|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 11:16
Mi riferisco al fatto che parlare di un fotografo che ha pubblicato, selezionato e stampato nel suo tempo è differente da un fenomeno costruito sulle foto dove accostamenti, scelte di pubblicazione e sviluppo sono state fatte a posteriori. E questo è il primo fatto. Ora partendo da qui possiamo ragionare sul lavoro di Fontcuberta se vuoi, ma te lo ripeto per la terza volta modera i toni della conversazione perchè non è che tu sei furbo il il resto del mondo se non la pensa come te stupido. Quando si guarda un lavoro si prova a contestualizzarlo e a ragionarci con un minimo di cognizione di causa. |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 11:21
Le foto sono moderne perché sviluppate con tecniche moderne. Ma sono moderne anche xche la Meier era moderna x quei tempi. Come sempre i geni precorrono i tempi e sono apprezzati solo dopo la morte. E questo è il caso piu emblematico Aggiungo che è ovvio che x una mostra o un libro si debba fare una selezione anche tematica visto il materiale enorme. Ma pensate a Picasso e a che lavoro di catalogazione ha dovuto fare il curatore della famiglia. Cosa scegliere e cosa scartare x una sua mostra? Credo che Fontenblu abbia forzato la cosa e si attacchi un po agli specchi con una punta di palese invidia |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 11:31
“ Mi riferisco al fatto che parlare di un fotografo che ha pubblicato, selezionato e stampato nel suo tempo è differente da un fenomeno costruito sulle foto dove accostamenti, scelte di pubblicazione e sviluppo sono state fatte a posteriori. E questo è il primo fatto. „ Vale allora quanto già espresso come domanda. Cosa avresti fatto, o se vuoi cosa avrebbe dovuto fare chi ha scoperto quel materiale per divulgarlo? E' ovvio che la Maier non poteva farlo. Tutte le scelte devono essere fatte ex post da chi ha il materiale o da suoi incaricati. Non mi sembra un motivo per costruire una figura mitologica, ma solo provare a dare organicità al materiale. Che sia fatto bene o male è altra storia. “ ma te lo ripeto per la terza volta modera i toni della conversazione perchè non è che tu sei furbo il il resto del mondo se non la pensa come te stupido. „ Matteo vorrei ricordarti che altre due volte hai chiesto scusa e ti ho sempre detto che non ha importanza per me. Se equivochi le mie intenzioni con la Tua persona, che ripeto stimo, non è un problema mio. Ci sono altri strumenti che puoi utilizzare. |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 12:16
“ ma è proprio il fatto che tu, io o Fontcuberta vediamo quelle bellissime foto che è un fake. „ come ho già detto, lei si è protetta dalle ciance da forum e dalle ancor peggiori ciance degli esperti. www.google.com/search?q=vivian+maier+autoritratti&client=firefox-b e come se adesso pisciasse a tutti quelli che la discreditano e dicesse: astron2i, queste chi le ha fatte? |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 12:28
ragazzi ma voi sapete chi è fontcuberta vero? |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 12:42
Chi? Non so avevo visto, un docu-film nel quale intervistavano persone che avevano, conosciuto questa signora. Forse si vedeva anche una cameretta e perfino il laboratorio di sviluppo del rullino. In conclusione si cercava di sentitizzare la motivazione delle opinioni in proposito e la rispettiva,distanza dal punto di vista critico. |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 12:48
ma quanti autoritratti si è fatta? quanti sono? una cinquantina? per me bastano solo quelli per dire che è una grande fotografa, possano dire quello che vogliono non mi importa una cippola. |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 14:15
Trovo molto centrata, pertinente ed intelligente l'analisi svolta da Tommaso, e sono giuste le osservazioni di Matteo. A tal proposito vorrei citare e portare alla vostra attenzione un bel saggio della Rosalind Krauss tratto da Teoria e Storia della Fotografia (Bruno Mondadori) intitolato "Gli spazi discorsivi della fotografia". Nel saggio si parte da una famosa foto di Timothy O'Sullivan, Tufa Domes 1868, e della riproduzione litografica del 1875 della stessa per una rivista di geografia/geologia. La Krauss scrive: “ E la fotografia, in quale spazio discorsivo opera? Il discorso estetico sviluppatosi nel XIX secolo si è sempre più organizzato intorno a quello che potremmo chiamare lo spazio di esposizione. Che si tratti del museo, dell'esposizione ufficiale, della fiera internazionale ... „ e più avanti “ Decidendo che il posto della fotografia del XIX secolo era nei musei, che si poteva applicarle i generi del discorso estetico, e che il modello della storia dell'arte le converrebbe molto bene, gli specialisti contemporanei della fotografia sono andati fin troppo svelti allo scopo. Innanzitutto hanno concluso che certe immagini