user177356
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inviato il 25 Febbraio 2020 ore 19:42
“ Hai presente lo sci. „ Sì, ma ho soprattutto presente il nuoto. Io non so nuotare, e ogni volta che mi sono rivolto ad un maestro di nuoto credeva che il suo obiettivo fosse farmi fare un'intera vasca a stile libero. Cosa che facevo, salvo poi andare nel panico appena mi fermavo. Io dovevo vincere la paura dell'acqua, non imparare a nuotare, ma chi nuota da quando aveva due anni non può insegnartelo. |
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inviato il 25 Febbraio 2020 ore 20:58
I grandi maestri non servono per cercare una sorta di emulazione, ma per far scattare scintille. Se le scintille scattano guardando una fotografia di chicchessia, quel chicchessia è il nostro grande maestro. Io sono innamorato di una fotografia scattata da un utente Juza con un banale cellulare. Mi ha trafitto il cuore e ogni tanto vado a riguardarmela. I grandi maestri sono ovunque, anche vicino a noi. ps il mio grande maestro è comunque Mario Giacomelli |
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inviato il 25 Febbraio 2020 ore 21:31
Fatico a cogliere l'analogia non nel senso che non ci sia ma nel senso che vedo contraddizioni nel portare avanti la similitudine. Cerco di spiegarmi mettendo ordine ai termini della proporzione. La tecnica natatoria sta alla tecnica fotografica come l'ambientamento acquatico e la cultura dell'acqua stanno al senso del bello, alla cultura dell'immagine ed alla semiotica della fotografia. Giustamente TheRealB ti lamenti che l'istruttore di nuoto abbia insegnato la tecnica natatoria trascurando l'ambientamento acquatico che è propedeutico all'acquisizione della tecnica. Prima però affermi che segui i mentori del concorso di Voghera anziché i maestri della fotografia perché di quelli puoi leggere i dati EXIF di questi no, dando ad intendere che dai una rilevanza particolare all'aspetto tecnico. Qui ci vedo una grossa contraddizione, tanto più che, mentre nel nuoto la tecnica è complicata, nel caso della fotografia la tecnica è questione semplice che tutto sommato si apprende in una mezza giornata o tuttalpiù con un corso di poche mezze giornate, mentre la cultura dell'immagine è questione di lungo corso e l'occhio forse ancor di più se non addirittura di innatismo. P.S. distinguerei il timore dell'acqua, che è cosa naturale per l'uomo che è animale terrestre, dalla fobia dell'acqua che normalmente deriva da gravi episodi pregressi; il primo lo si può vincere ed un normale istruttore di nuoto FIN deve farlo vincere con la fase di "ambientamento" che è prevista nei manuali (11 punti dell'ambientamento acquatico), se non lo fa e passa direttamente alla tecnica non conosce il suo lavoro, la fobia non si può vincere ma anche per quella con un lungo ambientamento si può fare in modo che venga tenuta sotto controllo. |
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inviato il 25 Febbraio 2020 ore 21:55
Io direi che il nuoto e la fotografia non ci azzeccano un beato caxxo. |
user177356
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inviato il 25 Febbraio 2020 ore 22:06
“ Prima però affermi che segui i mentori del concorso di Voghera anziché i maestri della fotografia perché di quelli puoi leggere i dati EXIF di questi no, dando ad intendere che dai una rilevanza particolare all'aspetto tecnico. „ Vengo da una famiglia che, per motivi diversi, ha avuto un'esposizione all'arte contemporanea e al design sicuramente superiore alla media, per cui - pur non avendo una formazione specifica - non credo che l'aspetto visivo e creativo sia l'area nella quale sono più carente. Che i fondamenti della tecnica si possano acquisire in mezza giornata è verissimo, ma la loro applicazione no. In altri termini, io mi sono spesso trovato a sapere benissimo cosa volevo realizzare ma non concretamente come . Di recente la mia ex moglie mi ha restituito un po' di foto di oltre vent'anni fa, e (pur nell'ingenuità del principiante assoluto) la composizione e l'idea creativa di molte di esse non è disprezzabile. La