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in uscita matrix resurrection


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user214553
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inviato il 18 Dicembre 2021 ore 18:26    

@Lomography

Premessa

Se veramente vuoi avere un confronto, allora dovrai per forza prenderti la briga di leggere quanto è stato scritto in precedenza, ed ascoltare quanto ti verrà detto d'ora in poi; se non vuoi vedere e non vuoi sentire, allora, non potrà mai esserci alcun confronto, ma solo voglia di primeggiare, di sostituire, di imporre la propria visione agli altri. Non mi stancherò mai di dire che ciò che sto esponendo è il pensiero Tradizione dell'Advaita - letteralmente non due - alla quale aderisco; tu puoi - e devi - continuare a pensarla come meglio credi, perché ciò è necessario per te, non esiste alcuna coincidenza.. ammettere l'esistenza del caso equivarrebbe all'asserire che l'effetto è privo della causa, e ciò è semplicemente assurdo; visto che ti definisci "un logico", questa semplice considerazione dovrebbe - se possibile - farti riflettere, no? Non so se riesci a comprendere la portata tremendamente enorme di questa piccola e semplice sentenza, ma se ne sei capace dovrebbe già far cadere il tuo castello di carte. Altrimenti la ignorerai, come hai ignorato quanto ti ho esposto o domandato in precedenza.. ti risulterà più comodo così!
Tutte le tue perplessità, hanno solo una radice: la non-conoscenza, sia a livello empirico, che a livello metafisico - se non conosci un significato di un termine, ti consiglio di cercarlo sul dizionario, poiché da quel punto in poi, non comprenderai più nulla se non lo fai.
Ti esporrò quindi le risposte inerenti ai tuoi semplici quesiti; queste risposte vertono interamente nella sfera di una dottrina ben precisa, l'Advaita Vedanta. Fine premessa.

Allora, cominci con il dire:

"per la reincarnazione beh ho molte perplessità, intanto se si ricomincia dimenticando tutto cio è assurdo, come può uno migliorare se non ricorda i propri errori e ne fa tesoro, diventa un loop infinito e grottesco come il giorno della marmotta"

Cominciando in maniera "leggera" la risposta, ti dirò che il loop del giorno della marmotta - seppur grottesco - non è infinito, ed alla fine il giornalista impara la sua preziosa lezione per far sì che il loop abbia fine; deve mettere da parte se stesso in quanto "io" per porre fine al giorno della marmotta - samsara per il vedanta e le religioni dell'India - e lo fa in che modo? Aprendosi all'incondizionato amore altruistico. Sei sicuro di averlo visto quel film? Pensi di averlo compreso? No, perché se è così, non mi pare una carta da giocare a favore della tua tesi. Un giorno, magari, ti spiegherò perché certi messaggi sono presenti pressoché in tutte le cose.

Ora, il tema centrale del tuo primo quesito è questo, e correggimi se sbaglio:

"Se alla morte segue un'altra nascita, e della nascita precedente non ricorderò nulla, come posso migliorare e fare tesoro, sia di questa, che di quella nascita?"

