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inviato il 13 Maggio 2026 ore 12:49
Uly: A7 r IV ma anche Leica Q3. ma non è quello il punto. EDIT: sì, era A7RIV, grazie Il ragionamento è di tipo ottico, ed è la sacra bibbia. Cfr le prove di Namias su Progresso Fotografico, fatte per trent'anni, pre e post digitale. E' molto più difficile progettare e realizzare lenti che risolvano allo stesso modo su APS-C che non su un 44x33. Infatti non ci riescono. |
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inviato il 13 Maggio 2026 ore 12:56
Ovvio. E' lo stesso problema che esiste nei grandangoli. Quando usci' il Batis 18 infatti in molti caddero dalla sedia nel vedere una lente con mtf mostruose anche ai bordi nonostante i 18mm siano in zona uwa su 24x36 Questo era di difficolta' estrema proprio perche' il sensore "piccolo" angola molto i bordi rispetto al cicciotto 28mm di Phase One su 54x40. Li, i bordi devono tenere testa ad un 28mm che copre lo stesso angolo di campo di quel 18... ergo molti meno problemi. Scendendo nei vari aps e 4/3, stesso problema , ma mitigato dal numero di megapixel sensibilmente inferiore ai 50/60 del ff, che rendono meno problematica la cosa ingrandendo di meno, e minor area sensore da coprire nonostante gli angoli si fanno sempre maggiori. Cmq, proprio per assonanza di Q3 (ps MACCHINONA, la sto impugnando proprio ora), e altre 60 e rotti mpx e le 100 di gfx e Hassy, che nasce un grosso problema ai miei occhi dei vetri Fuji ma non di quelli hassy. I fuji si comportano come le lenti per FF, rendono alla grande da aperte a f8 circa e poi scendono enormemente per diffrazione nonostante uno sul medio formato sa che avendo piu' respiro e un diverso approccio delle focali, dovrebbe chiudere e tanto per aumentare la descrizione della scena... Le Hassy invece si comportano esattamente come una MF dovrebbe... non ti cannano come le GF se chiudi a f11 o f16 come si dovrebbe. |
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inviato il 13 Maggio 2026 ore 14:22
Senza entrare nella discussione specifica, mi torna alla mente quando, a fine 2015 (mi pare) acquistai la mia prima 5 DS-R (ora ne ho due). Prima di farlo lessi ... molto: le indicazioni di Canon sull'utilizzo di codesta "sua" fotocamera; l'elenco degli obiettivi che Canon consigliava per essa (e dedussi che "altre" NON erano appunto consigliate!), ed anche il test, qui sul forum, di Juza (il cui parere condivisi in pieno nelle prove che condussi, in seguito, di persona). Così decisi, la comprai, e "per non sprecare quattrini", come sostiene l'amico Alessandro, pensai di dotarla di ottiche "adeguate". Così, "oggi" le adopero (quando le adopero .... infatti pur ritenendole OTTIME fotocamere, penso che le 50 megapizze servano SOLO in circostanze estremamente specifiche e determinate; nella normalità valuto ottimale il "range" 18-24 mpxl.s) praticamente soltanto con le ottiche "fisse" Sigma ART (le ho TUTTE), e/o con lo zoom EF 24-70/2.8 L Mk. II. Segnalo, infine, che quando mi riferii alle specifiche tecniche (specifiche tecniche, NON pareri del tester!!!) relative alla diffrazione mostrate nell'apposita sezione del test di TDP, fui linciato da chi "volle" attribuire quelle stesse specifiche alla fantasia (prezzolata?) di Bryan Carnathan ... Ricordi ... sensazioni ... scelte "personali" ... GL |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 20:32
"Le Hassy invece si comportano esattamente come una MF dovrebbe... non ti cannano come le GF se chiudi a f11 o f16 come si dovrebbe." A parità di formato di sensore, di risoluzione di sensore, di diaframma dell'ottica e di formato finito dell'immagine, la diffrazione generata dall'ottica e registrata dal sensore è identica. La diffrazione generata dall'ottica oltretutto è anche indipendente dalla lunghezza focale dell'ottica stessa: un 18 mm in FF chiuso ad F 11, che ha così un diaframma ad F 11 che fa un buchino piccolo piccolo, produce la stessa identica diffrazione di un 800 mm sempre chiuso ad F 11, che invece fa un buco bello grosso (........perché?). Se la tua Hasselblad ha lo stesso formato e risoluzione di sensore