realizzazione, invece, lascia spesso a desiderare, pur scontando l'uso di un'attrezzatura spesso rudimentale. Una possibile strada è quella di sperimentare ad ampio raggio. Ma richiede troppo tempo, e per come sono fatto io è poco strutturata. Non solo: non essendo uno studente di fotografia ma uno che la pratica per diletto, mettermi a fare esercizi il cui risultato m'interessa poco o niente non ha molto senso. L'altra è quella di esercitarmi su alcuni temi che mi interessano: prendo un autore che mi sento vicino e inizio a studiare le sue foto, dal punto di vista creativo e da quello tecnico. L'ho fatto e lo faccio anche per alcuni Grandi Maestri, ma è come studiare la grammatica di una lingua straniera senza parlarla mai: non imparerai mai davvero quella lingua. Se vuoi parlare l'inglese per discutere di geopolitica non ti serve leggere Shakespeare. O meglio, può servire anche quello, ma devi acquisire un vocabolario e una grammatica diversi. |
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inviato il 26 Febbraio 2020 ore 0:17
“ In altri termini, io mi sono spesso trovato a sapere benissimo cosa volevo realizzare ma non concretamente come . „ senza esempi pratici fatico a comprendere dove si incontrino queste difficoltà, se poi mi parli di fotografia di paesaggio urbano ed architettura dove nemmeno c'è la questione della luce artificiale e della costruzione di un set in studio capisco ancora meno, a meno che si intenda la difficoltà del padroneggiare i movimenti di un banco ottico o di un tilt&shift. “ è come studiare la grammatica di una lingua straniera senza parlarla mai „ no per favore basta similitudini, dopo il nuoto e lo sci adesso anche le lingue straniere. Direi che senza esempi qui la discussione per conto mio si incaglia e continuo a non vedere come sia più utile il mentore di Voghera se non per il fatto che tu voglia fare foto di paesaggio urbano ed abiti a Pavia nel qual caso è forse più pratico che ispirarsi ad Ezra Stoller |
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inviato il 26 Febbraio 2020 ore 0:22
Anche perche' il voler ridurre qualsiasi cosa ad un esempio indica una mancanza di capacita' di astrazione. |
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inviato il 26 Febbraio 2020 ore 1:19
Sempre avuto poca capacità di astrazione |
user177356
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inviato il 26 Febbraio 2020 ore 2:19
Andrea, ti faccio in esempio concreto. Di recente ho frequentato Pisa più intensamente, e ne ho in po' studiato storia e urbanistica. I monumenti di Piazza del Duomo (torre, cattedrale, battistero, camposanto) sono oggetto di una musealizzazione a cielo aperto che ha stravolto la funzione stessa della piazza. Strutture pensate e realizzate per essere parte integrante della vita dei pisani (e che lo sono state per secoli) sono oggi aliene, perfino grottesche nel distacco rispetto a ciò che le circonda. Almeno, questo è ciò che vedo. Come rendere questo concetto in una fotografia? Un misto di amore, ammirazione, scoramento e un pizzico di ripulsa. Qualcosa che altri monumenti, dal Colosseo al Duomo di Milano, non mi suscitano. Oltre a passare diverse ore nella piazza, in orari diversi, osservando e prendendo appunti, ho guardato centinaia di foto. Foto di turisti e fotografi amatoriali, perché da quelle dovevo partire: dalla percezione comune di una straordinarietà familiare e al tempo stesso distante. A cosa mi sarebbe servito l'esempio del grande fotografo? Forse la foto dei turisti che simulano il sorreggere la torre fatta da Parte poteva ispirarmi? |
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inviato il 27 Febbraio 2020 ore 21:53
beh forse dovresti riprendere la piazza inquadrando una lunga fila di turisti ed un bigliettaio che vende i biglietti.. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:15