La dottrina del karma - accettata da tutte le religioni dell'India - spiega ciò in maniera molto chiara.
La legge del Karma nel mondo morale corrisponde a quella che nel mondo fisico è la legge dell'uniformità; è la legge della conservazione dell'energia morale. La visione della legge e dell'ordine è rivelata nel Rta del Rgveda.
Secondo il principio del Karma non c'è niente di incerto o arbitrario nel mondo morale: raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Il buon seme procura buoni frutti; quello cattivo, frutti cattivi. Ogni azione, per piccola che sia, produce effetti sul carattere. L'uomo sa che alcune tendenze all'azione che ora esistono in lui sono il risultato di una scelta cosciente e intelligente da parte sua. Le azioni coscienti tendono a divenire abitudini inconsce, ed è naturale che le tendenze inconsce che troviamo in noi stessi siano considerate l'effetto di passate azioni coscienti. Non possiamo arrestare il processo dell'evoluzione morale più di quanto possiamo arrestare il flusso del mare o il corso delle stelle. Tentare di scavalcare la legge del karma è futile quanto tentare di saltare oltre la propria ombra. È un principio psicologico che la nostra vita porta dentro di sé, una registrazione che il tempo non può confondere né la morte cancellare. Per correggere le imperfezioni dell'antico pensiero Vedico, secondo cui la redenzione dal peccato si sarebbe potuta ottenere tramite i sacrifici agli dei, viene posta grande enfasi sulla legge del karma, la quale proclama la terribile condanna: l'anima che pecca deve morire. Non tramite i sacrifici, ma tramite le buoni azioni l'uomo diventa virtuoso. Sì diviene, In verità, virtuosi attraverso il giusto agire, o dissoluti attraverso l'agire ingiusto. "L'essere umano si sostanzia di convincimento così come è la determinazione che un essere umano ha concepito in questo mondo, così diviene allorchè si riparte da qui". Ti viene pertanto chiesto di volere e fare il bene. Qualunque sia il luogo verso cui egli aspiri, qualunque sia l'oggetto verso cui nutre il desiderio, esso si manifesta soltanto in virtù della sua deliberazione e, essendo egli associato con quello, raggiunge la gloria. La ricompensa dell'azione produce il samsara con nascita e morte, senza inizio e senza fine. La teoria del Karma abbraccia uomini e dei, animali e piante. Poiché viene messo in evidenza il senso di responsabilità individuale, alcuni critici ritengono che la dottrina del karma sia incompatibile col servizio sociale. Si dice che non viene sottolineata la necessità di portare i fardelli altrui. In verità, le Upanisad sostengono che possiamo liberarci dal karma per mezzo del servizio sociale. Finché compiamo azioni egoistiche siamo soggetti alla legge della schiavitù; quando compiamo opere disinteressate raggiungiamo la libertà. Cio che si lega alla catena di nascite e morti non è l'azione in quanto tale, ma l'azione egoistica. Dalle mie parti si dice che "dopo quattro fette, forse capirai che è polenta". In un epoca in cui l'individuo era sempre pronto a sottrarsi alla responsabilità di quanto faceva scaricandola sulla provvidenza, sulle stelle o su qualche altro essere, la dottrina del karma afferma che l'uomo si lega da sé stesso come un uccello con una rete. Ciò che incombe su di noi non è un oscuro destino, ma il nostro passato. Non siamo le vittime di un destino che si determina: la sofferenza è il prezzo del peccato. Senza dubbio alcuno, una tale concezione rappresenta un forte incentivo al retto comportamento. Essa afferma semplicemente che esistono condizioni che limitano l'azione umana. Non ci siamo creati da noi stessi. Quando cozziamo contro l'impossibile, comprendiamo che non possiamo fare tutto ciò che ci piace. Il karma giustamente inteso non scoraggia l'impegno morale, non ostacola la mente e non incatena la volontà. Esso afferma soltanto che ogni atto è la conseguenza Inevitabile di condizioni precedenti. V'è la tendenza della causa a passare nell'effetto. Se lo spirito, che su un piano più elevato di quello della natura, non affermasse la sua libertà, la condotta passata e le condizioni ambientali presenti sarebbero completamente responsabili delle azioni umane. L'uomo non è un semplice prodotto della natura; egli è più potente del suo karma. Se la legge fosse tutto, allora non sarebbe possibile nessuna reale libertà. La vita dell'uomo non è il prodotto di relazioni meramente meccaniche. Vi sono diversi livelli: meccanico, vitale, sensibile, intellettuale e spirituale; queste correnti si intersecano continuamente e si interpretano tra loro. La legge del karma, che regola la natura inferiore dell'uomo, non ha niente a che fare con ciò che di spirituale si trova in lui. L'infinito nell'uomo lo aiuta a trascendere le limitazioni del finito. L'essenza dello spirito è la libertà è quel suo esercizio l'uomo può frenare e controllare i suoi impulsi naturali. Per questo motivo la sua vita è qualcosa di più di una successione di stati meccanicamente determinati. Per essere liberi, i suoi atti non debbono esprimere La mera forza dell'abitudine o l'urto delle circostanze, ma la libertà dell'anima interiore. La natura spirituale e la base della sua iniziativa e dei suoi sforzi. La parte meccanica è sotto controllo. Se l'uomo fosse semplicemente la somma di condizioni naturali, egli sarebbe completamente soggetto alla legge del karma, ma il lui c'è un'anima che governa. Niente di esteriore può costringerla. Siamo certi che le forze materiali del mondo devono piegarsi alla regola spirituale, e così la legge del karma può essere assoggettata alla libertà dello spirito.
Il karma ha un aspetto cosmico e uno psicologico. Ogni atto deve produrre il suo aspetto naturale nel mondo; allo stesso tempo Esso lascia un'impressione o forma Una tendenza nella mente dell'uomo. È questa tendenza, che si predispone a ripetere l'atto. Pertanto, tutte le azioni hanno i loro frutti nel mondo i loro effetti sulla mente punto per ciò che concerne i primi, non possiamo sfuggirgli, Malgrado tutti i nostri tentativi; Ma riguardo alle tendenze mentali, possiamo controllarle. La nostra condotta Futura comprende tutte le possibilità punto con l'autodisciplina possiamo rafforzare gli impulsi buoni e indebolire quelli cattivi. Le azioni umane possono essere predette e previste. Se sono razionali, mostreranno certe proprietà: noi scopriremo in esse una coerenza interiore, un fine altruistico, e così via; ma consono Possiamo supporre che gli atti siano determinati in senso meccanico. Ogni anima vivente e potenzialmente libera; i suoi atti non so numero svolgersi di un filo di una matassa. L'uomo Possiede la libertà quale centro focale della vita spirituale. Più realizza la sua vera natura, più è libero. Il karma è un cieco principio inconsapevole, che governa l'intero universo, non soggetto neanche al controllo di Dio; Non abbiamo necessità di un giudice per applicare una legge meccanica. Il principio del karma non è incompatibile con la realtà del Brahman Assoluto. La legge morale del karma è l'espressione della natura dell'Assoluto. Dalla prospettiva antropomorfica possiamo dire che un potere Divino controlla il processo.
Qualunque cosa avvenga in questa vita, dobbiamo avere umile accettazione, perché è il risultato delle nostre azioni passate. Ciò nonostante il futuro é in nostro potere e possiamo operare con speranza e fiducia. Il karma infonde speranza nel futuro e accettazione verso il passato. Esso fa sentire all'uomo che le cose del mondo, le sue fortune e i suoi successi, non toccano la dignità dell'anima. Soltanto la virtù è bene, non il rango o la ricchezza, nella razza o la nazionalità. Niente è bene a eccezione del bene.
Dobbiamo sopportare l'asservimento al ciclo esistenziale trasmigratorio finché in noi rimangono radicati gli elementi finiti. Il progresso è una crescita incessante regolata dalla causa-effetto o un perpetuo approssimarsi. Quando l'elemento finito è completamente abbandonato, viene realizzata la propria natura quale Atman-Brahman, e non c'è ritorno nel samsara. Tra un'esistenza e un'altra c'è un'identità persistente, anche se la consapevolezza può non dimostrarlo; ciò non rappresenta un gran problema, dato che parti considerevoli della vita umana tendono talvolta essere dimenticate. È una condizione volta più alla conservazione dei valori che alla continuità di memoria. Durante la tua vita, potrai dimenticare un dato contesto di una lezione ricevuta, ma non l'insegnamento che data lezione ti ha impartito; cerca di guardare a ciò su scala macrocosmica ora.
Se poi la tua concezione è quella di essere un'insieme di carne, ossa, sangue, muco, feci, urina, ecc., allora devo concordare con te: Con il sopraggiungere della morte, sarai finito. "Si diviene ciò che si pensa, questo è l'eterno mistero".
Nella Katha Upanisad, vi è la storia di Yama - la morte - ed il piccolo Naciketas. Verso n.6 del primo Adhyaya:

" il mezzo per ottenere l'altro mondo non si manifesta al bambino, a colui che persevera nell'errore, a colui che instupidito dall'illusione della ricchezza. Colui che pensa: 'c'è solo questo mondo, non ve n'è un altro', cade ripetutamente il mio potere".

A parlare è Yama, il Deva della morte, e dice a Naciketas che colui che non prende coscienza di sé in quanto Atman, permane costretto nel perenne ciclo del divenire trasmigratorio.

In merito al tuo secondo quesito - quello in cui ti domandi della linearità temporale della successione trasmigratoria - posso risponderti che il samsara procede dalla maya; questa, come spiegavo a cirillo, è traducibile in spazio-tempo-causa. Non sono empiricamente erudito in fisica, ma il tempo si sta propaganda dal big-bang - punto a - in tutte le direzioni spazio-temporali. Penso che la propagazione dell'ente individuato funzioni similmente: c'è una successione di vita in vita, del quale non importa in quale nicchia spazio-temporale vada ad'inserirsi; potrebbe anche non essere lineare temporalmente come dici tu, ma si tratterebbe comunque di una successione che va di vita in vita, di causa in effetto, da esistenza attuale ad'esistenza successiva. La tua obiezione non contraddice la trasmigrazione, ed inoltre, nessuno ha parlato in dati termini, hai fatto tutto tu.

Ora veniamo al "punto nodale" come lo chiami tu, o al fatto che non sai chi sei, come lo chiamo io.

Tu dici: "chi la conosce l'anima?"; più avanti, rispondi a felix ammettendo implicitamente di non sapere cosa sia l'anima e supponi che nessuno sappia cos'è; hai ragione, "anima" è un termine ambiguo che io stesso uso per convenzione in ambiti non-tradizionali e informali per evitare di usare termini quali "Atman", "Brahman", "Sakshi", ecc., i quali hanno una precisa definizione nel contesto del San?tanadharma. A trasmigrare è comunque il jivatman, l'ente individuato, che potremmo quindi chiamare anima individuale. Di tutti questi termini avrai quindi una precisa e dettagliata definizione, così che tu possa imparare come la tua supponenza assolutissimamente sia irreale, proprio come l'agglomerato psico-fisico impermanente che credi di essere. Non conosci l'anima dici; e mai la conoscerai fino a quando la cercherai nella sfera del rapporto soggetto-oggetto. Tu puoi conoscere il tuo corpo perché esso è un'oggetto conosciuto da un soggetto; il soggetto sei tu - il conoscitore - mentre il corpo è l'oggetto - il conosciuto.. i due sono chiaramente distinti. Se tu indaghi la tua esperienza, puoi individuare diverse "fasi":

Una forma-oggetto viene percepita, ma è l'occhio che percepisce. Quest'ultimo viene percepito dalla mente la quale diviene soggetto percipiente. Infine, la mente, con le sue modificazioni, viene percepita dalla consapevolezza-Testimone il quale non può essere oggetto di percezione.

Ogni forma non è altro che un agglomerato energetico vivente nel tempo e nello spazio che estrinseca certe peculiari qualità. Il mondo manifesto, grossolano o sottile, costituisce lo spettacolo, colui che tale spettacolo percepisce rappresenta il Testimone. Tra lo spettacolo e L'osservatore ci deve essere uno strumento-legame, fattore di unione, diversamente essi sarebbero completamente distinti senza possibilità di conoscersi. Tale strumento è la coscienza. Questa - fattore di contratto che determina consapevolezza - costituisce il rapporto che unisce L'osservatore allo spettacolo. Si presentano così tre dati all'attenzione discriminante di chi vuole iniziare un processo di approfondimento filosofico realizzativo: osservatore - ossia il soggetto - coscienza e oggetto. L'occidente, come te del resto -in linea di massima - si è interessato e si interessa dell'oggetto; la tua è una tendenza oggettivistica. L'oriente è più soggettivista interessandosi soprattutto del soggetto. Il Vedanta advaita, la metafisica dell uno-senza-secondo, non segue né l'una nell'altra tendenza poiché di là dall'oggetto e dallo stesso soggetto afferma esservi il Brahman Nirguna, l'incondizionato, il sempre esistente, l'incausato, il sostrato di tutto lo spettacolo e dello stesso percipiente-spettatore individuato. Lo spettacolo prima viene percepito dall'occhio - è bene intendere per estensione tutti e cinque i sensi; a sua volta l'occhio è esso stesso oggetto di percezione. Infine, la mente, quale pensiero, presuppone un pensatore - così il pensiero diventa anche soggetto di percezione cadendo nella sfera dello spettacolo. Possiamo percepire colui che percepisce? Per il vedanta non è possibile percepire il soggetto perché percependolo, non sarebbe un soggetto conoscente, ma un semplice oggetto di conoscenza. Non possiamo danzare sulle nostre spalle, dice un proverbio. Tutto possiamo vedere, sentire e toccare sensorialmente tranne colui che si svela tramite tali aspetti. Per farti un'esempio, questi occhi possono vedere tutto ciò su cui si posano, ma non possono vedersi a loro volta - e non venirmi a dire che si possono vedere allo specchio, perché ciò che osservano è un mero riflesso. La punta del mio dito può toccare qualsiasi oggetto, ma non può toccarsi a sua volta. A questo livello lo spettatore vive nel silenzio. Fino a quando c'è uno spettacolo-oggetto, c'è spazio-tempo e dualità; quando lo spettacolo non c'è più emerge l'unità. Quando la stessa unità si immerge nel incondizionato, Essa si ritrova quale Brahman senza- secondo. Le modificazioni della mente a cui si fa riferimento sono:

- la mente-intelletto discriminante, quando è resa pura, opera tramite il discernimento intuitivo.

- il senso delle egoità e della distinzione.

- la percezione sensoriale, mente sensitiva, facoltà psichica.

Il Testimone, in questo caso, si riferisce alla consapevolezza dell'ente sul piano individuato, è la consapevolezza dell'ente individuato che percepisce. Quando questa consapevolezza è oscurata dagli stati allotropici della natura gli occhi, pur vedendo, non vedono, l'udito pur udendo, non ode e l'organo vocale, pur parlando, in verità, non parla.

Ora, non voglio dilungarmi troppo, anche perché non sono sicuro che ne valga la pena. Cercando quindi di usare la sintesi che - ahimè - non è uno di quei doni che mi sono stati fatti dalla Prakrti, ti dirò cos'è che trasmigra - quindi l'anima individuale-riflessa - e ti dirò cos'è il testimone della totalità - Quello che se vuoi puoi chiamare con il termine ambiguo anima universale.

- Jivatman, per gli ambigui, l'anima che trasmigra:
Jiva significa "essere vivente". È il principio vitale, anima o psiché. Il jiva è ciò che "anima" i vari veicoli dell'ente, quali il corpo fisico, la mente, l'intelletto, ecc. La natura del jiva è di origine semplice perché è un "raggio" dell'Atman, il quale, a sua volta, ha la natura del Brahman; ciò implica l'identità del jiva con la realtà ultima. Il jiva è attualità; mentre il senso dell'io invece, con i suoi veicoli-corpi, è aleatorio, è movimento: "esso nasce e muore e non è realmente mai". Il jivatman quindi è l'Atman vivente, il riflesso dell'Atman nell'intelletto; è il riflesso di Narciso, il quale identificandosi in esso, "cadde" nell'individuazione sperimentando la limitatezza della morte, nonché della rinascita apparentemente perpetua.

- Atman:
Il Sé dell'essere astratto da qualsiasi connotazione individuale, particolare o contingente; la pura essenza avulsa da qualsiasi dualismo; il fattore trascendente che l'Advaita definisce "eterno e onnipresente come lo spazio". L'afflato vitale il quale riflesso vitalizza l'ente manifesto. L'Atlantico è l'Assoluto in noi, completamente fuori del tempo-spazio-causa e, in quanto tale, identico al Brahman.

- Brahman:
La Realtà Assoluta, l'Assoluto in sè, l'essere totalmente trascendente e incondizionato spesso indicato con il termine "Quello", "Tat"; l'Uno senza secondo, il Supremo. Il Brahman è il Sostrato dell'universo che penetra e pervade. Essendo totalmente trascendente, il Brahman esula da qualsiasi definizione eccetto quella apofatica "non è questo non è questo", "neti neti". In ogni modo, il Brahman non rappresenta un vuoto-nulla; il Brahman è il fondamento metafisico dell'Essere e del non-essere, del manifestato e del non-manifestato, rappresenta la pura realtà metafisica che trascende qualsiasi Princìpio di carattere ontologico. Esso è il puro e assoluto essere non-qualificato (Brahman Nirguna)che "appare" dotato di attributi (Brahman saguna). L'Advaita esprime questo concetto con il termine vivarta, modificazione apparente, in antitesi al concetto di parinama o trasformazione sostanziale ed effettiva postulato da altre dottrine. Il mondo è l'apparenza, o il vivarta, del Brahman eternamente identico s sé stesso.

Devo ammettere che mi hai un po deluso nella tua veste di ateo; mi sarei aspettato che tu mi domandassi - protestando del fatto che tutti ne parlano e nessuno lo conosce - di dio.

Chi sei quindi tu? L'Osservatore o l'osservato? Se la tua disquisizione si basa sul ragionamento dovrai ammettere in tutta onestà di avere un grosso problema di inscenza metafisica - ma non preoccuparti, se siamo qui, tutti l'abbiamo.. qualcuno poi cercherà di risolvere l'ignoranza nodale nella conoscenza!

@cirillo

È questo che intendevo quando parlavo dei segni diacritici non supportati e l'integrità del significato.

La devi K?li (kaali, la "a" è la vocale lunga, quella con il trattino sopra per capirci) è una murti di Durga, la śakti di Śiva, nel suo aspetto distruttore-trasformatore - come hai sottolineato tu; non ha nulla a che vedere con il kaliyuga.
Kali (scritto così, senza alcun segno diacritico) significa oscurità, tenebra, offuscamento; la medesima radice indo-europea ha originato il termine italiano "caligine". Kali è il punteggio minimo al gioco dei dadi a quattro punti; gli altri sono dvapara, tretra e krta, come i menzionati yuga. Questo significa che "kali" in "kaliyuga" si riferisce a quel lancio di dadi che ti manda in rovina, e che questa rovina coincide con il quadro di questo "eone" da te prospettato.
Il sanscrito è ostico: Ananda con la prima "a" lunga e con segno diacritico significa "Beatitudine suprema"; ananda scritto in maniera semplice significa a-nanda, senza gioia, poiché la "a" davanti ha carattere privativo, e nanda significa gioia.


user214553
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inviato il 18 Dicembre 2021 ore 18:36    

Mi era sfuggita l'ultima perla di Lomography, il quale è assodato, parla senza cognizione di causa.

Il kaliyuga era già largamente in atto nel medioevo; inoltre l'aggettivo oscuro è in relazione alla moralità, alla Conoscenza metafisica, ecc., sono queste ad'essere oscurate.
Kaliyuga è detto essere un'era di degrado spirituale, non si fa assolutamente cenno ad'un degrado materiale, economico, scientifico, ecc., quindi sei fuori anche questa volta.
D'altronde, non si necessita di nozioni storiche per assodare il fatto che siamo in kaliyuga... senza offesa eh, ma basta osservare comportamenti come i tuoi.

Ps: ho letto qualche commento al film; chiaramente hanno visto un film d'azione fantascientifico, e non un film da inserire - come la precedente trilogia - nell'albo dei film profondamente filosofici.
Da ciò che vedo dai trailer, non sono d'accordo con le critiche alla fotografia; vedo un'evoluzione nell'usare la luce calda, sconosciuta ai primi tre, e vedo comunque presenti le caratteristiche peculiari delle cromie passate. Ogni colore ha una connotazione psicologica subconscia e simbolica ben precisa, questo è alla base della scienza del colore nell'arte della pittura, nonché della fotografia intesa in un certo modo; dubito comunque che chi si è lamentato degli effetti speciali - asserendo che sono ciò che la gente vuole - abbia tenuto in considerazione connotazioni artistico-filosofiche nella fotografia del film.

avatarsenior
inviato il 18 Dicembre 2021 ore 19:33    

Il kaliyuga era già largamente in atto nel medioevo; inoltre l'aggettivo oscuro è in relazione alla moralità, alla Conoscenza metafisica, ecc., sono queste ad'essere oscurate.
Kaliyuga è detto essere un'era di degrado spirituale, non si fa assolutamente cenno ad'un degrado materiale, economico, scientifico, ecc., quindi sei fuori anche questa volta.
D'altronde, non si necessita di nozioni storiche per assodare il fatto che siamo in kaliyuga... senza offesa eh, ma basta osservare comportamenti come i tuoi.
Alex . . . . mi ero espresso in modo sbrigativo ma intendevo esattamente quanto hai perfettamente descritto, oggi assistiamo al trionfo del materiale, del danaro, del potere e non importa se è raggiunto con mezzi illeciti. viceversa lo "spirituale" è in forte contrazione ma resiste presso una minoranza solida.

avatarsenior
inviato il 18 Dicembre 2021 ore 19:39    

Povero gatto, così gli confondete irrimediabilmente le poche idee e ben confuse che ha.

user214553
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inviato il 18 Dicembre 2021 ore 19:48    

@ cirillo

Concordo, e non ti eri espresso male.
Muovendosi verso nord ci si lascerà automaticamente il sud alle spalle; aderendo alla limitazione delle possibilità di fruizione sensoriale dell'empirico-fenomenico, si lascerà automaticamente alle spalle il sostrato che è il fondamento - in quanto fondamentale realtà - di tutte le cose; pur essendo sempre presente e sempre esistente, è appunto "oscurato".. è il concetto a livello individuale di Deva e Asura. Uno rappresenta le qualità che "avvicinano" al Princìpio, l'altro rappresenta le qualità che allontanano dal Princìpio.

avatarsupporter
inviato il 18 Dicembre 2021 ore 22:30    

Mi era sfuggita l'ultima perla di Lomography, il quale è assodato, parla senza cognizione di causa.


se il periodo oscuro e inteso come abbandono spirituale, beh é proprio questo che ci ha permesso di migliorare le nostre nostre conoscenze e benessere, ma te fai parte di quelli che si stava meglio quando si stava peggio, quando in inverno si mangia solo patate, 1/3 dei bimbi morivano e si era servi della gleba

Alex svicoli come un'aquila, se il medioevo era anch'esso un periodo oscuro, sarei curioso di sapere quale era il periodo illuminato

per il resto, ok nessun confronto non sei tenuto a rispondere, io del resto quando ho visto la lunghezza del post a inizio pagina ho capito che é meglio lasciare perdere, con tutto il rispetto, detesto i logorroici, se mi fai un riassunto MrGreen

avatarsenior
inviato il 18 Dicembre 2021 ore 23:32    

Lomo..
direi che ti ha dato anche troppe spiegazioni,
che sintetizzerei in questo :

Si diviene ciò che si pensa,
questo è l'eterno mistero".

..e questo :

Tu puoi conoscere il tuo corpo
perché esso è un'oggetto conosciuto da un soggetto;
il soggetto sei tu - il conoscitore -
mentre il corpo è l'oggetto - il conosciuto..
i due sono chiaramente distinti.
...

Alex..chi sei e che ci fai qui ?
E soprattutto..
non te ne andare.

Era da tempo che facevo domande
cercando risposte che non sono mai arrivate..
fino ad adesso.

user214553
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inviato il 18 Dicembre 2021 ore 23:40    

Il discorso è che si necessita di una certa elaborazione del concetto per favorire la comprensione in una mente che ignora la materia in questione.
La tua reazione era comunque ampiamente prevista; poche righe dopo l'inizio del mio commento scrivevo : "Altrimenti la ignorerai, come hai ignorato quanto ti ho esposto o domandato in precedenza.. ti risulterà più comodo così!". Se hai paura delle risposte, lascia perdere le domande esistenziali.

Riassunto? Ho risposto a tutti i tuoi quesiti, e mi sono offerto per rispondere ad'altri.

user214553
avatar
inviato il 18 Dicembre 2021 ore 23:46    

@Felix

Per me la fotografia è un bellissimo passatempo introspettivo ed espressivo che spezza i momenti che male utilizzerei tra lo studio, la riflessione e la meditazione.

Le risposte non ti sono arrivate da me, ma dalla Tradizione.