delle fotocamere GFX, la chiusura del diaframma è la stessa, la dimensione geometrica della stampa finita è la stessa, non ci deve essere differenza di diffrazione visibile. Se c'è differenza visibile, l'Hasselblad meno, significa, semplicemente, che l'Hasselblad ha fatto come la Nikon, che nelle fotocamere con grande risoluzione, ci ha ficcato del software che la diffrazione la corregge almeno in parte (larga parte). Se non l'ha ficcato nella fotocamera, di sicuro l'ha ficcato nel convertitore di RAW suo, proprietario, che legge i dati Exif dell'ottia. In digitale si fanno tante cose che a pellicola erano impossibili, si fanno, fotograficamente, "miracoli" con il software. Ma i "miracoli" di ottica, ad oggi almeno, non si fanno ancora e dunque l'Hasselblad la diffrazione la corregge, la deve correggere, di software. |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 20:37
Il bello che io sono un economista con una seconda laurea in storia non completata, e devo spiegare cose simili ad un ingegnere... Anche quando la diffrazione è uguale, l’obiettivo può avere MTF diversa prima che la diffrazione domini. Una lente può essere più contrastata a frequenze medio-basse, avere meno aberrazioni residue, meno field curvature, meno astigmatismo, meno flare interno. A f/11 entrambe sono limitate anche dalla diffrazione, ma non significa che siano identiche. E io stavo proprio parlando delle scelte diverse fatte per le lenti. |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 20:53
"..l’obiettivo può avere MTF diversa prima che la diffrazione domini." Se la diffrazione NON è visibile a diaframmi chiusi, significa, semplicemente, che sono presenti delle aberrazioni ottiche, elevate, che anche a diaframmi chiusi, la sovrastano, la nascondono, e dunque non si vede. Occhio che l'ottica comincia a produrre diffrazione anche chiudendo solo 1/4 di stop dalla massima apertura, solo che di solito chiudendo 1/4 non di vede perché le altre aberrazioni sono ancora visibili e la mascherano. Chiudendo il diaframma, le altre aberrazioni calano, la diffrazione aumenta e ad un certo punto essa diviene visibile. Le ottiche veramente buone otticamente, le ottiche di eccellenza, mostrano la diffrazione molto prima (= a diaframmi molto più aperti) dei culi di bottiglia: un 300 F 2,8 di rango, tipo un Canon o un Nikon o un Sony, su grande formato di stampa, è già in diffrazione visibile ad F4, ma a volte basta anche chiudere 1/2 Stop per vederla. L'inverso fanno le ottiche di scarsa qualità, anche chiudendo assai la diffrazione non si vede, perché la qualità d'immagine è assai bassa e la diffrazione che viene aggiunta ha lo stesso impatto della famosa pisciata in mare, il mare (la bassa qualità) resta invariaat. Un culo di bottiglia ti mostra un pochiiiiiino di diffrazione e solo a diaframma molto chiuso. Se le Hasselblad hanno meno diffrazione visibile delle GF a parità di tutto il resto, e non ci sono interventi correttivi di software, le Hasselbad otticamente sono peggiori delle GF, che ti piaccia o no. |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 20:58
Peccato che gli mtf raccontino una storia diversa... |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 21:02
Lassa perde qui vanno bene solo le nikon che con fuji centrano come il gelato sulle sardine |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 21:03
"Peccato che gli mtf raccontino una storia diversa..." Prova a leggere le MTF di un 300mm F 2,8 buono ed a tutta apertura e della stessa ottica le MTF ad F 22: guarda un po' se la raccontano diversa! mahhhhh... ...ma tu...le hai mai lette ed analizzate le MTF? Occhio che devi usare le MTF Diffrattive e non le MTF Geometriche. A parte il fatto che molte Case la MTF Diffrattive non le forniscono...... tu sai che differenza, in Fisica, c'è tra le due? |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 21:06
300 f/2.8? Non mi risulta nè in gfx, tantomeno in hasselblad. E comunque mi riferivo al gfx vs hassy. |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 21:15