“ Che i fondamenti della tecnica si possano acquisire in mezza giornata è verissimo, ma la loro applicazione no. In altri termini, io mi sono spesso trovato a sapere benissimo cosa volevo realizzare ma non concretamente come . Di recente la mia ex moglie mi ha restituito un po' di foto di oltre vent'anni fa, e (pur nell'ingenuità del principiante assoluto) la composizione e l'idea creativa di molte di esse non è disprezzabile. La realizzazione, invece, lascia spesso a desiderare, pur scontando l'uso di un'attrezzatura spesso rudimentale. „ Se per parte tecnica intendi esposizione, messa a fuoco, ecc. direi che non è così difficile e in pochi mesi uno esaurisce le parti principali studiando un minimo. Ma forse non è di questo che parli, visto quello che dici dopo. “ Di recente ho frequentato Pisa più intensamente, e ne ho in po' studiato storia e urbanistica. I monumenti di Piazza del Duomo (torre, cattedrale, battistero, camposanto) sono oggetto di una musealizzazione a cielo aperto che ha stravolto la funzione stessa della piazza. Strutture pensate e realizzate per essere parte integrante della vita dei pisani (e che lo sono state per secoli) sono oggi aliene, perfino grottesche nel distacco rispetto a ciò che le circonda. Almeno, questo è ciò che vedo. Come rendere questo concetto in una fotografia? Un misto di amore, ammirazione, scoramento e un pizzico di ripulsa. Qualcosa che altri monumenti, dal Colosseo al Duomo di Milano, non mi suscitano. Oltre a passare diverse ore nella piazza, in orari diversi, osservando e prendendo appunti, ho guardato centinaia di foto. Foto di turisti e fotografi amatoriali, perché da quelle dovevo partire: dalla percezione comune di una straordinarietà familiare e al tempo stesso distante. „ Se il problema tecnico che ti poni è questo allora non stiamo parlando di tecnica ma di idee. Di come trovare un'idea prima ancora di metterla in atto. Rendere il concetto che hai espresso è complesso e richiede un progetto di idee, non basta andare e fotografare cosa ti viene sul momento. Secondo me per esprimere quel concetto devi partire dagli elementi che hai citato, uno per uno e immaginare come potresti trasporli in iommagine. Una volta che hai il fil rouge con le idee vai, e ci torni finchè non raggiungi lo scopo. |
user177356
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 12:02
Certo. Quello che sto pensando è fotografare i singoli monumenti isolati e deserti, esaltando in postproduzione il candore rispetto al background (quindi con il cielo sereno e al mattino o tardo pomeriggio). Ovviamente sto mettendo a punto le tecniche per eliminare i turisti. In postproduzione, non sto progettando attentati di massa |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 12:10
Per eliminare i turisti penso sia sufficiente andare in un periodo meno affollato e usare tempi molto lunghi, ricordo delle foto di Venezia (di un grande autore ma non ricordo chi a dire il vero) che erano fatte così. Secondo me però un'immagine di un singolo monumento candido su uno sfondo di cielo sereno del mattino è niente più che quello che ti esce se digiti "pisa" e guardi i primi 100 risultati su un motore di ricerca. Il concetto che volevi esprimere non mi sembra che esca da quel tipo di immagine. |
user177356
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 12:51
Beh, vedremo. Credo che le idee si affinino mettendole alla prova. E comunque no, delle immagini che ho più o meno in testa non ne ho viste, e ho scandagliato tutto il web. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 14:58
Mi sa anche a me che Zuorro ha ragione, (per fare quella foto basterebbe recarsi con cavalletto in un momento poco affollato, eseguire una serie di scatti in cui le persone sono spostate in punti diversi e dai livelli sovrapposti usare quelli senza le persone), il problema non è tecnico e studiare dati EXIF non serve a nulla in questo caso, come sempre sono le idee che fanno la differenza. E se invece che svuotare la piazza dalle persone si trattasse di riem× all'inverosimile di turisti, in modo assolutamente artificioso? Facendo il contrario, scatti su cavalletto con moltissime persone ed utilizzare tutte le persone , anche le stesse i n posizioni diverse ed anche altre in sovrapposizione? |
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