Non sintetizzerei quanto espresso in quelle due sentenze - se così vogliamo chiamarle - poiché non rispondono esaustivamente a una mente corroborata dall'illusione; non me ne preoccuperei troppo comunque: sono sicuro che Lomography abbia spizzicato qua e là a sufficienza, quel tanto che basta per comprendere che forse non è nelle condizioni per digerire quanto è stato esposto. E mi pare più che normale.. lo dice anche Yama - la morte - nella già citata Katha Upanisad: " il mezzo per ottenere l'altro mondo non si manifesta al bambino, a colui che persevera nell'errore, a colui che è instupidito dall'illusione della ricchezza. Colui che pensa: 'c'è solo questo mondo, non ve n'è un altro', cade ripetutamente il mio potere".

avatarsupporter
inviato il 19 Dicembre 2021 ore 4:50    

Felix forse hai ragione, non dovevo entrare in questi discorsi religiosi, fondamentale non mi interessano e non ci credo, dovevo restare al film ;-)


user198779
avatar
inviato il 19 Dicembre 2021 ore 5:50    

La natura come la concepisce la nostra mente non è deterministica e ogni discorso di evoluzione verso non so che cosa non ha senso .


user214553
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inviato il 19 Dicembre 2021 ore 9:28    

È stato spiegato che il determinismo riguarda la sovrapposizione; tu sei già quella Realtà Ultima. Tutto ciò che è - apparentemente - movimento, Il mondo, è l'apparenza del Brahman eternamente identico a sé stesso.
Quindi si: parlando in termini assoluti, ogni discorso di evoluzione non ha senso!
L'immagine del serpente sovrapposto alla corda non evolve ad alcun ché, dal momento che è sempre stato e sempre sarà solo... corda

Vi è comunque difetto in ciò che dici, in quanto la mente non è comunque in grado di conoscere la Realtà per quello che è: è stato già esposto di come la mente possa conoscere solo il finito. Tutto possiamo vedere, sentire e toccare sensorialmente e tutto possiamo concepire a livello mentale, tranne colui che si svela tramite tali aspetti. In questo caso la Realtà è più che conosciuta comunque, è autorivelata in ogni atto di conoscenza.

Un'uomo dimentica a casa la cima con cui solitamente lega il suo mulo. Un altro uomo osserva la scena, e suggerisce di fingere l'atto di legare il mulo. Il mulo effettivamente si crede poi legato; al momento di ripartire, però, il mulo non si muove. L'uomo sta di nuovo osservando la scena e chiede all'altro di fingere di slegare il mulo; l'uomo pretende di slegare il mulo, il quale si crede finalmente libero - pur essendolo sempre stato.

avatarsenior
inviato il 22 Dicembre 2021 ore 14:50    

ritengo che tutte le filosofie del passato, per quanto "profonde" possano essere state, siano oggi del tutto superate, pari solo a vaneggi più o meno articolati....leciti solo in un momento in cui quando mancavano molte delle conoscenze scientifiche attuali...
Non che oggi conosciamo tutto, anzi probabilmente manca ancora molto più di quello che possiamo immaginare, ma sicuramente è un poco in più.

Il discorso della resurrezione/reincarnazione potrebbe stare in piedi, in qualche modo, se il numero di persone nel mondo fosse una costante...ma siccome le persone aumentano, mi viene abbastanza ridicolo pensare che una parte delle anime siano reincarnate e quelli che mancano siano prese da una sorta di fantomatico deposito temporaneo.


avatarsenior
inviato il 22 Dicembre 2021 ore 15:12    

Perché fai l'errore di credere che tutti abbiano l'anima.

user214553
avatar
inviato il 22 Dicembre 2021 ore 20:02    

@Angor

Se non hai cognizione di qualcosa, non credi che le tue supposizioni "siano pari a vaneggi più o meno articolati'?
Visto che non ho ne il tempo ne la voglia di fare un trattato ogniqualvolta qualcuno ha un dubbio in merito a dottrine e Tradizioni che ignora totalmente, studiati per cominciare la Brhadaranyaka Upanisad e la Chandogya Upanisad con il commento di Śankara; poi, quando avrai riposto le tue ridicole supposizioni sull'aumento e la diminuzione - poiché in tali testi viene fornita delucidazione a ciò - potremo parlare.

Nel frattempo, visto che ritieni le filosofie del passato superate - senza nemmeno conoscerle - perché non scrivi qualcosa che contraddica l'Advaita Vedanta di Śankara e l'Ajativada di Gaudapada, finora ritenute senza contraddizione... saremo tutti lieti di fare pranama ai piedi di angor quando egli ci mostrerà la retta via

@felix

Magari approfondiamo il concetto di anima la prossima volta, poiché non è qualcosa che hai, ma è ciò che sei.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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