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"Mi spiegate questa foto/fotografo?"


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avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 9:12    

Come detto io ragionerei su un autore con più spessore, ho fatto l'esempio di Benassi perchè ha uno stile personale dove la profondità di campo viene annullata e la luce del flash diviene una firma,un limite stilistico che si autoimpone per arrivare a una fotografia cruda e priva di mediazioni.
Ha lavorato molto nel contesto della musica underground e continua a farlo, ma nel tempo si è evoluto è andato oltre la sua zona di confort creando lavori davvero potenti e interessanti e anche installazioni
Io consiglio di dare un occhio a lavori come FAGS o Autoritratto Criminale

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 9:15    

Anni fa...

Visitai il Padiglione d'arte contemporanea di Milano.

Davanti ad un dipinto fatto da linee grigie e nere, mi fermai perplesso.

Poi guardai la mia espressione riflessa nel volto della visitatrice accanto a me.

Ci guardammo e senza parole esprimemmo entrambi i nostri dubbi.

A volte l'arte va capita, ma a volte è anche tempo perso

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 9:33    

bisogna anche capire perchè si è arrivati a fare un lavoro e perchè.
Un esempio concreto il quadrato bianco di Malevich :





perchè è arrivato li e in che contesto storico?

avatarjunior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 9:37    

Il quotidiano online con cui collaboro, ha una rubrica di invito "cosa vedere nel week end"
Normalmente vado a Palazzo Reale visito le mostre foto sia al pubblico presente che ai lavori esposti.
L'anno scorso sono andato a una mostra di giovani artisti. "80 artisti, esplorando le ultime tendenze creative"
Di solito faccio un giro senza leggere i titoli etc. per una visione complessiva (non ne ho capito molto) - forse se ero con Matteo Groppi lui (io penso sia in grado) me li avrebbe spiegati.
Poi sono tornato piano piano e ho letto ogni presentazione dei vari lavori. Le ho fotograte tutte perché mi hanno aiutato a capire cosa intendeva rappresentare l'artista.

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 10:13    

bisogna anche capire perchè si è arrivati a fare un lavoro e perchè.

Quello che dice Matteo è esattamente quello che intendo e il motivo di questo thread.

@Matteo: sì, ho guardato Benassi (ti avevo risposto qualche commento fà). FAGS è sicuramente un libro che prenderò quando lo troverò usato. Poi sono ligure pure io, sento una certa connessione. In realtà non volevo manco iniziare con questo fotografo, come ti avevo detto. Poi è capitato di vedere questa mostra, completamente random e ho colto l'occasione. Anzi, per me è stato interessante proprio il fatto che fosse sconosciuto, di modo che si potesse provare a valutarlo/leggerlo avendo poche info.
Oggi andrò a vedere questa museum-gestaltung.ch/it/esposizione/civilization-la-nostra-vita-sotto-
In caso porterò altri esempi, così possiamo andare oltre. Cool

avatarjunior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 10:35    

@matteo

io però sono dell'idea che l'autore mi debba dare uno stimolo per volerlo capire ed approfondire.
questo in genere vuol dire che l'opera mi incuriosica o affascini anche ad un livello visivo/sensoriale/emotivo, per poi passare al livello concettuale/cerebrale.

l'esempio che hai fatto non lo fa.
che non vuol dire che se me la trovo ad una mostra con una didascalia passo oltre ignorandola a priori.
ma se manca quella didascalia, probabilmente sì.

il "qui l'artista voleva dire" come condizione necessaria non rientra tra le mie modalità di fruizione dell'arte.

avatarsupporter
inviato il 26 Marzo 2026 ore 10:42    

@MatteoGroppi
Quella è una foto di un quadro di Malevich, non il quadro.
Ti metteresti in casa appesa ad una parete la foto del quadro, per godertela quando ci passai davanti e per mostrarla con orgoglio agli amici?
Forse no, oppure né più né meno come da ragazzino metteresti una poster della band preferita.

Se avessi, invece, il quadro vero, lo appenderesti con orgoglio? Probabilmente sì perché il valore non è nell'immagine, ma nel manufatto originale, non ripetibile, e nella storia dell'oggetto e delle intenzioni dell'autore.
La fotografia invece è altamente clonabile rispetto alla pittura. Estremizza il valore dell'immagine e lascia il valore del manufatto originale ai collezionisti che ne fanno solo business.

Quindi, appurato che l'immagine in fotografia ha un peso relativo maggiore che in pittura, resta da considerare il valore maggiore: la motivazione/intenzione dell'autore, elemento che pesa ugualmente per entrambe le arti.
Pensa a tutto quello che sai dell'autore e delle sue motivazioni: il suprematismo, la rottura con il futurismo , la distanza dallo scopo religioso o politico, la stupore popolare nel far sparire le icone russe dalle case sostituendole con rappresentazioni vuote e astratto...e tutto il resto della storia.
La prima volta che guardi il quadro sapendo quelle cose, resti colpito di come l'immagine sia coerente con l'intenzione dell'autore: c'è tutto dentro.
La seconda volta, lo stupore è minore perché già lo sai.
La terza ancora meno e cominci a goderti l'aspetto estetico, come forme, colori, la trama.
E' come un film thriller che hai già visto: dopo 30 volte che lo rivedi, non stai più a pensare alla storia, tanto la sai. Cominci a notare i dettagli: il bordino del quadrato, le ombre della trama, come si intona nel tuo arredamento, le dimensioni delle geometrie...e le mille piccole scelte formali che l'autori ha preso.
Comincia ad apprezzare come l'autore, pur avendo una forte motivazione rivoluzionaria, abbia dato al quadro tutte le attenzioni formali per mantenere un "sapore" visuale rilevante e duraturo.

Questo piacere visivo, col tempo, prende il sopravvento nell'osservatore e resta stabile nel tempo, come quando mangi una buona carbonara per millesima volta. Se il cuoco ti raccontasse ogni volta la storia della sua vita e come è arrivato alla ricetta perfetta, che faresti? Ok le prime due o tre volte, poi basta e gli dici di lasciartela gustare in santa pace. Non vuol dire, trascurarne il valore, anzi: se devi portare gli amici a mangiare, li porti lì e gli racconti la storia, ma quello che si portano via una volta finito, è il ricordo di come era buona ed evocativa dei sapori dell'infanzia, come la faceva la mamma, non di come era interessante la storia del cuoco.

Cosa voglio dire con tutto questo? non lo so, ma c'ho ragione e i fatti mi cosano. (cit.)
Giusto per alleggerire un po'.Sorriso

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 10:53    

era un po' difficile mostrare il quadro senza mostrarne una fotografia

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 10:58    

Organizziamo una visita a casa di Groppi a vedere i quadri della sua collezione privata MrGreen

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 11:03    

Purtroppo non vedrai nulla di valore se non di mio zio che faceva pittore
Non ho un patrimonio che mi permetta di fare il collezionista

avatarsupporter
inviato il 26 Marzo 2026 ore 11:06    

era un po' difficile mostrare il quadro senza mostrarne una fotografia

MrGreen
Stavo scherzando tipo "questo non è una pipa".
Però il quadro mi piace, a prescindere dal valore venale. Gli do un like.
In realtà vorrei solo mettere in evidenza che l'importanza/valore delle cose è tutta relativa alle persone. Non c'è un giusto o sbagliato, superiore o inferiore...secondo me.
Peace and love.

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 11:13    

Concordo e quel quadro ha praticamente ucciso il suprematismo

avatarsupporter
inviato il 26 Marzo 2026 ore 11:25    

Tutte le posizioni estreme, essendo reazioni ad altre estreme precedenti, prima o poi si sgonfiano.
Paradossalmente è il successo che finisce per spegnere la motivazione che le aveva sostenute.
Nei sistemi dinamici complessi, è sempre difficile trovare uno stato di equilibrio e restarci resistendo alle perturbazioni.
Per questo sostengo che un po' di relativismo, come uno smorzatore, può servire a ridurre l'ampiezza delle oscillazioni intorno agli stati di equilibrio.

avatarsenior
inviato il 26 Marzo 2026 ore 11:34    

In realtà l'insegnamento che portava Malevich era ancora molto sensato, ma il suprematismo come lo dipingeva lui penso fosse arrivato al suo apice con questo dipinto, oltre non vi era nulla.
Era chiaro che l'idea e l'indagine era stata spinta all'estremo non è la prima e unica volta, anche Mirò quando decise di assassinare la pittura dopo l'avvicinamento a Betaille arrivò a un punto in cui tornò sui suoi passi, ma con una nuova visione e un'evoluzione che proprio quello spingersi al limite gli permise di raggiungere

avatarsupporter
inviato il 26 Marzo 2026 ore 11:52    

quando decise di assassinare la pittura...

Intesa però come pittura tradizionale.
Mi sono sempre chiesto se è stato un percorso autonomo, un normale ciclo distruzione e ricostruzione, oppure se la fotografia c'entri qualcosa.
La fotografia ha sottratto una bella fetta di torta alla pittura (la funzione mimetica). La reazione più "comoda" per i pittori è stata sparigliare le carte, buttarla in caciara, cambiando le regole del gioco. In altri termini, non competere, togliendo la funzione mimetica.
In effetti, su versante astratto, la fotografia fa più fatica a competere.
Chissà se l'AI sarà quella che ammazzerà entrambe? Almeno nella funzione di comunicazione.
Resto dell'idea per cui, finchè uno personalizza il contenuto (questo è il mio gatto), la fotografia batte tutti per rapidità ed efficacia, compreso il cinema che non ha la sospensione narrativa.

EDIT: a pensarci meglio, forse non ha tolto la competizione: l'ha spostata. La competizione resta nella capacità evocativa (l'esperienza estetica). E' più efficace la pittura non mimetica o la fotografia ad evocare sensazioni, ricordi e suggestioni? Penso lo siano entrambe, ognuna con le sue armi.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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