Se una lente è ottimizzata per tirare fuori tantissime alte frequenze, è normale che il passaggio da f/11 a f/16 appaia più brutale; la diffrazione colpisce proprio quel microdettaglio fine. Se invece un’altra lente ha una curva MTF diversa, magari meno estrema sulle frequenze altissime ma più solida sulle medie, più uniforme sul campo, con transizioni più pulite e contrasto locale più stabile, il deterioramento può sembrare meno evidente senza che questo la renda automaticamente “peggiore”. Vedere prima la diffrazione può indicare che una lente trasferisce più dettaglio fine prima del limite. Ma non basta per definire la qualità ottica globale perche' la qualità di un’ottica non è solo quanto spinge a 60/80 lp/mm al centro. Conta anche come tiene il campo, come gestisce astigmatismo, curvatura, aberrazioni, flare, contrasto medio e resa complessiva. Senza un test controllato e senza curve MTF reali comparabili, parlare di culi di bottiglia, che ti piaccia o no” e' folklore tipico tuo. Tecnicamente la diffrazione è uguale. Quello che cambia è come il sistema complessivo la rende visibile. PS... Prova a leggere le MTF di un 300mm F 2,8 buono ed a tutta apertura e della stessa ottica le MTF ad F 22: guarda un po' se la raccontano diversa! Si vede che sei rimasto agli anni 80/90 col tuo massimo con la d700 e poi per motivi di mercato alla d800/810/850. Oggi quello che vedi te dicendo 300 2.8 come esempio di perfezione e' normale e comune in tutte le ottiche GM di Sony ad esempio, da 12 a 600mm... Lo stesso sulle GF fisse di Fuji GFX. Le tue mostruose Nikkor sono antichita' da leggenda, ma sempre antichita'. |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 21:22
Le MTF raggiungono il massimo valore al valore di diaframma nel quale le aberrazioni equivalgono la diffrazione: ottica che lavora in limite diffrattivo (in inglese, diffraction limited) ed in quella condizione l'ottica fornisce la massima nitidezza. A quel valore la diffrazione non è ancora visibile, chiudendo anche solo 1/4 di stop le aberrazioni calano ma la diffrazione diventa visibile, la curva MTF di conseguenza si abbassa, e l'ottica perde, poca, nitidezza. Le ottiche fatte veramente bene sono in regime di diffraction limited già a tutta apertura (= praticamente non hanno aberrazioni ottiche). A parte la roba per uso diverso dalla fotografia civile, dove il diffraction limited a tutta apertura è quasi la regola (ed infatti hanno costi molto elevati), anche in fotografia civile ci sono obiettivi fatti bene che lavorano così, ed in genere sono i tele lunghi molto luminosi (e...molto costosi), i tromboni tipo i 300 ed i 400 F 2,8 etc. quelli, già chiudendo un diaframma o due se proprio va male, abbassano, per diffrazione, la qualità d'immagine, di solito massima a tutta apertura. In una parola, prima si vede la diffrazione, migliore qualitativamente è l'ottica. |
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inviato il 14 Maggio 2026 ore 21:31
Il problema è che parli di “la MTF” come se fosse un numero unico, ma le MTF sono tante.… Quindi se parliamo di qualità reale dell’immagine, non basta dire “diffraction limited” Devi chiederti: diffraction limited rispetto a quale frequenza e in quale zona del frame? Una lente può essere quasi diffraction limited al centro sulle alte frequenze già a tutta apertura, ma non esserlo ai bordi. Oppure può avere meno picco al centro ma una distribuzione più uniforme e più utile sul campo. E in fotografia reale questa differenza conta eccome. Per questo il ragionamento “vedo prima la diffrazione = ottica migliore” è troppo povero. Può essere vero guardando una certa frequenza al centro. Ma non dice tutto sulla resa complessiva. Fra le mie lenti ad esempio ho un batis 18 che a f8 cala in maniera vistosissima e fino ad allora spacca; il 17 35 Tamron che è meno nobile non lo fa fino a f13 ; sembra quasi che da f8 a f13 sia migliore e di molto su tutto il frame mentre il batis regna sovrano da 2.8 a f6.3. Potrei uscire l’esempio del 50 apo contro il gm 50 … uno sfonda le mtf su tutto il frame sempre , l’altro solo al centro e su frequenze più basse ma con numeri impressionanti. Ecc ecc |
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