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inviato il 17 Luglio 2020 ore 16:39
Fabrizio parla di subconscio. Secondo me nelle foto che scattiamo possiamo trovarne traccia. Non parlo di doppie personalità. È che non sempre abbiamo completa coscienza di ciò che “vediamo”. Poi forse dipende anche dal genere praticato. Io mi riferisco alla foto di scena dove tempo per riflettere non c'è ne è sempre in abbondanza quindi non raramente mi affido a “percezioni” delle quali a volte prendo coscienza solo andando a rivedere i miei scatti. Qualche intervento addietro qualcuno ha scritto “meno pippe”. Temo di non stare accontentandolo.  |
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inviato il 17 Luglio 2020 ore 16:47
"La singola esposizione no." Perché c'è qualcuno, a parte ovviamente quei dinosauri tecnoligici che usano ancora le diapositive, che ha una mezza idea di cosa sia una lettura esposimetrica unica e definitiva? |
user177356
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inviato il 17 Luglio 2020 ore 17:05
Klaudiom, abbiamo evidentemente approcci opposti alla fotografia. Anche quando praticavo la foto "istantanea" (mano libera, scena mutevole, etc.), ho sempre cercato di pensare prima di scattare. Magari anche solo prevedere i movimenti del soggetto e mettermi nel punto di ripresa ottimale (in funzione dell'immagine che volevo creare). Ma anche considerare luce, movimenti, tempi. Tutto prima dello scatto, tutto con un intento. Dovendo poi convivere con profonde frustrazioni perché la maggior parte delle volte quello che portavo a casa era troppo distante da quello che avevo prefigurato. |
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inviato il 17 Luglio 2020 ore 17:36
TheRealB credo che la tua visione, unita al fatto che le fotocamere di oggi sparano mitragliate di più secondi, aiutano sia il tuo discorso che quello di Klaudiom ... |
user19933
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inviato il 17 Luglio 2020 ore 17:45
@PaoloMcmix La mia non voleva essere una critica, non mi permetterei, ed ho il massimo rispetto per chi conserva e tramanda gli "antichi saperi", passami l'espressione. Intendevo lasciare semplicemente un appunto di natura sociologica e tecnologica, mettiamola così. |
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inviato il 17 Luglio 2020 ore 17:47
Io quando scatto faccio 2 scatti per limitare più che altro battito di ciglia. |
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 8:49
La mia non voleva essere una critica, non mi permetterei, ed ho il massimo rispetto per chi conserva e tramanda gli "antichi saperi", passami l'espressione. Intendevo lasciare semplicemente un appunto di natura sociologica e tecnologica, mettiamola così. Ma infatti Ramon la mia non era una risposta a una presunta critica: io volevo semplicemente dire che al di là di tutte le chiacchiere che si fanno sull'argomento l'esposizione è una cosa elementare, per ottenere la quale basta una sigola misurazione e nulla più! E se una cosa del genere va bene per un dinosauro come me, che addirittura adopera ancora le diapositive che notoriamente non ammettono errori nell'esposizione, figurati quanto può andare bene per un qualsivoglia altro tente che opera in ambiente digitale! In pratica confermo la tua tesi: una volta che sai come funziona l'esposimetro la misurzione giusta è una cosa elementare per cui basta una singola lettura Spot... tutto il resto: multispot, media integrata, lettura a settori, semispot et similia sono solo variazioni sul tema volte a inculcare nell'utente la convinzione (errata) di quanto siano indispensabili, ai fini della ricerca di una esposizione precisa, certe mirabolanti caratteristiche che invece, all'atto pratico... cioè a sapere giusto due regolette, non rivestono alcuna indispensabilità |
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 10:15
Parole sante Paolo. |
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 10:15
E poi il digitale ha reso inutile l'esposimetro. |
user33434
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 11:42
C'e una percezione generale che tende ad identificare il mondo analogico come un fatto compiuto e finito la cui evoluzione si è arrestata, ebbene non è così. La post produzione al pc ha aperto strade nuove anche in camera oscura, basti pensare all'infinita varietà di maschere che si possono applicare in modo preciso e selettivo sotto ingranditore stampando su acetato qualunque filtratura necessaria o alla riscoperta di tecniche di stampa il cui unico difetto era l'impossibilità di poter stampare se non a contatto diretto o tramite internegativo. Quelli che sembrano all'apparenza antichi saperi lo sono fino a che non si integrano con tecniche nuove e diventano nuove conoscenze. |
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 11:55
“ una volta che sai come funziona l'esposimetro la misurzione giusta è una cosa elementare per cui basta una singola lettura Spot „ Su questo posso anche essere d'accordo; io stesso lavoro solo in misurazione spot. Però ci sono comunque situazioni in cui il bracketing, risolto poi in fusione manuale o in HDR (purché lo si sappia fare), è l'unico modo di superare i limiti tecnici dello strumento fotografico senza stravolgere parti dei dati di un unico scatto; per me che scatto spesso nel sottobosco, il digitale, soprattutto quando lavoro in macro, in questo è un passo avanti |
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 12:08
Quel che dici Mauro è vero... ma lo è fino a un certo punto! Perché se l'integrazione diventa eccessiva porta inevitabilmente alla scomparsa di una delle due specificità Come diceva Malcom X (sto parecchio semplificando): a forza di integrazione finisce che diventiamo tutti bianchi! |
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inviato il 18 Luglio 2020 ore 12:14
Oddio Daniele se è solo per la praticità e le varie possibilità operative il digitale non è solo un passo avanti... è un'era geologica avanti Alla fine però l'esposizione resta sempre la stessa facile, veloce e tutto sommato anche intuitiva. |
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inviato il 19 Luglio 2020 ore 10:36
Concordo Paolo! |
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inviato il 19 Luglio 2020 ore 19:56
La fotografia non catturera mai la realtà come la vede i nostri occhi, peraltro con percezioni diverse tra una persona e l'altra. La fotografia è intrinsecamente post produzione dovuta alla scelta di una pellicola piuttosto che un'altra, un sensore processato da Canon piuttosto che Nikon, una lente fuji piuttosto che Sony, una focale piuttosto che un'altra, ecc... Migliaia di variabili che creano infiniti risultati. La seconda post, quella dopo lo scatto, serve al 50% per correggere errori e al 50% per stupire. |
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