soggetti naturali, soprattutto animali. Da questi lunghi anni di viaggi ho imparato innanzi tutto una cosa. Qual è il comportamento più naturale degli animali rispetto all'uomo? Gente come noi, nata e cresciuta in Europa, dove non esiste più da secoli un solo metro quadro che non sia stato visitato/modificato dall'uomo crede che tutti gli animali ci vedano come un pericolo, stiano lontani "per natura". Beh, non è affatto vero. Più ci si allontana dalle zone fortemente antropizzate e più gli animali tornano ad avere un rapporto di assoluta indifferenza verso l'uomo. Fatte le dovute distinzioni tra specie e specie, nei boschi dell'Alaska e del Canada incontrare un orso, un alce o un cervo vuol dire davvero "incontrare". Significa che non sai mai se l'animale si sposterà, rimarrà immobile o addirittura ti verrà incontro. In quelle terre, così come nella savana o nelle foreste pluviali entrano in gioco davvero i caratteri dei singoli animali, così come neanche è immaginabile da chi non si muove dall'Italia. Curiosità, sfrontatezza, timidezza, aggressività, paura e anche "amicizia" (intesa come ricerca di interazione per gioco o per affettività) sono tutte caratteristiche di ogni singolo animale che fanno di ogni incontro una autentica sorpresa e scoperta, un'esperienza unica. E bisogna essere all'altezza di tanta dimostrazione di sensibilità! Bisogna conoscere le specie, interpretare i segnali corporei, capire cosa si può fare e cosa no, cosa si deve fare per la propria sicurezza e per la sicurezza dei soggetti. Tutto questo è impagabile, non si finisce mai di imparare e rende la fotografia naturalistica una vera passione. La ricerca dell'immagine dal capanno fatta in Italia o in altre nazioni ad alto tasso di antropizzazione non va condannata, anzi, ma direi che va vista solo come un allenamento che riguarda solo l'aspetto tecnico. Certo è vero, mi si dirà che la maggior parte delle persone non si possono permettere di viaggiare sempre e di scoprire il vero e primitivo rapporto fra uomo e animale, ma se il fine ultimo non è quello, se uno non si pone come obiettivo il mettersi alla prova in ambienti davvero incontaminati è un po' come voler diventare un giocatore di golf frequentando solo un campo pratica con una buca. |
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inviato il 07 Novembre 2014 ore 19:01
I contributi di Max e Lorenzo alla discussione sono davvero notevoli e ricchi di spunti critici, Max lo conosco troppo bene e so come la pensa; non solo nel suo hobby ma anche nella vita è così, per questo lo stimo e lo apprezzo come uomo prima che come fotografo. Con Lorenzo non posso che concordare financo nella punteggiatura. grazie ad entrambi |
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inviato il 08 Novembre 2014 ore 12:28
“ La ricerca dell'immagine dal capanno fatta in Italia o in altre nazioni ad alto tasso di antropizzazione non va condannata, anzi, ma direi che va vista solo come un allenamento che riguarda solo l'aspetto tecnico. „ Lorenzo,concordo solo in parte con quanto dici.concordo quando parli di luoghi dove veramente la natura è sovrana e quei luoghi lasciano davvero il segno.ad esempio fare un safari a piedi in africa ed essere consci di far parte della catena alimentare da una sensazione impagabile.però...non concordo quando parli come sopra. a parte l'aspetto tecnico anche in italia ed anche nel giardino ,in qualche caso, si possono scoprire cose inaspettate. l'italica natura è oramai il misero ricordo di un passato glorioso ma specie in avifauna o entomologia c'è davvero tanto da scoprire o da sapere.io sono sempre stato appassionato di natura ma non si finisce mai di imparare e credo che il vero appassionato NON abbia bisogno di viaggiare.se lo fa è meglio ,arricchirà la sua cultura,si completerà. ma anche nell'oasi, nel giardino o nei nostri boschi la natura può dare grandi sorprese a chi sà cosa cercare . quindi trovarsi face to face con un leone ti farà tremare le gambe ma un gatto selvatico italiano non sarebbe certo un incontro da meno |
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inviato il 09 Novembre 2014 ore 19:08
sono rimasto sorpreso nel vedermi citato nel tuo post... sapere che qualcuno ti giudica più per l'impegno e non per i risultati per mè è fonte di stimolo per cercare di migliorarmi ancora... grazie... ormai è un anno che dedico quasi tutto il mio tempo libero alla fotografia naturalistica e ... mi trovo pienamente daccordo con Nerone, ma mi rendo anche conto che certa gente probabilmente sia per lavoro che per dove abitano, anche con tutto l'impegno del mondo non riuscirebbero a crearsi un angoletto loro per fotografare.... e quindi capisco l'esigenza di appoggiarsi ad altri più esperti per godere di ciò che hanno creato.. mi rispecchio al 100% in quanto ha scritto Max.. forse perchè è proprio tramite lui,Paolo Teo e Mauro che oggi mi trovo qui a parlare di naturalistica e.. di questo sapete quanto vi sono grato...“ ho visto spostare un ragnetto per non schiacciarlo.. „ non so quante volte mi sia capitato... la fotografia naturalistica mi ha cambiato la vita.. mai stato cosi contento... |
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inviato il 09 Novembre 2014 ore 22:39
E così la fotografia naturalistica "muore". Tanto per dirvi quanta ignoranza e quanta improvvisazione c'è su questo tema è notizia di oggi che in un importante contest nazionale per il tema natura è risultata vincente la solita foto fatta dal vetro al caimano in cattività nell'oasi di S.Alessio mi vien voglia di cancellare il blog. |
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inviato il 27 Novembre 2014 ore 14:01
Buongiorno. Questo è un post sul lato oscuro della fotografia naturalistica. Pluripremiata, furba, predatoria. www.wildbiosphere.blogspot.it Daniele |
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inviato il 27 Novembre 2014 ore 14:36
Molto interessante il post che precede. Di seguito uno stralcio sul tema specifico "Etica del comportamento e interazione" della mia conferenza sulla fotografia naturalistica L'aggettivo "naturalistica" in fotografia indica che chi vuole praticare seriamente questo genere fotografico, se già è fotografo deve diventare naturalista. E lo stesso, all'inverso, vale per coloro che si sentono più naturalisti che fotografi. Non bastano l'attrezzatura e un'ottima tecnica fotografica per riprendere gli animali selvatici nel loro ambiente ma è necessario conoscerli a fondo e imparare sempre qualcosa da coloro che li conoscono. Pertanto oltre a conoscere benissimo una specie, bisogna possedere un'ottima tecnica per saper fotografare gli animali. Il risultato dovrà essere una fotografia che vada oltre la semplice riproduzione e crei emozioni. Ovviamente in un tipo di fotografia altamente tecnica quale è la fotografia naturalistica i gradi di libertà che il fotografo può sfruttare per rendere personale un'immagine non sono molti; in certe condizioni di distanza o di difficoltà si scatta e basta, a volte non c'è nemmeno il tempo di pensare. Una sensibilità particolare, quasi un obbligo, va posta nel comportamento durante la sessione fotografica, sia essa in postazione fissa (capanno) che in libertà (safari, escursione o altro). Il pieno ed incondizionato rispetto per la natura e non solo per l'ambiente deve indurre, dopo lunga esperienza di conoscenza maturata sul campo, a rispettare alcune semplici regole che vanno dall'abbigliamento al muoversi nel modo giusto, dal parlare con il giusto tono e volume, al non utilizzare richiami o esche e trucchi vari per attirare i soggetti, e a salvaguardare nidificazione e svezzamento dei piccoli. La ricerca dei soggetti in libertà non è mai cosa semplice e capita anche dopo una sessione fotografica in una riserva africana piuttosto che in un'oasi naturalistica di non portare a casa uno scatto degno di menzione. Ci vuole molta pazienza e una profonda conoscenza degli animali e del loro comportamento, nulla in natura è scontato e per chi muove i primi passi uscire con amici che hanno maturato la necessaria esperienza e hanno la giusta competenza, agevola il risultato. La ricerca dell'interazione fra il fotografo, la natura e il soggetto fotografato fa sì che la foto, se ben realizzata tecnicamente, sia in grado di produrre un impatto emozionale per chi la guarda. A volte, per rarità del soggetto, modo di comportarsi, situazione vissuta, la foto può anche assumere a pieno titolo una valenza scientifica e costituire un vero e proprio documento da sottoporre a ricercatori, biologi e studiosi di fenomeni naturali e comportamento animale. In questa situazione si potrà apprezzare oltre alla tecnica anche il bagaglio di conoscenze del fotografo sui fenomeni naturali e la vita animale. Fotografare gli animali nel loro ambiente a volte ci regala sensazioni che sono difficili da descrivere. Niente a che vedere con immagini scattate ad animali in cattività dove in pratica i soggetti sono addomesticati e non inseriti nel loro habitat naturale. Nulla appaga l'occhio e soprattutto la mente come "fotografare la natura". E' proprio il contatto con la natura che invoglia a pensare, a guardarsi intorno prima di premere il pulsante di scatto. Fotografare, in fondo, è una scusa, un pretesto per entrare in contatto con l'essenziale, per tuffarsi in una dimensione dove il tempo rallenta il suo fluire fino quasi a fermarsi e a costringerci a riflettere su noi stessi, sulla nostra collocazione come esseri viventi sul pianeta Terra, e sui nostri doveri per la corretta gestione e conservazione del patrimonio naturale. |
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inviato il 27 Novembre 2014 ore 18:39
Ciao Paolo..sono stato alle tua conferenza ed è stato molto interessante.. Vorrei farti di nuovo i complimenti ogni volta è sempre una grande emozione ascoltare le tue parole accompagnate dalle te foto, come è una grande emozione e non esiste frase più vera dell'ultima scritta qua sopra.. Fotografare, in fondo, è una scusa, un pretesto per entrare in contatto con l'essenziale, per tuffarsi in una dimensione dove il tempo rallenta il suo fluire fino quasi a fermarsi e a costringerci a riflettere su noi stessi, sulla nostra collocazione come esseri viventi sul pianeta Terra, e sui nostri doveri per la corretta gestione e conservazione del patrimonio naturale. Complimenti.. Michele |
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