erano paesaggi (piuttosto che vedute) e non hanno quindi nessun dubbio quanto al tipo di discorso a cui appartengono e a ciò che rappresentano. Poi (ma è una conclusione cui giungono insieme alla prima) pi hanno deciso che era possibile applicare all'archivio visivo altri concetti fondamentali del discorso estetico Tra essi il concetto di artista , con l'idea che comporta di una progressione sostenuta ed intenzionale che chiamiamo carriera . Un altro di questi concetti è la possibilità di una coerenza e di un senso che emergerebbero da questo corpus collettivo e che costituirebbero così l'unità di un' opera . Ma si può rispondere che questi sono termini che la fotografia topografica del XIX secolo non solo no permette di porre, ma di cui sembra mettere in questione la validità stessa. „ Non c'è qui lo spazio ma l'analisi della Krauss prosegue con il caso Atget con le sue oltre 10.000 fotografie e l'esposizione in quattro parti al Museum of Modern Art di New York con il "titolo già tendenzioso" di Atget e l'arte della fotografia con il saggio di John Szarkowski sul catalogo. Non trovate molte analogie tra questi e il caso Vivien Mejer? Vi consiglio di leggere questo breve saggio della Krauss, e poi mi piacerebbe saper se non trovate molto acuta e pertinente l'analisi della Krauss ed applicabile in toto al caso Meier. La cosa poi mi sembra ancor più eclatante se penso che la Meier era appunto stata rifiutata (probabilmente giustamente) da tutti i musei americani. |
|
|
inviato il 25 Novembre 2020 ore 14:35
A me quelle foto piacciono, chiunque le abbia fatte è stato bravo. Ho anche un libro di Vivian Maier di circa 150 pagine che avevo preso con Repubblica e ogni tanto me lo guardo. Sono pagine di Storia, come lo sono quelle di un monumentale libro fotografico relativo alle foto (della Agenzia Magnum) del secolo scorso che ho acquistato su una bancarella, come lo sono le foto dei fratelli Alinari..... e di tanti, tantissimi fotografi anche anonimi che hanno conrtribuito a lasciarci preziose testimonianze. |
|
|
inviato il 26 Novembre 2020 ore 1:57
ragazzi cercate di farvi una cultura sulla vita dell'autore del video, fontcuberta è un documentarista molto famoso |
|
|
inviato il 26 Novembre 2020 ore 10:05
Pingalep, in effetti la cosa potrebbe farsi. Ma mi spieghi gentilmente come Fontcuberta giustifica tutti quegli autoritratti? non se li sarebbe fatti da sola? non sono di pregio? non sono abbastanza numericamente per trarre un giudizio sull'autrice? grazie. |
|
|
inviato il 26 Novembre 2020 ore 11:34
Ooo gli autoritratti sono di assoluto pregio, non ci piove. Fontcuberta si occupa da anni del concetto di "verita" applicato al mondo dell'arte e la sua è una semplice provocazione, molto meno strutturata di quella di Ximo Berenguer alla quale infatti è dedicata una buona metà della conferenza, per farci riflettere sulla differenza, e sulla distanza enorme nel caso della Maier, tra il gesto artistico e la produzione e spettacolarizzazione dello stesso. Maier è vera, reale e geniale ma la sua esistenza nel business dell'arte è stata del tutto organizzata a tavolino, per renderla appetibile alla modernità, nella quale non c'è spazio per un'artista così speciale da godere unicamente del momento effimero dello scatto. Questa cosa è ancora più evidente se si considera che lei è morta nel 2009 e avrebbe avuto tutti i mezzi possibili per sviluppare, digitalizzare, stampare, esporre etc. Ma non l'ha fatto. E chi lo sta facendo, buon per lui e per le sue tasche, sta sovrapponendo una 'verità' imprenditoriale, il fake di cui parla Fontcuberta, a una verità artistica pura che aveva delicatamente scelto l'anonimato. A me le sue foto emozionano tantissimo, e mi fa piacere poterne godere, ma da una parte mi sento un pò come se la spiassi dal buco della serratura, non so se mi spiego... Un saluto |
|
|
inviato il 26 Novembre 2020 ore 11:47
“ Maier è vera, reale e geniale ma la sua esistenza nel business dell'arte è stata del tutto organizzata a tavolino „ come tutti i de cuius che vengono scoperti artisti, nulla di nuovo. nulla toglie il valore dell'artista dopo la prima ondata rapace del business della "scoperta" la seconda ondata rapace del business del "discredito". Adesso aspettiamo la terzo ondata dello stron2o di turno che scoprirà un figlio segreto di Vivian, tanto per fare girare un altro po' di quattrini. |
|
|
inviato il 26 Novembre 2020 ore 11:50
avessi potuto mettere io le mani su quelle foto, altro che fake, euro sonanti! va beh anche le mie foto quando non ci sarò più verranno riscoperte da qualcuno e varranno milioni, d'altronde anch'io sono un genio incompreso |
|
|
inviato il 26 Novembre 2020 ore 14:22
Ooo, ti invito a moderate i toni, ultimamente stai usando troppo spesso toni sopra le righe. |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 259000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |